E quell’ipotesi di un esercito europeo…

Dalla caduta del muro di Berlino e dallo sciogliemmo dellโ€™Unione Sovietica le tensioni geopolitiche internazionali non sono di certo scomparse.

Solo 10 anni piรน tardi dallโ€™ultima ammainabandiera rossa sul tetto del Cremlino, lโ€™11 settembre 2001 gli Stati Uniti, e dunque il mondo occidentale, sono stati messi sotto attacco dallโ€™attentato alle torri gemelle.

Si susseguirono anche le vicende delle due guerre del Golfo, della Guerra in Afghanistan e della guerra nellโ€™ex Jugoslavia.

Nel mentre ad oriente, la Russia portรฒ avanti i conflitti contri i Ceceni.

Negli anni piรน recenti la dipartita dellโ€™esercito americano dallโ€™Afghanistan ha causato nuove tensioni assieme alla creazione di alleanze strategiche di carattere militare in Oriente.

Oggi la guerra รจ tornata nel cuore dellโ€™Europa, ai confini dellโ€™Unione Europea.

Con lโ€™attuale conflitto russo-ucraino, almeno per qualche giorno, in molti hanno parlato della necessitร  di mettere in piedi un esercito europeo o di rinnovare contingenti militari speciali (ricordiamo i famosi progetti di Blair e di Sarkozy che prendevano inizialmente sessantamila combattenti, per poi passare a 6000 e poi a 5000)

La discussione si รจ poi allargata sulla questione della sicurezza europea affrontando un tema molto delicato che รจ quello della indipendenza strategica europea.

 

Quello che piรน colpisce di queste discussioni รจ lโ€™incompetenza che le ha caratterizzate, la debolezza degli argomenti ed infine le incertezze conclusive di carattere politico.

 

รˆ bene ricordare che lโ€™UE riunisce 27 stati con ben 500 milioni di abitanti, รจ un attore globale da un punto di vista economico ma da un punto di vista politico-strategico non riesce ancora a trovare una sua precisa autonomia e spazio.

Lโ€™UE รจ stata in grado di elaborare dagli anni 2000 in avanti una serie di documenti nei quali ha fotografato le crisi piรน rilevanti, i pericoli maggiori, evidenziando delle emergenze mondiali: il terrorismo, la proliferazione delle armi di massa, conflitti regionali, la dissoluzione di stati vicini, il degrado ambientale ed infine lโ€™emergenza della pandemia.

Ma a queste analisi non รจ seguita una strategia operativa adeguata, in quanto รจ vero che mancano pericoli di invasioni armante ma lungo i confini dellโ€™UE le crisi sono da sempre ben presenti senza necessariamente pensare allโ€™attuale e gravissima guerra russo-ucraina.

 

Lโ€™evoluzione di una politica di sicurezza comune รจ stata lenta e confusa senza portare a risultati apprezzabili al di la di alcune sigle adottate o ad incarichi dati ad alti funzionari, ma ha messo in luce che i paesi piรน forti dellโ€™UE non hanno incoraggiato questa evoluzione senza la creazione di strutture adeguate con capacitร  operative.

Giova poi ricordare che la sicurezza del nostro continente รจ stata garantita dagli USA con il patto atlantico, un patto di carattere politico-militare che ha garantito sicurezza e pace, ma anche a questo proposito occorre inserire un elemento di chiarificazione.

 

Chi ha pagato la maggior parte le spese della alleanza atlantica?

Sono sostenuto dal 80% dallโ€™America e lโ€™ombrello atomico statunitense รจ quello che ha garantito una certa stabilita e sicurezza del continente.

La domanda sorge spontanea e legittima: la costante protezione di Washington e la mancata coesione militare dei paesi europei potrebbe aver favorito la mancanza della, giร  accennata, indipendenza strategica europea?

La colpa di una mancanza di una propria autonomia non si puรฒ di certo dare esclusivamente allโ€™alleato americano ma รจ di certo un elemento da considerare .

 

Aggiungiamo un ultimo elemento dโ€™analisi.

Dobbiamo sottolineare che in ambito dellโ€™industria militare i vari paesi dellโ€™unione si muovono in maniera molto disarticola.

