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L’importanza dello sport, della condivisione e dello stare insieme per il sindaco di Bracciano

Dal profilo Facebook del sindaco di Bracciano

Ieri mattina ho avuto il piacere di trascorrere alcune ore insieme alle classi dell’Istituto Comprensivo di Bracciano – plesso Tittoni, protagoniste di una bellissima mattinata all’insegna dello sport presso il Giardino Comunale del Centro Urbano di via Cavour.
Vedere il parco riempirsi di bambine e bambini, di sorrisi, entusiasmo e colori Γ¨ stato davvero emozionante. Momenti come questi ci ricordano quanto siano importanti lo sport, la condivisione e lo stare insieme per la crescita delle nuove generazioni.
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Un sentito ringraziamento va ai piΓΉ piccoli, al corpo docente e alle famiglie presenti, che con la loro partecipazione hanno contribuito alla riuscita di questa splendida iniziativa.
A tutti i ragazzi, agli insegnanti e alle loro famiglie rivolgo il mio piΓΉ sincero augurio di trascorrere delle serene e meritate vacanze estive.
Buona estate
Marco Crocicchi, sindaco di Bracciano
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EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA A CIVITAVECCHIA: STRATEGIA DI VALORIZZAZIONE DELLE TORRACCE PER FAR FRONTE AL DISAGIO ABITATIVO

Comunicato stampa

Civitavecchia, 5 Giugno 2026 – In merito alle recenti dichiarazioni della sezione locale dell’Unione Inquilini relative alla pianificazione dell’edilizia residenziale pubblica e alla valorizzazione della zona delle Torracce, l’Amministrazione Comunale ritiene utile fornire alcuni elementi di chiarezza sul percorso intrapreso.
La carenza di alloggi popolari rappresenta un problema serio, che si Γ¨ consolidato nel corso di decenni e che questa Amministrazione ha trovato tra le questioni piΓΉ urgenti da affrontare. La preoccupazione per il disagio abitativo delle famiglie Γ¨ pienamente condivisa e costituisce, anzi, uno dei riferimenti principali dell’azione di governo locale in materia.
Il quadro delle risorse disponibili, tuttavia, impone realismo. Allo stato attuale non risultano fondi comunali, stanziamenti regionali o contributi nazionali strutturali destinati alla costruzione immediata di nuove case popolari. Di fronte a questo vuoto economico le possibilitΓ  erano sostanzialmente due. La prima, certamente piΓΉ agevole, sarebbe stata quella di prendere atto della mancanza di risorse sovracomunali e rinviare ogni intervento a un futuro indefinito, lasciando la situazione immutata per gli anni a venire.
L’Amministrazione ha scelto invece la seconda strada: quella della responsabilitΓ , dell’azione e della gestione di processi complessi.
Lo strumento del Fondo di valorizzazione del patrimonio comunale, applicato alle Torracce con il passaggio da edilizia popolare a residenziale, non costituisce una concessione alla speculazione, bensΓ¬ l’unico percorso tecnico e concreto oggi praticabile. L’operazione persegue un obiettivo preciso: generare un reddito interno all’ente e creare risorse finanziarie proprie laddove lo Stato e la Regione, ad oggi, non ne erogano. Saranno proprio queste risorse, autoprodotte dal Comune, a consentire un investimento diretto nella costruzione di nuovi alloggi per le famiglie piΓΉ vulnerabili del territorio. In questa direzione, l’Amministrazione ha peraltro giΓ  individuato le aree da destinare a edilizia popolare in via Don Milani, a conferma del fatto che il percorso intrapreso non si esaurisce in una previsione teorica ma trova giΓ  una precisa collocazione sul territorio.
L’Amministrazione Γ¨ consapevole che si tratta di un percorso che richiederΓ  tempo e i cui risultati non saranno immediati. È tuttavia l’unica via in grado di offrire risposte strutturali e durature, anzichΓ© soluzioni temporanee. Governare significa compiere scelte difficili e gestire procedimenti amministrativi articolati, nella piena consapevolezza dei vincoli che gravano sui bilanci pubblici.
La scelta compiuta Γ¨ quella di agire, di lavorare sui fatti e di costruire il futuro dell’edilizia sociale a Civitavecchia su basi solide e sostenibili, nella convinzione che ai cittadini debbano essere offerte soluzioni concrete e verificabili nel tempo.

La donazione di sangue in una generazione che cerca appartenenza

L’esperienza del Gruppo Donatori Sangue β€œFrancesco Olgiati” ODV e il ruolo degli studenti nella costruzione di una nuova cultura del dono

Parlare oggi di giovani significa spesso imbattersi in una lunga serie di definizioni stereotipate: disillusi, disinteressati, fragili, individualisti. Nel dibattito pubblico, le nuove generazioni vengono frequentemente raccontate attraverso categorie riduttive, che finiscono per trascurare non soltanto le difficoltΓ  strutturali con cui si confrontano quotidianamente, ma anche le numerose forme di partecipazione e responsabilitΓ  che molti ragazzi continuano invece a costruire nei contesti universitari, associativi e sociali.

