Paolo: Dottoressa, la ringrazio per il tempo che mi concederà. Sono qui per una intervista per il nostro giornale scolastico e vorrei capire di più sui vaccini anti CoViD 19. Perché dovrei fidarmi di un farmaco sperimentale, approvato in fretta, che modifica il mio DNA?
Dott.ssa Rossi (medico vaccinatore): Comprendo perfettamente le sue preoccupazioni. È umano avere timori, soprattutto in momenti di grande incertezza come quelli che viviamo durante pandemie, crisi sanitarie o disastri. Non mi sorprende che circolino dubbi e pregiudizi: in situazioni così complesse, è naturale accettare spiegazioni semplici e rassicuranti, anche se non sempre corrette. Spesso queste semplificazioni ci portano a evitare decisioni importanti o a diffidare delle novità.
Ma permetta di chiarire un punto fondamentale: nessun vaccino approvato modifica il DNA umano. I vaccini a mRNA, come quelli utilizzati contro il COVID-19, non entrano nel nucleo della cellula, dove si trova il nostro patrimonio genetico, e non hanno la capacità di alterarlo. L’mRNA è una molecola instabile che viene rapidamente degradata dall’organismo, dopo aver svolto la sua funzione: insegnare alle cellule a riconoscere e combattere il virus.
La terapia genica, che invece può intervenire sul DNA, è un ambito completamente diverso: si tratta di trattamenti altamente personalizzati, destinati a correggere difetti genetici specifici. Richiedono tecnologie sofisticate, studi clinici su misura e investimenti enormi, spesso nell’ordine di milioni di euro per singolo paziente. I vaccini non rientrano in questa categoria.
I vaccini sono stati sottoposti a rigorosi protocolli di sperimentazione, monitoraggio e approvazione, esattamente come qualsiasi altro farmaco. Le fasi cliniche non sono state saltate, ma ottimizzate grazie a risorse senza precedenti e alla volontà comune di affrontare un’emergenza globale.
Quanto alla rapidità con cui i vaccini contro il COVID-19 sono stati sviluppati, non è stata frutto di superficialità, ma di una straordinaria mobilitazione scientifica globale. La comunità internazionale ha collaborato come mai prima d’ora, condividendo dati, risorse e competenze. Inoltre, la tecnologia dell’mRNA non è nata ieri: è il risultato di decenni di ricerca, inizialmente condotta per combattere il cancro e altre malattie complesse.
In sintesi, non le chiedo di fidarsi ciecamente, ma di considerare i fatti, le evidenze scientifiche e il lavoro di migliaia di ricercatori che hanno reso possibile questa svolta. La conoscenza è il miglior antidoto alla paura.
Paolo: Capisco, ma cosa mi dice degli effetti collaterali? Trombosi, miocarditi… ci sono state vittime. Eppure non ne parlate mai. Sembra tutto censurato.
Dott.ssa Rossi: La sua osservazione è legittima e le assicuro che non c’è alcuna censura. Ne parliamo eccome, ma lo facciamo nei contesti adeguati: convegni medici, laboratori di ricerca, riviste scientifiche peer-reviewed. Sono luoghi dove i dati vengono analizzati con rigore, confrontati e interpretati da esperti, lontano dalle semplificazioni e dalle distorsioni che spesso dominano i social media.
Relativamente agli effetti collaterali, è importante ricordare che ogni farmaco ne ha. Persino l’aspirina. Ma i vaccini, somministrati a centinaia di milioni di persone, sono addirittura tra i farmaci più monitorati al mondo. Gli eventi avversi gravi sono stati rarissimi e sono costantemente studiati e segnalati da sistemi di farmacovigilanza internazionali. Le miocarditi post-vaccino sono state documentate, ma in casi rari e generalmente con decorso favorevole. Le trombosi sono state associate ad alcuni vaccini a vettore virale, ma anche in questo caso si è trattato di eventi molto rari.
