TolfArte, atto diciottesimo

Si è conclusa ieri la XVIII edizione di TolfArte, la manifestazione di arte di strada che ha compiuto quest’anno la maggiore età ai piedi della Rocca Frangipane. Tre giorni, quelli iniziati venerdì e terminati ieri sera, in cui le antiche strade del centro si vestono a festa per realizzare il prodigio di trasformare l’ordinario in straordinario, modificare pesi e volumi, alleggerendo la pesantezza dell’attualità e rendendo più piccoli i problemi di ognuno, che in quelle strade decide di trascorrerci queste serate di spensieratezza. Con le ristrettezze imposte dalla pandemia ormai alle spalle, ma pur sempre con la guardia alta, l’organizzazione ha rivisto gli spazi e le estensioni espositive delle prime edizioni a tutto vantaggio di una maggiore godibilità delle attrazioni. Il tema di questa XVIII edizione è stata la leggerezza; dall’accesso gratuito a ogni forma di arte acrobatica e circense, fino alla musica e al teatro, tutto aveva lo scopo di alleggerire la pesantezza del momento presente.

La riuscita la stabiliscono sempre i sensi; un caleidoscopio di colori, suoni e odori che impregnano e inebriano gli intervenuti in un’altalena ipnotica tra reale e magico, lecito e trasgressivo, comune e unico. L’organizzazione dell’evento è collaudata nel tempo e si è rivelata comprovatamente riuscita: un servizio navette ha disciplinato il traffico e il raggiungimento della manifestazione, l’intelligente separazione tra l’area food e gli spazi espositivi e attrattivi ha consentito un armonioso connubio di vista, olfatto ed esperienze tattili con il gusto di prelibatezze per ogni palato, in un continuum vizioso e virtuoso a un tempo. Tra i prodigi di questa manifestazione resta il fatto che non si riesce a definire qualcosa migliore di qualcos’altro, nessuno più bravo di qualcun altro: è l’armonizzazione dell’arte che interiorizza di per sé questo concetto connessa alla strada, che ne consente l’espressione e il godimento a chiunque. Tre giorni in cui Tolfa diventa un paese dei balocchi fuori dal tempo e ognuno che vi si avventura può sentirsi pinocchio o lucignolo, senza il timore di potersi veder spuntare le orecchie da ciuccio. Ancora un centro dunque, per il rilancio culturale di questo borgo antichissimo ma sempre più attuale.

Perdendomi in mezzo a quel frastuono allegro ripensavo a un’affermazione di Fabrizio Caramagna; “quelle giornate che è sera e non ti perdoni niente, ma poi decidi di uscire e la leggerezza ti porta a spasso per farti sorridere”.

Ludovica Di Pietrantonio
redattrice L’agone

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