Nella mattinata di venerdì 16 gennaio, nell’aula consiliare del comune di Ladispoli, sono stati in molti ad accogliere calorosamente Don Luigi Ciotti: il sindaco Alessandro Grando, il vescovo della Diocesi di Porto Santa Rufina, Gianrico Ruzza, il presidente del consiglio comunale Carmelo Augello, l’assessore all’istruzione Margherita Frappa, le consigliere Manuela Risso e Silvia Marongiu; e poi i giovani, tanti, tantissimi a riempire tutta l’enorme aula consiliare ad ascoltare in religioso silenzio, quasi ipnotizzati dal tono pacato e gentile del sacerdote di Libera.
Anche L’agone, da sempre sensibile alla tematica della pace, era presente.
“Un’ emozione indescrivibile” cosi descrive sulla pagina Facebook, la referente del Presidio di Libera sul territorio di Ladispoli/Cerveteri Jenny Marciano: “l’accoglienza, la sensibilità, l’umanità che traspare dalle parole di Don Ciotti e dai suoi vissuti, trasmettono la voglia di fare, di esserci”.
Il tema che Don Ciotti ha portato inducendo a una riflessione sempre più approfondita, è la PACE: “si parla sempre di pace, quando la pace non c’è, ma non basta declamarla, la pace va costruita e per esserne costruttori non è sufficiente parlare di poveri e di ultimi, ma questi si devono accogliere concretamente. Tutto inizia dall’accoglienza, dalla reciprocità, dalle relazioni che sono l’essenza della vita.”
E’ così che inizia il suo racconto, la sua esperienza di vita, quando ancora giovane, incontrerà per la prima volta gli occhi vuoti di un senzatetto la cui casa era una panchina di Torino; si imbattè nella disperazione, nella sofferenza, nella fragilità di chi ha perso tutto.
Quell’uomo con cui il giovanissimo Luigi “con le sue fragilità” gradualmente stabilì un rapporto, era colto, leggeva molto, sottolineava i suoi libri e sapeva osservare con attenzione cosa stesse accadendo a quei giovani che andavano al bar per sballarsi mischiando alcool e farmaci.
“L’eroina ancora non era arrivata, arriverà poi”, racconta Don Ciotti, ma l’incontro con quell’homeless segnerà per sempre la sua vita e farà maturare in lui la volontà di impegnarsi concretamente per essere accanto alle persone più fragili ; così, insieme ad altri, fonderà nel 1965 il gruppo Abele.
Rivolgendosi ai giovani studenti, richiamando l’attenzione sulla gravità delle dipendenze, dalle droghe all’alcool al gioco d’azzardo, dall’isolamento sociale estremo ‘HIKIKOMORI’, fa un appello: “C’è bisogno di Voi, della vostra linfa nuova, del vostro mettervi in gioco” li incoraggia a non arrendersi alle prime difficoltà.
“Nel cammino della vita ci sono momenti semplici e momenti difficili, ma la coscienza ci impone la responsabilità di non essere superficiali”. Esorta quindi gli adulti a cercare la bellezza che c’è in ognuno di quei giovani ragazzi.
Don Ciotti riporterà diverse volte al centro delle sue parole il tema Pace, ricordando più volte Papa Francesco (colui che toccò con mano la fragilità e la povertà di molti uomini accogliendoli nella sua vita) e ancora ponendo il suo ricordo alle parole del costruttore di pace, Vescovo Tonino Bello, che rivolto ai giovani li ha esortati ad essere “malati di Pace”.
E proprio sul tema della PACE, Papa Leone ha chiesto ai credenti di far sentire con forza una voce di denuncia, una denuncia seria, mai faziosa, perché “le strutture di ingiustizia del male vanno distrutte con la forza del bene”.
In ultimo rivolgendosi agli amministratori locali ha ricordato: “la pace si costruisce nelle proprie case, nel proprio territorio, perché le vite delle persone prendono forma o si deformano nel rapporto costante con le risorse della città, con le opportunità, con i servizi e con quello che viene realizzato; è anche la politica centrale che deve investire con forza a cascata su tutto ciò che nei territori può attivare energie e legami”.
Riferendosi alla politica, richiamandola a occuparsi dei giovani, chiede di fare un grande investimento, di creare opportunità, spazi adeguati, territori meno degradati, perché i ragazzi ci sono e non dobbiamo farli andare via, bisogna dialogare, capire, ascoltare; “i contesti impoveriti tendono a creare delle gabbie materiali e mentali, imprigionano l’esistenza delle persone in quei contesti, avviliscono i rapporti e sottraggono la possibilità a tante persone di costruire un futuro”.
Chiude Don Ciotti rivolgendosi ancora ai ragazzi: “Voi siete importanti, esprimete le cose belle che sono dentro di voi, ma non impiegatele solo su voi stessi, forza!! ne vale la pena! siete meravigliosi”.
L’eco dei grazie per chi ha organizzato, è ridondato sulla vibrazione delle emozioni di chi era presente; un sacerdote, un uomo che con un’umiltà che incanta, ridicolizza tutti quei governanti pieni di boria e sé, divenendo potente attivatore di bene.
“E’ stata un’esperienza costruttiva, stimolante e motivante! Don Ciotti è una specie di centrale elettrica, diffonde energia, toccando il cuore dei Problemi”. Questi i principali commenti dei volontari del Presidio di Libera di Cerveteri e Ladispoli, presenti numerosi in sala.
Ludovica Di Pietrantonio, direttore de L’agone
Jenny Marciano, referente territoriale di Libera




