“La morte non ci deve impressionare.
ร una componente della vita, e se ne puรฒ sorridere, a costo di accentuarne le conseguenze, le paranoie e i riti. E poi io ho avuto sempre la fortuna dโavere il teatro che mi parlava in tasca, e quando ho perso per strada gli affetti, ho potuto far affidamento su nuovi giovani amici, e sui miei amati animali”.ย ร cosรฌ che Franca Valeri s’esprimeva, un tempo, riservando ad alcuni il privilegio della confidenza, dellโastrazione, e di un certo quieto e surreale distacco. Associando il compensarsi umano dei cicli della vita a unโarmonica staffetta di partner, di personaggi, di colleghi, di adorate creature domestiche. Ora che non cโรจ piรน, abbiamo perso unโinfinitร di cose: la portavoce acuta di prototipi, lโosservatrice di fenomeni di costume, la ritrattista storica di generazioni, lโautrice che ha declinato sorti individuali in contesti politici, lโattrice anticonformista produttrice di risate dedicandosi solo allโopacitร dei destini conformisti, la letterata con raffinata padronanza della lingua al servizio di spettacoli e libri di gran diffusione, la professionista il cui motto era “La comicitร non รจ un dono di natura, รจ un lavoro del cervello”.
‘Parigi o cara’, alla Casa del cinema di Roma la serata-omaggio per Franca Valeri
Abbiamo perso la sua voce, che sโera formata con Sergio Tofano e con Giorgio Strehler, voce che era piรน indipendentemente nata nella gavetta favolosa e libertaria del Teatro dei Gobbi, la pratica di cabaret intellettuale anche francese condivisa negli anni Cinquanta col futuro marito Vittorio Caprioli e con Alberto Bonucci poi sostituito da Luciano Salce, ai tempi del โCarnet de Notes 1โ. Una voce che radiofonicamente, e in seguito alla tv, avrebbe poi partorito le signorine della borghesia e della gente comune, piacendo a Missiroli, Patroni Griffi e a De Lullo che lโabbinรฒ ai toni robusti di Paolo Stoppa in un indimenticabile โGin Gameโ.
Ora ha preso il commiato da noi l’autrice che allโinizio era nata, diremmo, con gli stili suggeriti dalle tecniche di Irene Brin e Camilla Cederna, ma che presto avrebbe svelato somiglianze di forza parodistica affine (con eleganza tutta sua, ben inteso) ai profili di un Paolo Poli o di una Franca Rame, mentre dagli anni Novanta, a cominciare da Tosca e altre due in tandem con Adriana Asti, subentra un racconto di Franca Valeri piรน attento allโintimitร dei soggetti, come dimostreranno poi i testi piรน maturi imperniati su una vecchia signora come Non tutto รจ risolto del 2011 e Il cambio dei cavalli del 2014, sempre concepiti per riservare un bel ruolo filiale a Urbano Barberini.
Verrebbe voglia di dire, a proposito della coscienza dโartista in etร che in palcoscenico si misura con figure molto vissute, che uno dei confronti seriamente ispiratori di questa nostra amata autrice-interprete risale al suo calarsi, nel 2001, nei panni di un’anziana genitrice che prima della casa di riposo pensa a come ripartire i suoi oggetti non smarribili, in โPossessoโ di Yehoshua.ย “I miei averi? Quadri, libri, una coperta, un tavolo Impero” confessรฒ Franca, parlandomi di sรฉ.
Ci ha lasciati un genio della dissertazione, dello humour di gran classe, dellโapologo, del cammeo metafisico, del sarcasmo platonico. Si divertรฌ da pazzi a fare la sorella Solange, accanto ad Anna Maria Guarnieri, e a Patrizia Zappa Mulas, ne Le serve di Genet diretto da Giuseppe Marini. “Io molti anni fa ho mangiato assieme a Genet e al suo fidanzato in un ristorante di Roma: era cordiale, polemico e ironico”. Tantissimi hanno voluto conoscerla, nei suoi cent’anni: Luchino Visconti la sbirciava da dietro le quinte, e giร ai tempi dei Gobbi quando era in scena a Parigi si trovava in platea Sartre, Piaf, de Beauvoir, Claudel.
Ha preso commiato da noi un talento assoluto dellโarte divagatoria, che andava a sei anni alla Scala con la madre:
“Lei era attentissima, e a insegnarmi fin da piccola lโamore per la lirica fu un amico di famiglia che mi educรฒ suonandomi le arie al pianoforte”. La vocazione fruttรฒ anche la responsabilitร dโun concorso per giovani cantanti dโopera, il Premio Mattia Battistini, che Franca condivise dal 1980 al 1995 col secondo compagno (dopo il marito Vittorio Caprioli) della sua vita, il direttore dโorchestra Maurizio Rinaldi. “Quando coi Gobbi demmo vita a un inedito varietร da camera – le piaceva ricordare – sโรจ costituito un precedente: da lรฌ ho ripreso la traccia per Carnet de Notes 2008 inserendo una tessitura di Verdi, Mozart, Rossini, Donizetti e Puccini”.
Il vuoto che ora sโรจ creato ci priva anche dโuna protagonista di tanto cinema clamoroso, adorato dal pubblico italiano, e qui, citando un solo film dei suoi oltre 50, la pellicola che piรน resta impressa per lโapporto di cui lei รจ stata capace รจ sicuramenteย Il vedovoย di Risi, con favolosa intesa tra Valeri e Alberto Sordi. Non ammessa allโAccademia, valorizzata ma mai premiata dai produttori del grande schermo, lei รจ stata dโaltronde un impeccabile mostro sacro del palcoscenico. “Il teatro รจ piรน forte dellโamore” amava sostenere.
Dovremmo anche dire che oggi non possiamo piรน contare su certa letteratura di Franca Valeri, sulle sue squisite pagine autobiografiche che ci regalรฒ, per i tipi di Einaudi, inย Bugiarda no, reticenteย del 2010, e nel libricinoย La stanza dei gattiย del 2017, questโultimo con la meravigliosa quarta di copertina che recita “Ogni volta che mi illudo dโincontrare quel signore che ritengo sia il teatro, mi rendo conto di vivere la piรน bella illusione della mia vita”. Ma come non avere anche nostalgia di quel volume intitolatoย Animali e altri attori. Storie di cani, gatti e altri personaggi? E come non collezionare, freschi dโuscita, lโattuale (inedito)ย La Ferrarina – Tavernaย sempre di Einaudi, eย Tutte le commedieย di Baldini+Castoldi – La nave di Teseo? Leggiamola, questa drammaturga-scrittrice, la cui donna di servizio Renata fu, tanto tempo fa, la figura-tipo da cui nacque la Sora Cecioni, “Una che quando entrava in casa, per me entrava il teatro”. E quando diciamo โfrancamenteโ, dโora in poi facciamo omaggio anche a Franca.
(La Repubblica)



