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Giornale del Lago e della Tuscia edito dall'Associazione no-profit "L'agone Nuovo".
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Comunicato stampa
Lβesperienza del Gruppo Donatori Sangue βFrancesco Olgiatiβ ODV e il ruolo degli studenti nella costruzione di una nuova cultura del dono
Parlare oggi di giovani significa spesso imbattersi in una lunga serie di definizioni stereotipate: disillusi, disinteressati, fragili, individualisti. Nel dibattito pubblico, le nuove generazioni vengono frequentemente raccontate attraverso categorie riduttive, che finiscono per trascurare non soltanto le difficoltΓ strutturali con cui si confrontano quotidianamente, ma anche le numerose forme di partecipazione e responsabilitΓ che molti ragazzi continuano invece a costruire nei contesti universitari, associativi e sociali.
Parallelamente, quando i giovani decidono di esporsi o di partecipare attivamente alla societΓ , vengono spesso rappresentati come estremisti, polemici, concentrati esclusivamente su battaglie ideologiche, lontane dalla βrealtΓ concretaβ. Si crea cosΓ¬ una narrazione paradossale, nella quale i giovani sembrano poter occupare soltanto due ruoli opposti e ugualmente svalutanti. In entrambi i casi, ciΓ² che finisce spesso per mancare Γ¨ il riconoscimento di tutte quelle esperienze silenziose, quotidiane e profondamente concrete nelle quali molti studenti e giovani scelgono di investire tempo, energie e responsabilitΓ reali al servizio della comunitΓ .
In questo senso, lβesperienza del Gruppo Donatori Francesco Olgiati presso il Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS rappresenta un esempio particolarmente significativo, perchΓ© non si limita a riconoscere il ruolo degli studenti nella partecipazione associativa e nella promozione della cultura del dono, ma ne incentiva concretamente il coinvolgimento, offrendo uno spazio autentico nel quale sentirsi ascoltati, responsabilizzati e realmente parte attiva dei processi organizzativi delle attivitΓ di sensibilizzazione rivolte alla comunitΓ universitaria.
Il tema della donazione di sangue, infatti, si intreccia inevitabilmente con una riflessione piΓΉ ampia sul rapporto tra i giovani e la partecipazione sociale. Viviamo in una societΓ estremamente veloce, performativa e competitiva, nella quale gran parte delle relazioni passa attraverso schermi, notifiche e interazioni frammentate; una societΓ in cui il tempo sembra dover essere costantemente ottimizzato e nella quale ogni attivitΓ viene spesso valutata in termini di utilitΓ immediata o ritorno personale. In tale contesto, la donazione rappresenta quasi un gesto βcontrotempoβ, perchΓ© Γ¨ gratuita, anonima, non dΓ βviewsβ e non produce vantaggi concreti nellβimmediato, richiedendo invece disponibilitΓ , continuitΓ e senso di responsabilitΓ collettiva.
Parallelamente, la nostra generazione si trova a vivere una condizione di precarietΓ continua, non soltanto economica o lavorativa, ma anche psicologica e sociale. Si studia piΓΉ a lungo, si entra piΓΉ tardi nel mondo del lavoro, si vive costantemente sotto pressione accademica e prestazionale e si cresce spesso con la sensazione di dover dimostrare continuamente qualcosa. A questo si aggiunge una crescente sfiducia verso le istituzioni e verso tutte quelle strutture percepite come distanti, poco accessibili o incapaci di dialogare realmente con i giovani.
Il Gruppo Donatori dimostra invece quanto il coinvolgimento diretto possa fare la differenza. Da anni, infatti, allβinterno del Direttivo dellβassociazione sono stabilmente presenti rappresentanti degli studenti, che partecipano attivamente alla progettazione delle iniziative, allβorganizzazione degli eventi, alla comunicazione e, piΓΉ in generale, ai processi decisionali dellβassociazione stessa. Questo aspetto ha un valore estremamente importante, perchΓ© permette di superare una visione paternalistica della sensibilizzazione sanitaria e trasmette invece lβidea che gli studenti possano essere interlocutori reali, capaci di contribuire concretamente alla costruzione di progetti rivolti alla comunitΓ universitaria.
