LAGONE

Gas, Massolo: “In atto guerra dei tubi nel Mediterraneo orientale”

Gas, Massolo: “In atto guerra dei tubi nel Mediterraneo orientale”
Agosto 09
05:09 2020

E’ in atto una guerra delle trivelle, un’edizione nel Mediterraneo orientale della guerra dei tubi, dei condotti”.

Così il presidente di Fincantieri e di Ispi, Giampiero Massolo, descrive ad Aki – Adnkronos International la situazione nel Mediterraneo orientale dopo l’accordo sui confini marittimi raggiunto tra Grecia ed Egitto, ”in risposta” a quello raggiunto nel novembre del 2019 dalla Turchia e dal governo di accordo nazionale libico di Tripoli.

”E’ in gioco l’equilibrio energetico e geopolitico”, afferma Massolo, spiegando che ”oggi nel Mediterraneo orientale, dove il diritto internazionale soccorre poco, assistiamo all’affermazione della sovranità dei paesi rivieraschi e a un moltiplicarsi di accordi per delimitare le zone”.

Accordi che, nel caso di quelli raggiunti tra Grecia ed Egitto e tra Turchia e governo di Tripoli, ”hanno una duplice natura, energetica e geopolitica”, spiega Massolo.

In campo energetico, ”la Turchia vuole confermare il suo ruolo di piattaforma inevitabile per l’Europa delle materie prime energetiche che vengono dalla Russia. La Russia vuole a sua volta affermare la sua inevitabilità come fornitore. La Turchia cerca di bloccare tutto quello che consente di aggirarla” e in questo contesto si inserisce ”l’accordo con la Libia, per bloccare una linea alternativa che dall’Egitto, dove ci sono giacimenti scoperti da poco, porta attraverso le acque israeliane e greche materiale energetico verso l’Europa”. Ora ”specularmente l’Egitto e la Grecia cercano di affermare la validità della loro rotta, che prende petrolio e gas da giacimenti egiziani”.

Inoltre ”c’è un gioco geopolitico”, con la ”Turchia che vuole influire in modo determinante sugli equilibri del Mediterraneo e vuole evitare dei contrappesi nella regione.

L’accordo fatto con la Libia era un modo per entrare in Libia, per diventare protettrice della Libia, quantomeno della Tripolitania. Viceversa e specularmente Egitto e Grecia, attraverso questo nuovo accordo, cercano di fare da contrappeso, di bilanciare questo espansionismo turco”.

A dire il vero, ”sul piano energetico questa rotta nel Mediterraneo orientale non può sostituirsi a quella che è la rotta che viene dalla Russia e passa dalla Turchia. Ma ha un significato di rotta supplementare e aggiuntiva e ha anche un significato simbolico molto forte perché rappresenta il contrappeso”.

Nel Mediterraneo orientale l’Europa dovrebbe ”fare da argine”, ”moltiplicare gli sforzi diplomatici, influire sulle parti in modo da smussare le tensioni” e cercare di ”richiamare nella regione l’attenzione degli Stati Uniti”. E questo per ”evitare che il Mediterraneo diventi solo un affare tra turchi e russi. Perché qui abbiamo tutti da perdere, come Europa e anche come Italia” dice Massolo.

”L’Europa è danneggiata ma non può fare moltissimo. Non può certo contrapporsi sul piano armato a questo genere di tentativo di sovvertire i rapporti di forza, ma può cercare di fare da argine”, prosegue Massolo. ”L’Europa dovrebbe moltiplicare gli sforzi diplomatici, influire sulle parti in modo da smussare le tensioni, non dare per scontato che le uniche fonti di approvvigionamento sono quelle che vengono dalla Russia e passano dalla Turchia e incoraggiare anche lo sviluppo di percorsi alterativi, anche se non sono destinati a essere sostitutivi, ma sono importanti a livello geostrategico. E cercare di riportare l’attenzione americana nel bacino del Mediterraneo”.

Massolo spiega comunque che è in atto una ”scommessa” da parte della Turchia, che ”cerca di giocare sulla distrazione americana

e che ”ha fatto capire agli americani che in Libia la Turchia è in grado di stabilizzare la situazione, bilanciare i russi, condurre politiche anti jihadiste e scommette sul fatto che questo relativo ritiro degli Usa le offra più mano libera”. Rispetto al Cairo, Ankara ”scommette sul fatto che l’Egitto non sia in grado di far seguire i fatti alle minacce, all’idea di entrare militarmente in Libia per contrastare l’espansionismo turco. E’ una situazione di stallo”.

E lo stallo ”riguarda la Turchia e la Russia, che hanno un ovvio interesse su piano energetico e che non intendono danneggiarsi troppo. Vogliono contrapporsi negoziando, smussando gli angoli, e hanno l’interesse a far sì che l’Occidente resti fuori dalle loro contese e dalle loro zone di influenza”.

(AdnKronos)

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