MEDIATORI INTERCULTURALI, A VILLA ALTIERI IL CONFRONTO SUL RICONOSCIMENTO DELLA PROFESSIONE

Comunicato stampa

Un incontro partecipato promosso nell’ambito del Tavolo della Convivenza. La Delegata Tiziana Biolghini: “Il 15 ottobre si insedia  la  Consulta Permanente della Convivenza Interculturale e questo tema sarà alla nostra attenzione”
Si è svolto ieri a Villa Altieri l’incontro dedicato al riconoscimento professionale dei mediatori interculturali, promosso nell’ambito del Tavolo della Convivenza. Un confronto ampio e partecipato, richiesto dalle associazioni di settore e dagli stessi mediatori interculturali per portare all’attenzione delle istituzioni una questione aperta da anni e sempre più centrale nella costruzione di una società realmente inclusiva.
All’incontro hanno partecipato la delegata della Città Metropolitana di Roma Capitale alle Politiche sociali, Pari opportunità e Cultura, Tiziana Biolghini; la capogruppo del Movimento 5 Stelle in Assemblea Capitolina Linda Meleo; il senatore del Partito Democratico Francesco Verducci; la responsabile della Cgil per le politiche sull’immigrazione Selly Kane; il consigliere regionale Claudio Marotta; l’avvocata Anna Pellegrino e la docente universitaria Esoh Elamé.
Al centro del confronto, la necessità di arrivare finalmente a un riconoscimento professionale organico della figura del mediatore interculturale, una professionalità che negli ultimi decenni ha assunto un ruolo fondamentale non soltanto nelle politiche di integrazione, ma nella vita quotidiana di istituzioni e servizi pubblici.
I mediatori interculturali operano infatti nelle scuole, negli ospedali, nei servizi sociali, nei centri antiviolenza e in numerosi altri ambiti nei quali non è sufficiente tradurre una lingua. Il loro lavoro consiste anche nel rendere comprensibili codici culturali differenti, facilitare la relazione tra persone e istituzioni, prevenire incomprensioni e conflitti e contribuire a garantire l’effettivo accesso ai diritti.
Una funzione essenziale che, tuttavia, continua a non avere un riconoscimento professionale uniforme né in Italia né a livello europeo. Anche la consistenza numerica della categoria non è facilmente quantificabile: le stime elaborate negli anni da associazioni e studi di settore indicano una presenza compresa tra 4.000 e 5.000 professionisti, mentre altre fonti, tra cui il Ministero del Lavoro, arrivano a stimare una platea tra 4.000 e 10.000 mediatori.
L’assenza di un albo professionale specifico e di un quadro normativo nazionale omogeneo rende complesso anche definire con precisione la dimensione della categoria. La formazione e il riconoscimento delle competenze sono infatti oggi disciplinati in larga parte a livello regionale, mentre molti mediatori operano attraverso cooperative o con contratti a termine e a progetto.
Un quadro che negli anni ha visto diversi tentativi di intervento legislativo. I disegni di legge presentati nelle precedenti legislature non hanno però completato il proprio iter e, nonostante siano tuttora presenti proposte depositate, il riconoscimento della professione non appare ancora tra le priorità dell’agenda parlamentare.
Eppure, un primo importante punto di riferimento esiste già. Il documento finale del CNEL del 2000, elaborato attraverso il confronto tra i diversi soggetti coinvolti, aveva individuato standard relativi sia alla formazione sia all’attività professionale del mediatore interculturale. Indicazioni che, negli anni, hanno rappresentato una base per le iniziative sviluppate da Regioni ed enti locali.
È proprio da questa situazione che nasce la richiesta, condivisa dai partecipanti all’incontro di Villa Altieri, di riaprire il confronto istituzionale e di dare una prospettiva concreta al riconoscimento della professione.
La richiesta è stata raccolta dalla delegata Tiziana Biolghini, che ha annunciato l’impegno a portare il tema all’interno dei prossimi lavori della Consulta:
“Il 15 ottobre si insedierà ufficialmente la Consulta Permanente della Convivenza Interculturale, con il sindaco di Roma Capitale e della Città Metropolitana di Roma Capitale Roberto Gualtieri, e in quella sede questo tema sarà alla nostra attenzione.
La figura del mediatore interculturale è la chiave attraverso cui può nascere una vera integrazione, anche nella difesa dei diritti delle persone di cui si occupa. Diritti che spesso le persone immigrate che arrivano nel nostro Paese non conoscono o non riescono a esercitare pienamente.
Si va molto oltre il semplice aspetto socio-linguistico: attraverso la mediazione si costruisce conoscenza reciproca tra culture diverse, si favorisce il dialogo e si rende più efficace il rapporto tra cittadini, servizi e istituzioni. Per questo è necessario riconoscere pienamente una professionalità che già oggi svolge una funzione indispensabile nella nostra società”.
   

Ultimi articoli