La presenza dei rappresentanti nel Direttivo non rappresenta quindi un elemento simbolico, ma uno strumento fondamentale per costruire una comunicazione autentica ed efficace. Molte campagne di sensibilizzazione, infatti, faticano a coinvolgere realmente i giovani, non tanto per il contenuto del messaggio, quanto perchΓ© vengono spesso progettate senza un confronto diretto i diretti interessati e con le loro modalitΓ dβespressione. Il coinvolgimento degli studenti permette invece di costruire iniziative piΓΉ vicine ai linguaggi, agli spazi e alle sensibilitΓ delle nuove generazioni, rendendo la partecipazione piΓΉ spontanea ed efficace.
E quando il coinvolgimento Γ¨ reale, la risposta arriva.
Nasce cosΓ¬βEMATRIDUUM β Il sangue Γ¨ destinato a circolare, condividiloβ, un progetto sviluppato insieme al Gruppo Donatori Olgiati ed allβassociazione studentesca UniLab β Studenti in primo piano, allβinterno dellβUniversitΓ Cattolica, due appuntamenti annuali di tre giorni, interamente dedicati alla sensibilizzazione sulla donazione di sangue e giunti ormai alla terza edizione.
Lβobiettivo di EMATRIDUUM non era affatto semplice:si volevano aumentare le donazioni da parte degli studenti, sicuramente, ma soprattutto si voleva costruire una nuova cultura del dono allβinterno dellβuniversitΓ , cercando di trasformare gli studenti da destinatari passivi delle campagne di sensibilizzazione a protagonisti attivi del percorso, nella convinzione che la comunicazione orizzontale sia oggi strumento essenziale per avvicinare i giovani alla donazione.
Durante i primi due giorni vengono allestiti, nei principali punti di aggregazione dellβUniversitΓ , spazi informativi gestiti dagli studenti stessi, nei quali vengono fornite informazioni sulla donazione, sui criteri di idoneitΓ , sul ruolo del sangue in ospedale e sul significato concreto del dono. In questi momenti vengono inoltre raccolte le adesioni per la successiva campagna di donazione promossa dal Gruppo Donatori. La terza giornata Γ¨ invece dedicata a un momento di approfondimento attraverso workshop, convegni o incontri tematici sul tema dellβematologia, della medicina trasfusionale e del percorso del donatore e del paziente.
Nel corso delle varie edizioni sono stati coinvolti non soltanto medici, ma numerosi professionisti sanitari e gli stessi pazienti, sia donatori – sia riceventi, con lβobiettivo di offrire agli studenti una visione il piΓΉ possibile concreta e multidisciplinare del tema della donazione.
Si tratta di un lavoro di gruppo estremamente impegnativo, gestito con il supporto del personale del Centro Trasfusionale e, piΓΉ in generale, del Policlinico Gemelli, che vede studenti coinvolti nella gestione logistica, nella comunicazione, nei rapporti con i relatori, nellβaccoglienza e nelle attivitΓ informative, trasformando lβiniziativa in unβesperienza reale di responsabilitΓ condivisa.
Accanto allβaspetto organizzativo, uno degli elementi piΓΉ significativi emersi Γ¨ stato proprio il cambiamento nella partecipazione degli studenti. Si Γ¨ osservato, infatti, un interesse progressivamente crescente verso la donazione: aumentano gli studenti che chiedono di partecipare alle campagne di donazione, quelli che si propongono come volontari per lβorganizzazione e quelli che prendono parte ai momenti di approfondimento. La donazione, che fino a pochi anni fa appariva come un gesto sporadico e poco condiviso tra gli studenti, sta assumendo sempre piΓΉ il carattere di una pratica riconosciuta, partecipata e vissuta con continuitΓ ormai parte integrante della vita studentesca.
Ed Γ¨ proprio qui che emerge forse lβaspetto piΓΉ importante dellβintera esperienza: i giovani rispondono quando comprendono il significato concreto del proprio contributo e quando percepiscono che il loro ruolo non Γ¨ marginale, ma realmente utile allβinterno di una comunitΓ . La donazione di sangue riesce in questo senso a restituire qualcosa che spesso manca nelle relazioni contemporanee, ovvero la percezione tangibile dellβimpatto delle proprie azioni sugli altri.
