31 Gennaio, 2026
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Raccogliamo la sfida! – Editoriale

Nel primo editoriale del 2026 mi piacerebbe infondere, al territorio dove vivo e di cui scrivo, rassicurazioni, strade certe da percorrere, proiezioni prospettiche nitide e rasserenanti. Eppure tutto intorno, il mondo, è governato dal caos: il festival della stoltezza umana, i duelli freddi degli (im)potenti, la cecità del gregge e l’indifferenza verso le visioni di pochi che sanno ancora vedere. La scelta è, e la condivido con voi affezionati lettori, se continuare a rimanere inermi spettatori di questa commedia triste che ci stanno proponendo o alzarsi dal teatro e uscire all’aria aperta, per realizzare un’opera più degna. Che ognuno di noi diventi regista, sceneggiatore e interprete: mi rivolgo agli anziani, che custodi della memoria di un periodo sbagliato, possono sicuramente volere qualcos’altro per i loro nipoti; mi rivolgo soprattutto ai ragazzi, perché non si accontentino mai della superficialità dell’apparenza ma abbiano sempre il coraggio di penetrarla e guardare oltre. Nell’anno che viene possiamo fare nostra la possibilità di scegliere e cambiare: come dovrebbe essere amministrata la giustizia, affinchè ritorni a poter essere rappresentata da quella dea bendata che con la fermezza della spada garantisce l’irremovibilità del giusto e con l’equità della bilancia l’imparzialità che quel giusto venga affermato. Abbiamo la possibilità di non limitarci a scrivere e proclamare la parola pace, ma di diventare noi messaggeri di pace, cellule attive di un tumore benigno che aggredisca e uccida guerrafondai, (pre)potenti e belligeranti di ancestrale tribalità, ormai fuori moda. Abbiamo la possibilità di iniziare dal nostro territorio, dove potremmo essere i primi promotori del cambiamento: le tempeste nell’oceano iniziano con una leggera folata di vento, che si rinforza fino a crescere e diventare devastante. Lo so, vi sto chiedendo di realizzare un’opera visionaria, ma sono una romantica e mi aspetto così di poter scrivere e raccontare quest’anno un territorio non già devastato ma rivoluzionato e rivoluzionante, dove chi si ammala potrà essere curato, chiunque potrà dare il proprio contributo lavorativo vedendosi garantito il diritto di tornare a casa la sera, la sacralità di un tetto con dentro una famiglia che sappia esprimere il senso più autentico di “casa”. Restituiamo all’ambiente il diritto di essere naturale, rivolgendogli il rispetto dovuto al millenario servizio che ci ha reso e ci rende e soprattutto pagando il canone di abitabilità in questo splendido condominio pianeta. Sarebbe meraviglioso se non dovessimo più dipingere le panchine di rosso ma potessimo tingerle d’arcobaleno, riempire più pagine di musica, di campioni dello sport orgoglio dei nostri paesi, potessi riportare più mostre di fotografia, d’arte e di quei gesti belli, ahimè così desueti ormai,  e di cui invece abbiamo quanto mai bisogno. Per tutto questo non vi inciterò all’amore, alla pace, al rispetto, al coraggio, alla bellezza e alla giustizia  ma vi esorto ad essere amore, rispetto, bellezza, coraggio e giustizia.
Raccogliete la sfida!

Ludovica Di Pietrantonio

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