Comunque, i dati sono pubblici, accessibili a tutti, e chiunque può consultarli. La trasparenza è un pilastro della scienza e della medicina moderna. La invito a non fermarsi alle apparenze e a cercare risposte dove non ci sono interessi che possano alterarle. La comunità scientifica internazionale mette a disposizione di chiunque tutti i dati.
Purtroppo, sulle piattaforme digitali prevalgono contenuti emotivi e sensazionalistici, amplificati da algoritmi che ci mostrano ciò che conferma le nostre convinzioni, evitando di esporci a opinioni contrarie, indipendentemente dalla loro veridicità. Questo meccanismo crea vere e proprie bolle informative, dove la percezione della realtà viene alterata.
Le teorie complottiste prosperano in questi ambienti perché generano traffico, commenti, condivisioni. Sfruttano la naturale curiosità umana per attirare clic, alimentando siti che guadagnano attraverso la pubblicità. È una dinamica ben nota, ma poco discussa.
Se desidera davvero informarsi in modo serio e consapevole, le consiglio di affidarsi a fonti scientifiche affidabili, dove i dati osservativi vengono raccolti, analizzati e messi a confronto con trasparenza. Esistono purtroppo persone e gruppi che hanno interesse a diffondere narrazioni false ma coerenti, che offrono l’illusione di comprendere ciò che accade, semplificando una realtà molto più complessa.
Noi medici siamo impegnati fino allo stremo nel nostro lavoro quotidiano: salvare vite. Non sempre abbiamo il tempo e le risorse per divulgare o dibattere, anche se ne riconosciamo l’importanza. La nostra priorità resta quella: curare, proteggere, agire.
Mi permetta, però, una riflessione più ampia. Per noi medici la perdita di anche solo una vita è inaccettabile, ma per chi gestisce lo Stato, in una situazione di emergenza sanitaria, come una pandemia, le decisioni vengono prese in termini collettivi. È come in guerra: non si può salvare ogni singolo soldato, ma si cerca di proteggere la comunità nel suo insieme. In questa battaglia contro il virus, il beneficio collettivo della vaccinazione supera di gran lunga il rischio individuale che è stato dimostrato pienamente essere molto limitato.
Paolo: Ho letto che il vaccino è solo un modo per arricchire le Big Pharma e che il virus è stato creato in laboratorio. Può giurare che non ci sia nulla di oscuro dietro?
Dott.ssa Rossi (medico vaccinatore): Le rispondo con sincerità: non giuro su ciò che non conosco. Non ho accesso ai meccanismi interni delle multinazionali farmaceutiche, ma so che molte di esse producono farmaci che salvano vite o migliorano la qualità della nostra esistenza. Se questo comporta profitti, non è di per sé un male: il progresso scientifico richiede investimenti che gli Stati scelgono di non fare e il ritorno economico può incentivare la ricerca da parte dei privati.
Quanto all’origine del virus, non esistono certezze assolute. Alcuni studi hanno ipotizzato una possibile fuga da laboratorio, ma la maggior parte delle evidenze scientifiche supporta l’ipotesi di un’origine naturale, attraverso la trasmissione zoonotica, cioè da animale a essere umano. Questa è attualmente la teoria più accreditata, anche se la possibilità di un incidente in laboratorio non può essere esclusa del tutto.
Il punto cruciale, però, è un altro: noi tendiamo a credere a ciò che conferma le nostre convinzioni. Quando un’informazione viene ripetuta spesso, anche da fonti non competenti, finisce per sembrare credibile e purtroppo, non tutti hanno gli strumenti per distinguere una fonte affidabile da una manipolata. La mancanza di educazione al pensiero critico ci porta a fidarci più dell’“istinto” che dell’analisi razionale. È una conseguenza di un sistema scolastico che spesso privilegia nozioni mnemoniche, rispetto alla capacità di ragionare.
