Mancano pochi giorni alle elezioni europee e fin da quando presi la prima tessera del PCI (1984) continuerò a votare un partito di sinistra e, ancora una volta, soltanto quello che, in ogni periodo storico, ha rappresentato, e continua a rappresentare, una vasta comunità di persone (PDS, DS, PD), perché soltanto un grande partito di popolo, con le sue immancabili contraddizioni, può avere l’ambizione di cambiare “lo stato di cose esistenti”. Non mi sono mai lasciato incantare da uomini e donne dell’ ultim’ ora o dal tema del momento, quello più alla moda o da un nuovo o vecchio partitino che ci fa sentire coerenti con le nostre idee e quindi a posto con la nostra coscienza. Al teatrino televisivo, che ci fa schierare dalla parte di un giornalista o dall’ altro, professionisti della carta stampata che continuano a raccontare soltanto il modo di fare politica del vertice, per poi accusare i partiti (soprattutto quelli di Sinistra) di non preoccuparsi di ciò che fa la base, preferisco le storie di vita quotidiana di tante persone che dedicano molto tempo della loro vita alla, a volte piacevole, spesso faticosa, attività politica, e la fanno sempre in silenzio perché sicure di fare parte di una collettività che sente di appartenere a una grande storia condivisa, dove i diversi punti di vista, e questo fin dai tempi del PCI, sono sempre stati linfa vitale di tutti i partiti che, un tempo, si chiamavano “di massa”. È una semplice considerazione, per nulla polemica; mi sono semplicemente preso un piccolo spazio per esprimere la mia opinione. Da sempre ho tentato, non sempre riuscendoci, di evitare il giochino del ” vediamo chi è più di sinistra” anche perché il mio voto è sempre stato il più temuto dalla destra e quindi, il più a sinistra di tutti. Ahimè, ecco il caso in cui non ci sono riuscito… ma, a pochi giorni dalle elezioni, era fatale che accadesse, con questa destra al potere.
Lorenzo Avincola


