12 Febbraio, 2026
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Rapporto Oxfam 2025: miliardari +16%, 5,7 milioni in povertà in Italia. Docenti fuori sede schiacciati dalla crisi abitativa. Appello al Ministro Valditara

Comunicato stampa

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani lancia un allarme che riguarda il cuore stesso della Repubblica: la scuola pubblica sta pagando il prezzo più alto dell’esplosione delle disuguaglianze economiche e della progressiva marginalizzazione dei diritti sociali. I dati diffusi da Oxfam restituiscono un quadro globale in cui la ricchezza dei miliardari cresce a ritmi senza precedenti mentre la riduzione della povertà mondiale resta sostanzialmente ferma da sei anni, la povertà estrema torna ad aumentare in Africa, quasi metà dell’umanità vive in condizioni di povertà e un abitante su quattro soffre di insicurezza alimentare. È una frattura che non resta confinata nei report internazionali: attraversa i territori, entra nei quartieri, si riflette nelle classi.

In Italia questa divaricazione assume tratti sempre più evidenti. I grandi patrimoni si espandono, le opportunità si concentrano, la mobilità sociale si riduce. Ma c’è un aspetto che troppo spesso resta sullo sfondo e che oggi, invece, deve diventare centrale: la questione abitativa come fattore strutturale di indebolimento del sistema scolastico. La crescita dei canoni di locazione, soprattutto nei grandi centri urbani e nelle aree a maggiore tensione abitativa, sta colpendo direttamente i docenti fuori sede, compresi quelli di ruolo. Non parliamo più soltanto di precarietà temporanea: parliamo di insegnanti stabilizzati che, pur avendo superato concorsi e ottenuto una cattedra, si trovano a destinare una quota insostenibile del proprio stipendio all’affitto, spesso in condizioni abitative provvisorie o penalizzanti.

Questa situazione produce effetti immediati sulla qualità della scuola. La continuità didattica, che è un diritto degli studenti prima ancora che un’esigenza organizzativa, viene compromessa da trasferimenti forzati, richieste di mobilità, rinunce e dimissioni. L’energia professionale si disperde tra lunghi spostamenti, costi eccessivi, precarietà di vita. Un docente che vive nell’incertezza abitativa non è meno competente, ma è più esposto, più fragile, meno sostenuto. E quando a essere fragile è chi educa, l’intero sistema educativo si indebolisce.

La scuola dovrebbe rappresentare l’argine contro la riproduzione delle disuguaglianze, il luogo in cui il diritto all’istruzione si traduce in possibilità concreta di emancipazione. Ma se chi insegna non può permettersi di vivere nel territorio in cui lavora, se la stabilità lavorativa non coincide con una stabilità abitativa minima, allora il diritto allo studio viene eroso alla radice. La questione casa non è un tema accessorio: è una condizione materiale per l’effettività dell’articolo 3 della Costituzione e per la piena attuazione del diritto all’istruzione.

Per questo il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione delle istituzioni e in particolare del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché la condizione dei docenti di ruolo e non fuorisede diventi oggetto di una riflessione politica strutturale e non episodica. Non è sufficiente rivendicare il valore del merito o celebrare i dati occupazionali se non si affronta il nodo concreto delle condizioni di vita del personale scolastico. Garantire il diritto all’istruzione significa anche garantire a chi insegna la possibilità di vivere dignitosamente nel luogo in cui presta servizio.

Le disuguaglianze estreme non sono soltanto un problema economico: sono un problema democratico. Quando la ricchezza si concentra e il potere si addensa nelle mani di pochi, le priorità collettive si deformano. I servizi pubblici diventano variabili dipendenti, le politiche sociali si frammentano, la scuola rischia di essere lasciata sola a compensare fratture che non può colmare da sola. In questo scenario, la crisi abitativa dei docenti fuori sede è il sintomo di un modello che chiede alla scuola di risolvere i divari senza fornirle gli strumenti per farlo.

Il Coordinamento ribadisce che difendere la scuola significa investire nelle sue persone, nella loro stabilità, nella loro dignità professionale e personale. Senza un intervento serio sulle politiche abitative e sul rapporto tra salari e costo della vita, la retorica della centralità dell’istruzione resterà tale. La scuola è il luogo in cui si costruisce il futuro democratico del Paese. Ma nessuna democrazia può dirsi solida se chi la educa è costretto a scegliere tra il proprio lavoro e una casa sostenibile.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

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