Parallelamente, quando i giovani decidono di esporsi o di partecipare attivamente alla societΓ , vengono spesso rappresentati come estremisti, polemici, concentrati esclusivamente su battaglie ideologiche, lontane dalla β€œrealtΓ  concreta”. Si crea cosΓ¬ una narrazione paradossale, nella quale i giovani sembrano poter occupare soltanto due ruoli opposti e ugualmente svalutanti. In entrambi i casi, ciΓ² che finisce spesso per mancare Γ¨ il riconoscimento di tutte quelle esperienze silenziose, quotidiane e profondamente concrete nelle quali molti studenti e giovani scelgono di investire tempo, energie e responsabilitΓ  reali al servizio della comunitΓ .

In questo senso, l’esperienza del Gruppo Donatori Francesco Olgiati presso il Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS rappresenta un esempio particolarmente significativo, perchΓ© non si limita a riconoscere il ruolo degli studenti nella partecipazione associativa e nella promozione della cultura del dono, ma ne incentiva concretamente il coinvolgimento, offrendo uno spazio autentico nel quale sentirsi ascoltati, responsabilizzati e realmente parte attiva dei processi organizzativi delle attivitΓ  di sensibilizzazione rivolte alla comunitΓ  universitaria.

Il tema della donazione di sangue, infatti, si intreccia inevitabilmente con una riflessione piΓΉ ampia sul rapporto tra i giovani e la partecipazione sociale. Viviamo in una societΓ  estremamente veloce, performativa e competitiva, nella quale gran parte delle relazioni passa attraverso schermi, notifiche e interazioni frammentate; una societΓ  in cui il tempo sembra dover essere costantemente ottimizzato e nella quale ogni attivitΓ  viene spesso valutata in termini di utilitΓ  immediata o ritorno personale. In tale contesto, la donazione rappresenta quasi un gesto β€œcontrotempo”, perchΓ© Γ¨ gratuita, anonima, non dΓ  β€œviews” e non produce vantaggi concreti nell’immediato, richiedendo invece disponibilitΓ , continuitΓ  e senso di responsabilitΓ  collettiva.

Parallelamente, la nostra generazione si trova a vivere una condizione di precarietΓ  continua, non soltanto economica o lavorativa, ma anche psicologica e sociale. Si studia piΓΉ a lungo, si entra piΓΉ tardi nel mondo del lavoro, si vive costantemente sotto pressione accademica e prestazionale e si cresce spesso con la sensazione di dover dimostrare continuamente qualcosa. A questo si aggiunge una crescente sfiducia verso le istituzioni e verso tutte quelle strutture percepite come distanti, poco accessibili o incapaci di dialogare realmente con i giovani.

Il Gruppo Donatori dimostra invece quanto il coinvolgimento diretto possa fare la differenza. Da anni, infatti, all’interno del Direttivo dell’associazione sono stabilmente presenti rappresentanti degli studenti, che partecipano attivamente alla progettazione delle iniziative, all’organizzazione degli eventi, alla comunicazione e, piΓΉ in generale, ai processi decisionali dell’associazione stessa. Questo aspetto ha un valore estremamente importante, perchΓ© permette di superare una visione paternalistica della sensibilizzazione sanitaria e trasmette invece l’idea che gli studenti possano essere interlocutori reali, capaci di contribuire concretamente alla costruzione di progetti rivolti alla comunitΓ  universitaria.

La presenza dei rappresentanti nel Direttivo non rappresenta quindi un elemento simbolico, ma uno strumento fondamentale per costruire una comunicazione autentica ed efficace. Molte campagne di sensibilizzazione, infatti, faticano a coinvolgere realmente i giovani, non tanto per il contenuto del messaggio, quanto perchΓ© vengono spesso progettate senza un confronto diretto i diretti interessati e con le loro modalitΓ  d’espressione. Il coinvolgimento degli studenti permette invece di costruire iniziative piΓΉ vicine ai linguaggi, agli spazi e alle sensibilitΓ  delle nuove generazioni, rendendo la partecipazione piΓΉ spontanea ed efficace.

E quando il coinvolgimento Γ¨ reale, la risposta arriva.

Nasce cosΓ¬β€œEMATRIDUUM – Il sangue Γ¨ destinato a circolare, condividilo”, un progetto sviluppato insieme al Gruppo Donatori Olgiati ed all’associazione studentesca UniLab – Studenti in primo piano, all’interno dell’UniversitΓ  Cattolica, due appuntamenti annuali di tre giorni, interamente dedicati alla sensibilizzazione sulla donazione di sangue e giunti ormai alla terza edizione.

