Le sindache e i sindaci del Lazio contro la propaganda di Rocca sulla sanità 

Lo scorso 29 luglio, in Consiglio Regionale, durante una seduta straordinaria sullo stato della sanità regionale, è stato messo a nudo ancora una volta il fallimento politico e gestionale della Giunta guidata da Francesco Rocca sulla materia. Decine di sindache e sindaci del Lazio, indossando la fascia tricolore, hanno preso parte ad un presidio di protesta per denunciare quella che si sta profilando come una vera e propria beffa ai danni delle comunità locali: la trasformazione della riforma della sanità territoriale in una mera passerella propagandistica.

Al centro del dibattito c’è stato l’utilizzo degli 1,7 miliardi di euro stanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), un’opportunità storica e irripetibile destinata a rivoluzionare la medicina di prossimità e a decongestionare i pronto soccorso drammaticamente al collasso. Tuttavia, l’operato della giunta di centrodestra sta traducendo questo enorme flusso di risorse finanziarie in un’impalcatura priva di sostanza, fatta di tagli di nastro sfavillanti a cui non corrisponde alcuna erogazione reale di servizi sanitari.

Le Case della Comunità rischiano seriamente di rivelarsi scenografie vuote e cattedrali nel deserto, poiché l’amministrazione regionale si è limitata a ristrutturare o edificare i contenitori murari dimenticandosi completamente del contenuto, ovvero il personale medico, infermieristico e socio-sanitario indispensabile per far funzionare i presidi. Le testimonianze degli amministratori e delle amministratici locali fotografano una realtà diffusa e insostenibile che attanaglia sia le grandi città sia le aree interne della regione. Emerge infatti con chiarezza la distanza siderale tra gli slogan della Regione e la quotidianità dei cittadini.

Mancano i medici di medicina generale integrati, difettano le infrastrutture tecnologiche e la connettività di rete necessaria per gestire le cartelle cliniche e la telemedicina, e manca soprattutto un disegno strategico in grado di coordinare la rete territoriale con la rete ospedaliera. Questa gravissima carenza di visione strategica spinge le persone più fragili e con minori disponibilità economiche verso la rinuncia alle cure o verso il ricorso forzato alla sanità privata a pagamento.

A confermare il drammatico stato di sofferenza del settore è stato paradossalmente lo stesso ministro della Salute del governo di centrodestra, Orazio Schillaci, che ha recentemente lanciato un chiaro allarme affermando che senza un incremento urgente di almeno 5 miliardi di euro il Sistema Sanitario Nazionale rischia inevitabilmente di andare a sbattere. Un cortocircuito politico imbarazzante, dove persino i vertici nazionali ammettono la gravità di una crisi che le politiche locali di destra continuano a ignorare o a mascherare con la propaganda, mentre le risorse pubbliche vengono drammaticamente dirottate verso altre questioni.

La sanità pubblica non è un palcoscenico per passerelle elettorali né un’azienda da depotenziare per favorire la privatizzazione strisciante, ma rappresenta il pilastro fondamentale della coesione sociale e della democrazia. Cittadini e amministratori locali chiedono a gran voce un’immediata inversione di rotta: servono sblocco del turnover, assunzioni stabili di medici e infermieri, investimenti strutturali e una vera programmazione che rimetta la persona e le sue fragilità al centro delle politiche pubbliche del Lazio.

Non siamo disposti a fare da spettatori al progressivo smantellamento del diritto alla salute sui propri territori e in Consiglio il Partito Democratico farà la sua parte. Difendere la sanità pubblica significa battersi per un sistema universalistico, equo e accessibile a tutti, indipendentemente dal censo o dal comune di residenza, ed è proprio da questa mobilitazione unitaria che parte il segnale inequivocabile rivolto alla Giunta Rocca: il tempo delle promesse a vuoto è finito, servono risposte immediate, risorse concrete e dignità per i pazienti.

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