La ricerca è senza risorse, e l’innovazione guarda al settore militare
La legge di bilancio 2026 è una manovra di pura conservazione senza una visione strategica, caratterizzata dalla tanto sbandierata riduzione di una aliquota IRPEF che interessa, peraltro in maniera insignificante, solo la “classe media” (risparmio di 40 euro l’anno ai redditi di 30.000 euro, e 440 euro a quelli da 50.000 fino a 200.000), dalla riduzione delle disponibilità reali per alcuni settori chiave, sanità in testa, e da tagli clamorosi in quello cruciale di istruzione e ricerca, il tutto senza far nulla contro il forte aumento dei prezzi di beni essenziali come alimentari ed energia.
E’ un bilancio senza missione, che guarda al futuro ipotecando poderose spese per la “difesa”, che penalizza clamorosamente la transizione ecologica a favore di quella militare, orientando sempre più ricerca e innovazione verso gli armamenti piuttosto che, ad esempio, verso il sistema energetico: si cerca ogni scusa per bloccare l’avanzamento delle rinnovabili puntando ancora su carbone e gas, immaginando un improbabile ritorno al nucleare che in ogni caso richiederebbe tempi lunghissimi.
Attenzione prioritaria meriterebbero Università e ricerca scientifica e tecnologica, iniziando col valorizzare la risorsa umana: invece, il piano straordinario di reclutamento per ricercatori e operatori del settore tecnologico ipotizza circa 2.000 assunzioni a tempo indeterminato a fronte di oltre 35.000 precari, di cui almeno 10.000 saranno espulsi nei prossimi due anni perché legati ai progetti PNRR in scadenza.
E continua un processo di “privatizzazione dei programmi universitari” sempre più dipendenti dalle strategie di singole aziende che procedono in maniera sparsa, senza una visione d’insieme, senza una politica industriale volta ad indirizzarle in funzione degli obiettivi strategici del Paese individuati dal governo. Fa eccezione l’industria militare.
Occorrerebbe, invece, spingere su transizione ecologica e decarbonizzazione, rivedendo il PNIEC (Piano nazionale integrato energia e clima) per puntare decisamente sulle rinnovabili, approvando una Legge sul clima, seguendo le indicazioni europee con l’adozione di un “Piano integrato di tutela e ripristino della natura”, abolendo i “Sussidi dannosi per l’ambiente” e spostando i fondi a sostegno dell’innovazione dei prodotti delle nostre aziende nella logica dell’economia circolare.
Insomma, la prosperità del Paese si assicura, anche e non soltanto, guardando alla innovazione e allo sviluppo di nuove tecnologie al servizio della società: ma serve una visione, una idea di futuro, che non vediamo se non legata a foschi scenari bellicisti.
Giuseppe Girardi



