Il 17 marzo, presso l’Aula Magna del Liceo “Ignazio Vian”, i riflettori sono stati accesi su un evento di profondo impatto che ha dato voce ai temi dell’autolesionismo e della fragilità emotiva nei giovani. L’occasione è stata la presentazione del libro “Ora parlo io”, edito da Graus Edizioni, opera della diciannovenne Elena Guido, studentessa all’ultimo anno del nostro liceo scientifico. Elena ha rotto il muro del silenzio sull’autolesionismo, descrivendolo non come un atto di ribellione, ma come un “grido” del corpo: un tentativo estremo di tradurre in dolore fisico un sovraccarico emotivo altrimenti inespresso.
L’iniziativa è stata promossa dalla Dirigente Scolastica del “Vian”, Lucia Lolli, la quale, ricoprendo contemporaneamente la reggenza del Liceo “Sandro Pertini” di Ladispoli, ha attivato un’efficace collaborazione tra le due scuole. Nei suoi interventi, la Dirigente ha sottolineato con vigore che la missione della scuola è quella di intercettare il disagio e farsi carico della fragilità emotiva degli studenti, promuovendo una cultura dell’empatia e mettendo in atto tutte le attività preventive a supporto degli studenti.
Proprio seguendo questa scia di condivisione, l’evento ha trovato una prima, straordinaria accoglienza presso il Liceo “Sandro Pertini” di Ladispoli — dove il lavoro curato dalle prof.sse Anna Recchi e Maria Saladini e dalla psicologa Anna Maria Rospo ha suscitato grandissimo interesse e una profonda commozione tra studenti e docenti — per poi trasferire questa stessa carica emotiva a Bracciano. Qui, la pedagogista Anna Maria Onelli ha moderato sapientemente l’incontro, guidando con sensibilità il dialogo tra l’autrice e la platea.
Momento centrale e di forte impatto emotivo è stata la lettura di alcuni passi scelti del libro, coordinata dalla prof.ssa Margherita Guarino e interpretata dagli allievi-lettori. Questi brani hanno ripercorso l’intera esperienza di Elena: dai momenti di dolore più cupo alle cause profonde del malessere, affrontando senza filtri temi come il bullismo, l’autolesionismo, il tentato suicidio ed il ricovero ospedaliero. Pagine crude ma necessarie, che hanno descritto la discesa nel buio e la successiva rinascita, resa possibile dalla voglia di farcela, dall’amore incrollabile della sua famiglia e dalla vicinanza costante della sua psicoterapeuta, che l’ha aiutata a ricostruirsi.
Fondamentale è stato l’apporto tecnico della psicologa e psicoterapeuta Milena Rosso, che ha guidato la platea in un esercizio di rilassamento per aiutare a decodificare le dinamiche analizzate da Elena. Il dibattito ha beneficiato anche della partecipazione di Teresa Manes, che ha ricordato quanto il bullismo possa ferire nel silenzio.
Ma la vera forza dell’evento è risieduta nella presenza di Elena. Seduta al centro del dibattito, ha colpito tutti per la sua postura composta e lo sguardo fermo, capace di reggere il peso di un’intera platea che la osservava con un misto di ammirazione e commozione. Elena non si è limitata a presentare un libro; ha “abitato” lo spazio della conferenza con una consapevolezza rara, rispondendo alle domande dei coetanei, dei genitori e dei docenti intervenuti con una schiettezza disarmante. Ha raccontato come la scrittura sia diventata il suo “luogo sicuro” e ha spiegato che “l’autolesionismo non è una moda, ma un linguaggio muto”. La sua capacità di trasformare un’esperienza così intima in un messaggio collettivo di speranza ha lasciato l’Aula Magna in un silenzio carico di rispetto.
La storia di Elena si è chiusa con un potente messaggio di resilienza: attraverso il sostegno di una comunità scolastica guidata con lungimiranza, la diciannovenne ha vinto la sua sfida. Oggi Elena non cerca più la propria identità negli occhi degli altri, ma ha imparato a essere, finalmente, il suo orgoglio più grande.
Il grazie più grande va a Elena, alla Preside Lolli, e a tutti i docenti e allievi che hanno dimostrato che quando una scuola guarda dentro ai cuori anziché solo ai registri, le vite possono rinascere. Uscendo dall’Aula Magna, abbiamo capito tutti che la luce in fondo al tunnel esiste davvero. Basta avere il coraggio di dire: “Ora parlo io”.
Margherita Guarino


