Nel quarto trimestre del 2020 il Pil italiano si è contratto dell’1,9%

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La variazione acquisita per il 2021 è pari a 2,3%. Csc, produzione industriale +0,7% a febbraio

Nel quarto trimestre del 2020 il prodotto interno lordo, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dell’1,9% rispetto ai tre mesi precedenti e del 6,6% nei confronti dello stesso periodo del 2019.

Lo comunica l’Istat, ricordando che la stima del Pil diffusa il 2 febbraio scorso aveva registrato una diminuzione del 2% in termini congiunturali e del 6,6% in termini tendenziali. Il quarto trimestre del 2020 ha avuto due giornate lavorative in meno del trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al quarto trimestre del 2019. La variazione acquisita per il 2021 è pari a 2,3%.

Intanto, buone notizie arrivano dall‘indice Pmi servizi , salito a febbraio a 48,8 punti dai 44.7 di dicembre. Il dato è migliore delle attese che prevedevano 46 punti. L’indice, rilevato da Ihs Markit, si attesta però sotto quota 50 che rappresenta la soglia di separazione tra espansione e contrazione del ciclo.

L’indice pmi composito dell’italia avanza a febbraio da 47,2 a 51,4 punti, posizionandosi per la prima volta da settembre sopra la soglia dei 50 punti che separa le fasi di espansione da quelle di contrazione. Si tratta del tasso di crescita più rapido da marzo 2019. Settorialmente, la crescita manifatturiera compensa la contrazione del settore servizi.

Il Centro studi Confindustria segnala che è proseguito anche a febbraio il graduale recupero dell’attività industriale italiana: dopo il rimbalzo di gennaio (+1,3%) nel mese scorso la crescita è stata dello 0,7%. A evidenziarlo un’indagine del Centro studi Confindustria (Csc).

“È atteso un contributo positivo dell’industria alla dinamica del Pil nel primo trimestre, a fronte di un comparto terziario che risulta ancora indebolito dal persistere di limitazioni di attività in alcuni settori e negli spostamenti di persone, con pesanti conseguenze soprattutto lungo tutta la filiera turistica”, evidenzia la ricerca. Ma è “cruciale, avverte, accelerare la vaccinazione della popolazione e intervenire in maniera non generalizzata per ridurre la curva dei contagi ed evitare, così, di interrompere sul nascere i primi spiragli di una ripresa che è ancora debole e lontana dal consolidarsi”.

Tornando al Pil, rispetto al trimestre precedente, tra i principali aggregati della domanda interna si registra unadiminuzione dell’1,6% dei consumi finali nazionali e un incremento degli investimenti fissi lordi pari allo 0,2%. Le importazioni e le esportazioni sono aumentate, rispettivamente, del 5,4% e dell’1,3%.

Si registrano andamenti congiunturali negativi per il valore aggiunto in tutti i principali comparti produttivi, con agricoltura, industria e servizi diminuiti rispettivamente del 2,8%, dello 0,7% e del 2,3%.

La domanda nazionale al netto delle scorte ha fornito un contribuito negativo di 1,3 punti percentuali alla variazione del Pil, con apporti negativi per 1,6 punti percentuali dei consumi delle famiglie e delle Istituzioni sociali private, nullo degli investimenti fissi lordi e positivo per 0,3 punti della spesa delle Amministrazioni pubbliche. Anche la variazione delle scorte ha contribuito positivamente alla variazione del Pil per 0,3 punti percentuali, mentre il contributo della domanda estera netta è risultato negativo per 1 punto percentuale.

Dal lato della domanda, le esportazioni di beni e servizi sono aumentate in termini congiunturali dell’1,3%, gli investimenti fissi lordi dello 0,2% mentre i consumi finali nazionali hanno registrato un calo dell’1,6%. In particolare, la spesa delle famiglie residenti e delle Isp è diminuita del 2,7% e quella delle Amministrazioni pubbliche è cresciuta dell’1,5%. Le importazioni sono aumentate del 5,4%.

La crescita degli investimenti è stata determinata dall’aumento del 3,3% della spesa per impianti, macchinari e armamenti, sostenuta in particolare dalla componente dei mezzi di trasporto (+13,1%), e da quella per prodotti di proprietà intellettuale (+0,4%). Gli investimenti in abitazioni, fabbricati non residenziali e altre opere sono diminuiti rispettivamente del 2,8% e 1,6%, mentre gli investimenti in risorse biologiche coltivate sono risultati stazionari.

La spesa delle famiglie sul territorio economico ha registrato una diminuzione in termini congiunturali del 4,4%. In particolare, gli acquisti di beni durevoli sono diminuiti del 4,9%, quelli di beni non durevoli del 2%, quelli di servizi del 6,1% e quelli di beni semidurevoli del 2,6%.

All’interno dei servizi è diminuito il valore aggiunto del settore del commercio, riparazione di veicoli, trasporto, magazzinaggio, alloggio e ristorazione (-5,3%), dei servizi di informazione e comunicazioni (-0,2%), delle attività finanziarie e assicurative (-1,8%), delle attività immobiliari (-2,3%), delle attività artistiche, di intrattenimento e degli altri servizi (-8,5%). Per contro, un andamento positivo si rileva per le attività professionali (+1,1%), mentre il valore aggiunto delle attività di amministrazione pubblica, difesa, istruzione e sanità è risultato stazionario.

(Agi)

 

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