In una generazione abituata a vivere gran parte delle proprie relazioni attraverso il digitale, la donazione riporta improvvisamente il corpo, la presenza e la comunitΓ al centro dellβesperienza. Il sangue, in questo senso, rimane qualcosa di profondamente reale in unβepoca caratterizzata da rapporti sempre piΓΉ liquidi e smaterializzati.
Per questo motivo, esperienze come quella del Gruppo Donatori βFrancesco Olgiatiβ assumono un significato che va oltre il semplice ambito sanitario. Esse mostrano come i giovani non siano affatto disinteressati alla solidarietΓ o alla partecipazione collettiva, ma abbiano piuttosto bisogno di essere coinvolti in modo autentico, responsabilizzati e messi nelle condizioni di sentirsi parte di un progetto comune.
Forse, allora, il punto non Γ¨ chiedersi perchΓ© i giovani partecipino meno, ma comprendere quanto spesso le istituzioni abbiano realmente scelto di costruire spazi nei quali questa partecipazione possa nascere e svilupparsi concretamente.
Β«Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi ed impegnati possa cambiare il mondo. In veritΓ Γ¨ l’unica cosa che Γ¨ sempre accadutaΒ».
Margaret Meed
Federica Finetti
Il tennis in Italia non Γ¨ mai stato cosΓ¬ diffuso. Per anni Γ¨ stato considerato uno sport elitario, seguito da appassionati fedeli, ma lontano dallβimpatto mediatico e popolare del calcio, ad esempio. Oggi, invece, i campi sono pieni, i circoli registrano nuove iscrizioni e milioni di persone si fermano davanti alla televisione per seguire una partita. Gran parte del merito Γ¨ del fenomeno Jannik Sinner e di una generazione di giocatori italiani che ha cambiato il volto di questo sport.
Sinner Γ¨ diventato molto piΓΉ di un campione: rappresenta un modello moderno, credibile e vicino ai giovani. La sua calma, il lavoro costante e lβassenza di eccessi hanno conquistato anche chi non aveva mai seguito il tennis. Accanto a lui, altri protagonisti come Musetti, Berrettini, Paolini e i successi in Coppa Davis hanno dato continuitΓ a un movimento che oggi appare finalmente maturo e competitivo ai massimi livelli.
Ma il boom del tennis non puΓ² essere spiegato solo con i risultati. In questo momento storico il calcio italiano vive una fase complicata. La Nazionale manca in continuitΓ , il campionato fatica a competere economicamente con gli altri grandi tornei europei e il rapporto tra tifosi e calcio Γ¨ diventato spesso nervoso, polemico e divisivo. Il tennis, al contrario, trasmette meritocrazia, rispetto e storie personali nelle quali Γ¨ facile identificarsi.
CβΓ¨ poi un altro aspetto importante: il tennis moderno Γ¨ diventato piΓΉ accessibile. Le piattaforme streaming, i social network e gli highlights continui hanno trasformato uno sport considerato di nicchia e lento, in un prodotto dinamico e coinvolgente. Le partite di Sinner diventano eventi collettivi, commentati online in tempo reale anche da persone che fino a pochi anni fa non conoscevano nemmeno le regole del gioco.
La domanda Γ¨ se in Italia si stia creando qualcosa che vada oltre il semplice entusiasmo per un campione, dando voce a un Paese che vuole tornare competitivo attraverso il talento, il sacrificio e la programmazione, oppure se – come spesso accade nel panorama italiano – prevarrΓ lβentusiasmo opportunistico di coloro che si affretteranno a scendere dal carro del vincitore una volta che, come Γ¨ fisiologico, si paleseranno le prime complicazioni, per risalire in un altrove carro alla volta di chi regala solo sodisfazioni.