L’obiettivo di EMATRIDUUM non era affatto semplice:si volevano aumentare le donazioni da parte degli studenti, sicuramente, ma soprattutto si voleva costruire una nuova cultura del dono all’interno dell’universitΓ , cercando di trasformare gli studenti da destinatari passivi delle campagne di sensibilizzazione a protagonisti attivi del percorso, nella convinzione che la comunicazione orizzontale sia oggi strumento essenziale per avvicinare i giovani alla donazione.

Durante i primi due giorni vengono allestiti, nei principali punti di aggregazione dell’UniversitΓ , spazi informativi gestiti dagli studenti stessi, nei quali vengono fornite informazioni sulla donazione, sui criteri di idoneitΓ , sul ruolo del sangue in ospedale e sul significato concreto del dono. In questi momenti vengono inoltre raccolte le adesioni per la successiva campagna di donazione promossa dal Gruppo Donatori. La terza giornata Γ¨ invece dedicata a un momento di approfondimento attraverso workshop, convegni o incontri tematici sul tema dell’ematologia, della medicina trasfusionale e del percorso del donatore e del paziente.

Nel corso delle varie edizioni sono stati coinvolti non soltanto medici, ma numerosi professionisti sanitari e gli stessi pazienti, sia donatori – sia riceventi, con l’obiettivo di offrire agli studenti una visione il piΓΉ possibile concreta e multidisciplinare del tema della donazione.

Si tratta di un lavoro di gruppo estremamente impegnativo, gestito con il supporto del personale del Centro Trasfusionale e, piΓΉ in generale, del Policlinico Gemelli, che vede studenti coinvolti nella gestione logistica, nella comunicazione, nei rapporti con i relatori, nell’accoglienza e nelle attivitΓ  informative, trasformando l’iniziativa in un’esperienza reale di responsabilitΓ  condivisa.

Accanto all’aspetto organizzativo, uno degli elementi piΓΉ significativi emersi Γ¨ stato proprio il cambiamento nella partecipazione degli studenti. Si Γ¨ osservato, infatti, un interesse progressivamente crescente verso la donazione: aumentano gli studenti che chiedono di partecipare alle campagne di donazione, quelli che si propongono come volontari per l’organizzazione e quelli che prendono parte ai momenti di approfondimento. La donazione, che fino a pochi anni fa appariva come un gesto sporadico e poco condiviso tra gli studenti, sta assumendo sempre piΓΉ il carattere di una pratica riconosciuta, partecipata e vissuta con continuitΓ  ormai parte integrante della vita studentesca.

Ed Γ¨ proprio qui che emerge forse l’aspetto piΓΉ importante dell’intera esperienza: i giovani rispondono quando comprendono il significato concreto del proprio contributo e quando percepiscono che il loro ruolo non Γ¨ marginale, ma realmente utile all’interno di una comunitΓ . La donazione di sangue riesce in questo senso a restituire qualcosa che spesso manca nelle relazioni contemporanee, ovvero la percezione tangibile dell’impatto delle proprie azioni sugli altri.

In una generazione abituata a vivere gran parte delle proprie relazioni attraverso il digitale, la donazione riporta improvvisamente il corpo, la presenza e la comunitΓ  al centro dell’esperienza. Il sangue, in questo senso, rimane qualcosa di profondamente reale in un’epoca caratterizzata da rapporti sempre piΓΉ liquidi e smaterializzati.

Per questo motivo, esperienze come quella del Gruppo Donatori β€œFrancesco Olgiati” assumono un significato che va oltre il semplice ambito sanitario. Esse mostrano come i giovani non siano affatto disinteressati alla solidarietΓ  o alla partecipazione collettiva, ma abbiano piuttosto bisogno di essere coinvolti in modo autentico, responsabilizzati e messi nelle condizioni di sentirsi parte di un progetto comune.

Forse, allora, il punto non Γ¨ chiedersi perchΓ© i giovani partecipino meno, ma comprendere quanto spesso le istituzioni abbiano realmente scelto di costruire spazi nei quali questa partecipazione possa nascere e svilupparsi concretamente.

Β«Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi ed impegnati possa cambiare il mondo. In veritΓ  Γ¨ l’unica cosa che Γ¨ sempre accadutaΒ».

Margaret Meed

Federica Finetti

L’Italia del tennis: la nuova passione sportiva nata attorno a Sinner

Il tennis in Italia non Γ¨ mai stato cosΓ¬ diffuso. Per anni Γ¨ stato considerato uno sport elitario, seguito da appassionati fedeli, ma lontano dall’impatto mediatico e popolare del calcio, ad esempio. Oggi, invece, i campi sono pieni, i circoli registrano nuove iscrizioni e milioni di persone si fermano davanti alla televisione per seguire una partita. Gran parte del merito Γ¨ del fenomeno Jannik Sinner e di una generazione di giocatori italiani che ha cambiato il volto di questo sport.

