LAGONE

La “crisi di ferragosto” e la tattica permanente

La “crisi di ferragosto” e la tattica permanente
agosto 23
13:44 2019

Tattica, questa è la parola chiave, la lente attraverso cui leggere questa crisi politica decisa dal ministro dell’interno Salvini da un noto stabilimento di Milano Marittima e che si concluderà Martedì prossimo venturo con il secondo giro di consultazioni che il Presidente Mattarella ha concesso (con malcelata delusione dopo i risultati del primo giro avvenuto tra ieri e ieri l’altro).

Tattica dicevamo, non strategia, non una visione che vada oltre la fine di questa legislatura (a parte, forse, la legge elettorale da modificare in caso di taglio dei parlamentari).

Tattica (precipitosa e quindi fallimentare) è stata la decisione di Matteo Salvini di staccare la spina al governo: all’apice nei sondaggi, con l’assist del voto sulla TAV e la ghiotta occasione di fare filotto magari con la caduta di Zingaretti (che in Regione ha una maggioranza relativa) e la vittoria in Emilia Romagna e prendersi il governo del paese da solo o al più rivolgersi a Fratelli d’Italia giusto per avere la maggioranza qualificata (e quindi mani libere sulle riforme costituzionali). La campagna d’Agosto del “Capitano” è stata, finora (Martedì è lontanissimo) una Caporetto: la richiesta di sfiducia immediata è stata bruciata già in capigruppo, il Premier Conte ha avuto gioco facile nel lasciargli il cerino in mano e il consistente partito del non voto si è immediatamente saldato attorno alle dichiarazioni sorprendenti di Matteo Renzi (che è passato con una spericolata inversione a U dalla strategia dei popcorn a quella del governo di responsabilità), i convulsi cambi di opinione (sul taglio dei parlamentari, su un maxirimpasto di governo, fino ad offrire, secondo i rumors, palazzo Chigi a Di Maio  per continuare la legislatura) testimoniano la enorme difficoltà del momento cristallizzata dai sondaggi odierni: primi di agosto Lega lanciata al 38%, oggi al 31%.

Tattiche, appunto, le dichiarazioni di Renzi, oggi in minoranza nel PD ma con la maggioranza dei gruppi parlamentari dem in mano, con tempismo da vecchio democristiano ha infilato Salvini di rimessa chiedendo (ed ovviamente ottenendo) la parlamentarizzazione della crisi, dove ha potuto tonare al centro della partita ed imbastire una trattativa parlamentare (da scaricare poi su Zingaretti) da cui poi si è anche defilato elegantemente per lasciarsi mani libere magari per fare il suo gruppo (prodromico al suo partito) e dare appoggio esterno ad un eventuale governo rosso giallo dove fare  “lotta e governo” e dire la sua chiaramente sull’elezione del prossimo PdR.

Tattico il segretario del PD Nicola Zingaretti, inizialmente ansioso di andare al voto per poter suggellare anche in parlamento il controllo del partito, rivendicare magari un risultato elettorale superiore all’ultimo 18% renziano e blindarsi in Regione. Vista la scarsissima agibilità di quella via ha saputo ribaltare l’iniziale niet ad il prosieguo della legislatura ad un niet ad un governo istituzionale, lanciando l’ipotesi di un’avventura di legislatura e (soprattutto) politica, dove nella scelta dei ministri tornerebbe lui al centro del campo Dem e nel lungo periodo potrebbe decimare le file dei renziani (e magari vincolare lo stesso ex segretario ai destini di un eventuale governo con un ministero al suo fedelissimo Guerini).

Tattica quella di Luigi Di Maio, nel tenere aperti due forni fino alle dichiarazioni del Presidente Mattarella di ieri sera, nel togliere dal tavolo il nome del presidente della camera Fico per tenere in mano la leadership del partito e, sempre secondo i ben informati, far arrivare dagli sherpa 5 Stelle sul tavolo del segretario dem la sua disponibilità a ricoprire  un ministero nel possibile nuovo governo, garanzia per Zingaretti ma anche e soprattutto per se stesso, l’ammuina sul taglio dei parlamentari offerta su un piatto d’argento dal segretario Dem gli permetterà di offrire ai suoi elettori anche un discreto scalpo della “casta” e di alzare la posta, che l’uscita del presidente del Lazio fosse concordata per toglierlo dal guado, rimetterlo al centro della trattativa e togliere ossigeno ai 5stelle filoleghisti (Di Battista e Paragone in testa) è ovviamente fantapolitica ..

Sulle macerie di questo campo di battaglia si erge la figura del Presidente Mattarella: sobrio, integerrimo e mosso da sincero amore e rispetto per le istituzioni, qualunque sia l’esito di questa zoppicante trattativa iniziata ufficialmente stamattina tra PD e 5 Stelle, se Martedì sancirà il prosieguo della legislatura o lo scioglimento delle Camere, il paese, in questo momento così delicato, è stato fortunato ad avere un grande uomo a prenderlo per mano.

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