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Due emergenze a livello mondiale, ma denominatore comune

Due emergenze a livello mondiale, ma denominatore comune
gennaio 27
09:49 2020

 

In Australia in pochi mesi sono andati in fumo oltre nove milioni di ettari di alberi, milioni o miliardi di animali, case e vite umane; in Cina stiamo assistendo alla seconda pandemia in pochi anni. E’ difficile affermare che non ci siano nessi collegamenti questi due avvenimenti, cerchiamo di dare spiegazioni logiche e scevre da posizioni preconcette o non basate su dati scientifici.

Nel primo caso, sicuramente le cause sono ascrivibili a cambiamenti climatici provocanti forti venti anomali e roventi che hanno provocato la scomparsa di circa 12 milioni di ettari boschivi in pochi mesi. Il clima dell’emisfero boreale è fortemente condizionato dagli anti-alisei: i venti hanno portato verso l’Africa aria umida e verso l’Australia aria calda e secca con tempeste di fulmini e tutto ciò anche a causa dell’allargamento del buco dell’ozono. Altro dato incontestabile, è l’aumento medio di circa 1,5 °C nei soli ultimi anni e di 2 °C e se si confrontano i dati con quelli dei primi anni ’60; sono state registrate per vari giorni temperature di 42 °C e punte fino a 49 °C. Conseguenze immediate sono pericoli di dissesti idrogeologici, scomparsa di specie animali, perdite umane e se non bastasse la NASA ha stimato in oltre 300 milioni di tonnellate le emissioni di CO2 equivalente alla emissione di un anno intero. 

Corona Virus in Cina. L’intera area asiatica ormai è off-limits a causa di una pandemia con città ormai deserte e chiuse e il resto del mondo in allerta, anche se l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) non ha ancora dichiarato emergenza su scala mondiale. A parte la sospensione delle manifestazioni per il Capodanno Lunare, viaggi turistici bloccati, gli effetti si fanno sentire anche sull’economia.

 

Perché associamo questi due eventi così distanti come cause/effetti? In entrambi vediamo che incremento demografico, economia, globalizzazione giocano un ruolo importante. L’economia australiana è fortemente dipendente dall’estrazione di carbone impiegante 40.000 lavoratori e finanziamenti governativi e in linea con una visione conservativa di molte altre nazioni. 

L’economia cinese dovendo rispondere alle necessità di 1,5 miliardi di persone, alimentari e energetiche, ha bisogno di agricoltura e allevamenti animali sempre più intensivi; la soluzione per ottenere questi incrementi uso intensivo di farmaci e scarso rispetto di parametri di sicurezza. Ad aggravare il tutto, la guerra sui dazi con gli Stati Uniti è in contrasto con il piano Made in China 2025 e che si combatte contro l’avanzata di prodotti e tecnologie cinesi.

 

La 25a Conferenza sui cambiamenti climatici, COP25, è miseramente fallita come pure i movimenti giovanili e non solo con alla testa  Greta Thumberg, in quanto qualunque cambiamento nelle politiche produttive, necessitano di drastici cambiamenti socio/economici: le risorse della terra devono essere considerate proprietà di tutti i popoli? Occorrono politiche di redistribuzione delle ricchezze, considerando che solo 26 persone al mondo posseggono ricchezze per 3,8 miliardi di persone? E il divario tra ricchi e poveri è in costante aumento come documentato da agenzie specializzate. 

La produzione sia di beni necessari, alimentari, energia, sia di beni non primari per potere rispondere all’auto-sostentazione del sistema vede esclusivamente l’incremento senza tenere conto del futuro e i nuovi tipi di schiavitù opportunamente mascherati.

Gli ambientalisti sono stati definiti profeti di sciagura. 

Ieri, anche se l’argomento trattato nel seminario organizzato dall’Agone Nuovo presso l’Istituto Salvo D’Acquisto di Castel Giuliano aveva come argomento “Social media opportunità e rischi legati all’uso della rete” con la solita competenza e comunicatività del dott. Gianluca Di Pietro Antonio sono stati illustrati i pericoli di una scolarizzazione sempre meno volta a sviluppare uno spirito critico nei ragazzi. Le nuove generazioni sono sempre meno inclini alla lettura, alla cultura, a socializzare, ma invece dipendenti dalla rete e a non distinguere la realtà con la finzione. Assolutamente non si vuole demonizzare il progresso o la tecnologia, ma l’uomo deve conservare etica e libero arbitrio nelle scelte vitali: il tutto non può essere esclusivamente finalizzato alla ricchezza materiale, nell’uomo il bilancio tra logica e sentimenti deve essere paritario. 

Claudio Cappabianca

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