Sinner Γ¨ diventato molto piΓΉ di un campione: rappresenta un modello moderno, credibile e vicino ai giovani. La sua calma, il lavoro costante e l’assenza di eccessi hanno conquistato anche chi non aveva mai seguito il tennis. Accanto a lui, altri protagonisti come Musetti, Berrettini, Paolini e i successi in Coppa Davis hanno dato continuitΓ  a un movimento che oggi appare finalmente maturo e competitivo ai massimi livelli.

Ma il boom del tennis non puΓ² essere spiegato solo con i risultati. In questo momento storico il calcio italiano vive una fase complicata. La Nazionale manca in continuitΓ , il campionato fatica a competere economicamente con gli altri grandi tornei europei e il rapporto tra tifosi e calcio Γ¨ diventato spesso nervoso, polemico e divisivo. Il tennis, al contrario, trasmette meritocrazia, rispetto e storie personali nelle quali Γ¨ facile identificarsi.

C’è poi un altro aspetto importante: il tennis moderno Γ¨ diventato piΓΉ accessibile. Le piattaforme streaming, i social network e gli highlights continui hanno trasformato uno sport considerato di nicchia e lento, in un prodotto dinamico e coinvolgente. Le partite di Sinner diventano eventi collettivi, commentati online in tempo reale anche da persone che fino a pochi anni fa non conoscevano nemmeno le regole del gioco.

La domanda Γ¨ se in Italia si stia creando qualcosa che vada oltre il semplice entusiasmo per un campione, dando voce a un Paese che vuole tornare competitivo attraverso il talento, il sacrificio e la programmazione, oppure se – come spesso accade nel panorama italiano – prevarrΓ  l’entusiasmo opportunistico di coloro che si affretteranno a scendere dal carro del vincitore una volta che, come Γ¨ fisiologico, si paleseranno le prime complicazioni, per risalire in un altrove carro alla volta di chi regala solo sodisfazioni.

Marzia Onorato

Una tradizione che torna a vivere a Manziana

Dalla pagina Facebook del Comune

La Banda Manziana Alberto Tabirri porta le proprie prove fuori dalla sala prove e tra le persone, trasformando un momento di lavoro e preparazione in un’occasione di condivisione aperta a tutta la comunitΓ .
Giovedì 18 giugno, ore 19:00
Quadroni – Chiesa Santa Maria del Carmine
Un appuntamento speciale per ascoltare da vicino il lavoro dei musicisti, scoprire il dietro le quinte di una realtΓ  che da anni rappresenta un importante presidio culturale del nostro territorio e vivere insieme la bellezza della musica all’aria aperta.
Che siate appassionati, curiosi o semplicemente di passaggio, fermatevi ad ascoltare qualche nota e a condividere questo momento con la Banda Tabirri.
Β La cultura cresce quando esce dalle sale e incontra la comunitΓ .

A Roma una delegazione di 30 sindaci francesi per un confronto su politiche e strategie per affrontare nelle grandi cittΓ  il cambiamento climatico

Comunicato stampa

Un confronto sul cambiamento climatico e le strategie per affrontarlo nelle grandi cittΓ :Β  questa mattina, su invito dell’Ambasciata di Francia in Italia,Β  il vicesindaco di CittΓ  metropolitana di Roma Capitale, Pierluigi Sanna e il Direttore dell’Ufficio Clima di Roma Capitale, Edoardo Zanchini, hanno incontrato a Palazzo Valentini una delegazione di trenta sindaci dell’Association des Maires de France del Dipartimento della Seine-et-Marne.

L’innalzamento delle temperature, i fenomeni climatici estremi, i corsi d’acqua, il verde e l’utilizzo dell’energia pulita sono temi che sempre piΓΉ richiamano le pubbliche amministrazioni a politiche ambientali in grado di arginare il cambiamento climatico e preservare territori e ambienteΒ  e lasciare alle future generazioni un ecosistema sostenibile. Β«Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri ha deciso di creare un ufficio ad hoc per coordinare queste politiche affinchΓ© ci sia una visione globale degli interventi necessari per guidare la cittΓ  verso i cambiamenti in atto. Una delle prime iniziative di questa amministrazione Γ¨ stata quella di partecipare alla missione europea che vuole anticipare la riduzione delle emissioni. Siamo stati selezionati insieme ad altre 100 cittΓ  europee che hanno deciso di accelerare il raggiungimento degli obiettivi. Nel gennaio 2025 abbiamo approvato la prima strategia per il cambiamento climatico della cittΓ  e, rispetto alla riduzione delle emissioni, il nostro obiettivo ambizioso Γ¨ diΒ  portarleΒ  a meno 66%Β  nel 2030 rispetto al 2003Β», ha detto Zanchini aprendo i lavori.

