LAGONE

C’è posta per Trump

C’è posta per Trump
agosto 01
05:10 2020

Con l’irruzione del coronavirus nella corsa per la Casa Bianca, il tycoon si ritrova con le armi spuntate e vuole mettere le mani avanti, screditando il verdetto nel caso di sconfitta e dando la colpa al voto per corrispondenza universale

Un tweet, tre punti interrogativi e un ‘pensiero stupendo’: rinviare le elezioni presidenziali. Così Donald Trump, pochi minuti dopo la diffusione dei dati shock sul crollo del Pil Usa, suggerisce di far slittare il giorno dell’Election Day perchè sarebbe “il più inaccurato e fraudolento della storia”, “un grande imbarazzo per gli Usa” e soprattutto un referendum sulla sua risposta alla pandemia che rischia di perdere. In questo ‘menage à trois’, con l’irruzione del coronavirus nella corsa per la Casa Bianca, il tycoon si ritrova con le armi spuntate e vuole mettere le mani avanti, screditando il verdetto nel caso di sconfitta e dando la colpa al voto per corrispondenza universale. “Non voglio un rinvio. Voglio avere un’elezione. Ma voglio pure non dover aspettare tre mesi per poi scoprire che mancano tutte le schede e che il voto non ha alcun significato”, ha poi rimarcato, ben sapendo di non avere l’autorità per modificare la data fissata dal 1845 al secondo martedì di novembre.

Trump sa di essere nei guai. Il suo tasso di approvazione è crollato al 40% secondo FiveThirtyEight mentre sulla gestione del Covid è intorno al 30%.

Il suo obiettivo non è quello di convincere, piuttosto di dettare l’agenda facendo convergere tutti sull’argomento da lui prescelto. Bersaglio centrato. Pur con i peggiori dati sull’economia statunitense dalla Seconda Guerra mondiale, la pandemia fuori controllo, le proteste contro il razzismo e i funerali del deputato icona della lotta per i diritti civili John Lewis, il ‘commander in chief’ è riuscito a distogliere l’attenzione e a rilanciare il suo paracadute.

Pure Barack Obama, George W. Bush e Bill Clinton ci sono ‘cascati ‘, stigmatizzando il presidente durante l’ultimo saluto al 17 volte deputato che marciò con Marthin Luther King. “Mentre noi siamo qui, quelli al potere stanno tentando di scoraggiare le persone dal votare, prendendo di mira le minoranze con leggi restrittive, attaccando il diritto di voto con precisione chirurgica, minando persino il servizio postale cui sono stati tagliati i fondi per non farci votare.

E invece il voto per posta è importante: serve ad evitare che le persone si ammalino”, attacca Obama. “Spetta al Congresso decidere la data per le elezioni della Casa Bianca”, ricorda la Speaker democratica della Camera Nancy Pelosi. “Nella storia del Congresso, durante le battaglie, nel periodo della Depressione, durante la Guerra Civile, non è mai successo che l’elezione federale non si sia tenuta nel tempo previsto e noi troveremo il modo di farlo ancora il 3 novembre prossimo”, taglia corto il leader di maggioranza al Senato, il repubblicano Mitch McConnell.

Un sondaggio di Abc/Washington Post rileva come la maggioranza dei democratici (il 51%) intenda votare per posta alle presidenziali del 2020 mentre il 79% dei repubblicani pianifica di andare al seggio.

Se gli esperti negano che il voto per posta accresca il rischio di brogli, quello di un cortocircuito fatto di ritardi postali, amministrativi e schede nulle nell’era del coronavirus non è da escludere.

La speciale elezione per il Congresso dello scorso 23 giugno nel 27esimo distretto di New York ne offre un assaggio.

La notte del voto, dopo che sono state contate le schede ai seggi, il Gop Chris Jacobs è risultato in testa con il 69% sul rivale democratico Nate McMurray fermo al 29%. Tre settimane più tardi, quando sono stati conteggiati anche i circa 80.000 voti “absentee”, il vantaggio di Jacobs si è ridotto al 51% contro il 46% del rivale. La differenza tra il voto “absentee” e quello per posta è che nel primo caso deve essere fatta una richiesta, mentre nel secondo la scheda elettorale viene automaticamente spedita. L’effetto Covid nella Carolina del Nord ha fatto schizzare le richieste di voti “absentee” del 702% rispetto al 2016 ma l’aumento tra i repubblicani risulta solo del 48% (secondo i dati dell’analista del Catawba College, Michael Bitzer). Sono in prevalenza i democratici a prediligere il voto per corrispondenza che è anche quello che viene più facilmente annullato per irregolarità, come la mancata firma o il ritardo nella spedizione.

Attualmente Biden risulta in lieve vantaggio in tutti gli Stati in bilico

(Arizona, Florida, Michigan, North Carolina, Pennsylvania e Wisconsin), al 49% contro il 43% di Trump stando a Cnbc/Change Research . Negli ‘Swing States’, dove i margini sono per definizione ridotti, il fatto che i democratici prediligano il voto per corrispondenza e i repubblicani quello ai seggi potrebbe rivelarsi un problema per il candidato del partito dell’Asinello. Per ora Joe Biden detiene un vantaggio tale da poter sostenere l’annullamento di una piccola percentuale di schede. Ma alle elezioni mancano ancora tre mesi e con l’avvicinarsi del voto il gap potrebbe assottigliarsi.

Se è vero quello che dice Obama, l’assalto al voto per posta di Trump potrebbe essere volto a scoraggiare l’affluenza. Ma è anche possibile, che “il genio maligno” di The Donald, per dirla con il regista Michael Moore, stia tendendo più o meno consapevolmente una trappola ai dem politicizzando la modalità di voto come ha fatto con la mascherina: per posta è di sinistra e di persona è di destra. Lui ovviamente ha scelto la parte dove il rischio di vedersi annullare le schede è minore. Le elezioni in America, sono calcolo, imprevisto. L’intreccio del fatto e del fato, il non detto che temono i vincenti sulla carta: “Non si sa se la fortuna sia di destra – cantava Giorgio Gaber – la sfiga è sempre di sinistra”.

(Agi)

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