Al turismo lento servono risposte veloci

Comunicato stampa

La Festa del Turismo Lento, che si è svolta dal 9 all’11 ottobre scorso a Bracciano, è giunta alla seconda edizione. E questa è già una cosa notiziabile: perché dopo il ‘numero zero’ dell’anno scorso, gli organizzatori hanno scommesso sulla capacità di coinvolgere di nuovo il territorio e di mobilitarlo, senza grandi sostegni da parte delle istituzioni, salvo quello del Comune di Bracciano che la ospitava. Riuscire a consolidare l’evento, farlo diventare un appuntamento fisso e un punto di riferimento per il territorio Laghi-Tuscia Romana, è stato un risultato importante.

Ma in questa seconda edizione si è voluto fare uno sforzo ulteriore. Quando per tre giorni concentri nello stesso luogo tante energie – espositori, associazioni, produttori, imprese, volontari, professionisti e appassionati di sviluppo sostenibile – non puoi non cercare di trattenerle, di collegarle e di convogliarle in un momento di confronto, perché un territorio nasce ‘dal basso’, come si dice, e lì, in quel momento, di ‘basso’ ce n’è tanto.

E così, tra scienza e gioco, mostre e spettacoli, escursioni e degustazioni, nel programma è stata anche inserita una tavola rotonda sul turismo lento e sostenibile, “per condividere esperienze, idee e proposte per una Tuscia romana sostenibile, a partire dal benessere di chi la abita”, spiegava Ti con Zero. Un bell’azzardo, in tempi di crisi della partecipazione.

Eppure, la risposta c’è stata. Rappresentanti di Biodistretto Laghi di Bracciano e Martignano, Archeonatura, CiclisticaMente, Gruppo Archeologico Ladispoli-Cerveteri, Cammino dei vulcani, DMO Beltur, ma anche semplici curiosi, forse attratti da un format senza relatori e senza pubblico, non si sono spaventati all’idea di un dibattito, ormai così poco di moda.

I concetti più ricorrenti erano: abbiamo bisogno di conoscerci meglio, di sapere chi fa cosa, di mappare le energie presenti sul territorio, serve più connessione, collaborazione, bisogna unire i puntini, o come si dice spesso, ‘fare rete’. Chi ha tracciato il percorso di un cammino o di una ciclovia deve poter entrare in contatto sia con chi fa ricettività – dormire, mangiare – sia con chi fa ospitalità – offrire tosature, pigiature, cagliate e raccolte partecipate; chi organizza visite a siti archeologici e naturalistici, chi dispone di un locale che potrebbe aprire ad artisti e artigiani della zona, ospitare presentazioni e conferenze di altre associazioni; chi organizza eventi e fiere, chi fa comunicazione, chi ha bisogno di servizi per migliorare la propria attività e chi offre quei servizi e sta cercando qualcuno a cui offrirli: questi sono i puntini.

Ma come si uniscono? Come aiutare il processo che può portare all’auspicato progetto condiviso, alla visione d’insieme, e nel caso specifico – perché è di turismo che stiamo parlando, quindi servono turisti e serve qualcosa da offrirgli – chi crea i pacchetti turistici e li propone su quei segmenti di mercato che cercano consapevolezza, lentezza, sostenibilità eccetera? Sono domande a cui non era possibile dare una risposta in un solo incontro, e in una tarda mattinata di sabato, pure uggiosa, verso l’ora di pranzo.

Ma la cosa bella è che tutti hanno deciso di rivedersi a novembre per continuare il ragionamento, e per non lasciarsi con il solito ‘non perdiamoci di vista’; e che la DMO, che in teoria ci starebbe proprio per quello, ha offerto la propria sede e i propri canali comunicativi per aiutare le energie a non disperdersi.

Può sembrare un piccolo passo per una singola associazione, ma è un grande passo per il territorio. Finora abbiamo visto tentativi provenienti “dall’alto”, un po’ sconnessi e incoerenti anche quando generosi (il GAL, il PRUSST e altri acronimi strani), esaurire la loro efficacia con l’esaurirsi dei finanziamenti pubblici. Ma un territorio non può esistere, vivere e immaginare il suo futuro, e nemmeno utilizzare bene le opportunità pubbliche e private, se non si organizza dal basso. E il nostro, di territorio, non solo non è la Val d’Orcia o le Langhe, ma nemmeno i Castelli Romani, o altri che uno a Berlino o a New York dice il nome, chiude gli occhi e gli viene in mente quel paesaggio, quella storia, quei prodotti. Chi se ne intende dice: non ha il brand, non ha il posizionamento. Non ancora.

Sarà questa la volta buona? Nascerà finalmente un territorio coeso, con reti forti, attori collaborativi, progetti chiari e condivisi per un turismo lento con cui si possa anche campare bene? Noi continuiamo a provarci. Dateci una mano.

Ps. Chi è interessato può intanto scrivere a levocidelvulcano@gmail.com

Sergio Celestino   Camminodeivulcani/Ti con Zero

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