Guerre, crisi internazionali e ricadute economiche sul turismo
Il turismo è per sua natura, un esercizio di fiducia nel futuro. È la libertà di muoversi basandosi su due presupposti fondamentali: la sicurezza percepita e la stabilità economica.
Quando questi due pilastri tremano per venti di guerra e tensioni internazionali, l’onda d’urto non si ferma ai confini dei conflitti, ma si propaga lungo tutta la filiera, colpendo anche territori lontani.
Con i fronti aperti in Ucraina e l’instabilità nel Medio Oriente e nel Golfo Persico, il turismo sta vivendo un cambiamento. Non siamo al crollo delle partenze, ma a una diversa riallocazione dei flussi e un aumento delle spese.
Tra le cause: la chiusura di spazi aerei, porti, canali strategici, l’impossibilità di far arrivare le materie prime, le rotte ridisegnate. Le tensioni del Golfo, che intercetta circa il 14% del transito globale, hanno costretto le compagnie aeree a deviazioni di rotta e ciò significa voli più lunghi, più consumi di carburante, aumento delle tariffe.
Le ripercussioni sui territori, a forte vocazione turistica come l’Italia, secondo Federalberghi e l’Istat, registrano una tenuta delle presenze, ma dicono che sono cambiate le abitudini degli utenti. Quando la percezione della sicurezza vacilla, i turisti, come americani e inglesi, tendono a evitare l’Europa, troppo vicina ai luoghi di guerra.
L’indotto sul territorio ne risente a cascata. Non soffre solo l’hotel, ma i ristoranti, le guide turistiche, i trasporti locali, le botteghe artigiane. Le persone prenotano all’ultimo momento, fanno vacanze brevi e gli operatori vivono nell’incertezza.
Va meglio il flusso verso mete ritenute più sicure come Spagna, Grecia o aree interne italiane, come il Lago di Bracciano, Anguillara, Trevignano e il viterbese, che si trovano a vivere dinamiche molto particolari.
Civita di Bagnoregio, Bomarzo, i palazzi storici di Caprarola, Viterbo e Bracciano, sono mete storicamente inserite nei tour degli operatori del turismo internazionale, ma già si registrano le prime disdette. Significa che i bus turistici che si fermano per il pranzo nei ristoranti locali, i biglietti dei musei e i grandi gruppi negli hotel, saranno meno e gli operatori sono costretti a ripensare l’accoglienza.
Bracciano e la Tuscia beneficiano della loro vicinanza strategica a Roma, percepite come mete-rifugio sicure, meno affollate e meno care e possono diventare l’alternativa perfetta.
Non aiuta però l’inflazione in atto, per cui il turista tende a rifugiarsi negli agriturismi e B&B, e i negozi di artigianato locale e la ristorazione d’élite faticano a sopravvivere.
L’ economia locale si basa su microimprese, agricoltura a conduzione familiare, piccoli alberghi diffusi nei borghi, ristoranti tipici, e riscaldare o rinfrescare gli ambienti a volte costa più degli introiti.
La sfida del turismo nel territorio punta sulla sostenibilità, accompagnando il settore verso tempi nuovi.
Franco Marzo


