Carabinieri contro il femminicidio: il maresciallo Izzo incontra gli studenti della Corrado Melone

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Anche quest’anno i ragazzi della “Melone” hanno avuto il piacere di avere a Scuola la presenza del Comandante della stazione dei Carabinieri di Ladispoli, il Maresciallo Roberto Izzo. Come un buon padre, il comandante ha spiegato ai ragazzi le funzioni dell’Arma dei Carabinieri, al servizio e per la salvaguardia dei cittadini e l’importanza di vedere l’Arma composta da uomini che lavorano a tutela e sostegno delle persone e non una forza di repressione. Il freno della repressione viene infatti applicato solo quando vengono commessi reati gravi e viene messa in pericolo la salute e la sicurezza dei cittadini.

Il Comandante ha spiegato ai giovani presenti che, poiché viviamo tutti in una società civile, e non nella giungla, le persone di questa società hanno deciso di regolare la propria convivenza con delle leggi che la maggioranza dei delegati popolari (il Parlamento) ha deciso e che possono essere certamente cambiate, ma sempre dalla maggioranza dei delegati. Nessuno ha il diritto di farsi giustizia da sé perché occorre saper giudicare per assolvere o condannare e questo lo fanno persone preparate (la Magistratura) che prima di arrivare alla sentenza ascolta tutti gli aspetti della vicenda da giudicare. La violazione delle leggi, fatta da chi si ritiene evidentemente superiore alla maggioranza degli altri cittadini, comporta dei soprusi da parte di alcuni sulla pelle di altri e per questo le forze dell’ordine, fra cui i Carabinieri, hanno il compito di fermare i soprusi, far comprendere che si sta sbagliando o consegnare i presunti colpevoli alla giustizia. A volte chi commette dei reati lo fa perché non conosce o non riconosce il senso della legge e questo è causato anche dalla mancanza o comunque dalla carenza di una sufficiente educazione civica.

A causa degli spazi ristretti, non essendo disponibile la sala consiliare e poiché erano state interessate tutte le classi terze di secondaria di primo grado, si è dovuto chiedere al Comandante di replicare il proprio intervento, cosa che gentilissimamente ha fatto.

Nel suo doppio intervento, il Comandante Izzo ha avuto il supporto sia dell’assessore alla Scuola, Lucia Cordeschi, sia quello dell’avvenente Maresciallo Sara Venuti. Con il loro intervento, il tema trattato è stato molto più specifico e circoscritto ad un tema purtroppo attualissimo: quello della violenza di genere e del femminicidio.

Odiosa è qualsiasi forma di violenza, ma particolarmente ribrezzo fa chi la esercita sulle donne, magari in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale (che in Italia purtroppo ancora resiste come retaggio di una visione legata a schemi superati dall’evolversi della società), allo scopo di perpetuare la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte.

In Italia il fenomeno statisticamente sembra avere incidenze inferiori al resto d’Europa, fanno però riflettere i numeri che vedono, su 5 donne uccise, ben 4 assassinate dai familiari, fra cui oltre il 50% dal proprio partner. In Italia, oltretutto, questi numeri oscillano, ma rimangono pressoché costanti da anni, mentre altrove, in Europa, scendono velocemente, segno di una maggiore attenzione al rispetto del prossimo e della donna in particolare.

L’omicidio è da aborrire in generale, ma nel caso del femminicidio si aggiunge un fattore da non sottovalutare, infatti nella sua accezione moderna si intende “uccisione di una donna da parte di un uomo per motivi di odio, disprezzo, piacere o senso di possesso delle donne” che indica nel femminicidio una categoria criminologica vera e propria: una violenza estrema da parte dell’uomo contro la donna proprio «perché donna».

Quello che si è fatto notare è che spesso il timore o la vergogna di denunciare violenze o gli abusi, che, come detto, la maggior parte delle volte avvengono in famiglia, spinge le donne a non esporsi, anche per le reazioni della cosiddetta “società civile” che spesso “condanna” la vittima, anziché l’aggressore. Ma non è così per i Carabinieri, soprattutto per quelli in servizio presso la caserma di Ladispoli, i quali sono stati formati ad avere attenzione e cura dei casi di violenza che vengono rilevati. Per dare una idea di cosa si intenda per essere formati a saper ascoltare, è stato proiettato un cortometraggio, “Piccole cose di valore non quantificabile”, rintracciabile facilmente su Youtube, vincitore di numerosissimi premi, che ha colpito molto i presenti, lasciando tutti senza fiato nella parte finale. Il video, inizialmente molto divertente, nella parte finale riesce a far comprendere come, ascoltando con attenzione e comprendendo le “parole non dette”, chi abbia sufficiente intelligenza possa comprendere verità terribili che la vittima non è nemmeno in grado di riferire.

L’invito del Maresciallo è stato quello di non sottostare mai alla mancanza di rispetto e di non far superare mai questo limite perché il passo successivo è sempre la violenza. Ha invitato, quando vivono o vedono cose ingiuste, ha anzi pregato tutti i ragazzi e le ragazze di rivolgersi il prima possibile ai Carabinieri, o ai professori o ai genitori, i quali sanno come agire per far ristabilire la legalità e la sicurezza nel modo migliore possibile. Ad esempio per la Legge italiana è reato penale per violenza sessuale anche il solo toccare una donna senza il suo consenso.

Ancora una volta il Comandante Izzo, insieme alla sua collaboratrice ed all’assessore, ha offerto ai giovani “meloncini” consigli utili e la sua esperienza ed ha ricevuto gli applausi di tutti i nostri ragazzi i quali, a loro volta, hanno ricevuto i complimenti per l’attenzione e interesse dimostrati, facendo ben sperare per una società futura migliore e con maggior rispetto per le donne e per le leggi.

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