Nel pomeriggio di oggi, Canale Monterano ha celebrato il Corpus Domini, una delle ricorrenze più antiche e simboliche della tradizione cristiana. Una festa che affonda le sue radici nel XIII secolo, quando la Chiesa istituì la solennità per affermare la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia — un mistero che, da allora, viene portato fuori dalle chiese per incontrare le strade, le case, le persone. Una festa che ricorda che il sacro non resta chiuso, ma cammina in mezzo alla comunità.
A Canale Monterano, questo cammino ha assunto come sempre un carattere profondamente identitario. Le vie del paese, illuminate da un sole gentile di inizio giugno, si sono riempite di fedeli, famiglie, bambini, anziani, in un corteo che ha unito devozione e memoria. La processione è partita dalla chiesa parrocchiale e si è snodata tra i vicoli storici, accompagnata dalla banda musicale E. D’Aiuto, dalla Confraternita del SS. Sacramento, dalla Protezione Civile, dal Comitato Festeggiamenti 1986 e dai bambini che hanno ricevuto la Prima Comunione, emozionati e fieri nei loro abiti bianchi.

Il Corpus Domini, nella tradizione di Canale, non è solo un rito religioso: è un gesto collettivo che attraversa la storia del paese, un modo per rinnovare ogni anno il legame tra la comunità e le sue radici spirituali. Le strade percorse oggi sono le stesse che per generazioni hanno visto passare il baldacchino, l’ostensorio, i canti, su decorazioni floreali raffiguranti immagini sacre e simbolismi identitari locali. Un filo che unisce passato e presente, fede e identità.
Alla celebrazione erano presenti il sindaco Alessandro Bettarelli e il vicesindaco Fabrizio Lavini, che hanno partecipato con discrezione e rispetto, riconoscendo il valore civile e comunitario di un rito che appartiene a tutti, credenti e non. La loro presenza, insieme a quella delle associazioni locali, ha restituito l’immagine di un paese che sa ritrovarsi attorno ai suoi simboli più profondi.

Il momento più intenso è stato il passaggio del Santissimo tra due ali di silenzio. Il sacerdote ha sollevato l’ostensorio e, per un istante, il tempo sembrava essersi fermato: solo il suono lieve dei passi, il fruscio delle vesti, il profumo dei fiori sparsi dai bambini. Un gesto antico, che continua a parlare anche oggi, in un’epoca in cui tutto corre e tutto si consuma in fretta. Il Corpus Domini ricorda invece la necessità di fermarsi, di riconoscere ciò che unisce, di ritrovare un senso di comunità che va oltre le differenze.

La processione si è conclusa con la benedizione finale, mentre il sole calava dietro le colline e il paese ritrovava la sua quiete. Ma ciò che resta non è solo il rito: è la consapevolezza che, anche in un mondo che cambia, ci sono tradizioni che continuano a custodire il cuore di una comunità. A Canale Monterano, oggi, il Corpus Domini è stato proprio questo: un ponte tra fede e storia, tra memoria e presente, tra il cammino di un popolo e il significato più profondo della parola collettività che vive anche nei gesti semplici e condivisi.
Ludovica Di Pietrantonio, direttore L’Agone




