Coronavirus. Boccia: «Feste, massima responsabilità e in primavera ne saremo fuori»

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Il ministro degli Affari regionali: «Allentamenti possibili, spostamenti però solo per necessità A tavola non c’è sicurezza, quindi le restrizioni restano. Con le Regioni si collabora

«Far uso della massima responsabilità durante le feste ci farà intravedere la via d’uscita». Il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia esclude per Natale eccezioni al coprifuoco: «Con questi numeri è impensabile, lo pagheremmo con la terza ondata». Ed esprime «rammarico» per chi ha fatto uscire «da un incontro operativo» la sua famosa frase sulla nascita di Gesù.

Che Natale sarà? Le famiglie potranno riunirsi, finalmente?
Sarà un Natale diverso. I tempi purtroppo non li detta la nostra volontà, ma l’esigenza di tenere in sicurezza l’Italia. Dobbiamo evitare assolutamente la terza ondata e in primavera buona parte della popolazione sarà avviata al vaccino. Ma per queste feste la parola d’ordine è: massima prudenza. Quindi no agli spostamenti tra regioni se non per estrema necessità, ancora vincoli per bar e ristoranti, un po’ meno per i negozi. Le condizioni restano distanziamento e uso della mascherina e dove la si può indossare ci possono essere allentamenti. A tavola, evidentemente, no. Anche perché si parla di luoghi chiusi, non è estate.

Ci sono le condizioni per riportare tutti al ‘giallo’ prima di Natale?
È possibile. Ma non significherà liberi tutti. Il famoso indice Rt indica una tendenza, ma i valori assoluti ci dicono che il virus circola, va tenuto sotto controllo. E poi, l’attenuazione parziale delle misure non significa attenuare anche la prudenza. Anzi, meno restrizioni ci sono, più cauti bisogna essere.

Le curva in discesa premia le chiusure di un mese fa. Ma sui tanti morti non si paga, invece, l’esitazione precedente e il ‘rompete le righe’ estivo?
Il governo non ha fatto nessun rompete le righe. Le Regioni hanno chiesto autonomia. Alcune hanno anche anticipato più di quanto avrebbero dovuto. La settimana scorsa ho detto che con quel numero di morti è fuori luogo pensare all’organizzazione delle feste. Lo confermo con più determinazione: stiamo parlando di un bollettino da guerra.

Una sua proposta per responsabilizzare i giovani sulla movida fu bocciata senza discuterne. Col senno di poi poteva favorire la prevenzione?
Col senno di poi sono bravi tutti. Gli assistenti civici ci sono e ci sono sempre stati. La mia proposta era semplice: utilizzarli con il sostegno dello Stato, a costo zero, per supportare i sindaci. Gli italiani sono abbastanza maturi per comprendere se quella proposta fosse giusta o sbagliata. In ogni caso molti territori hanno fatto da soli e hanno arruolato, come ogni anno, con le norme vigenti, gli assistenti civici. E io li ho supportati.

Sui trasporti e sulle strutture ospedaliere poco potenziati il mea culpa deve farlo il governo, le Regioni, o tutte e due?
Non è il momento delle colpe. Arriverà il momento dei bilanci, ma non ora. Se ragioniamo in termini di squadra, e dobbiamo farlo, gli errori sono sempre di tutti. Certo, sanità e trasporti sono materie di competenza regionale per quanto attiene all’organizzazione dei servizi. Il senso dell’autonomia è questo: ci sono diritti, ma anche doveri. Alcune Regioni, però, si sono organizzate perfettamente, va detto.

Il coprifuoco alle 22 sarà anche per Natale? Come è nata davvero la polemica sulle Messe, con la frase ‘incriminata’ su Gesù Bambino?
Quella frase da me pronunciata, durante un incontro riservato di lavoro, concerneva il coprifuoco. Qualcuno l’ha resa pubblica per scatenare la polemica. E di questo mi rammarico. Si parlava del coprifuoco alle 22 anche la notte del 24 per un semplice motivo: se fai una deroga, l’impatto non deriva da chi va a Messa osservando scrupolosamente le regole, ma su chi, approfittando della deroga, fa altro. Era una frase esemplificativa, come tante che si dicono nelle riunioni operative. Ma il tema erano i divieti. Che restano: non possiamo permetterci allentamenti, non si rischia con la salute delle persone. Ho citato ad esempio il Papa a Pasqua, la festa più importante per noi cattolici. E voglio dire che questo comportamento della Chiesa non significa sottomissione alle leggi dello Stato, ma collaborazione per il bene comune. La trovo una cosa di un’importanza straordinaria.

La Cei ha sempre mostrato disponibilità, anche sulle linee guida per le celebrazioni natalizie. Non era meglio aspettare, prima di parlarne?
Infatti i vescovi hanno compreso perfettamente cosa stavo dicendo e il rigoroso rispetto delle norme durante le celebrazioni è esemplare, come più volte ribadito dal presidente Conte. Anzi, se lo avessero fatto tutti, e parlo di altri settori, non staremmo a questo punto. Noi abbiamo semplicemente ribadito l’esigenza del coprifuoco sulla base di valutazioni fatte dal comitato tecnico-scientifico e io stavo cercando di spiegarlo ai miei interlocutori. Ricordo una frase del Vangelo che mi ripeteva sempre un mio vecchio amico sacerdote: il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato. Chi tira fango può farsi spiegare che cosa significa.

Al di là della polemica, sulla leale collaborazione chiesta da Mattarella si intravede un cambio di passo. Con le Regioni e ora anche in Parlamento.
La collaborazione c’è sempre stata. Negli altri Paesi le divisioni sono molto più forti. Le Regioni hanno sempre mostrato grande senso di responsabi-lità, al di là delle appartenenze politiche. Io credo molto nella visione sociale della maggioranza di governo e ho sempre pensato che dovrà avere una prospettiva di lungo termine. Ma in questo passaggio è opportuno ringraziare Forza Italia e le opposizioni che hanno compreso quanto il dialogo e la collaborazione siano fondamentali, se non obbligatori, quando sono in gioco interessi collettivi come la salute, il lavoro, la vita stessa delle persone. Ce la faremo, se lo vorremo.

(Avvenire)

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