Marzia Onorato
Dalla pagina Facebook del Comune
Comunicato stampa
Un confronto sul cambiamento climatico e le strategie per affrontarlo nelle grandi cittΓ :Β questa mattina, su invito dellβAmbasciata di Francia in Italia,Β il vicesindaco di CittΓ metropolitana di Roma Capitale, Pierluigi Sanna e il Direttore dellβUfficio Clima di Roma Capitale, Edoardo Zanchini, hanno incontrato a Palazzo Valentini una delegazione di trenta sindaci dellβAssociation des Maires de France del Dipartimento della Seine-et-Marne.
Lβinnalzamento delle temperature, i fenomeni climatici estremi, i corsi dβacqua, il verde e lβutilizzo dellβenergia pulita sono temi che sempre piΓΉ richiamano le pubbliche amministrazioni a politiche ambientali in grado di arginare il cambiamento climatico e preservare territori e ambienteΒ e lasciare alle future generazioni un ecosistema sostenibile. Β«Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri ha deciso di creare un ufficio ad hoc per coordinare queste politiche affinchΓ© ci sia una visione globale degli interventi necessari per guidare la cittΓ verso i cambiamenti in atto. Una delle prime iniziative di questa amministrazione Γ¨ stata quella di partecipare alla missione europea che vuole anticipare la riduzione delle emissioni. Siamo stati selezionati insieme ad altre 100 cittΓ europee che hanno deciso di accelerare il raggiungimento degli obiettivi. Nel gennaio 2025 abbiamo approvato la prima strategia per il cambiamento climatico della cittΓ e, rispetto alla riduzione delle emissioni, il nostro obiettivo ambizioso Γ¨ diΒ portarleΒ a meno 66%Β nel 2030 rispetto al 2003Β», ha detto Zanchini aprendo i lavori.
Β«Dallβinizio di questa consigliatura il sindaco ha credutoΒ fermamente nel valore aggiunto che rappresenta una grande rete di Comuni in Europa disposta a collaborare su obiettivi condivisi per affrontare sfide Β come quella che ci impone il cambiamento climatico. Lβincontro di oggi Γ¨ esattamente su questo che verte: la rigenerazione urbana, la tutela dei corsi dβacqua e dei boschi. Grazie ai fondi del PNRR, ad esempio, abbiamo avviato una grande opera di forestazione mettendo a dimora un milione di alberi su tutto il nostro territorio. Confrontarci tra sindaci di due Paesi cosΓ¬ importanti dβEuropa Γ¨ utile per mettere in comune le buone pratiche e condividere progettualitΓ che portano le nostre cittΓ verso un futuro sempre piΓΉ ecosostenibileΒ», ha aggiunto Sanna.
Il focus dellβincontro Γ¨ stato, appunto,Β il Climate City Contract di Roma Capitale, lo strumento strategico sviluppato nellβambito della Missione europea 100 Climate-Neutral and Smart Cities per raggiungere la neutralitΓ climatica entro il 2030 attraverso interventi su transizione energetica, mobilitΓ sostenibile, adattamento climatico e rigenerazione urbana ma si nΓ© affrontato anche il tema della balneabilitΓ del Tevere su cui la Capitale ha investito risorse e attivato progetti.
Tra i relatori: Marco Vincenzi, Delegato del Sindaco per la balneabilitΓ del Tevere; Agostina Chiavola, Professoressa di Ingegneria Sanitaria Ambientale presso lβUniversitΓ La Sapienza e coordinatrice del progetto βVerso un Tevere balneabileβ; Fabrice Maiolino, Console Generale di Francia a Roma; Guy Geoffroy, Presidente dellβAMF77 e Sindaco di Combs-la-Ville; Marie-Charlotte Nouhaud, Sindaca di Avon e Terza Vicepresidente della ComunitΓ Urbana del Pays de Fontainebleau.

Riceviamo e pubblichiamo
di Luca Lestingi
Superfluo dirlo, in Italia in questi anni Γ¨ montato un antiamericanismo molto marcato. Le note e drammatiche vicende internazionali di matrice diretta stelle e strisce (dazi, Iran, Groenlandia) e indirette (Ucraina, Israele, Palestina, Libano) non hanno fatto altro che esacerbare un sentimento di forte insofferenza verso il nostro storico alleato.