Β«Dall’inizio di questa consigliatura il sindaco ha credutoΒ  fermamente nel valore aggiunto che rappresenta una grande rete di Comuni in Europa disposta a collaborare su obiettivi condivisi per affrontare sfide Β come quella che ci impone il cambiamento climatico. L’incontro di oggi Γ¨ esattamente su questo che verte: la rigenerazione urbana, la tutela dei corsi d’acqua e dei boschi. Grazie ai fondi del PNRR, ad esempio, abbiamo avviato una grande opera di forestazione mettendo a dimora un milione di alberi su tutto il nostro territorio. Confrontarci tra sindaci di due Paesi cosΓ¬ importanti d’Europa Γ¨ utile per mettere in comune le buone pratiche e condividere progettualitΓ  che portano le nostre cittΓ  verso un futuro sempre piΓΉ ecosostenibileΒ», ha aggiunto Sanna.

Il focus dell’incontro Γ¨ stato, appunto,Β  il Climate City Contract di Roma Capitale, lo strumento strategico sviluppato nell’ambito della Missione europea 100 Climate-Neutral and Smart Cities per raggiungere la neutralitΓ  climatica entro il 2030 attraverso interventi su transizione energetica, mobilitΓ  sostenibile, adattamento climatico e rigenerazione urbana ma si nΓ© affrontato anche il tema della balneabilitΓ  del Tevere su cui la Capitale ha investito risorse e attivato progetti.

Tra i relatori: Marco Vincenzi, Delegato del Sindaco per la balneabilitΓ  del Tevere; Agostina Chiavola, Professoressa di Ingegneria Sanitaria Ambientale presso l’UniversitΓ  La Sapienza e coordinatrice del progetto β€œVerso un Tevere balneabile”; Fabrice Maiolino, Console Generale di Francia a Roma; Guy Geoffroy, Presidente dell’AMF77 e Sindaco di Combs-la-Ville; Marie-Charlotte Nouhaud, Sindaca di Avon e Terza Vicepresidente della ComunitΓ  Urbana del Pays de Fontainebleau.

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Una gomma che si appiccica. 82Β° anniversario della Liberazione di Roma: 4 giugno 1944

Riceviamo e pubblichiamo

di Luca Lestingi

Superfluo dirlo, in Italia in questi anni Γ¨ montato un antiamericanismo molto marcato. Le note e drammatiche vicende internazionali di matrice diretta stelle e strisce (dazi, Iran, Groenlandia) e indirette (Ucraina, Israele, Palestina, Libano) non hanno fatto altro che esacerbare un sentimento di forte insofferenza verso il nostro storico alleato.

Un’alleanza sempre piΓΉ ingombrante, sempre meno tollerata, sempre meno da pari nonostante le solite imbellettate parole di circostanza negli incontri istituzionali. Su questo il presidente Trump ha accelerato senz’altro la degenerazione dei tessuti connettivi diplomatici…
Il famoso cioccolato, il pane bianco (era ormai solo nero di segale), il caffΓ¨, l’”OK” ci sono rimasti addosso ancora oggi dopo il luglio 1943 con lo sbarco in Sicilia degli angloamericani nella Seconda guerra mondiale. La famosa chewing gum, italianizzata in β€œcingomma” o β€œciccigomma” o in altri modi familiari, non s’è piΓΉ staccata da noi.

Ma l’americanizzazione non Γ¨ stata solo frutto della guerra, iniziΓ² ben prima nei primi decenni del Novecento coi forti flussi migratori verso gli States. Migranti italiani, soprattutto del Meridione d’Italia, andati, spesso senza β€œarte nΓ© parte”, a cercar fortuna negli USA lasciandosi alle spalle una Patria che non poteva piΓΉ essere una mamma protettrice.

Che avranno detto tutte quelle persone che, lottando e sudando per un lavoro, per un riconoscimento sociale in America, erano riuscite a farsi una piccola posizione e un tesoretto, tanto da spedire orgogliosamente soldi e pacchi alimentari ai parenti in Italia, che avranno detto quando il tracotante Duce dichiarΓ² guerra agli USA l’11 dicembre del 1941?
Combattenti di terra, di mare e dell’aria.
Camicie nere della rivoluzione e delle legioni.

Uomini e donne d’Italia, dell’Impero e del Regno d’Albania.
Ascoltate!
È questa un’altra giornata di decisioni solenni nella storia d’Italia e di memorabili eventi destinati ad imprimere un nuovo corso nella storia dei continenti. Le potenze del Patto di acciaio, l’Italia fascista e la Germania nazionalsocialista, sempre piΓΉ
strettamente unite, scendono oggi a lato dell’eroico Giappone contro gli Stati Uniti d’America.

Il tripartito diventa un’alleanza militare che schiera attorno alle sue bandiere 250 milioni di uomini risoluti a tutto pur di vincere! NΓ© l’Asse, nΓ© il Giappone volevano l’estensione del conflitto. Un uomo, un uomo solo, un autentico e democratico despota, attraverso a una serie infinita di provocazioni, ingannando con una frode suprema le stesse popolazioni del suo paese, ha voluto la guerra e l’ha preparata giorno per giorno con diabolica pertinacia.

