LAGONE

CasaPound, un dipendente della Regione a capo dell’irruzione in consiglio a Trieste. “Non può continuare a lavorare in una istituzione pubblica”

CasaPound, un dipendente della Regione a capo dell’irruzione in consiglio a Trieste. “Non può continuare a lavorare in una istituzione pubblica”
Agosto 06
04:43 2020

Un badge, e la storia di un’irruzione neofascista.

Come hanno fatto i dodici camerati di CasaPound a entrare ieri pomeriggio nell’aula del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia dove hanno interrotto la seduta della V commissione immigrazione?

La risposta è da cercare nei particolari che emergono il giorno dopo. Il primo, e più interessante, riguarda l’uomo che ha guidato il blitz (nel video della protesta è quello che tiene in mano il megafono). Lui si chiama Francesco Clun ed è capo delle tartarughe nere in Friuli Venezia Giulia. Ma ciò che più conta, in questo caso, è che Clun è un dipendente della Regione, in forze alla direzione Welfare con contratto a chiamata disposto dall’assessore Alessia Rosolen, ex missina ed ex Alleanza Nazionale, con cui si candidò alle comunali con la lista Un’altra Trieste.

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Clun e Rosolen militavano insieme nel Fronte della gioventù. Oggi lavorano insieme nella Regione guidata dal leghista Massimilano Fedriga. Il Clun che irrompe nella sala consiliare è in possesso di regolare badge. Chi ha fatto entrare il manipolo di casapoundisti bypassando la sicurezza? “È la giunta che ha favorito l’ingresso di CP in aula?”, chiede Ilaria Cecot, ex assessore provinciale. “Sicuramente ha favorito l’ingresso di uno dei leader regionali del movimento all’interno del Palazzo, appunto proponendogli un contratto su chiamata (senza concorso o fuori da ogni graduatoria)”. “L’autore dell’irruzione dovrebbe essere accompagnato alla porta – dice il portavoce dei Leu, Nicola Fratoianni – Non può certo continuare a lavorare in quella Istituzione pubblica”. Si dice preoccupato per le “parole di razzismo, violenza e incitamento all’odio” il vicesegretario del Pd Andrea Orlando, che invita “tutte le forze democratiche” a prendere “le distanze da frasi e toni squalificanti e inaccettabili”.

 

Il resto è cronaca di ieri: per placare i neofascisti, il consigliere regionale della Lega, Antonio Calligaris, li ha anche accontentati dicendo che lui “sparerebbe senza problemi” ai migranti clandestini.

Polemiche anche su questo, con l’Anpi friulana che denuncia “l’inaccettabile clima di odio e di intolleranza che si respira in Regione”.

L’altro episodio grave di ieri – raccontato da Repubblica – riguarda il post su Facebook di Giuliano Felluga, responsabile della Protezione civile di Grado. Che, commentando la rivolta dei migranti all’ex caserma Cavarzerani, ha promesso “squadroni della morte”, “taniche di benzina” e “forni crematori” per sedare le proteste dei richiedenti asilo contro l obbligo di quarantena.

Stamattina, in comune a Grado, è arrivata una lettera della Presidenza del Consiglio dei Ministri che chiedeva al Sindaco “se e quali provvedimenti erano stati presi rispetto al comportamento del Signor Felluga”. Il responsabile cittadino della Protezione civile è stato sollevato dal suo incarico, questo lo ha deciso la giunta. Eventuali altri provvedimenti saranno competenza del Segretario Generale. In tutto questo caos, il presidente della Regione, Fedriga, non ha ancora pronunciato alcuna ferma condanna degli episodi di ieri.

(La Repubblica)

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