LAGONE

Storie Nere: “Scritture Criminali Latenti “

Storie Nere: “Scritture Criminali Latenti “
maggio 15
10:09 2019

SCRITTURE CRIMINALI LATENTI

 

Anche quella mattina di quel novembre del 2007, eravamo occupate, come ogni giorno, la mia collega Denise ed io, ad analizzare alcuni “sporchi” reperti, presso il laboratorio di Chimica della Polizia Scientifica del Commissariato di Isola. Indossavamo camici bianchi con alamari e gradi e varie penne colorate nei nostri taschini. Doppi guanti, mascherine e copricapo, facevano parte del nostro solito abbigliamento tecnico, mentre eravamo intente a fotografare e a contrassegnare due bottiglie di plastica vuote, che ci erano giunte in laboratorio, come oggetto di sequestro, dalla Sezione di Polizia Giudiziaria della locale Procura. Denise aveva dato un nome bizzarro al Laboratorio di Chimica, Sezione Discarica. Sosteneva che tutti gli oggetti sporchi e maleodoranti, sequestrati dai nostri operativi colleghi, confluivano tutti da noi, alla Sezione Discarica Scientifica. Come si poteva darle torto! In tarda mattinata si fiondò, letteralmente, all’interno del nostro laboratorio, il Dottor Salemi, Dirigente della Sezione Catturandi della locale Squadra Mobile. Agitava un block notes, custodito all’interno di una custodia di plastica trasparente. “Buongiorno ragazze, cortesemente, mi potreste aiutare? Ho già parlato con il vostro Dirigente che, avendo compreso l’urgenza, mi ha detto di affidarmi a voi”. Il Dottor Salemi era alquanto agitato e di fretta; aveva il palmo delle mani sudaticcio, per la grande tensione che gli ribolliva in corpo. “Siamo sulle tracce di un pericoloso latitante. Alle prime luci dell’alba, di questa mattina, abbiamo fatto irruzione a casa sua e, durante la perquisizione, i miei uomini hanno sequestrato questo taccuino su un mobile della sua stanza da pranzo. L’Ispettore D’Amico ha notato i segni di una scrittura sul foglio sottostante ed ha pensato di sequestrarlo. Forse, potremmo trovare qualcosa di utile, probabilmente, vergato dallo stesso latitante! Quest’uomo, sembra avere l’abitudine di comunicare con la moglie attraverso dei pizzini. Un’ipotesi fantasiosa, ma mi sembra giusto provarci. Magari ci butta bene!. Scusami Luciana, ma si può far qualcosa?”. Mi fece quella domanda mentre si lisciava, ripetutamente e nervosamente, il capo liscio e lucido, come un elmetto nuovo. “Certo Dottor Salemi, è possibile fare un accertamento, con un sofisticato macchinario, alla ricerca delle scritture latenti. Si chiama E.S.D.A. (Electrostatic Detection Apparatus), è un’attrezzatura che consente l’individuazione di solchi ciechi”. Quell’indagine aveva, per il Dottor Salemi, un’importanza fondamentale. E non mi sbagliai! Mentre lavoravamo, saliva e scendeva dal suo ufficio, ripetutamente, e ci tempestava di telefonate. In una delle tante chiamate gli dissi “Non è un accertamento semplice. Si deve armare di santa pazienza. Purtroppo, essendo in presenza di una pressione grafica incostante, non si riescono ad estrapolare frasi intere ma solo parziali. Rifarò più volte l’accertamento, nella speranza che la polvere d’inchiostro riveli ogni volta nuovi solchi e più parti di lettere e parole sempre più definite”. Insistevo, erroneamente, a lavorare sulla parte iniziale e centrale di quel foglio. All’inizio della pagina si definirono alcune frasi discretamente comprensibili. Evidentemente, la pressione iniziale, esercitata sul foglio, era maggiore all’inizio della lettera ma non rivelava l’informazione attesa. “Amore mio, spero che tu stia sempre bene sennò io come faccio? Ci tengo molto ai bambini che sono innocenti e che non hanno colpa dei miei errori Quest’anno faranno la prima comunione e io …”. La frase s’interruppe e delle isolate parole non rivelarono alcuna frase di senso compiuto. Anche nella parte centrale del testo vennero fuori altre parole spezzate, a causa della pressione incostante e diminuita. Stavo impazzendo! Frasi spezzate che non davano alcuna informazione compiuta. Un’altra lettera e un’altra parola, ma la frase, quella utile, tardava ad arrivare. Accidenti!! Era diventata una vera sfida con me stessa! Mi alzai, andai in bagno e mi lavai il viso, guardando allo specchio i miei occhi stanchi. All’improvviso mi venne un’idea!! E se ricominciassi con l’accertamento, partendo dalla parte bassa del foglio? Se qualcuno ha necessità di sottolineare qualcosa, potrebbe imprimere maggiore pressione alla fine della pagina! Si fece notte ed io ero ancora lì, a cercare quelle parole spezzate, che giocavano con me a nascondino. Maledette! Ma dopo l’ennesima ripetizione dell’analisi, all’improvviso, si definì con buona chiarezza, una frase che riportava anche un indirizzo.

“Portami domani quei soldi, che ti deve portare cumpari Totò, a casa di zia Memè, a via Sannito, quella che era di sua mamma, non a casa sua, mi raccomando. Non venire di notte, vieni di giorno, dai meno all’occhio”.

Telefonai immediatamente al Dottor Salemi che si precipitò nel mio Ufficio in un baleno. Quando lesse ciò che era venuto fuori dall’indagine esultò di gioia, e si commosse. Vidi un paio di lacrimoni affacciarsi dai suoi astuti occhi azzurri, che non vennero giù! Contegno professionale! Nel giro di qualche minuto la Squadra Catturandi, con a capo l’Ispettore D’Amico, dalla vincente intuizione investigativa, raggiunse l’appartamento, di via Sannito, catturando, dopo anni di infruttuose ricerche, il pericoloso criminale che faceva parte, oramai da troppo tempo, della lista dei 50 latitanti più pericolosi al mondo.

 

Anguillara Sabazia, 14 maggio 2019

 

Luciana Crucitti

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