Unβalleanza sempre piΓΉ ingombrante, sempre meno tollerata, sempre meno da pari nonostante le solite imbellettate parole di circostanza negli incontri istituzionali. Su questo il presidente Trump ha accelerato senzβaltro la degenerazione dei tessuti connettivi diplomaticiβ¦
Il famoso cioccolato, il pane bianco (era ormai solo nero di segale), il caffΓ¨, lββOKβ ci sono rimasti addosso ancora oggi dopo il luglio 1943 con lo sbarco in Sicilia degli angloamericani nella Seconda guerra mondiale. La famosa chewing gum, italianizzata in βcingommaβ o βciccigommaβ o in altri modi familiari, non sβΓ¨ piΓΉ staccata da noi.
Ma lβamericanizzazione non Γ¨ stata solo frutto della guerra, iniziΓ² ben prima nei primi decenni del Novecento coi forti flussi migratori verso gli States. Migranti italiani, soprattutto del Meridione dβItalia, andati, spesso senza βarte nΓ© parteβ, a cercar fortuna negli USA lasciandosi alle spalle una Patria che non poteva piΓΉ essere una mamma protettrice.
Che avranno detto tutte quelle persone che, lottando e sudando per un lavoro, per un riconoscimento sociale in America, erano riuscite a farsi una piccola posizione e un tesoretto, tanto da spedire orgogliosamente soldi e pacchi alimentari ai parenti in Italia, che avranno detto quando il tracotante Duce dichiarΓ² guerra agli USA lβ11 dicembre del 1941?
Combattenti di terra, di mare e dellβaria.
Camicie nere della rivoluzione e delle legioni.
Uomini e donne dβItalia, dellβImpero e del Regno dβAlbania.
Ascoltate!
Γ questa unβaltra giornata di decisioni solenni nella storia dβItalia e di memorabili eventi destinati ad imprimere un nuovo corso nella storia dei continenti. Le potenze del Patto di acciaio, lβItalia fascista e la Germania nazionalsocialista, sempre piΓΉ
strettamente unite, scendono oggi a lato dellβeroico Giappone contro gli Stati Uniti dβAmerica.
Il tripartito diventa unβalleanza militare che schiera attorno alle sue bandiere 250 milioni di uomini risoluti a tutto pur di vincere! NΓ© lβAsse, nΓ© il Giappone volevano lβestensione del conflitto. Un uomo, un uomo solo, un autentico e democratico despota, attraverso a una serie infinita di provocazioni, ingannando con una frode suprema le stesse popolazioni del suo paese, ha voluto la guerra e lβha preparata giorno per giorno con diabolica pertinacia.
I formidabili colpi che sulle immense distese del Pacifico sono giΓ stati inferti alle forze americane mostrano di quale tempra siano i soldati del Sole Levante. Io dico, e voi lo sentite, che Γ¨ un privilegio combattere con loro. Oggi il tripartito, nella pienezza dei suoi mezzi morali e materiali, Γ¨ uno strumento poderoso per la guerra e il garante sicuro della vittoria; sarΓ domani lβartefice e lβorganizzatore della giusta pace tra i popoli.
Italiani e italiane, ancora una volta in piedi siate degni di questa grande ora.
Vinceremo!
[dichiarazione di guerra agli Stati Uniti dβAmerica di Benito Mussolini, 11.12.1941]. E ancora una volta da quel diabolico palcoscenico del balcone di piazza Venezia a Roma, il Duce bissava con gusto in 5 minuti e 5 secondi di discorso la sua esibizione del 10 giugno del 1940 quando, acclamato da una folla βoceanicaβ, dichiarΓ² guerra alla Francia ed alla Gran
Bretagna. Ma quellβ11 dicembre lβoceano era giΓ una pozza dβacqua putridaβ¦
LβAmerica, il sogno del tutto Γ¨ possibile, del riscatto sociale, della democrazia, del benessere, dellβinnovazione tecnologia, della seconda Patria β¦ ora Γ¨ il nemico! La folle pretesa di combattere contro gli Stati Uniti forse il Duce non lβaveva realizzata nella sua intera portata. GiΓ nel 1940 allβentrata in guerra contro la Francia, lβesercito italiano a malapena riuscΓ¬ ad arrivare a Mentone (a pochi km da Ventimiglia!).