รˆ essenziale darsi un fine comune, una bussola strategica, ovvero la convergenza su obiettivi -che possono essere continentali o extra-continentali- comuni ai 27 stati membri europei, che sappiamo essere venuta mano in questi anni.

 

Lโ€™esercito europeo รจ visto spesso come un modo per riacquisire la nostra sovranitร  continentale, il quale tema fu affrontato piรน volte: giร  tra le due guerre mondiali, sotto lโ€™ombrello della societร  delle nazioni e nel 1954 nel tentativo di dar vito alla CED che perรฒ non diede nessun risultato, a causa dellโ€™opposizione del presidente francese De Gaulle.

Nel 2016, dopo la Brexit -la prima volta che uno stato europeo dichiara di volersene andare- per reazione viene creata la PESCO, una struttura che sarebbe dovuta nascere nel 2009 con la firma dei trattati di Lisbona ma fu bloccato per la mancata firma proprio del Regno Unito.

Il PESCO รจ un programma europeo con lโ€™obbiettivo di creare un processo di cooperazione fra le forze armate di 25 paesi e iniziare a stabilire una serie di convenzioni e regolamenti, come modelli standardizzati di munizioni, di veicoli, di supporti logistici e coordinare il piรน possibile le varie forze armate, renderle piรน efficienti e meno costose.

Infatti un vantaggio di una possibile creazione di un esercito unico europeo attraverso un modello centralizzato e standardizzato potrebbe diminuire gli sprechi e aumentare lโ€™efficenza, mentre 25 nazioni separate con 25 forze armate diverse lascia campo libero dโ€™azione economica ad ogni stato.

Il progetto PESCO รจ il primo tassello per una cooperazione militare fra i vari paesi dellโ€™UE ma presenta una falla non di poco conto: ovvero il fatto che non sia vincolante, sono stati forniti infatti circa una ventina di progetti di cooperazione ma non tutti gli stessi paesi partecipano e non tutti partecipano allo stesso modo.

 

Nel corso degli anni degli anni molti altri progetti di cooperazione militare europea sono stati messi in campo, come la creazione di corpi speciali spesso perรฒ incapaci di affermarsi a livello internazionale.

Quelli da prendere in considerazione sono due: gli Eu Battlegroups, ovvero 18 battaglioni per un totale di 31mila uomini, corpi di reazione rapida da impegnare in ogni parte dellโ€™Unione; e gli EUFOR-CROC ossia nuclei di risposta operativa, unitร  di terra composte principalmente da Francia e Germania.

La Francia pare essere il paese in prima fila per lo sviluppo ed una definizione di un progetto di un esercito comune europeo, proponendo il progetto di โ€œiniziativa europea di interventoโ€, un programma militare con lโ€™obbiettivo non di creare nuovi corpi operativi ma di coordinare i vari stati maggiori al fine di potenziare lโ€™efficenza di quelle risorse che ci sono giร .

Ma anche su questo fronte ci sono stati una serie di ritardi, lโ€™Italia stessa con il cambio di governo nel 2018 si รจ defilata dal progetto per poi rientrarci con il nuovo cambio di governo Conte II.

Da tenere ben a mente e sottโ€™occhio รจ lโ€™articolo 44 del trattato dellโ€™Unione a cui si รจ appellata la ministra della difesa tedesca, che permetterebbe la partecipazione alle operazione in base alla volontร  degli stati.

A giugno 2017 รจ stato poi inaugurato il FED, il fondo economico per la difesa.

 

Il punto della discussione perรฒ non deve riguardare lโ€™รฉlite politiche e gli intellettuali di questo continente, ma i popoli.

Al fine di creare un esercito europeo รจ necessaria una maggiore coesione fra i popoli, renderci coscienziosi di una cultura ed identitร  europea ed occidentale, un fil rouge che unisca italiani e olandesi, spagnoli e tedeschi, greci e belgi.

Quando si parla di questi temi รจ necessario ricordarsi che la creazione di un esercito vuol dire ad ogni caso una cosa: guerra, guerra significa combattere e per far combattere vicino uomini di diversi popoli significa dover necessariamente mettere da parte sentimenti nazionalisti che ancora oggi, troppo spesso, infiammano le tribune politiche europee.

Simone Savasta

Ultimi articoli