LAGONE

Distinguere i problemi per trovare le soluzioni appropriate

Distinguere i problemi per trovare le soluzioni appropriate
febbraio 28
20:48 2017

Il rischio di un’ondata di regressione verso modelli autoritari che si sta diffondendo in molti Paesi

Sul nostro portale “lagone.it” si sono succedute nell’ultimo periodo alcune notizie legate ad atti di micro-criminalità, avvenuti nel nostro territorio. In occasione di un incontro pubblico promosso dal comitato di quartiere di uno dei paesi del comprensorio sabatino, molti degli intervenuti hanno sottolineato in maniera accorata l’esigenza di far fronte ad azioni di vandalismo giovanile. Dobbiamo ritenere che si stia acuendo un problema legato alla sicurezza e all’incolumità dei cittadini o piuttosto la percezione di disorganizzazione sociale rende più diffidenti le persone che tendono a mettere “nello stesso fascio” problematiche di origine diversa?

La repressione del crimine nei modi e nei tempi previsti dalla legge è un aspetto fondamentale del vivere civile. E’ vero, come è noto, che la libertà di ciascuno, finisce dove inizia quella del suo prossimo, ma è anche vero che è necessario l’intervento delle forze dell’ordine per impedire a chiunque abbia intenzione di limitare la libertà dell’individuo. Questi principi sono ben regolamentati nel nostro Paese e dovrebbe essere ormai patrimonio di tutti il concetto che nessuno può farsi giustizia da se e che la sorveglianza e l’indagine spettano alle autorità competenti.

Eppure, i giornali ci riportano notizie per cui il rafforzamento della sorveglianza, il respingimento armato dei migranti, la delazione dei cittadini nei confronti di altri cittadini, l’accoglimento dei rifugiati che hanno diritto ad essere accolti secondo le leggi internazionali, il lavoro tolto agli italiani dagli stranieri irregolari e il disagio dei giovani (italiani e non) viene messo nello stesso calderone e l’unica soluzione proposta è quella di dire comunque e sempre no, rendendo questo rifiuto valido per tutto.

Si è dimenticato che in altri tempi molto lavoro era stato fatto per distinguere i problemi e trovare le soluzioni appropriate. Applicare la stessa analisi per tutti gli aspetti critici della nostra società equivale a non risolvere nulla, a non far mai incontrare la soluzione adatta al problema che si sta affrontando.

Questo modello di governare il “disagio della società” sta invadendo a tutti i livelli la struttura culturale di chi deve prendere le decisioni, assecondando pratiche che nulla hanno a che fare con la storia della cultura italiana.
Il rafforzamento della sorveglianza nelle nostre strade deve essere proporzionale al livello di delinquenza presente. Agli atti di vandalismo giovanile si risponde chiedendoci il perché i giovani compiono certi atti, qual è il disagio che vivono per cui non rispettano la cosa pubblica. E’ fondamentale, però, che una volta avuta la risposta si agisca sul fronte della inclusione e comprensione con atti concreti, creando luoghi e modi per cui i “prossimi adulti” siano coscienti e consapevoli del loro far parte di una comunità che mette a disposizione di tutti i propri valori e i propri oggetti.

E’ vero che tante situazioni sperimentate quotidianamente da ciascuno di noi, offrono motivo di frustrazione, arrabbiatura e spesso anche forte disagio, tuttavia l’abbassare la guardia sulla distinzione tra le diverse problematiche che viviamo, lo scoramento rispetto alla ricerca delle cause che sono alla base di ciascun fenomeno e la rincorsa del miraggio di facili soluzioni – magari basate sulla forza – dovrebbero averci già insegnato i rischi che comportano intrinsecamente.

Pur nel rispetto delle diverse idee di ciascuno e delle sensibilità che si possono esplicitare nella visione della risoluzione dei problemi, siamo seriamente preoccupati dall’ondata di regressione verso modelli autoritari che si sta diffondendo in molti Paesi e che rischia di invadere anche il nostro. Si innalzano muri, si diffondono ronde, si inaspriscono le politiche ‘contro’, a discapito dell’approfondimento e dell’analisi, si definisce ‘buonismo’ la condivisione o l’inclusione.

Non possiamo chiamarci fuori perché delusi o disgustati. Non possiamo lasciarci alle spalle secoli di battaglie per la civiltà, lo sviluppo e il progresso della società tutta. Dobbiamo rimboccarci le maniche e partecipare, ciascuno per la propria parte, consapevoli che il mondo in cui viviamo è patrimonio di tutti e solo una civile convivenza potrà garantirci orizzonti di prosperità.

Il CdA dell’Ass. Cult.
L’agone nuovo

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