Comunicato stampa
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che il confronto istituzionale sulle politiche educative debba svilupparsi nel rispetto dei principi costituzionali, dell’autonomia scolastica e dell’ordinamento vigente, evitando semplificazioni che possano alterare la corretta percezione del ruolo della scuola nella società democratica.
La recente approvazione, da parte della VII Commissione (Cultura, Scienza e Istruzione) della Camera dei Deputati, della risoluzione concernente il contrasto ai fenomeni di indottrinamento nelle istituzioni scolastiche costituisce l’occasione per una riflessione che deve fondarsi su presupposti giuridici oggettivi e su un’analisi equilibrata della realtà scolastica italiana. In uno Stato di diritto, infatti, ogni intervento di indirizzo politico in materia di istruzione deve confrontarsi con il quadro costituzionale delineato dagli articoli 3, 33, 34 e 97 della Costituzione, con l’autonomia delle istituzioni scolastiche sancita dal D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275 e con l’insieme delle disposizioni che disciplinano la funzione docente e l’organizzazione del sistema nazionale di istruzione.
In tale prospettiva, il Coordinamento condivide le considerazioni espresse dalla CISL Scuola, attraverso la segretaria generale Ivana Barbacci, che ha opportunamente richiamato l’esigenza di evitare letture generalizzanti di fenomeni non supportati da evidenze oggettive e di preservare la funzione della scuola quale istituzione della Repubblica chiamata a garantire inclusione, pluralismo culturale e formazione del pensiero critico. La fiducia nelle istituzioni scolastiche si rafforza attraverso la corretta applicazione delle norme già vigenti e mediante un confronto pubblico fondato su dati verificabili, non attraverso narrazioni suscettibili di alimentare contrapposizioni sociali o delegittimare la professionalità del personale docente.
È principio condiviso che la scuola debba essere uno spazio educativo nel quale siano garantiti il pluralismo culturale, la libertà di insegnamento e il rispetto della legalità. Proprio per tale ragione appare opportuno ricordare che l’ordinamento scolastico dispone già di strumenti idonei ad affrontare eventuali condotte incompatibili con la funzione docente o con le finalità istituzionali del servizio di istruzione.
Il Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione (D.Lgs. n. 297/1994), il Contratto Collettivo Nazionale del comparto Istruzione e Ricerca, il Codice di comportamento dei dipendenti pubblici (D.P.R. n. 62/2013), unitamente ai poteri di vigilanza del dirigente scolastico e dell’Amministrazione scolastica, prevedono responsabilità disciplinari e strumenti di intervento nei confronti di comportamenti contrari ai principi di imparzialità, correttezza e rispetto dei doveri d’ufficio.
Parimenti, le disposizioni vigenti in materia di ordine e sicurezza pubblica disciplinano già il divieto di utilizzare indumenti che impediscano l’identificazione della persona, in particolare attraverso l’articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152, norma di carattere generale applicabile indipendentemente dall’appartenenza religiosa o culturale dei soggetti interessati. Ne consegue che il quadro normativo esistente appare già idoneo a garantire sia la sicurezza sia il rispetto della legalità.
La libertà di insegnamento, sancita dall’articolo 33 della Costituzione, rappresenta una garanzia dell’autonomia culturale e professionale del docente ed è finalizzata ad assicurare un’azione educativa fondata sul pluralismo, sul rigore metodologico e sullo sviluppo del pensiero critico degli studenti. Essa non può essere interpretata come legittimazione di forme di propaganda politica, ideologica o religiosa, ma neppure essere compressa attraverso valutazioni fondate su presunzioni o generalizzazioni prive di adeguato riscontro.
Il Coordinamento ritiene pertanto che ogni eventuale violazione delle norme debba essere accertata nelle sedi competenti, secondo i principi di legalità, imparzialità e proporzionalità dell’azione amministrativa, evitando che episodi isolati siano assunti quale rappresentazione dell’intero sistema scolastico nazionale.
La scuola italiana continua ad affrontare sfide ben più rilevanti: la dispersione scolastica, i divari territoriali e sociali negli apprendimenti, il disagio giovanile, la carenza di personale e la necessità di rafforzare il rapporto di corresponsabilità educativa con le famiglie. Sono queste le priorità sulle quali appare necessario concentrare l’azione delle istituzioni.
L’ordinamento scolastico italiano si fonda su un sistema di garanzie costituzionali e legislative che assicura il controllo della legittimità dell’azione educativa e amministrativa senza necessità di ricorrere a rappresentazioni emergenziali prive di un adeguato riscontro fattuale. L’autonomia delle istituzioni scolastiche, la libertà di insegnamento, l’imparzialità dell’amministrazione e il sistema delle responsabilità disciplinari costituiscono un assetto normativo equilibrato, volto a garantire la qualità del servizio pubblico d’istruzione e la tutela dei diritti di tutti i componenti della comunità scolastica. Ogni iniziativa di indirizzo politico dovrebbe pertanto contribuire a rafforzare tale equilibrio, sostenendo la credibilità delle istituzioni scolastiche e valorizzando la professionalità dei docenti, anziché alimentare contrapposizioni che rischiano di compromettere il rapporto di fiducia tra scuola, famiglie e società civile.
Prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU


