20 Febbraio, 2026
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Milano – Cortina: le Olimpiadi diffuse viste a Milano

Le Olimpiadi Invernali Milano‑Cortina 2026, pur distribuite su più territori, hanno trovato nel capoluogo lombardo il loro centro simbolico: un immaginario urbano che si è acceso di luci, eventi e aspettative. Le competizioni si svolgono soprattutto tra Valtellina, Val di Fiemme, Cortina e Anterselva, mentre Milano ha ospitato la cerimonia d’apertura, l’hockey e una fitta rete di iniziative culturali. È un modello “diffuso”, il primo al mondo, perfettamente coerente con la vocazione di una città che da anni intreccia sport, cultura e innovazione. Non un’Olimpiade calata dall’alto, ma un evento che si è innestato in un tessuto urbano già abituato a gestire flussi globali.

Milano ha una lunga esperienza nell’accogliere grandi appuntamenti internazionali, dall’Expo 2015 alla Design Week e Fashion Week e di un ecosistema economico e culturale consolidato. L’Olimpiade invernale è stata un innesto di neve e ghiaccio in una metropoli che vive di moda, finanza e creatività. Non ha cercato di imitare Cortina o le valli alpine: ha scelto di essere se stessa. Quando le luci di San Siro si sono accese per la cerimonia inaugurale, Milano ha mostrato al mondo una versione di sé e dell’Italia moderna, internazionale, abituata ai grandi eventi e capace di trasformare un appuntamento sportivo in un racconto urbano.

A differenza di Pechino 2022, segnata da imponenti costruzioni ex novo, o di Sochi 2014, simbolo di gigantismo infrastrutturale, Milano ha puntato su impianti esistenti o in fase di riqualificazione. È un approccio condiviso con Cortina e le altre sedi, pensato per lasciare un’eredità urbana duratura, soprattutto nei quartieri in trasformazione. Una filosofia più vicina allo spirito di Barcellona 1992 o Londra 2012, dove i Giochi furono occasione per ripensare parti della città più che per costruire cattedrali nel deserto.

La città si è riempita di visitatori, volontari e delegazioni sportive, con inevitabili aumenti dei prezzi, soprattutto in hotel e ristorazione, e un traffico più intenso nelle aree vicine ai poli olimpici. Nel complesso, però, Milano ha confermato la sua consueta capacità di adattamento ed osservare la passione dei volontari, numerosi, gentilissimi e spiritosi, e vedere le divise di colori diversi in giro per il centro, è stata una esperienza che ha riempito il cuore di speranza: un mondo di pace è possibile. Rimane il rimpianto per le scelta di non candidare Roma alle Olimpiadi estive, una occasione sprecata di far conoscere al Mondo le bellezze di Roma, seconde a nessuno.

Il paragone con Torino è inevitabile. Nel 2006 il capoluogo piemontese fu il centro operativo, logistico e simbolico dei Giochi, in un momento di profonda trasformazione: usciva dall’era industriale e cercava una nuova identità. Le Olimpiadi furono un catalizzatore straordinario, capaci di ridisegnare quartieri, infrastrutture e immaginario collettivo. La città cambiò pelle e l’evento fu percepito come un punto di svolta storico.

Milano, invece, non aveva bisogno di reinventarsi. I Giochi sono arrivati in un ecosistema economico e culturale consolidato. L’Olimpiade non ha trasformato Milano: l’ha confermata. Se Torino 2006 ha lasciato un’eredità urbanistica evidente, Milano 2026 punta su un lascito più funzionale che monumentale e un rafforzamento della reputazione internazionale. Non un cambiamento radicale, ma un tassello in più nella costruzione di una metropoli europea.

Quando nel 1956 la fiamma olimpica illuminò le Dolomiti, l’Italia scoprì per la prima volta cosa significava essere al centro della scena internazionale. La VII edizione dei Giochi Invernali, ospitata a Cortina d’Ampezzo, fu un evento spartiacque. Il Paese usciva da un decennio difficile, segnato dalla ricostruzione postbellica e da un’economia fragile. Cortina rappresentò un’occasione irripetibile per mostrare al mondo un’Italia che stava rialzando la testa. Per la prima volta, la giovane Repubblica si presentava come una nazione moderna, organizzata, capace di gestire un evento complesso. Le immagini delle Dolomiti innevate, trasmesse in tutta Europa, contribuirono a costruire un’immagine elegante e luminosa del Paese. La cerimonia d’apertura fu la prima trasmessa in diretta dalla RAI: per milioni di italiani fu il debutto della televisione come finestra sul mondo che trasformarono Cortina in un’icona internazionale del turismo alpino. L’immaginario della “Regina delle Dolomiti” nacque lì, tra sport, glamour e paesaggi spettacolari.

Settant’anni dopo, con Milano‑Cortina 2026, l’Italia torna a ospitare i Giochi invernali in un contesto completamente diverso, ma con la stessa ambizione: raccontare un Paese capace di rinnovarsi e di guardare avanti.

Riccardo Agresti

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