Solo βgrazieβ alla potenza della Wermacht lβItalia si potΓ© definire vincitrice. Non solo, ma giΓ nel dicembre 1941 l’Italia fascista
subΓ¬ piΓΉ di 10 importanti sconfitte e rovesci militari in tutti i teatri di guerra: Africa orientale italiana (perdita dellβImpero con la resa a Cheren e Gondar), Nord Africa (Tobruk liberata dagli Alleati), la disastrosa campagna di Grecia (Badoglio fu costretto a rassegnare le dimissioni da Capo di Stato Maggiore Generale dellβesercito), Mediterraneo (Punta Stilo nel luglio 1940, Capo
Matapan nel marzo 1941 e il raid di Taranto del novembre 1940). Γ chiaro che il colossale bluff di Mussolini faceva leva sulle carte della Germania e del Giappone e non tanto su ciΓ² che lβItalia aveva in manoβ¦ poco o nulla, giusto una coppia (Re-Duce) di nullo valore.
Dallo sbarco in Sicilia alla liberazione di Roma passarono esattamente 330 giorni. Il calcolo si puΓ² basare sulle date storiche ufficiali: lo sbarco alleato in Sicilia (Operazione Husky) iniziΓ² il 10 luglio 1943, mentre l’ingresso delle truppe americane della V Armata del gen. Clark a Roma avvenne il 4 giugno 1944. Lβopposizione di Kesselring e dei suoi uomini della Wermacht fu
talmente tenace che lβesercito alleato per fare 750 chilometri (grosso modo Siracusa-Roma) ci vollero appunto 330 giorni che equivale a dire una media di poco piΓΉ di 2 chilometri al giorno!
330 giorni di massacri, odio, terrore, fame, miseria, torture e umiliazioni causate dalla guerra che, NON DIMENTICHIAMOCI MAI, fu voluta dalla follia nazifascista. Giorni che sarebbero stati ancora piΓΉ numerosi se non ci fosse stato il prezioso e valoroso sacrificio delle donne e degli uomini della Resistenza che si sono adoperati, fin nel perdere la vita e subire inenarrabili
torture, nellβattaccare le truppe naziste in stazionamento a Roma, nel tagliare le linee di rifornimento, nellβoperare nello spionaggio.
E quindi questo antiamericanismo di oggi come lo dobbiamo leggere? Una Nazione solida, matura non dovrebbe aver paura di trattare apertamente il suo passato ed i suoi errori (anche drammatici) e in tal modo non dover essere trattata piΓΉ da inferiore dai suoi βsalvatoriβ. Quei cimiteri militari disseminati in tutta Italia, pieni di giovani, per lo piΓΉ ventenni, francesi, inglesi, americani, scozzesi, irlandesi, canadesi, polacchi, sudafricani, indiani e di tutte le altre nazioni che sono venute in Italia a liberarci dal nazifascismo, devono rappresentare ancora oggi il nostro specchio dove guardarci prima di parlare di Storia moderna e delle attuali crisi internazionali.
Ritengo sia assolutamente irrinunziabile essere intimamente legati al sacrificio di quei giovani morti a causa del fascismo cosΓ¬, con questa base, con questo presupposto, da approcciare ogni ragionamento sulla βColonia italianaβ made in USA.
Non solo. Lβalleanza/sudditanza americana ha fatto molto comodo alla Chiesa che si Γ¨ ritrovata protetta da una potenziale vittoria dei comunisti di Togliatti. Ha fatto molto comodo alla Democrazia Cristiana dallo scudo crociato per sviluppare le sue politiche anti-PCI, per adulare latifondiari, borghesi, industriali, il clero, gli ex nobili, i militari, i fascisti mai convertitisi, per
avere aiuti finanziari per il sostentamento degli apparati politiciβ¦
LβItalia si Γ¨ alimentata per decenni da questa nutrice a stelle e strisce. Ed ora? Come leggiamo questo antiamericanismo?