I formidabili colpi che sulle immense distese del Pacifico sono giΓ  stati inferti alle forze americane mostrano di quale tempra siano i soldati del Sole Levante. Io dico, e voi lo sentite, che Γ¨ un privilegio combattere con loro. Oggi il tripartito, nella pienezza dei suoi mezzi morali e materiali, Γ¨ uno strumento poderoso per la guerra e il garante sicuro della vittoria; sarΓ  domani l’artefice e l’organizzatore della giusta pace tra i popoli.

Italiani e italiane, ancora una volta in piedi siate degni di questa grande ora.
Vinceremo!
[dichiarazione di guerra agli Stati Uniti d’America di Benito Mussolini, 11.12.1941]. E ancora una volta da quel diabolico palcoscenico del balcone di piazza Venezia a Roma, il Duce bissava con gusto in 5 minuti e 5 secondi di discorso la sua esibizione del 10 giugno del 1940 quando, acclamato da una folla β€œoceanica”, dichiarΓ² guerra alla Francia ed alla Gran
Bretagna. Ma quell’11 dicembre l’oceano era giΓ  una pozza d’acqua putrida…

L’America, il sogno del tutto Γ¨ possibile, del riscatto sociale, della democrazia, del benessere, dell’innovazione tecnologia, della seconda Patria … ora Γ¨ il nemico! La folle pretesa di combattere contro gli Stati Uniti forse il Duce non l’aveva realizzata nella sua intera portata. GiΓ  nel 1940 all’entrata in guerra contro la Francia, l’esercito italiano a malapena riuscΓ¬ ad arrivare a Mentone (a pochi km da Ventimiglia!).

Solo β€œgrazie” alla potenza della Wermacht l’Italia si potΓ© definire vincitrice. Non solo, ma giΓ  nel dicembre 1941 l’Italia fascista
subΓ¬ piΓΉ di 10 importanti sconfitte e rovesci militari in tutti i teatri di guerra: Africa orientale italiana (perdita dell’Impero con la resa a Cheren e Gondar), Nord Africa (Tobruk liberata dagli Alleati), la disastrosa campagna di Grecia (Badoglio fu costretto a rassegnare le dimissioni da Capo di Stato Maggiore Generale dell’esercito), Mediterraneo (Punta Stilo nel luglio 1940, Capo
Matapan nel marzo 1941 e il raid di Taranto del novembre 1940). È chiaro che il colossale bluff di Mussolini faceva leva sulle carte della Germania e del Giappone e non tanto su ciΓ² che l’Italia aveva in mano… poco o nulla, giusto una coppia (Re-Duce) di nullo valore.

Dallo sbarco in Sicilia alla liberazione di Roma passarono esattamente 330 giorni. Il calcolo si puΓ² basare sulle date storiche ufficiali: lo sbarco alleato in Sicilia (Operazione Husky) iniziΓ² il 10 luglio 1943, mentre l’ingresso delle truppe americane della V Armata del gen. Clark a Roma avvenne il 4 giugno 1944. L’opposizione di Kesselring e dei suoi uomini della Wermacht fu
talmente tenace che l’esercito alleato per fare 750 chilometri (grosso modo Siracusa-Roma) ci vollero appunto 330 giorni che equivale a dire una media di poco piΓΉ di 2 chilometri al giorno!

330 giorni di massacri, odio, terrore, fame, miseria, torture e umiliazioni causate dalla guerra che, NON DIMENTICHIAMOCI MAI, fu voluta dalla follia nazifascista. Giorni che sarebbero stati ancora piΓΉ numerosi se non ci fosse stato il prezioso e valoroso sacrificio delle donne e degli uomini della Resistenza che si sono adoperati, fin nel perdere la vita e subire inenarrabili
torture, nell’attaccare le truppe naziste in stazionamento a Roma, nel tagliare le linee di rifornimento, nell’operare nello spionaggio.

E quindi questo antiamericanismo di oggi come lo dobbiamo leggere? Una Nazione solida, matura non dovrebbe aver paura di trattare apertamente il suo passato ed i suoi errori (anche drammatici) e in tal modo non dover essere trattata piΓΉ da inferiore dai suoi β€œsalvatori”. Quei cimiteri militari disseminati in tutta Italia, pieni di giovani, per lo piΓΉ ventenni, francesi, inglesi, americani, scozzesi, irlandesi, canadesi, polacchi, sudafricani, indiani e di tutte le altre nazioni che sono venute in Italia a liberarci dal nazifascismo, devono rappresentare ancora oggi il nostro specchio dove guardarci prima di parlare di Storia moderna e delle attuali crisi internazionali.

