La sparizione delle piccole attività sul territorio è una realtà che sta intaccando profondamente la struttura commerciale e sociale dei paesi, con segnali visibili anche nel Lazio e nelle province di Roma e Viterbo. Seguendo i dati recenti, emerge un quadro di progressivo svuotamento dei centri, che non riguarda solo il mondo delle piccole botteghe ma anche la presenza di servizi essenziali come gli sportelli bancari.
A livello nazionale, la recente analisi di Confcommercio evidenzia come tra il 2012 e il 2024 siano scomparsi circa 118 mila negozi al dettaglio e 23 mila attività di commercio ambulante nei comuni italiani, una riduzione significativa che tocca soprattutto i centri storici e le città di medie dimensioni.
Anche il Lazio non è immune dal fenomeno. In centri come Civitavecchia la presenza di imprese di commercio al dettaglio è diminuita di quasi il 20 % tra il 2012 e il 2024, mentre in città come Fiumicino si è registrata una riduzione di oltre il 12 % nello stesso periodo. Bar e ristoranti spesso sostituiscono le botteghe tradizionali, ma questo non compensa la perdita dei servizi quotidiani. Nel centro storico di Viterbo quasi un negozio su quattro ha chiuso i battenti negli ultimi dodici anni.
Questa perdita di attività si intreccia alla desertificazione bancaria che in regione ha lasciato molti comuni senza sportelli, infatti in quasi 120 comuni laziali non è presente alcuna banca.
Le cause del fenomeno sono molteplici. Da una parte la concorrenza delle grandi piattaforme online e dei centri commerciali fuori città sottrae traffico ai negozi di vicinato, dall’altra la demografia d’impresa mostra un numero di aperture di nuove attività ben inferiore a quello delle chiusure, una tendenza che rischia di consolidarsi nel tempo se non intervengono politiche locali efficaci.
Il risultato è una progressiva perdita di servizi, di relazioni sociali e di vitalità economica nei centri urbani minori e anche nei quartieri delle città più grandi. Contrastare la desertificazione economica richiede interventi mirati di rigenerazione urbana, incentivi per le imprese di prossimità, una rinnovata attenzione ai servizi bancari territoriali e strategie di sviluppo che valorizzino le specificità dei comuni. Senza una visione complessiva, il rischio che si vada verso un’atomizzazione sociale è concreto, con persone che escono sempre meno di casa e rimangono sempre più isolate dalla comunità.
Cristian Pelliccioni


