“Odissea”: il labirinto di Nolan approda a Itaca

Ancora prima di arrivare nelle sale, “Odissea” (titolo originale “The Odyssey”) occupa già un posto centrale nel dibattito cinematografico internazionale. L’interesse che accompagna il film non dipende soltanto dall’eccezionale cast o dalla complessità del progetto, ma soprattutto dal fatto che segna il confronto di Christopher Nolan con un racconto importante per la cultura classica: il poema di Omero. Un’opera che, nelle mani del regista britannico, difficilmente potrà tradursi in una semplice rilettura illustrativa del mito.

Nell’arco di oltre vent’anni Nolan ha costruito una filmografia di straordinaria coerenza, attraversando noir, thriller psicologico, fantascienza, racconto storico e dramma esistenziale senza mai rinunciare a una cifra stilistica immediatamente riconoscibile. Da “Memento” a “The Prestige”, da “Inception” a “Interstellar”, passando per la trilogia del “Cavaliere oscuro”, fino a “Dunkirk” e “Oppenheimer”, il suo cinema ha sempre interrogato il tempo, la memoria, raccontato della costruzione dell’identità, attraversato traiettorie edipiche e trasformato ogni racconto in una riflessione profonda.

film scena2Anche il cast sembra rispondere a una precisa concezione: Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Zendaya, Robert Pattinson, Charlize Theron, Lupita Nyong’o e gli altri interpreti chiamati a dare corpo al racconto provengono da esperienze artistiche e immaginari profondamente differenti. Nolan sembra deliberatamente evitare qualsiasi forma di adesione puramente filologica al mondo classico. La scelta degli interpreti non punta alla ricostruzione di un’immagine convenzionale dell’antichità, ma alla capacità degli attori di rendere universali e contemporanee figure che appartengono all’immaginario epico. Nel corso della sua carriera il regista ha spesso sottratto gli attori allo stereotipo della loro immagine pubblica per collocarli in contesti inattesi, sfruttando lo scarto tra le aspettative dello spettatore e la costruzione del personaggio. È una modalità espressiva che alimenta costantemente quella tensione tra familiarità e sorpresa che attraversa tutta la sua opera.

Al cinema di Nolan appartiene anche la ricorrenza di alcune grandi ossessioni narrative. Il tempo, anzitutto, non è mai una semplice successione cronologica: diventa architettura del racconto e dispositivo attraverso il quale i personaggi misurano responsabilità, evoluzione interiore, memoria e causa o conseguenze delle proprie scelte. Le traiettorie temporali spezzate di “Memento”, gli incastri di “The Prestige”, le stratificazioni di “Inception”, la relatività di “Interstellar” e la costruzione sincronica di “Dunkirk” sono il tessuto narrativo che interroga, dove tutto si tiene.

Accanto al tempo emerge un’altra costante: la separazione, il lutto, la perdita, e l’impossibilità del ricongiungimento, attraversano quasi tutta la sua opera. Il dolore spesso costituisce il motore invisibile dei suoi personaggi.

È forse proprio per questo che “Odissea” appare come uno degli approdi più naturali del suo percorso artistico. Il viaggio di Odisseo (Ulisse), non è soltanto un’avventura epica, ma una lunga esperienza della lontananza, dell’identità perduta, del desiderio, del ritorno e della memoria. Prima ancora della sua uscita, “Odissea”, si impone come un evento destinato a lasciare un segno: il 16 luglio non sarà soltanto una data di debutto nelle sale, ma l’incontro con uno sguardo che da anni continua a spingere il cinema oltre i propri confini.

Marzia Onorato

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