Non vorrei che, soprattutto per lei che è giovane, credere a certe narrazioni serva solo a rafforzare un senso di appartenenza a un gruppo: il classico “noi che sappiamo la verità”. Sarebbe comprensibile: per molti giovani, le fake news diventano simboli identitari, soprattutto in ambienti polarizzati. Il meccanismo è sempre lo stesso: racconti virali che rispondono a bisogni profondi, spesso inespressi, che offrono una spiegazione semplice a una realtà complessa, rendendo meno stressante la comprensione della realtà.
Posso però confermarle una cosa con assoluta certezza: la scienza non è perfetta, ma è trasparente. Posso anche dirle, per esperienza diretta, che prima della diffusione del vaccino ho visto il peggio: reparti pieni, vite spezzate, famiglie distrutte. Oggi, ogni giorno, vedo persone salvate grazie al vaccino, non certo grazie ai complotti.
Purtroppo vedo anche gli effetti devastanti di comportamenti quotidiani sottovalutati. Si grida allo scandalo per alcune reazioni al vaccino su milioni di dosi somministrate e non si guarda ai danni serissimi, immediati o a lunga scadenza, dell’abuso di alcol e tabacco, da quello sotto gli occhi di tutti del consumo eccessivo di zuccheri, da quello dell’uso incontrollato di farmaci. Danni seri, eppure, nessuno grida al complotto per la diffusione delle bibite gassate zuccherate e l’obesità dilagante.
La invito a riflettere non solo su ciò che ha letto, ma su come e perché certe informazioni ci attraggono. La verità non sempre è spettacolare, ma è quella che ci salva.
Paolo: Ma come la mettiamo con i vari premi Nobel che hanno detto che il vaccino è inutile?
Dott.ssa Rossi: È una domanda legittima, ma in medicina, e nella scienza in generale, non conta chi fa un’affermazione, bensì quali prove la sostengono. Che a parlare sia un premio Nobel, un monarca, un luminare, un cittadino qualunque o milioni di persone, la validità di un’idea non dipende dal prestigio di chi la esprime, ma dalla solidità delle evidenze che la confermano.
La scienza è paritaria: chiunque può proporre una teoria, indipendentemente dal titolo accademico o dallo status sociale. Ma attenzione: la scienza non è democratica. Non si vota la verità, né si stabilisce per alzata di mano cosa sia giusto o sbagliato. Solo ciò che è verificabile, osservabile e riproducibile ha diritto di cittadinanza nel mondo scientifico.
Un premio Nobel può sbagliare, come chiunque altro. Il riconoscimento non rende infallibili, né garantisce che ogni opinione espressa sia fondata. La storia della scienza è piena di esempi di grandi menti che, fuori dal loro campo di competenza, hanno sostenuto tesi errate o non dimostrate.
Nel caso dei vaccini, le prove a favore della loro efficacia e sicurezza sono immense e continuamente aggiornate. Studi clinici, dati epidemiologici, osservazioni sul campo: tutto converge nel dimostrare che i vaccini hanno salvato milioni di vite. Questo non lo dico io, lo dicono i numeri, le curve dei contagi, i tassi di ospedalizzazione e mortalità prima e dopo la loro introduzione.
In sintesi: la scienza non si basa sull’autorità, ma sull’evidenza e l’evidenza, oggi, parla chiaro.
Paolo: Voglio anche darle ragione, ma io desidero solamente essere libero. Decidere per me stesso. Non voglio che lo Stato mi imponga cosa fare con il mio corpo.
Dott.ssa Rossi: Ha perfettamente ragione: la libertà è sacra. È uno dei pilastri fondamentali della nostra esistenza. Tuttavia, è importante ricordare che non viviamo da soli in una giungla, né in un luogo isolato dal resto del mondo. Lei ed io viviamo in una comunità, in una società organizzata dove ciascuno di noi sopravvive e prospera grazie al contributo degli altri.
La libertà individuale, per quanto preziosa, si intreccia inevitabilmente con quella degli altri, e con il loro diritto alla salute: un diritto primario, universale. Anche un gesto estremo come il suicidio, che potrebbe sembrare una scelta puramente personale, ha conseguenze profonde su chi ci sta intorno: familiari, amici, colleghi, società.
