Maurizio Archilei intervista il Sindaco di Bracciano Giuliano Sala

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Sulla questione del Padre Pio il Comune di Bracciano è certamente in prima linea. Abbiamo chiesto al sindaco Giuliano Sala di darci il polso della situazione e di spiegarci quali sono le prospettive per questo importantissimo presidio sanitario.

Signor sindaco, il suo collega di Civitavecchia, Antonio Cozzolino, ha incontrato il presidente Zingaretti circa due settimane fa per fissare un appuntamento con i sindaci della ASL RMF. Quando sarà quest’incontro? Conosce, anche approssimativamente, il contenuto del loro scambio?

“Francamente non so quali siano gli argomenti che il Sindaco di Civitavecchia vorrà portare all’attenzione del Presidente Zingaretti, ma mi auguro che nell’incontro abbia fatto emergere due fattori importantissimi che sono penalizzanti per la Asl Rm/F e cioè il rapporto inesistente posti letto/abitanti e il fatto che la nostra Asl è la peggiore pagata dell’intera Regione Lazio”. 

Quali questioni porterete all’attenzione di Zingaretti e qual è la risposta che considerate accettabile sotto la quale non intendete scendere?

Se e qualora avremo un incontro con Zingaretti, quelle anzidette saranno le istanze prioritarie e preminenti sulle quali ricercare un impegno. Specificatamente alla questione dell’Ospedale Padre Pio di Bracciano, la Regione Lazio ha ormai maturato e deliberato con Decreto del Commissario una soluzione che non ci soddisfa assolutamente, che non è rispettosa della grande battaglia che alcune Amministrazioni Comunali hanno intrapreso a tutela e difesa del Padre Pio che ha portato alla positiva sentenza del Consiglio di Stato. Il Commissario Zingaretti e la sua cabina di regia hanno sicuramente svolto un lavoro impegnativo, cercando di “salvare” alcuni ospedali della Regione che il decreto 80 di fatto chiudeva, compreso Bracciano: ma la soluzione trovata, almeno per quanto ci riguarda, è assolutamente non dignitosa e camaleontica e per questo, insieme ai sindaci che con noi vorranno condividerne il percorso, attiveremo ricorso alla giustizia amministrativa per far valere le nostre ragioni, con la certezza che alla fine, qualunque sarà il risultato, saremo in pace con noi stessi e convinti di aver comunque rappresentato al meglio i nostri territori”.

Qual è il suo giudizio personale sul Piano in generale, e su quanto il Piano prevede per l’ASL RMF3 in particolare?

La premessa è che sicuramente la sanità laziale si trova in una situazione economica molto critica, ma il nostro malessere e la nostra delusione promanano dal fatto che nonostante fossero state garantite dal Ministero risorse ulteriori per €.384.000.000,00 all’anno al Lazio, per la forte crescita demografica risultante dall’ultimo censimento, nemmeno un euro si è voluto investire sull’ospedale Padre Pio che, da Ospedale diventa Presidio, come afferma nelle sue continue interviste “politiche”, dense di piaggeria verso i governanti, il Direttore della Asl dr. Quintavalle”.

Assieme al Consigliere Negretti avete parlato di provvedimenti di tipo legale: ricorso al Tar e, se il caso, anche denunce di tipo penale. Nel confronti di chi le seconde?

Oggi l’unico percorso che ci sentiamo di seguire, è quello di far valere le nostre ragioni proponendo ricorso avverso il decreto U00368 del Commissario Zingaretti. Qualora ottenessimo soddisfazione dalla giustizia amministrativa, questa volta non permetteremo a chicchessia di essere inadempiente e irrispettoso dell’eventuale positivo risultato che dovessimo ottenere. In ogni sede, anche penale”.

Oltre alle iniziative di tipo legale, ne esistono altre che intendete prendere?
“Sicuramente la nostra azione di contrasto al decreto U00368 non sarà solamente quella del ricorso, ma porteremo le nostre istanze, come abbiamo fatto nel 2011, anche nelle piazze, fiduciosi che i cittadini ci seguiranno in questa battaglia”.

