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Elezioni, tutti contro tutti: il governo ragiona su metà settembre. Il Cts: “Non oltre”. Emiliano: “Si voti a luglio o parli Mattarella”

Elezioni, tutti contro tutti: il governo ragiona su metà settembre. Il Cts: “Non oltre”. Emiliano: “Si voti a luglio o parli Mattarella”
maggio 23
04:41 2020

Il governo ragiona sulla metà di settembre, con i ballottaggi la prima domenica di ottobre.

I renziani e i partiti di opposizione vorrebbero votare in autunno inoltrato e preferirebbero evitare l’election daty. Mentre comitato tecnico scientifico sconsiglia di arrivare ad ottobre, perché si rischia che una nuova ondata di contagi faccia slittare di nuovo le elezioni, magari di un anno. Ma i governatori in scadenza non ci stanno. E Michele Emiliano invoca addirittura l’intervento di Sergio Mattarella. “Credo sia opportuno un intervento del presidente della Repubblica, custode della Costituzione”, ha detto il governatore della Puglia a Repubblica. Insomma: la data del voto per le elezioni regionalicomunali e per il referendum sul taglio dei parlamentari ha scatenato un tutti contro tutti.

Ieri il governo ha ipotizzato un election day per il 13 settembre.

Oggi in commissione Affari costituzionali della Camera, impegnata nell’esame del decreto che rinvia le elezioni in autunno, è intervenuto sottosegretario all’Interno Achille Variati ed è spuntata l’idea di una mediazione: il 20 settembre con il secondo turno delle comunali da tenersi il 4 ottobre, vale a dire solo pochi giorni oltre la fine del mese di settembre auspicata dal governo. Martedì prossimo la commissione voterà gli emendamenti tra i quelli alcuni riguardano questo aspetto.

A fianco della netta contrarietà sulla data del 13 settembre da parte di Forza Italia, con Francesco Paolo Sisto, sono emerse alcune perplessità anche da parte di altri partiti:

questa data renderebbe difficile la raccolta delle firme per la presentazione delle liste e la stessa campagna elettorale, che coinvolgerebbe una parte del mese di agosto. Tra l’altro il renziano Marco Di Maio ha sostenuto che questo scenario non aiuterebbe il turismo, già prostrato dalla crisi provocata dal coronavirus.

Variati ha spiegato che l’idea di tenere il primo e il secondo turno a settembre, quindi il 13 e il 27, nasce dall’indicazione del Comitato tecnico scientifico che il virus con temperature più calde è meno aggressivo. Qui Federico Fornaro capogruppo di Leu ha avanzato l’ipotesi di mediazione, con il primo turno il 20 settembre e il secondo il 4 ottobre, proposta sposata da Sisto. In questo modo si ricadrebbe ancora in una stagione dalle temperature miti, e ci sarebbe modo di svolgere una campagna elettorale in un periodo più consueto. Le altre forze si sono riservate di pronunciarsi. Nella seduta di martedì verranno votati gli emendamenti al decreto sul rinvio delle elezioni e, su richiesta di Lega e Fdi, Variati si è impegnato a presentare una documentazione del Comitato tecnico scientifico.

Sulla data del voto, insomma, trovare un’intesa davvero condivisa da tutti è arduo.

Persino tra le file dei leghisti ci sono posizioni diverse:

Luca Zaia, governatore del Veneto in scadenza, chiede di votare quanto prima. E alcuni leghisti – guidati dal deputato padovano Alberto Stefani – hanno presentato un emendamento in commissione per votare a giugno o luglio. La pensa allo stesso modo Emiliano, che invoca il Quirinale: “L’unica cosa che non stanno riattivando è la democrazia e non ne comprendo la ragione visto che la Costituzione non prevede la sospensione delle elezioni”, dice il preisdente della Puglia. Per Emiliano “bisognerebbe votare a luglio e non spostare la data in autunno correndo il rischio di avere dati epidemiologici peggiori”.

(Il fatto Quotidiano)

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