Ritengo sia assolutamente irrinunziabile essere intimamente legati al sacrificio di quei giovani morti a causa del fascismo cosΓ¬, con questa base, con questo presupposto, da approcciare ogni ragionamento sulla β€œColonia italiana” made in USA.
Non solo. L’alleanza/sudditanza americana ha fatto molto comodo alla Chiesa che si Γ¨ ritrovata protetta da una potenziale vittoria dei comunisti di Togliatti. Ha fatto molto comodo alla Democrazia Cristiana dallo scudo crociato per sviluppare le sue politiche anti-PCI, per adulare latifondiari, borghesi, industriali, il clero, gli ex nobili, i militari, i fascisti mai convertitisi, per
avere aiuti finanziari per il sostentamento degli apparati politici…

L’Italia si Γ¨ alimentata per decenni da questa nutrice a stelle e strisce. Ed ora? Come leggiamo questo antiamericanismo?
Siamo diventati grandi o smemorati? Siamo diventati vigliaccamente irriconoscenti o subdolamente voltagabbana? I tanti borghesi che sento inveire ora contro gli USA, fino a un decennio fa che dicevano? Quanti vantaggi hanno tratto da questa sudditanza atlantica?
Il presidente Trump ha posto, in un modo che francamente ne avremmo fatto a meno, un aspetto che prima o poi dovevamo affrontare: siamo pronti a recidere il cordone ombelicale americano? Sia pronti a guidare la macchina del nostro futuro non da soli, ma da pari?

Finalmente l’Europa diventerΓ  Stati Uniti d’Europa? Rifiutiamo le tecnocrazie e i tecnogerarchi, ma siamo attratti dalle criptovalute, dai criptovalori e dai criptopoteri? Rincorriamo l’intelligenza militare e l’innovazione artificiale? Siamo ancora
uno stato satellite o vogliamo essere uno stato con satelliti? Vogliamo avere l’energia nucleare o avere l’energia per rinunciare al nucleare? Vogliamo amare una Costituzione che ripudia la guerra o vogliamo fare la guerra alla nostra Costituzione? Che vogliamo fare? Che orizzonte futuro vogliamo delineare?

Gli 80 anni della nostra Repubblica (2 giugno 1946) passano attraverso il nostro territorio: da Gela a Roma, da Ortona a Genova, da Marzabotto a Milano, dal paesino piΓΉ piccolo e sperduto dell’Appennino fino alla Trieste del 26 ottobre 1954 tornata pienamente italiana. Una Repubblica democratica e non uno stato fascista oppressivo e opprimente, che ha trattato i
giovani come carne da macello e le donne come sguattere e serve.

Ottant’anni di Repubblica non si riassumono in un bilancio. Si attraversano. Il boom che cambiΓ² le case e le strade, le bombe che cambiarono le piazze, le stragi di mafia che cambiarono i tribunali, i disastri del Vajont e di Seveso che cambiarono la normativa ambientale di mezzo mondo. Gli studenti in piazza nel ’68, Falcone e Borsellino nel ’92, il terremoto dell’Irpinia, quello dell’Aquila, quello di Amatrice, la terra che cede e noi lΓ¬ testardi a ricostruire, ogni volta. E nel mezzo, quattordici premi Nobel: da Quasimodo a Fo, da Levi Montalcini a Rubbia e a Parisi. Una Repubblica che, tra una spallata e l’altra, ha prodotto
bellezza e pensiero. Non male, per un paese che nel 1944 stava ancora raccogliendo i suoi morti.

Impossibile fare un bilancio cristallino ed oggettivo in poche righe. Senz’altro quello attuale Γ¨ un periodo storico di forte angoscia ed i populismi, nazionalismi, autoritarismi e neofascismi provocano fortissime preoccupazioni. La nostra Repubblica ha retto in qualche modo ai vari eventi e alle varie spallate, anche interne (come ultimo il misero tentativo di quest’anno di
colpire la Costituzione sul tema giustizia), ma a che prezzo? Ci possiamo dire piΓΉ forti perchΓ© abbiamo retto a questi colpi o stiamo diventando sempre piΓΉ suonati a furia di botte? Antifascismo, Resistenza, Liberazione, Repubblica: non sono parole da targa. Sono la stessa parola, detta in quattro momenti diversi.

E la libertΓ  non si conserva nei musei o nei libri, si consuma, si logora, si perde un pezzo alla volta ogni volta che si preferisce la menzogna comoda alla veritΓ  scomoda, ogni volta che si deride di chi la difende come se fosse ingenuo o melenso farlo. Forse Γ¨ questo il vero rischio: non un colpo di stato, ma una lenta sciatteria collettiva.

Una gomma che non si appiccica piΓΉ.