Allo stesso modo, vaccinarsi non è solo una scelta personale, ma un atto di responsabilità collettiva. Lei potrebbe contrarre l’infezione e avere sintomi lievi o nessuna conseguenza, dipende da fattori che ancora oggi non conosciamo completamente. Ma infettandosi, contribuisce alla diffusione del virus, che può raggiungere persone vulnerabili, magari un passante, un collega, un familiare. Chi ci garantisce che, per loro, l’esito non potrebbe essere grave) Potrebbero anche morire e per causa nostra.
Ogni individuo ha il diritto di decidere consapevolmente cosa fare del proprio corpo, soprattutto in ambito sanitario. Questo è un principio sancito dalla nostra Costituzione ed anche la Corte Costituzionale ha chiarito che nessuno può essere sottoposto a trattamenti sanitari contro la propria volontà, salvo disposizioni di legge.
Tuttavia, la libertà non è assoluta: la libertà di rifiutare un trattamento (come un vaccino) deve essere bilanciata con il dovere di non nuocere agli altri, alla protezione dei soggetti vulnerabili. In questo senso, la libertà non è solo “fare ciò che si vuole”, ma essere messi nelle condizioni di scegliere consapevolmente, con il supporto di professionisti, istituzioni e strumenti adeguati.
Pertanto le chiedo: chi ci dà il diritto di decidere per la malattia o la morte di qualcun altro? La libertà non è solo fare ciò che si vuole, ma anche assumersi la responsabilità delle proprie scelte. In una società civile, questo significa anche considerare l’impatto che le nostre azioni hanno sugli altri.
Paolo: Responsabilità… o obbedienza?
Dott.ssa Rossi: Dipende dalla prospettiva con cui la si osserva. Lei la chiama obbedienza, io la chiamo cura. Cura di sé, certo, ma anche cura degli altri. Perché prendersi cura della propria salute non è solo un atto individuale: è anche un gesto di protezione verso chi ci sta accanto.
La responsabilità non è cieca sottomissione, ma scelta consapevole. È sapere che le nostre azioni hanno un impatto, che il nostro corpo non è un’isola, ma parte di un ecosistema umano. E in questo ecosistema, ogni gesto, anche quello che sembra più personale, può fare la differenza tra salvaguardare una vita o metterla a rischio.
La vera libertà, dopotutto, è decidere con coscienza, sapendo che la nostra libertà finisce dove inizia quella dell’altro.
Paolo: Ma come faccio a fidarmi della scienza? Prima le mascherine non servivano, poi sì. Prima il virus era “come un’influenza”, poi è diventato la peste. Io non mi fido.
Dott.ssa Rossi: Capisco perfettamente la sua diffidenza. È naturale sentirsi disorientati quando le informazioni sembrano cambiare nel tempo. Ma è importante chiarire una cosa fondamentale: la scienza non cambia idea per capriccio, né per convenienza. La scienza si evolve, si corregge, si affina. Migliora in base ai dati raccolti, alle osservazioni sul campo, agli studi aggiornati. Questo non è un segno di debolezza, ma di onestà intellettuale e trasparenza metodologica.
All’inizio della pandemia, le conoscenze sul virus erano limitate. Le indicazioni sulle mascherine, ad esempio, si basavano su ciò che si sapeva in quel momento. Poi, con l’accumularsi delle evidenze, si è capito che erano uno strumento fondamentale per contenere la diffusione. Lo stesso vale per la gravità del virus: inizialmente si pensava fosse simile a un’influenza, ma i dati clinici e epidemiologici hanno mostrato un impatto ben più serio, con milioni di morti e sistemi sanitari al collasso.
Questa capacità di adattarsi alla realtà è ciò che rende la scienza affidabile. Non pretende di avere verità assolute, ma cerca la verità possibile, quella che i dati ci permettono di vedere in ogni momento. Rifiutare la scienza perché cambia è come diffidare di un medico che aggiorna la terapia quando il paziente peggiora: non è incoerenza, è cura.