Siamo diventati grandi o smemorati? Siamo diventati vigliaccamente irriconoscenti o subdolamente voltagabbana? I tanti borghesi che sento inveire ora contro gli USA, fino a un decennio fa che dicevano? Quanti vantaggi hanno tratto da questa sudditanza atlantica?
Il presidente Trump ha posto, in un modo che francamente ne avremmo fatto a meno, un aspetto che prima o poi dovevamo affrontare: siamo pronti a recidere il cordone ombelicale americano? Sia pronti a guidare la macchina del nostro futuro non da soli, ma da pari?
Finalmente lβEuropa diventerΓ Stati Uniti dβEuropa? Rifiutiamo le tecnocrazie e i tecnogerarchi, ma siamo attratti dalle criptovalute, dai criptovalori e dai criptopoteri? Rincorriamo lβintelligenza militare e lβinnovazione artificiale? Siamo ancora
uno stato satellite o vogliamo essere uno stato con satelliti? Vogliamo avere lβenergia nucleare o avere lβenergia per rinunciare al nucleare? Vogliamo amare una Costituzione che ripudia la guerra o vogliamo fare la guerra alla nostra Costituzione? Che vogliamo fare? Che orizzonte futuro vogliamo delineare?
Gli 80 anni della nostra Repubblica (2 giugno 1946) passano attraverso il nostro territorio: da Gela a Roma, da Ortona a Genova, da Marzabotto a Milano, dal paesino piΓΉ piccolo e sperduto dellβAppennino fino alla Trieste del 26 ottobre 1954 tornata pienamente italiana. Una Repubblica democratica e non uno stato fascista oppressivo e opprimente, che ha trattato i
giovani come carne da macello e le donne come sguattere e serve.
Ottant’anni di Repubblica non si riassumono in un bilancio. Si attraversano. Il boom che cambiΓ² le case e le strade, le bombe che cambiarono le piazze, le stragi di mafia che cambiarono i tribunali, i disastri del Vajont e di Seveso che cambiarono la normativa ambientale di mezzo mondo. Gli studenti in piazza nel ’68, Falcone e Borsellino nel ’92, il terremoto dell’Irpinia, quello dell’Aquila, quello di Amatrice, la terra che cede e noi lΓ¬ testardi a ricostruire, ogni volta. E nel mezzo, quattordici premi Nobel: da Quasimodo a Fo, da Levi Montalcini a Rubbia e a Parisi. Una Repubblica che, tra una spallata e l’altra, ha prodotto
bellezza e pensiero. Non male, per un paese che nel 1944 stava ancora raccogliendo i suoi morti.
Impossibile fare un bilancio cristallino ed oggettivo in poche righe. Senzβaltro quello attuale Γ¨ un periodo storico di forte angoscia ed i populismi, nazionalismi, autoritarismi e neofascismi provocano fortissime preoccupazioni. La nostra Repubblica ha retto in qualche modo ai vari eventi e alle varie spallate, anche interne (come ultimo il misero tentativo di questβanno di
colpire la Costituzione sul tema giustizia), ma a che prezzo? Ci possiamo dire piΓΉ forti perchΓ© abbiamo retto a questi colpi o stiamo diventando sempre piΓΉ suonati a furia di botte? Antifascismo, Resistenza, Liberazione, Repubblica: non sono parole da targa. Sono la stessa parola, detta in quattro momenti diversi.
E la libertΓ non si conserva nei musei o nei libri, si consuma, si logora, si perde un pezzo alla volta ogni volta che si preferisce la menzogna comoda alla veritΓ scomoda, ogni volta che si deride di chi la difende come se fosse ingenuo o melenso farlo. Forse Γ¨ questo il vero rischio: non un colpo di stato, ma una lenta sciatteria collettiva.
Una gomma che non si appiccica piΓΉ.
Comunicato stampa
βIn occasione dellβ82esimo Anniversario della Liberazione di Roma, come ogni 4 giugno, questa mattina il Municipio XV ha voluto ricordare lβEccidio de La Storta e i 14 prigionieri politici trucidati nel 1944 lungo la via Cassia dalle truppe naziste in ritirata.
