A sei mesi dall’inizio della guerra nel Golfo Persico, la crisi energetica è di nuovo una cruda emergenza con cui fanno i conti ogni giorno milioni di famiglie e imprese italiane. Parliamo di una vera e propria stangata economica che sta investendo la vita reale del Paese.
In questi mesi, il prezzo del gas è più che raddoppiato, il costo del petrolio è salito a 90 dollari al barile, la benzina alla pompa ha stabilmente sfondato la soglia dei 2 euro al litro e il gasolio ha ormai superato il record storico toccato nel marzo del 2022. Con riflessi pesantissimi sul costo della vita, delle merci, dei beni alimentari.
Tutto questo si traduce in una parola sola: insostenibilità. Per chi deve mettere insieme il pranzo con la cena la situazione è insopportabile. Lo è pure per le piccole e medie imprese, che perdono competitività e rischiano di chiudere i battenti.
Non dimenticherò mai la chiarezza con cui gli operai di Pomigliano, davanti alla fabbrica, mi dissero che loro il caro energia lo pagano tre volte: quando arriva la bolletta a casa, quando vanno a fare la spesa, e quando l’azienda entra in difficoltà e li mette in cassa integrazione.
Di fronte a un quadro così difficile, il governo sta letteralmente navigando a vista, come dimostra la recente proroga di appena 48 ore del mini sconto sull’accisa del diesel: una presa in giro.
Con la stagione invernale ormai alle porte, le misure tampone non bastano più per proteggere il Paese.
La verità è che serviranno risorse ingenti, che bisogna andare a prendere esattamente dove si trovano: tassando in modo equo ed efficace gli extraprofitti accumulati dalle grandi società energetiche. Giorgia Meloni abbia il coraggio di far pagare di più chi si è arricchito anche in questa pesante crisi.
Stiamo parlando di una misura già messa in campo nel 2022 e che lo stesso ministro Giorgetti è tornato a sollecitare in sede europea insieme ad altri.
La Commissione europea però ha chiarito che gli Stati membri possono già intervenire a livello nazionale. Certamente un intervento europeo sarebbe utile e opportuno, ma nel frattempo non ci sono alibi per non intervenire immediatamente a livello nazionale. Sappiamo che le forze della maggioranza su questo sono divise, sta alla Presidente Meloni fare sintesi nell’interesse del Paese.
Il Governo passi dalle parole ai fatti e tassi subito gli extraprofitti per finanziare gli interventi straordinari necessari a ridare fiato all’Italia. Il solo taglio temporaneo delle accise non è più sufficiente: serve un piano d’azione più ampio e articolato. Da un lato occorre frenare la corsa dei prezzi alla pompe, anche verificando la fattibilità di un tetto al margine di raffinazione.
Dall’altro lato è urgente sostenere il potere d’acquisto delle famiglie, potenziando e allargando il bonus sociale luce e gas, ripristinando il bonus trasporti (che aveva aiutato quasi 3 milioni di cittadini con gli abbonamenti ai mezzi pubblici), prevedendo un contributo carburanti modulato sull’ISEE. Come pure serve aiutare quei settori produttivi che soffrono di più la crisi, a partire dall’agricoltura e l’autotrasporto.
Questo nell’immediato, ma la questione va affrontata in maniera strutturale perché anche prima della guerra illegale di Trump e Netanyahu, in Italia avevamo il costo dell’energia all’ingrosso più caro d’Europa. Sono tre anni che facciamo proposte al governo per scollegare il prezzo dell’energia elettrica da quello del gas e chiediamo trasparenza per intervenire sui meccanismi speculativi con cui si forma il prezzo.
Bisogna liberare il Paese dalla dipendenza dalle fonti fossili, che lo rende il più esposto agli choc energetici. A questo deve servire la flessibilità ottenuta a livello europeo, a recuperare l’enorme ritardo del governo che in questi 4 anni non ha fatto nulla per accelerare e semplificare la produzione di rinnovabili, incentivare la decarbonizzazione dei processi industriali, l’elettrificazione dei consumi e l’efficientamento energetico.
Anche su questo il Partito democratico è pronto a fare la propria parte con proposte costruttive. Ora spetta al governo dimostrare se ha finalmente il coraggio di fare la sua. |