La sua voglia di capire è preziosa. Ma le chiedo di distinguere tra contraddizione e progresso, tra confusione e onestà. La scienza non è perfetta, ma è l’unico strumento che abbiamo per affrontare l’incertezza con razionalità e responsabilità.
Paolo: Ma io non sono un numero, né una cavia, né un codice QR. Non voglio far parte di un esperimento.
Dott.ssa Rossi: Capisco, la sua reazione è comprensibile. La paura, la rabbia, l’indignazione sono emozioni forti, legittime, e talvolta persino salutari. Ma proprio queste emozioni vengono sfruttate dalle fake news per polarizzare, per creare un clima di “noi contro loro”, alimentando sospetti e divisioni.
Credere ai complotti può dare l’illusione di controllo in un mondo che appare caotico. Pensare che “qualcuno ha un piano”, anche oscuro, offre un conforto emotivo potente, ma non razionale. È una risposta psicologica: si cerca un senso, una spiegazione, anche quando mancano dati concreti. Tuttavia è pericolosa: anche chi non crede alle teorie complottiste può essere influenzato nel comportamento solo per averle sentite. Questo impatto può condizionare scelte politiche, sanitarie e sociali, pur non basandosi su evidenze reali.
Le teorie del complotto non nascono per caso. Spesso sono strumenti usati per minare la fiducia nelle istituzioni, nella scienza, nella democrazia. Preparano il terreno a nuove forme di controllo, reclutano adepti, consolidano gruppi ideologici o politici. Creano un “bisogno” artificiale, cui qualcuno risponderà con offerte economiche o politiche mirate che produrranno scelte non autonome, ma influenzate da chi ha diretto i giochi.
La scienza ci invita a convivere con l’incertezza, a cercare risposte complesse, a non accontentarci di titoli sensazionalistici o slogan semplificati. Serve pazienza, spirito critico, voglia di approfondire. Bisogna leggere fino in fondo l’articolo che ci ha colpito: spesso, nel testo, le fake news si smascherano da sole.
Anch’io provo paura, rabbia, indignazione. Ma le mie emozioni non sono rivolte contro chi cerca di proteggere, curare, informare, sono rivolte contro la disinformazione, contro l’indifferenza, contro la superficialità.
E no, non sono un burattino. Sono una madre, una figlia, una cittadina, un medico. Ho studiato per anni, ho visto persone morire perché non c’era una cura. Lei è giovane, e forse per questo si sente invincibile. Ma la realtà è diversa. La malattia non guarda l’età, né le convinzioni personali.
Io sono qui perché credo che salvare vite valga infinitamente più che vincere una discussione. E se anche solo una parola di questo dialogo la spingerà a riflettere, allora sarà valsa la pena.
Paolo: Lei crede davvero in quello che dice?
Dott.ssa Rossi: Ogni singolo istante. Ci credo quando mi insultano, quando mi accusano di essere manipolata, quando mi guardano con sospetto. Ci credo anche quando ho paura, quando mi sento impotente di fronte al dolore, quando la rabbia mi stringe lo stomaco per ciò che vedo e non posso cambiare.
Perché ho visto persone implorare aiuto con l’ultimo respiro. Ho visto occhi pieni di terrore, mani che cercavano conforto, famiglie distrutte da un virus che non fa sconti a nessuno. Ho visto cosa accade quando il virus colpisce chi non ha difese: corpi che cedono, vite che si spezzano, silenzi che gridano più di mille parole.
Non è una teoria, non è un’ideologia. È realtà. E io ci credo perché ho scelto di esserci. Non per obbedienza cieca, ma per responsabilità consapevole. Perché ogni vita salvata è una vittoria che vale più di qualsiasi discussione.
Si ringrazia per la consulenza scientifica il dott. Crescenzo Paliotta
Riccardo Agresti