4 GIUGNO, TORQUATI (MUN.XV): β€œLIBERAZIONE ROMA, A LA GIUSTINIANA RICORDO MARTIRI DE LA STORTA”

Comunicato stampa

β€œIn occasione dell’82esimo Anniversario della Liberazione di Roma, come ogni 4 giugno, questa mattina il Municipio XV ha voluto ricordare l’Eccidio de La Storta e i 14 prigionieri politici trucidati nel 1944 lungo la via Cassia dalle truppe naziste in ritirata.

Una cerimonia sentita e partecipata che ha richiamato davanti alla stele commemorativa di via Antonio Labranca a La Giustiniana istituzioni, associazioni e familiari delle vittime, oltre ad β€œAnpi Martiri de La Storta e Isola Farnese” e le studentesse e gli studenti della Scuola secondaria di La Storta, β€œBruno Buozzi”, intitolata all’operaio sindacalista assassinato proprio a via Labranca.

Inserita tra le cerimonie capitoline per la Liberazione di Roma, alla deposizione della corona di alloro hanno preso parte l’Assessore capitolino, Pino Battaglia e il Consigliere Regionale, Marco Colarossi, che ringrazio. Al termine della cerimonia il Municipio XV ha poi deposto un mazzo di fiori alla stele commemorativa di via Cassia angolo via Giulio Galli.

Ricordare non Γ¨ soltanto un dovere storico, ma un impegno morale nei confronti delle generazioni presenti e future. Soltanto con la consapevolezza e il ricordo condiviso del sacrificio di uomini e donne coraggiose che hanno sacrificato la loro vita per il Paese, per la libertΓ  e la democrazia, possiamo costruire un futuro migliore”.

Così in una nota il Presidente del Municipio XV, Daniele Torquati.

Pacifico: β€œA Civitavecchia non c’è spazio per l’odio. LibertΓ  e rispetto non si intimidiscono con un volantino”

Comunicato stampa

La diffusione a Civitavecchia di volantini firmati Forza Nuova contro le persone LGBTQIA+, contro il Pride e contro presunte β€œideologie gender” rappresenta un fatto grave, profondamente incivile e pericoloso, che non puΓ² essere derubricato a semplice opinione politica.

Quando si utilizzano parole come β€œbestialità”, β€œplagio”, β€œcarnevalate blasfeme”, β€œferoce ipersessualizzazione” o β€œgiΓΉ le mani dai nostri ragazzi”, non si sta partecipando al confronto democratico: si sta alimentando paura, stigma e ostilitΓ  verso persone reali, famiglie reali, cittadine e cittadini reali.

È il vecchio repertorio dell’intolleranza: indicare un nemico, costruire allarme morale, disumanizzare chi Γ¨ diverso, trasformare l’esistenza delle persone LGBTQIA+ in una minaccia sociale e colpire diritti e libertΓ  attraverso menzogne, semplificazioni e linguaggio d’odio.

Il confine Γ¨ semplice: in uno Stato di diritto una persona legge delle favole e le famiglie scelgono liberamente se partecipare o meno; in una societΓ  autoritaria, invece, si pretende di stabilire chi possa leggere, chi debba tacere, chi debba essere nascosto e quali persone possano esistere nello spazio pubblico.

Noi stiamo dalla parte dello Stato di diritto, della libertΓ , della scelta delle famiglie e del rispetto delle persone.

La sessualitΓ  non Γ¨ ideologia, l’identitΓ  delle persone non Γ¨ propaganda e l’esistenza delle persone LGBTQIA+ non rappresenta una minaccia per nessuno. La vera minaccia Γ¨ il linguaggio d’odio, Γ¨ l’idea che alcune persone debbano essere escluse dalla vita pubblica, Γ¨ la pretesa di trasformare la diversitΓ  in pericolo e la libertΓ  degli altri in qualcosa da vietare.

Civitavecchia Γ¨ una cittΓ  democratica, libera e plurale, e non puΓ² accettare che lo spazio pubblico venga attraversato da messaggi oscurantisti, violenti e discriminatori.

Come Segretario del Partito Democratico di Civitavecchia condanno con fermezza la diffusione di questi volantini ed esprimo piena solidarietΓ  a tutte le persone, le famiglie e le realtΓ  colpite da questo linguaggio.

La tutela dei bambini non passa dalla paura delle differenze, ma dall’educazione al rispetto, alla libertΓ , alla dignitΓ  e alla convivenza.

Su questo non arretreremo di un passo.

Patrizio Pacifico

Segretario Partito Democratico Civitavecchia

Bracciano: dove giocano le bambine e i bambini, cresce il futuro della nostra cittΓ 

Dalla pagina Facebook del sindaco Crocicchi

Continua il nostro impegno per rendere parchi e aree giochi piΓΉ sicuri, curati e accoglienti.
Siamo giΓ  intervenuti in diverse zone e proseguiremo con nuovi investimenti, sia nei parchi giΓ  riqualificati per migliorarli ulteriormente, sia in quelli che attendono ancora interventi.

 

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