Comunicato stampa
C’è qualcosa di epico e insieme profondamente contemporaneo nel legame tra Mario Vespasiani e la sua musa Mara, che non si esaurisce nell’immagine romantica dell’artista ispirato dalla presenza femminile, ma che si traduce in un dialogo continuo, fertile, capace di attraversare linguaggi diversi e di rinnovarsi nel tempo.
In un’epoca che consuma velocemente relazioni e simboli, la loro unione appare come una dichiarazione controcorrente: l’amore può ancora essere un progetto, un’opera, una costruzione condivisa. In occasione di questo San Valentino, festa degli innamorati, tale sentimento è diventato un segno che è insieme poetico e tangibile: una sciarpa d’autore. Espressione di un simbolo che sa avvolgere e scaldare, essenziale e quotidiano, che riprende gli abbinamenti celebri dei colori di Vespasiani con l’impressione del “calore sportivo” di una tifoseria.
La loro storia artistica dimostra come l’arte, quando nasce da una relazione vera, diventi inevitabilmente dichiarazione d’amore, non soltanto verso la persona amata, ma verso la vita stessa. Mario e Mara sono tra le coppie più autorevoli ed ammirate dell’arte italiana contemporanea, perché hanno trasformato il loro legame in un progetto creativo permanente. Le cui opere pittoriche, le fotografie, i cortometraggi, le canzoni, i libri e le rassegne culturali non sono compartimenti separati, ma capitoli di un unico racconto, in cui sentimento e visione si intrecciano. Mara non è una musa nel senso statico del termine, figura distante e in secondo piano, ma presenza viva, interlocutrice, complice, parte integrante di un processo che supera la semplice ispirazione. In questo senso, Artist loves Muse – Muse loves Artist non è soltanto un titolo suggestivo, ma un’affermazione programmatica: l’arte è sempre una dichiarazione d’amore, anche quando parla di inquietudine, di mistero, di ricerca interiore, alla radice conserva un atto di fiducia verso l’altro.
Allora questa sciarpa assume un valore ulteriore, in un mondo che tende a spettacolarizzare i sentimenti, scegliere un oggetto che “scalda il contatto umano” significa riportare l’amore alla sua dimensione essenziale: protezione reciproca, intimità, condivisione: un gesto che unisce estetica e affetto, simbolo e quotidianità. Un’opera che non resta confinata in uno spazio espositivo, ma entra nella vita, si lascia indossare, diventa esperienza.
Forse è proprio questo il contributo più prezioso di Mario e Mara: ricordarci che l’arte non è un territorio separato dall’esistenza, ma il suo prolungamento più sensibile. Quando un artista ama la sua musa e la musa ricambia con la stessa intensità creativa, l’opera che nasce non è soltanto incisiva, è vera. E nella verità dell’amore, l’arte trova la sua forma più luminosa e duratura.
In questo percorso si inserisce anche il recente libro di Mara su Mario dal titolo Elysium, opera che sintetizza la dimensione più lirica e visionaria della loro relazione. Elysium richiama infatti un luogo ideale, quasi un approdo dell’anima, uno spazio sospeso tra realtà e trascendenza. Non è soltanto un racconto che parla dell’artista, quanto un territorio simbolico in cui parola e immagine dialogano, restituendo al lettore una sensazione di elevazione e di intimità profonda.
Anche qui l’amore non viene proclamato in modo biografico o retorico: bensì è una tensione sottile verso la bellezza, un desiderio di armonia che attraversa le pagine come un respiro e in questo senso, diventa un’ulteriore dichiarazione di quella “alchimia” condivisa tra Mario e Mara, in cui l’arte si unisce alla vita.