Una cerimonia sentita e partecipata che ha richiamato davanti alla stele commemorativa di via Antonio Labranca a La Giustiniana istituzioni, associazioni e familiari delle vittime, oltre ad βAnpi Martiri de La Storta e Isola Farneseβ e le studentesse e gli studenti della Scuola secondaria di La Storta, βBruno Buozziβ, intitolata allβoperaio sindacalista assassinato proprio a via Labranca.
Inserita tra le cerimonie capitoline per la Liberazione di Roma, alla deposizione della corona di alloro hanno preso parte lβAssessore capitolino, Pino Battaglia e il Consigliere Regionale, Marco Colarossi, che ringrazio. Al termine della cerimonia il Municipio XV ha poi deposto un mazzo di fiori alla stele commemorativa di via Cassia angolo via Giulio Galli.
Ricordare non Γ¨ soltanto un dovere storico, ma un impegno morale nei confronti delle generazioni presenti e future. Soltanto con la consapevolezza e il ricordo condiviso del sacrificio di uomini e donne coraggiose che hanno sacrificato la loro vita per il Paese, per la libertΓ e la democrazia, possiamo costruire un futuro miglioreβ.
Così in una nota il Presidente del Municipio XV, Daniele Torquati.
Comunicato stampa
La diffusione a Civitavecchia di volantini firmati Forza Nuova contro le persone LGBTQIA+, contro il Pride e contro presunte βideologie genderβ rappresenta un fatto grave, profondamente incivile e pericoloso, che non puΓ² essere derubricato a semplice opinione politica.
Quando si utilizzano parole come βbestialitΓ β, βplagioβ, βcarnevalate blasfemeβ, βferoce ipersessualizzazioneβ o βgiΓΉ le mani dai nostri ragazziβ, non si sta partecipando al confronto democratico: si sta alimentando paura, stigma e ostilitΓ verso persone reali, famiglie reali, cittadine e cittadini reali.
Γ il vecchio repertorio dellβintolleranza: indicare un nemico, costruire allarme morale, disumanizzare chi Γ¨ diverso, trasformare lβesistenza delle persone LGBTQIA+ in una minaccia sociale e colpire diritti e libertΓ attraverso menzogne, semplificazioni e linguaggio dβodio.
Il confine Γ¨ semplice: in uno Stato di diritto una persona legge delle favole e le famiglie scelgono liberamente se partecipare o meno; in una societΓ autoritaria, invece, si pretende di stabilire chi possa leggere, chi debba tacere, chi debba essere nascosto e quali persone possano esistere nello spazio pubblico.
Noi stiamo dalla parte dello Stato di diritto, della libertΓ , della scelta delle famiglie e del rispetto delle persone.
La sessualitΓ non Γ¨ ideologia, lβidentitΓ delle persone non Γ¨ propaganda e lβesistenza delle persone LGBTQIA+ non rappresenta una minaccia per nessuno. La vera minaccia Γ¨ il linguaggio dβodio, Γ¨ lβidea che alcune persone debbano essere escluse dalla vita pubblica, Γ¨ la pretesa di trasformare la diversitΓ in pericolo e la libertΓ degli altri in qualcosa da vietare.
Civitavecchia Γ¨ una cittΓ democratica, libera e plurale, e non puΓ² accettare che lo spazio pubblico venga attraversato da messaggi oscurantisti, violenti e discriminatori.
Come Segretario del Partito Democratico di Civitavecchia condanno con fermezza la diffusione di questi volantini ed esprimo piena solidarietΓ a tutte le persone, le famiglie e le realtΓ colpite da questo linguaggio.
La tutela dei bambini non passa dalla paura delle differenze, ma dallβeducazione al rispetto, alla libertΓ , alla dignitΓ e alla convivenza.
Su questo non arretreremo di un passo.
Patrizio Pacifico
Segretario Partito Democratico Civitavecchia
Dalla pagina Facebook del sindaco Crocicchi
https://www.facebook.com/watch/?v=1400784322102258