Spiegare la guerra ai bambini. Che “fanno”, non dicono

Come gestire le emozioni (anche in famiglia) nelle emergenze

 E’ da circa due anni che la società italiana, ma non solo, vive in uno stato di continua e perdurevole emergenza. Nel 2020 è iniziata la pandemia, seguita immediatamente dalla crisi economica. Successivamente si sono susseguite le situazioni di forte stress e tensione, dovute al disagio della guerra in Ucraina e al ritorno ai blocchi contrapposti Usa-Nato -Russia che spaventano ancora oggi, come allora, durante la guerra fredda. Sembra che piano piano si sia creato uno stato di tensione cronicizzata che si riflette anche sul dominio dell’informazione e della comunicazione dove le parole “crisi” e “guerra” diventano termini abusati e abusanti.

Effetti negativi

Questa situazione di disagio può esporre a diverse tipologie di effetti negativi per la salute psicologica, tra i quali lo stress, la paura, l’ansia e, nei casi più gravi, gli attacchi di panico. Perché potrebbe avvenire? Perché la mente è esposta a una serie di attacchi esterni inaspettati, e quindi disorientanti, che minano la serenità psicologica, la sua sicurezza e la sua integrità, facendo insorgere preoccupazioni circoscritte, e motivate, come la guerra, la pandemia e la crisi economica, per citarne alcune. Quando la paura diventa cronica, diventa persistente, possono venire alla luce preoccupazioni più generiche e ripetitive come la paura dell’ignoto e la paura della paura. Questa tipologia di disagio, quando diventa indefinito, contribuisce all’insorgere dell’ansia. Oltre a colpire gli adulti, gli stati ansiosi possono manifestarsi anche nei bambini che si trovano davanti a situazioni più grandi di loro e a emozioni che non sanno riconoscere.

Affrontare il dialogo

Ci chiediamo allora: come affrontare il dialogo con i bambini in questo momento di emergenza a forte impatto sociale?

Innanzitutto, da parte dei genitori, è importante condividere con i propri bambini il complesso momento storico che si sta vivendo, senza drammatizzarlo e senza entrare in dettagli eccessivi, ma senza nasconderlo.

I bambini hanno bisogno di “assaggiare” la realtà che li circonda attraverso la guida dei genitori. Questo particolare periodo, che li espone all’incertezza e agli eventi imprevedibili, potrebbe causare in loro sensazioni di impotenza, dinanzi alle quali risulta utile farli sentire liberi di fare domande e di chiedere, non nascondendo anche le proprie perplessità sul periodo attuale di crisi generalizzata. Ricordiamo infatti che i bambini, rispetto gli adulti, hanno maggiore necessità di prevedibilità e di sicurezza e il fatto di poterli agganciare nelle loro preoccupazioni è un modo efficace per far capire loro che non sono da soli e che è normale porsi delle domande e, persino, avere paura. Un buon modo, infatti, di creare affinità emotiva e sintonizzazione è quello di condividere con loro, in maniera coerente, e non pervasiva, la paura che vive anche l’adulto, proprio perché i bambini osservano l’ambiente circostante e le paure dei genitori sarebbero difficilmente occultabili.

Non potendo nascondere le proprie preoccupazioni, è bene che i genitori spieghino ai bambini cosa sentono, con un linguaggio adatto alla loro età, in modo da fornire una piccola alfabetizzazione emotiva che li aiuti, come una bussola, a orientarsi rispetto ciò che provano, per evitare che si sentano soli o disorientati. Ascoltare l’adulto che parla delle proprie emozioni aiuta il bambino a orientarsi meglio verso le sue.

I bambini fanno, non dicono

Tutto ciò che i bambini non dicono, lo fanno: con i loro giochi, i comportamenti e i piccoli sintomi somatici, come mal di pancia o mal di testa, difficoltà scolastiche… I bambini, nel riversare la propria angoscia del momento, possono iniziare a mettere in scena giochi più violenti e a voler primeggiare con più aggressività sui più deboli, per garantirsi una sensazione di maggiore sopravvivenza. L’esposizione al particolare contesto può infatti portarli a esprimere più la rabbia che la paura, perché potrebbero vivere con frustrazione la sensazione di vulnerabilità che li circonda. Non giudichiamoli e spieghiamo loro che forse si comportano così perché hanno paura e che è normale averne, data la situazione contingente. Ricordiamogli sempre che la paura è – oltretutto – una delle cinque emozioni di base, che fa parte del corredo emotivo di ognuno di noi. Sentiamoci talvolta anche in diritto di dire loro che non abbiamo le risposte quando veramente non le abbiamo.

Cooperiamo con i bambini per non farli sentire soli davanti a ciò che sta accadendo, per aiutarli a comprendere come sapersi comportare in futuro visto che – come diceva Freud – “il bambino è il padre dell’adulto” e aiutarlo significa, quindi, creare l’adulto resiliente che abiterà in lui.

Gianluca Mineo
Psicologo, ipnologo regressivo, motivatore, terapeuta Emdr

 

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