Ieri sera, al Parco della Legnara, a Cerveteri, non cβΓ¨ stata soltanto la serata conclusiva dellβEtruria Eco Festival arrivato alla sua ventesima edizione, dedicata questβanno a Francesco Guccini, non cβΓ¨ stata soltanto la bellissima dedica di Alessio Pascucci, ideatore e fondatore del Festival ed ex sindaco di Cerveteri, al cantautore di Pavana: una lettura difficile, con alcune pause dovute alla giusta commozione di chi sentiva molto intime le riflessioni espresse in pubblico e non cβΓ¨ stato soltanto il saluto della sindaca di Cerveteri Elena Gubetti che ha annunciato di accettare con grande piacere la proposta di intitolare il Parco della Legnara a Francesco Guccini.





Ieri sera si Γ¨ verificato un evento straordinario,Β cui una testata come Lβagone, sempre attenta a ciΓ² che si muove sul territorio, non poteva mancare. Un evento quasi magico, che per me Γ¨ stato come un tornare indietro nel tempo, come in un sogno: un concerto a cui ho partecipato molti anni fa, proprio sotto il palco, alla Festa de LβUnitΓ Democrazia e Ambiente di Ravenna, era il 3 settembre 1986.



Cβera Francesco Guccini, con la sua chitarra e la bottiglia di vino sempre pronta ai suoi piedi, cβera il batterista Ellade Bandini, il chitarrista Juan Carlos βFlacoβ Biondini, il sassofonista Antonio Marangolo (che quel giorno aveva la febbre ma suonΓ² lo stesso), il tastierista Vince Tempera e il bassista Ares Tavolazzi, tutti quasi quarantenni, piΓΉ volte, durante il concerto, presentati dal cantautore. Mi sembra di sentire ancora elencare i loro nomi, con quel suo forte accento emiliano, insieme al suo urlare secco βgrazieβ al termine di ogni canzone. Quarantβanni dopo, tutti quasi ottantenni, eccoli ancora sopra a un palco, con il nome di I musici di Francesco Guccini, manca soltanto il bassista Ares Tavolazzi, che ha preso altre strade musicali, sostituito da Giacomo Marzi, ironia della sorte quasi quarantenne, a raccontare una lunga storia musicale che ha attraversato la vita di molti presenti tra il numerosissimo pubblico arrivato al Parco della Legnara un lunedΓ¬ sera dβestate.





Hanno iniziato a suonare quando Francesco ha deciso di smettere ma questa serata ha tutto un altro significato. Francesco non ha smesso soltanto di suonare e il tempo sembra che si sia fermato, con βFlacoβ Biondini che dialoga con il pubblico, con battute spiritose tra un brano e lβaltro, con i pugni chiusi del pubblico durante lβesibizione de La locomotiva, con qualche lacrima che si lascia andare quando arriva lβultima strofa di Il vecchio e il bambino, con i cori che accompagnano da sempre il testo cantato di Dio Γ¨ morto, che il gruppo ha scelto di suonare come brano di chiusura. Aveva ragione βFlacoβ, lo ha detto piΓΉ volte durante la serata: ogni volta che suonano lo possono fare perchΓ© sentono che Francesco Γ¨ sul palco insieme a loro, Γ¨ proprio lΓ¬ davanti a loro, e lo capisco, deve essere una abitudine difficile da perdere, un vizio che Γ¨ complicato abbandonare.




Lβultimo pezzo eseguito, prima di salutare il pubblico con un generale inchino, lβultimo davvero, ci ha tenuto a comunicare βFlacoβ, perchΓ© poi βchiude lβospizioβ, strappando l’ultima, ennesima risata, mi ha fatto scattare una curiositΓ : Voglio veder chi sceglie, con tanti pretendenti fra santi tristi e noi piΓΉ divertenti. Veder chi Γ¨ assunto in cielo, pur con mille ragioni fra noi e la massa di rompicoglioni. Una domanda che sembrava rivolta al cielo, ma forse era rivolta a noi, a chi cβera, a chi ricorda, a chi continua ad ascoltare la sua musica, le sue parole.
Lorenzo AvincolaΒ redattore Lβagone


