La mappa europea delle scuole aperte e chiuse per Covid

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Oltre alla decisione dei rispettivi governi, sono in vigore protocolli sanitari ad hoc, ma ovunque la posta in gioco è alta sia in termini sociali che pedagogici.

In un’Europa alle prese con la terza ondata di Covid-19, ora a far paura sono soprattutto le varianti ma da un Paese all’altro la pandemia continua ad avere ripercussioni diverse sulle scuole.

Oltre alla decisione dei rispettivi governi di lasciarle aperte o chiuderle, sono in vigore protocolli sanitari ad hoc, ma ovunque la posta in gioco è alta sia in termini sociali che pedagogici.

L’Unesco ha evidenziato che la durata media di chiusura totale delle scuole non ha superato le 10 settimane nel vecchio continente contro una media mondiale di 22 settimane e 38 settimane negli Stati Uniti.

Tuttavia tra Paesi Ue ci sono state risposte divergenti. Ecco la mappa dell’organizzazione scolastica ai tempi della pandemia nei principali Paesi europei.

AUSTRIA

Dopo un periodo di lockdown totale, in Austria le scuole hanno riaperto lo scorso 8 febbraio, ma gli alunni devono sottoporsi ad un test ogni settimana. Solo quanti hanno eseguito un test sono potuti rientrare in classe mentre gli altri seguono le lezioni in didattica a distanza. I

test vengono somministrati nelle scuole e le classi dei ragazzi più grandi sono divise in gruppi meno numerosi. Dal 15 marzo le lezioni di educazione fisica riprenderanno regolarmente nelle scuole austriache.

BELGIO

In Belgio le scuole di ogni ordine e grado sono aperte, organizzate sulla base di un protocollo sanitario che prevede l’uso della mascherina e il distanziamento di 1 metro e mezzo. Per chiudere una classe di materna ci vogliono due alunni positivi oppure l’insegnante.

Alle elementari vengono messi in isolamento i bambini seduti vicino al positivo e quando si superano i 2 contagiati in una classe, la direzione valuta la chiusura dell’intera sezione. Alla scuola secondaria invece in questo caso è la direzione a decidere se chiudere la classe o meno.

FRANCIA

Ad eccezione del lockdown tra marzo e maggio 2020 e dei periodi di ferie, in Francia le scuole sono sempre rimaste aperte, in polemica con sindacati e docenti.

Tra le norme sanitarie vigenti ci sono il distanziamento, l’obbligo di mascherina a scuola dai 6 anni in su e il rispetto dei cosiddetti ‘gesti barriera’.

Dal 12 febbraio basta un solo caso di Covid-19 o un contatto con la variante sudafricana o brasiliana per chiudere un’intera classe, mentre per gli altri ceppi viene chiusa dopo tre casi. Test salivari vengono eseguiti nelle scuole anche grazie alla formazione ad hoc di migliaia di studenti preposti.

GERMANIA

In Germania le scuole hanno riaperto in 11 Laender, dopo una chiusura durata due mesi, a partire dal 16 dicembre. Lo scorso 15 febbraio la Sassonia è diventata il primo Stato tedesco a riaprire nidi, materne ed elementari. Il 22 febbraio è stata seguita da altre dieci regioni.

Le lezioni si svolgono in piccoli gruppi in un formato ibrido – faccia a faccia e a distanza – o anche in maniera regolare, ma in gruppi fissi che, se possibile, non si mescoleranno tra loro.

Durante i due mesi di chiusura solo i genitori con lavori considerati “rilevanti per il sistema” potevano continuare a portare i figli a scuola, dove i minori erano accuditi; e le scuole erano rimaste aperte anche per i ragazzi che avevano bisogno di un sostegno speciale, in particolare per quanto riguarda l’apprendimento del tedesco.

Per la cancelliera Angela Merkel, l’istruzione è “una priorità”; personalmente stava pensando di far riaprire le scuole dal 1 marzo, salvo poi affidare la responsabilità ad ogni Laender.

GRAN BRETAGNA

Per frenare i contagi di Covid-19, in accelerazione a causa della variante, nel Regno Unito le scuole sono chiuse dal 5 gennaio. In base al calendario annunciato dal premier Boris Johnson, la riapertura delle scuole è prevista a partire dall’8 marzo, ma sarà molto progressiva. Una linea prudente e graduale per non dovere poi tornare indietro e richiudere nuovamente.

PAESI BASSI

Asili nidi, materne e scuole elementari hanno riaperto le porte l’8 febbraio. Gli insegnanti possono eseguire direttamente in classe test a risposta immediata.

Se un solo alunno viene testato positivo, tutti i compagni della stessa classe vengono messi in quarantena per cinque giorni. Il ministero dell’Istruzione ha sottolineato che le varianti del Covid circolano poco tra i bambini. Precedentemente le scuole erano state chiuse a partire dal 17 dicembre.

POLONIA

Dopo la chiusura per il periodo natalizio, dal 18 gennaio le scuole materne e i primi tre gradi delle elementari hanno riaperto. Insegnanti, personale scolastico e alunni vengono sottoposti a una vasta campagna di test che sta tutt’ora proseguendo. Tutti gli altri studenti rimangono a casa, in didattica a distanza.

PORTOGALLO

Lo scorso 21 gennaio il governo portoghese ha decretato la chiusura di tutte le scuole e le ultime relazioni scientifiche suggeriscono di lasciare alunni e studenti in didattica a distanza fino a Pasqua.

SPAGNA

Tenere le scuole aperte è la linea seguita dal governo Sanchez che insiste sull’importanza sociale della didattica in presenza. Obbligo di mascherina, distanziamento, isolamento dell’intera classe con un solo studente positivo e test Pcr a tutti i compagni sono le norme vigenti nelle scuole spagnole.

Anche se le regioni hanno margini di intervento in ambito scolastico, la linea è ovunque la stessa. Il ministero della Salute ha riferito che nell’80% dei casi un alunno positivo non contagia nessuno e quando succede, in media non contagia più di 1,8 persona. A gennaio solo l’1,4% delle scuole è rimasta chiusa per il Covid.

SVEZIA

In Svezia sono aperte le sole scuole materne ed elementari, ma in caso di impennata dei contagi le autorità competenti potranno decretarne la chiusura immediata. Invece dalle medie in su gli studenti seguono la didattica a distanza, prevista al momento almeno fino al 1 aprile.

SVIZZERA

Le scuole sono aperte, con obbligo di mascherina dai 12 anni in su. Alcuni cantoni – Valais, Zoug, Bale-Campagne – hanno deciso di eseguire test preventivi a tappetto nelle scuole, ma i cantoni più grandi sono scettici. Dibattiti sono in corso per decretare l’obbligatorietà della mascherina sin dalla scuola elementare e per diminuire il numero di alunni in presenza al liceo, con turni e didattica a distanza.

(Agi)

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