L’agone nuovo, Lions Club e Comune di Bracciano insieme nell’incontro sulla sanità

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Il 18 marzo si attende la pronuncia del Tar Lazio sull’ospedale “Padre Pio”

 Territorio, sezionato e suturato da tagli e riconversioni. Che fine fa la sanità locale? Basta con le lotte tra Bracciano e Civitavecchia. Basta con la pura legge del risparmio. E’ tempo di integrazione e solidarietà. In modo che il comprensorio sia indipendente e non vada a gravare sulla capitale né diventi sua succursale avvizzita.

Questi i nodi e le proposte emersi durante l’incontro pubblico svoltosi il 14 marzo scorso presso L’Auditorium comunale di Bracciano, organizzato dall’Associazione Culturale “L’agone Nuovo” insieme al Lions Club di Bracciano e patrocinato dal comune di Bracciano.

A rispondere alla criticità sanitaria e sociale del territorio, all’allarme posti letto e alla grave frana dei diritti dei cittadini, che ha sottolineato tra gli intervenuti il Gen. Bruno Riscaldati (Lions), alcuni rappresentanti delle istituzioni e i sindaci del territorio.

Il Direttore della Asl RmF Giuseppe Quintavalle ha illustrato i numeri della nuova gestione del “Padre Pio”, che non verrà trasformato in PIT, poiché manterrà il soccorso h24, ma i 20 posti di medicina che resteranno attivi non fanno il pari con i 60 posti di emergenza necessari.

La Asl RmF, ha sottolineato Quintavalle, ha recepito il decreto regionale cercando di potenziare la struttura come ospedale di “area disagiata” con un modello sperimentale, che avrà bisogno di essere rodato. Se il Consiglio di Stato evitò definitivamente il  declassamento del “Padre Pio” in presidio di tipo B (ovvero un mero centro smistamento) la Regione non ha tuttavia riesaminato il caso studiando una configurazione ad hoc per il nosocomio, bensì ne ha previsto il ridimensionamento nella logica della riduzione della spesa.

Lo stesso consigliere Pd Riccardo Agostini, membro della commissione Politiche Sociali e Salute presso la Regione Lazio, ha mostrato sensibilità per una discussione sul “Padre Pio”, rimarcando però al contempo che il riassetto generale della Regione verte su un riequilibrio dei posti letto e su un inevitabile risparmio economico. Anche se nell’arco del 2015 dovrebbe avere fine il commissariamento della sanità regionale e pertanto una riattivazione del turno over, fatto che consentirebbe di rivedere il caso “Padre Pio” e potenziare il personale medico e infermieristico e l’uso della totalità dei reparti. Quindi ironia dei provvedimenti, la trasformazione dell’ospedale in struttura con 20 posti di medicina h24 e con eventuale area residenziale per la degenza di pazienti affetti da Alzheimer, potrebbe cambiare ancora.

Ma si tratta di volontà politico-finanziarie in corso d’opera. Nel comprensorio sabatino la media posti letto/1000 abitanti è pari allo 0,9 mentre dovrebbe essere 3 (le Asl F, G e H contano circa 3mila posti letto a fronte di circa 1milione e mezzo di abitanti, mentre in zone come quelle in cui si trovano l’ospedale Gemelli e il San Filippo Neri i posti letto totali sono circa 4mila).

L’ospedale “Padre Pio” già denutrito nel personale congelato dal blocco del turn over, nonostante privo di reparti fondamentali come Ostetricia, rappresenta non solo un polo d’elezione per l’ortopedia e la chirurgia, ma anche l’unico nosocomio in un interland che va da Manziana a Cerveteri ad Anguillara Sabazia, oltre 200mila abitanti, pendolari, turisti. Potenziarlo sarebbe la soluzione.

Tanto Agostini quanto Quintavalle si sono dichiarati aperti ad un dialogo sul destino della struttura in attesa (mentre scriviamo) della decisione del TAR al quale si sono appellati i comuni del territorio. Fatto auspicato da tutti gli intervenuti, tra i quali il sindaco di Bracciano Giuliano Sala, che è tornato sui problemi che hanno motivato lo stesso ricorso al TAR, ovvero la distanza sia da Roma che Civitavecchia in termini di tempi di percorrenza, assenza di un’emodinamica, scarsità dei mezzi 118 etc. L’assessore alla Salute di Bracciano, Mauro Negretti, infermiere da molti anni presso il “Padre Pio” ha stigmatizzato il ridimensionamento del nosocomio a soli 20 posti per la stabilizzazione dei pazienti, visti appunto i problemi suddetti.

Anche se il disavanzo della regione è di 350milioni di euro, non è estirpando il diritto alla salute e facendo scelte meramente economiche, che possiamo salvare la salute pubblica. Eliminare sprechi non significa togliere posti letto dove vi è carenza cronica. Né è più possibile la dicotomia con Civitavecchia, l’annoso travaso di risorse verso l’ospedale “San Paolo” e l’antica faida che vede Civitavecchia imputata come accentratrice di risorse. Nei fatti Bracciano viene depauperato ma non è nella guerra intestina il bandolo dela matassa. E’ tempo di cooperare con piani comuni.

É quanto hanno ribadito l’On. Emiliano Minnucci ma anche i sindaci di Ladispoli, Manziana e Anguillara Sabazia, Palliotta, Bruni e Pizzorno. Come pure Fabio Floccari del comune di Civitavecchia, il quale ha evidenziato il “vero problema: il rapporto posti letto/abitanti” e la ripartizione delle risorse, come ha detto anche Anna Maria Ribaudi, rappresentante RSU-Fials. In una Asl disagiata e storicamente gestita in modo disomogeneo la visione praticabile è quella di una rete sanitaria che sappia scambiare e incrementare risorse per produrre servizi efficienti.

Sarah Panatta

 

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