21 Febbraio, 2026
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“Ciao Domenico”. Una manciata di sassolini colorati per guidarti nel tuo viaggio tra le stelle

 

Per due settimane sei stato il figlio di ogni mamma, il fratellino di ogni primavera della vita; sei stato la rabbia che rifiuta storie come questa, ognuno a modo suo ha pregato, sperato, scongiurato, si è seduto accanto alla mamma Patrizia e al papà Alfredo nel tentativo di colmare l’assurdo e dargli un senso possibile.

Nel mercimonio mediatico di una tragedia kafkiana abbiamo potuto fare incetta di un grande senso di dignità di fronte al dolore più atroce, mai una parola fuori posto, un’ombra di rancore; solo coraggio e perseveranza, presenza e determinazione, anche nella resa.

Se non fosse un dramma, sarebbe una lectio magistralis sui legami e sui valori, sul senso di genitorialità, sui tratti di resilienza di due persone semplici chiamate a una prova crudele.

Ma è e resta un dramma. Quel cuoricino che non ce l’ha fatta ha rallentato il battito di milioni di cuori che quel battito l’avrebbero ceduto volentieri a quel piccolo progetto di uomo.

Quel meraviglioso sorriso pulito nascondeva, con la spontaneità dei bambini, la sua sventura, quella necessità di un trapianto che desse anche a lui la possibilità di giocare la sua partita della vita.

Non riesco a far tacere il frastuono dei contrasti tra le notizie dei telegiornali e il ticchettio scandito sull’orologio di Domenico;

l’attesa di un cuore nuovo, e la guerra con l’insensata brama di potere di taluni;

la fugace euforia per l’arrivo di un cuoricino e le olimpiadi con le sue medaglie; l’aspettativa per il responso dei medici che dovevano valutare il reimpianto e le commedie di Palazzo;

l’atrocità del responso sull’insostenibilità di un secondo trapianto e le uccisioni di mogli e compagne;

la disperazione della rassegnazione e le campagne d’odio, la violenza dei ragazzi.

Di fronte a una tale ingiustizia tutto sfuma in un secondo piano d’inutilità se a prevalere non può essere il sorriso di una mamma e una ricompensa alla sua determinazione.

Dobbiamo fare i conti, dunque, con la ricombinazione dei paradigmi: non aule di asilo per te, Domenico, ma la fugacità dei tramonti, il luccichio delle stelle, il gioco degli arcobaleni dopo un temporale estivo, il candore della neve e il fruscio delle fronde di alberi secolari.

Niente più infanzia, adolescenza, età adulta e vecchiaia per te, negate da un sorteggio illogico e farabutto ma l’eternità di un attimo di fioritura perfetta.

Non avrai gioie e compiacimenti, ambizioni e soddisfazioni, meraviglia e stupore piccolo guerriero, ma ti saranno risparmiati dolori e rimpianti, delusioni e arrabbiature che la vita inevitabilmente porta con sé: fortunatamente non conoscerai nemmeno la superficialità che ti ha uccio, la tragicità del destino, la negazione dei diritti e l’iniquità delle logiche umane.

Regalaci l’illusione, ometto, che l’infinito possa essere in un istante di eternità e che lì ci sia tutto quello che è stato, è e sarà.

Semina tanti sassolini bianco perla, nel tuo viaggio Domenico, così sapremo sempre dove sei grazie alla tue tracce di candore e così che tu possa restare il fiore di loto di uno stagno putrido.

Vola leggero tra le stelle, galleggia e riluci tra le lacrime, riempi di pace la nostra tristezza e la disperazione della tua mamma e del tuo papà affinché ci sia possibile camminare nelle notti senza luna.

Ludovica Di Pietrantonio, direttore L’agone

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