LAGONE

Aborto farmaceutico, il Piemonte solleva dubbi sulla legalità della linee guida

Aborto farmaceutico, il Piemonte solleva dubbi sulla legalità della linee guida
Agosto 10
04:15 2020

L’assessore Marrone (FdI): chiedere parere all’Avvocatura prima. Ma l’assessore alla sanità della Lega: “Come sempre il Piemonte rispetterà la normativa nazionale”

La Regione Piemonte chiederà alla sua avvocatura di verificare “se il governo Conte stia rispettando oppure no il diritto alla scelta consapevole e alla salute delle donne, garantito dalla legge 194”. Lo annuncia l’assessore agli Affari Legali Maurizio Marrone (FdI), che intende chiedere il parere prima di far applicare dalla sanità piemontese le nuove linee guida, annunciate ieri dal Ministro della Salute Roberto Speranza, che regolano l’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico in day hospital e senza obbligo di ricovero.

“Prima di ricorrere all’aborto – sostiene l’assessore Marrone – la legge 194 che regolamenta le interruzioni volontarie della gravidanza assicura alle donne che stanno vivendo una gravidanza difficile di rivolgersi ai consultori e ai centri di aiuto alla vita, dove possono ricevere sicuramente un sostegno concreto per poter scegliere la vita e non la morte. Sempre la legge nazionale – aggiunge – prescrive il ricovero fino all’interruzione della gravidanza, che nell’aborto chirurgico coincide con l’asportazione del feto, mentre consentire che la pillola Ru486 sia somministrata in ospedale e poi la donna possa uscirne ed espellere l’embrione-feto in privato e in totale solitudine, la espone a rischi di gravi e fatali emorragie”. “I rilievi eccepiti dalla Cei e dal Family Day sulle nuove linee guida del ministro Speranza – conclude – sembrano pertanto assolutamente fondati”.

Una risposta indiretta al ginecologo Silvio Viale, pioniere della Ru486 in Piemonte che, dopo la svolta del governo, si augurava che il Piemonte cambiasse passo e con due semplici righe stabilisse che la scelta del ricovero spetta al medico: “Io negli ultimi sette anni al Sant’Anna di Torino ho sempre applicato il day hospital. E non mi sono mai considerato fuorilegge”.

Pare più cauto al momento l’assessore alla sanità Lugi Icardi: “Come sempre – dice il Piemonte rispetterà la normativa nazionale”.
Ma la presa di posizione dell’assessore regionale di Fratelli d’Italia – entrato in giunta da pochi mesi – ha scatenato reazioni a livello nazionale. E c’è chi lo contesta come la  senatrice M5S e membro della commissione Sanità Elisa Pirro e la consigliera regionale M5S in Piemonte Sarah Disabato. “Se consideriamo i dati che arrivano dal Piemonte, regione che pratica più delle altre l’aborto farmacologico (47%), è facile comprendere che questa pratica non reca alcun danno alle donne che decidono di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza con questa modalità”.

Plauso alla scelta del ministro Speranza arriva anche dai ginecologi.

“Un passo importante a tutela della salute e dei diritti delle donne, nel pieno rispetto della Legge 194”, sostengono le Società Scientifiche di Ginecologia e Ostetricia, che  esprimono soddisfazione per le nuove linee guida. E aggiungono:  “La nuova direttiva, auspicata dalle Società Scientifiche e già in uso in molte regioni italiane, oltre a promuovere una maggiore uniformità di comportamento clinico da parte dei ginecologi italiani, consente alle donne di “attenuare” il disagio di una scelta sempre difficile e dolorosa e l’opportunità di accedere subito a metodi di controllo delle gravidanze non desiderate” spiegano i ginecologi. La Federazione italiana di ginecologia e ostetricia riconosce il grande e importante successo che la direttiva – emanata a seguito del parere del Consiglio Superiore di Sanità, alla luce delle più recenti evidenze scientifiche – traccia nel panorama nazionale, e coglie l’occasione per ribadire al Ministro della Salute la massima collaborazione.

Le nuove guida sull’aborto sono tutt’altro che una “conquista di civiltà”, controbatte invece il il vescovo di Ascoli Piceno, mons. Giovanni D’Ercole.

“Ministro Speranza non ho mai visto – scrive il vescovo in un tweet rivolgendosi al titolare del ministero della Salute – pace nel cuore di donne che hanno abortito. Solo chi come noi sacerdoti ascolta e confessa conosce questo dramma per cui tante mamme non riescono a trovar ragione. Altro che conquista di civiltà!”.

(La Repubblica)

 

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