L’8 marzo secondo tre giovani donne.

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La Giornata Internazionale della Donna fu istituita dall’ONU il 16 dicembre 1977 e come data fu scelto proprio l’8 marzo.

Non è una ricorrenza nata per celebrare le donne in quanto tali, ma per spingere a riflettere sulle lotte per i diritti, sulle conquiste sociali, economiche e politiche faticosamente ottenute e sulle discriminazioni purtroppo ancora esistenti, al fine di giungere finalmente ad una parità e un’uguaglianza reale tra genere femminile e maschile.
L’origine della festa delle donne dell’8 marzo si fa coincidere, seppur erroneamente, con un evento disastroso avvenuto agli inizi del ‘900.
Il 25 marzo del 1911, infatti, le operaie dell’industria tessile di New York Triangle stavano scioperando da giorni contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Per evitare che le dipendenti lasciassero il posto di lavoro, i proprietari dell’azienda avevano bloccato le uscite della fabbrica, impedendo in questo modo alle operaie di uscire.
All’improvviso, però, scoppiò un enorme incendio che uccise ben 123 donne lavoratrici.
La vera origine, invece, è legata alla proposta del Partito socialista americano che nel 1911 decise di celebrare una giornata interamente dedicata al ruolo e all’importanza della donna nella società.

Giulia: “La Festa delle Donne è una pura formalità che sta prendendo una piega sbagliata, poiché viene insegnato, fin dall’infanzia, a celebrare la donna solo in quel determinato giorno. Ma le donne non devono essere trattate bene solamente l’8 marzo, ma ogni singolo giorno dell’anno. Regalare un ramoscello di mimosa e fare un piccolo augurio non significa trattare bene una donna, soprattutto se allo scattare della mezzanotte del giorno dopo la si violenta, stupra, maltratta. La Giornata internazionale della Donna deve servire al raggiungimento del suo scopo originario, ovvero sensibilizzare e far aprire gli occhi alle persone riguardo alla situazione femminile ancora contornata da violenze, disuguaglianze e discriminazioni. La Festa delle Donne non è oggi, è tutti i giorni. Ed è l’ora di dimostrarlo.”

Jacqueline: “La festa della donna non dovrebbe esistere. È ridondante, poiché insegna ai ragazzi a donare un fiore alle donne, a portarle al ristorante e a farle sentire speciali per un giorno, mentre alle ragazze di lodare gli uomini per queste attenzioni. È sbagliata poiché fa intendere che per un solo giorno all’anno è necessario il rispetto verso le donne, mentre per gli altri 364 può essere picchiata, violentata e uccisa. Ma la teniamo perché è un giorno che ti fa dimenticare quanto la donna è ancora considerata inferiore all’uomo. Non è con una festa che si combatte la differenza di genere, ma trattando la donna con rispetto 365 giorni all’anno, dandole lo stesso stipendio di un uomo, dandole la possibilità di investire cariche importanti senza essere additata perché donna, amandola veramente, senza considerarla proprietà personale e senza ucciderla. La festa della donna è inutile perché fa capire quanto questa società sia ancora altamente maschilista.”

Giorgia: “La donna nel medioevo è spesso stata considerata come non meritevole di fiducia, o al massimo poteva esserle affidata la gestione della casa e la cura del marito e dei figli. Per fortuna il suo ruolo è stato nel tempo messo in discussione, la donna stessa ha dato prova della sua forza ribellandosi a queste limitazioni. La festa dell’8 marzo serve anche a questo, a ricordare a tutti di un momento fatto per sostenere a livello globale la donna in ogni aspetto della vita, chiedendo maggiori diritti e parità. Ciò significa anche darle il dovuto rispetto e valore in quanto essere umano esattamente come il genere maschile; perciò la donna non va omaggiata e fatta sentire speciale solo l’8 marzo, ma anche nei 364 giorni restanti, perché non è un essere inferiore, forse è quasi superiore dato che ha dovuto lottare contro tutto e tutti per ottenere la vita, ma in realtà è tale e quale agli altri, e dopo tutte le cattiverie passate e che purtroppo ancora passa, a causa della mentalità scadente di una società, se lo merita, si merita di vivere.” 

Giulia De Luca, Jacqueline Velia Guida, Giorgia Irimia.

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