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Il caso Sea Watch: “the Big Brother is talking to you and you are digital food”

Il caso Sea Watch: “the Big Brother is talking to you and you are digital food”
giugno 29
13:50 2019

Il caso della Sea Watch 3 ha in questi giorni monopolizzato l’attenzione dei media ma anche l’opinione pubblica, dalle vecchie alle nuove (virtuali) piazze, l’argomento ha suscitato un dibattito dal quale nessuno si è astenuto.

Come tutti i dibattiti generalizzati, è stato utile a capire l’orientamento del pensiero comune. Lo spaccato che ne esce fuori non lascia molto spazio ad interpretazioni: la vicenda della nave Sea Watch 3 è stato l’argomento più discusso della settimana su Twitter. Sono stati oltre 23mila i tweet generati e 127mila le condivisioni, provocando però sentimenti molto negativi (82%): indignazione, rabbia, disapprovazione sono presenti in tutte le differenti opinioni degli utenti. Una valanga di sentimenti ostili sia nei confronti dei migranti e del comandante Rackete. L’interesse per questo tema è rilevabile anche dal tasso di coinvolgimento di tutti i tweet generati, che raggiunge il 4,03%, molto alto per un social come Twitter. Con oltre 3.276 tweet, 20.611 retweet e quasi tremilacinquecento citazioni, #BloccoNavale è uno degli argomenti più discussi. Mentre la parola più usata è stata sia caratterizzata della parola “affondare”, utilizzata più di 650 volte nell’arco della settimana monitorata. Fra i politici l’account Twitter del ministro Salvini è il più menzionato (39%), a seguire Giorgia Meloni (6%).

Perchè snocciolare questi dati ? Perchè è evidente da coinvolgimento e dall’ostilità che il tema immigrazione (anche se in questo caso parliamo di una vicenda che riguarda solo 40 persone) è non solo polarizzante, ma rappresenta il vero chiodo fisso degli italiani, eppure dal 21 Giugno ad oggi abbiamo appreso: che Giuseppe Caruso, attuale presidente del consiglio comunale di Piacenza, è accusato di associazione mafiosa e di essere stato agli ordini dei Grande Aracri quando era impiegato dell’agenzia delle Dogane;  la procura di Catania è certa di aver scoperto al termine di un’inchiesta condotta dalla Digos etnea sfociata nella sospensione da parte del gip del Tribunale di Catania del rettore dell’università Francesco Basile, di altri 9 professori ai vertici dei dipartimenti dell’ateneo un codice di comportamento sommerso attraverso il quale gli esiti dei concorsi venivano ‘cuciti’ addosso a chi doveva vincerli. Nessuno spazio per il merito, tanto che gli altri candidati erano “da schiacciare” e chi osava fare ricorso se la doveva “piangere”.. Le accuse per tutti sono di associazione a delinquere, corruzione e turbativa d’asta; infine (ma solo per pietà) è iniziato conto alla rovescia verso l’8 luglio, quando l’Ecofin si riunirà per decidere se avviare nei confronti dell’Italia una procedura per disavanzo eccessivo causato dal mancato rispetto della regola del debito, che potrebbe voler dire procedura d’infrazione (è già successo nel giugno del 2005, governo Berlusconi III, nel dicembre del 2009, governo Berlusconi IV e lo scorso Novembre relativamente all’inserimento delle famose clausole di salvaguardia) con tutto quello che ne conseguirebbe, aumento iva (e costo della vita) ed imposte.

Ora guardiamoci un attimo intorno, guardiamo il conto in banca che langue, l’amico, i figli, gli amici o io stesso, costretto ad accettare un lavoro sottopagato o a non lavorare, guardiamo il “furbetto che evade”, il raìs che promette e non mantiene, una pubblica amministrazione inefficiente, uno stato criminale nello stato che fattura 300 miliardi, l’evasione fiscale a 90 miliardi e la corruzione che ne costa altrettanti, guardiamo le bollette sempre più alte, l’arredo pubblico fatiscente, poi tiriamo un bel respiro, mettiamoci su Facebook o su Twitter e pensiamo che in fondo, la colpa è di 40 naufraghi.

Bacioni

 

Simone Pazzaglia

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