La notizia della morte di Giorgio Forattini non è stata, visti i suoi novantaquattro anni, un fulmine a ciel sereno ma è stata un lampo che ha illuminato una parte della nostra vita, soprattutto un flash sulla nostra giovinezza. Sono tornati alla mente, improvvisamente, i tempi in cui, tutte le mattine, la prima cosa che osservavamo, sulla prima pagina del quotidiano La Repubblica, era la vignetta satirica del celebre disegnatore che, come affermava il suo direttore Eugenio Scalfari, “è qualcosa di diverso da una semplice illustrazione di satira politica; in realtà è un articolo di fondo espresso per immagini”. Per noi era un’esigenza quotidiana, avevamo la necessità di capire immediatamente cos’era successo il giorno prima, sapendo che avrebbe provocato in noi un piacevole sorriso, a volte frenato quando la satira colpiva i leader politici vicini a noi, ma non era lui a sbagliare. La satira è un ottimo esercizio di democrazia e l’abitudine ad essa non sempre è facile da digerire, necessita di un quotidiano allenamento. Forse, anche per questo motivo, Giorgio Forattini lo avevamo perso di vista e forse proprio per questo motivo c’è voluta la notizia della sua morte per illuminare, come un lampo, alcune dinamiche di quel preciso periodo storico in cui era l’indiscusso protagonista della satira e che abbiamo, colpevolmente, dimenticato.


L’agone ricorda che fin dall’inizio dei trentuno anni della sua storia editoriale ha sempre apprezzato l’ottimo lavoro e la professionalità di un maestro della satira che ha saputo raccontare, armato di una semplice matita, la storia politica italiana degli ultimi cinquant’anni.
Lorenzo Avincola redattore de L’agone


