Mentre la Catalogna investe 726 milioni nella scuola e aumenta gli stipendi dei docenti di oltre 600 euro al mese, l’Italia Γ¨ chiamata a ripensare il valore dell’insegnamento

Comunicato stampa

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) osserva con particolare attenzione il recente accordo raggiunto in Catalogna tra il Dipartimento dell’Educazione e le principali organizzazioni sindacali del comparto scolastico, ritenendo che esso rappresenti un’importante occasione di riflessione sul ruolo dell’insegnante nelle societΓ  contemporanee e sulle politiche necessarie per garantire il pieno esercizio del diritto all’istruzione.

La rilevanza dell’intesa non risiede esclusivamente nell’aspetto economico, ma nella visione complessiva della scuola che essa esprime. L’accordo prevede un incremento retributivo di circa 450 euro mensili nell’arco di quattro anni che, sommato agli aumenti salariali previsti a livello statale per il pubblico impiego, determinerΓ  una crescita complessiva di circa 600 euro mensili per i docenti della scuola primaria e oltre 630 euro per quelli della scuola secondaria.

A tale misura si affiancano interventi strutturali di notevole portata: la creazione di 5.000 nuove cattedre nella scuola secondaria, il recupero delle somme maturate e non corrisposte nell’ambito della progressione professionale, l’introduzione di 6.304 nuove dotazioni per la scuola inclusiva, il raggiungimento dell’85% di personale con sede definitiva entro due anni, l’attivazione di procedure concorsuali annuali, il rafforzamento del personale amministrativo e la progressiva riduzione del numero di alunni per classe fino a 20 nella scuola primaria e 25 nella scuola secondaria. Complessivamente, il piano prevede uno stanziamento aggiuntivo di oltre 726 milioni di euro che si aggiunge ai circa 2 miliardi giΓ  previsti dal precedente accordo sottoscritto nel marzo scorso.

CiΓ² che emerge con forza dall’esperienza catalana Γ¨ una precisa scelta politica: considerare il personale docente non come una voce di spesa da contenere, ma come una risorsa strategica sulla quale investire per migliorare la qualitΓ  dell’istruzione e rafforzare la coesione sociale.

Il confronto con la realtΓ  italiana appare inevitabile.

Nel nostro Paese la professione docente continua a essere spesso rappresentata attraverso una lettura parziale che identifica il lavoro dell’insegnante con il solo orario di insegnamento frontale. Una rappresentazione che non rende giustizia alla complessitΓ  di una professione profondamente trasformata negli ultimi decenni.

Le 18 ore settimanali di insegnamento nella scuola secondaria e le 22 ore nella scuola primaria costituiscono soltanto la parte piΓΉ visibile di un’attivitΓ  professionale che comprende la progettazione didattica, la preparazione delle lezioni, la correzione degli elaborati, la valutazione degli apprendimenti, i colloqui con le famiglie, la partecipazione agli organi collegiali, la formazione continua, le attivitΓ  di orientamento, la gestione delle piattaforme digitali, la predisposizione dei percorsi personalizzati per gli studenti con bisogni educativi speciali e la crescente mole di adempimenti amministrativi richiesti dalle istituzioni scolastiche.

A ciΓ² si aggiunge una responsabilitΓ  educativa e sociale sempre piΓΉ ampia. Gli insegnanti sono chiamati quotidianamente a contrastare la dispersione scolastica, promuovere l’inclusione, educare alla cittadinanza democratica e digitale, prevenire fenomeni di disagio e marginalizzazione, favorire il dialogo interculturale e accompagnare gli studenti nella costruzione di una coscienza civile fondata sul rispetto dei diritti umani.

Tale ampliamento delle funzioni non ha tuttavia trovato un corrispondente riconoscimento sul piano economico e professionale. I dati OCSE evidenziano come gli stipendi degli insegnanti italiani restino inferiori rispetto a quelli di numerosi colleghi europei e come il raggiungimento della massima progressione stipendiale richieda tempi significativamente piΓΉ lunghi rispetto alla media internazionale. Parallelamente, l’Italia continua a destinare all’istruzione una quota del PIL inferiore alla media dei principali Paesi industrializzati.

Per il CNDDU la questione non riguarda esclusivamente le retribuzioni. Riguarda il modello di scuola che si intende costruire per il futuro.

Una scuola chiamata a rispondere alle sfide della transizione digitale, delle disuguaglianze educative, dell’inclusione e della cittadinanza globale non puΓ² continuare a fondarsi prevalentemente sul senso di responsabilitΓ  individuale e sul sacrificio silenzioso dei propri docenti. È necessario riconoscere che la qualitΓ  dell’istruzione dipende anche dalla qualitΓ  delle condizioni di lavoro offerte a chi ogni giorno opera nelle aule.

Per questa ragione il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani propone l’avvio di un Patto nazionale per la valorizzazione della professione docente, costruito attraverso il confronto tra istituzioni, organizzazioni sindacali, associazioni professionali e rappresentanze del mondo della scuola.

Tale percorso potrebbe svilupparsi nell’arco di un quinquennio e prevedere investimenti progressivi fino a 3 miliardi di euro annui aggiuntivi, destinati a una rivalutazione economica della professione docente compresa mediamente tra 300 e 400 euro mensili, al rafforzamento degli organici per l’inclusione e il supporto amministrativo, alla riduzione graduale delle classi piΓΉ numerose e al riconoscimento contrattuale delle attivitΓ  professionali svolte al di fuori dell’insegnamento frontale.

Si tratterebbe di una scelta certamente impegnativa, ma sostenibile se programmata nel tempo e orientata a obiettivi misurabili. Un investimento di tale portata rappresenterebbe una frazione limitata della spesa pubblica complessiva, ma produrrebbe effetti significativi sulla qualitΓ  dell’istruzione, sulla riduzione delle disuguaglianze educative e sull’attrattivitΓ  di una professione fondamentale per il futuro del Paese.

L’esperienza catalana dimostra che investire sugli insegnanti significa investire sullo sviluppo economico, culturale e democratico di una comunitΓ . L’Italia non Γ¨ chiamata a replicare modelli altrui, ma non puΓ² ignorare il segnale che proviene da una delle principali realtΓ  educative europee: restituire centralitΓ  alla professione docente significa rafforzare il diritto all’istruzione e costruire le condizioni per una societΓ  piΓΉ inclusiva, consapevole e coesa.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

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