Il Piano di Quintavalle è stato, in ultima istanza, bocciato solo dal terzo distretto. Gli altri, laddove la loro posizione rimane sostanzialmente invariata (nel secondo si mantiene l’esistente, nel quarto si promettono 3 case della salute), quando non migliori (primo distretto), comunque non perdono. È questa la differenza sostanziale che ha determinato questa differenza di atteggiamento nei confronti del Piano?

“Personalmente non debbo fare guerra al D.G. o agli altri distretti che evidentemente sono soddisfatti delle proposte della Regione Lazio. Io credo che con questo Piano, pur in una situazione come detto, molto difficile da un punto di vista economico, ci perdano soprattutto i cittadini e il livello di assistenza nella Asl Rm/F, perché avremo meno posti per acuti, in quanto spostare 30 letti da Bracciano a Civitavecchia, è solamente una operazione di facciata, considerato che l’Ospedale San Paolo non ha materialmente lo spazio “residenziale” per realizzare nuovi reparti a norma o aggiungere letti, se non saranno costruiti nuovi padiglioni e questo richiede molto tempo. Inoltre si squilibra la risposta sanitaria verso Civitavecchia, che avrà riconosciuto anche un ruolo in alcune branche mediche quali, ad esempio, l’ostetricia, che pur non raggiungendo un numero sufficiente di parti, verrà considerata “appropriata” pescando dall’ostetricia dell’Ospedale di Tarquinia (Asl di altra Provincia) che nel 2013 ha effettuato più del doppio dei parti dell’Ospedale Civitavecchia: altra operazione camaleontica, come se si mettesse in conto che all’improvviso, perché previsto “su carta”, le donne si spostassero come automi a partorire da Tarquinia a Civitavecchia. Evidentemente se l’ostetricia di Civitavecchia risulta inappropriata, ci sarà pure una ragione”! 

Il sindaco di Anguillara, F. Pizzorno, ha dichiarato di voler proporre un cambio nel tracciato dei confini della ASL RMF, per uscirne e collegarsi a realtà più vicine alla cittadina di quanto non sia Civitavecchia, e quindi confluire in una ASL romana. Come strada le sembra possibile e utile che a percorrerla sia anche Bracciano?

“Credo che si debbano tentare tutte le strade che ci permettano di rappresentare al meglio le esigenze di salute dei cittadini che vivono nelle nostre comunità locali. Bracciano, Anguillara Sabazia, Trevignano Romano, Manziana, Canale Monterano (per non parlare dei Comuni del Distretto 4 della Asl), non hanno nulla da condividere con la sanità e l’Ospedale di Civitavecchia; un cittadino dei nostri comuni, qualora non fosse trasportato d’imperio al San Paolo di Civitavecchia dal 118 in caso di emergenza, non chiederà mai di farsi ricoverare in quell’ospedale. Non voglio entrare e nemmeno mi compete la valutazione qualitativa delle prestazioni rese dall’Ospedale di Civitavecchia, ma parlo di questioni logistiche, di distanza, di condivisione territoriale e culturale: i nostri cittadini guardano con maggiore attenzione alle strutture sanitarie romane, più vicine, più consolidate e meglio collegate anche per i familiari dei pazienti ricoverati. Voglio dire che certamente si, la proposta di Francesco Pizzorno, venendo meno il riferimento del Padre Pio di Bracciano che si vorrebbe far diventare un “Ospedale di giorno”, può essere sostenuta perché se un residente di Bracciano, di Anguillara o di Manziana preferisce ricoverarsi o farsi curare al San Filippo, piuttosto che al S.Andrea o al Gemelli, tanto vale che approdi ad una Azienda Ospedaliera romana, anziché mantenere una inutile appartenenza ad una Azienda sanitaria locale che non serve a garantire livelli essenziali di assistenza e che nulla ha di “locale””.

Maurizio Archilei

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