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CIVITAVECCHIA RAFFORZA LA RETE DI TUTELA DEI MINORI: PUBBLICATO L’AVVISO DI CO-PROGETTAZIONE PER LA REALIZZAZIONE DELLE ATTIVITÀ DEL CENTRO “MARCO VANNINI”

Comunicato stampa

Il Comune di Civitavecchia, in qualità di ente capofila dell’Ambito Territoriale Sociale RM4.1, ha pubblicato l’Avviso per l’attivazione di un partenariato con Enti del Terzo Settore, mediante co-progettazione, per la realizzazione delle attività connesse al funzionamento del Centro ”Marco Vannini” per il contrasto degli abusi e dei maltrattamenti ai minori.
L’iniziativa rappresenta un significativo passo avanti nel rafforzamento della rete territoriale di prevenzione, di protezione e di presa in carico delle situazioni di vulnerabilità che coinvolgono bambini e adolescenti nei territori degli Ambiti Sociali RM4.1 e RM4.2, comprendenti i Comuni di Civitavecchia, Santa Marinella, Tolfa, Allumiere, Cerveteri e Ladispoli.
Il progetto nasce dal finanziamento ottenuto dalla Regione Lazio nell’ambito dell’Avviso pubblico dedicato alla prosecuzione e all’ampliamento della Rete dei Centri regionali per il contrasto degli abusi e dei maltrattamenti ai minori. La proposta progettuale è stata ammessa a finanziamento per un importo complessivo di circa 210 mila euro, e avrà una durata di 24 mesi.
Il Centro “Marco Vannini”, che avrà sede a Civitavecchia, sarà un presidio specialistico dedicato alla tutela dei minori vittime di abuso e di maltrattamento, con l’obiettivo di offrire interventi integrati, multidisciplinari e qualificati a supporto dei minori e delle loro famiglie, in stretta collaborazione con i servizi sociali territoriali, con la ASL e con gli altri soggetti della rete.
Attraverso la procedura di co-progettazione, il Comune intende individuare gli Enti del Terzo Settore che contribuiranno alla definizione e alla realizzazione delle attività del Centro, valorizzando competenze, esperienze e professionalità già presenti sul territorio.
“Con questo avviso – dichiara l’Assessora ai Servizi Sociali Antonella Maucioni – compiamo un passo fondamentale per consolidare un sistema di tutela dei minori sempre più efficace, nonché capace di rispondere tempestivamente alle situazioni di abuso e di maltrattamento. Il Centro Marco Vannini rappresenta non solo un presidio operativo, ma anche un simbolo dell’impegno delle istituzioni nel garantire protezione, ascolto e percorsi di cura ai bambini e agli adolescenti più fragili.”
“Lavorare in rete tra Comuni, ASL e Terzo Settore – prosegue l’Assessora – è la chiave per affrontare fenomeni complessi che richiedono competenze multidisciplinari e interventi coordinati. Grazie al finanziamento regionale e alla collaborazione tra gli Ambiti RM4.1 e RM4.2 potremo offrire servizi specialistici e rafforzare la capacità del territorio di prevenire, di intercettare e di contrastare ogni forma di violenza sui minori. Desidero infine rivolgere un sentito ringraziamento agli Uffici comunali dei Servizi Sociali e a tutto il personale coinvolto per il prezioso lavoro svolto nella predisposizione del progetto e dei numerosi altri dedicati alla tutela dei minori”.
Gli Enti del Terzo Settore interessati potranno presentare la propria candidatura secondo le modalità indicate nell’Avviso pubblico pubblicato sul sito istituzionale del Comune di Civitavecchia. La scadenza per la presentazione delle proposte è fissata alle ore 13.00 del 6 luglio 2026.
L’Amministrazione comunale conferma così il proprio impegno nella promozione di politiche sociali orientate alla tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, investendo nella costruzione di una rete territoriale sempre più solida e più qualificata, a sostegno dei minori e delle famiglie.

Nuove risorse per i Comuni: pubblicato il bando della Città Metropolitana di Roma Capitale. 1 milione di euro per iniziative a favore dello sviluppo culturale, economico, sociale e ambientale del territorio

Comunicato stampa

Roma, 11 giugno 2026 – La Città Metropolitana di Roma Capitale ha pubblicato, anche quest’anno, il Bando rivolto ai Comuni del territorio, finalizzato a sostenere iniziative e progettualità capaci di generare valore per le comunità locali, promuovere la crescita dei territori e favorire percorsi di sviluppo sostenibile sotto il profilo economico, sociale, culturale e ambientale.
L’iniziativa rappresenta un’importante opportunità per le amministrazioni comunali, esclusa Roma Capitale, chiamate a presentare progetti in grado di valorizzare le peculiarità delle proprie comunità, rafforzare la qualità della vita dei cittadini e promuovere percorsi di sviluppo fondati sull’innovazione, sulla partecipazione e sulla sostenibilità.
Il contributo complessivo della Città Metropolitana di Roma ammonta ad 1 milione di euro – distribuito con importi massimi divisi per fasce demografiche – per garantire un’equa ripartizione tra le varie progettualità presentate dai Comuni.
Il termine di presentazione delle domande è fissato per il giorno 9 luglio 2026 (30 giorni consecutivi dalla data di pubblicazione del Bando).
Attraverso questo strumento, la Città Metropolitana conferma il proprio impegno nel sostenere il ruolo strategico dei Comuni, riconoscendone la funzione fondamentale nella costruzione di comunità più coese, inclusive e capaci di affrontare le sfide economiche, sociali e ambientali del presente e del futuro.
Il Sindaco metropolitano Roberto Gualtieri ha inviato una comunicazione a tutti i Sindaci e le Sindache del territorio, invitandoli a cogliere questa opportunità e a presentare proposte progettuali capaci di valorizzare le specificità locali, rafforzare la coesione delle comunità e tradurre in azioni concrete le energie e le potenzialità presenti nei diversi Comuni.
Il Bando e la relativa documentazione sono disponibili sul sito istituzionale della Città Metropolitana di Roma Capitale.

Festival Atmosfere di Anguillara: “il Gabbiano Jonathan Livingston” con Enzo De Caro

Comunicato stampa

Festival ATMOSFERE nel Palazzo e nei Giardini – Direttore Artistico: Mauro Di Domenico

SABATO 13 GIUGNO 2026 – Ore 21:00

Enzo Decaro
Il Gabbiano Jonathan Livingston

Prosegue il percorso di Atmosfere – Nel palazzo e nei giardini, la rassegna diretta da Mauro Di Domenico che fino al 26 luglio 2026 anima ogni sabato sera i suggestivi Giardini del Torrione di Anguillara Sabazia con un programma multidisciplinare capace di intrecciare musica, teatro, parola e sperimentazione artistica. Il terzo appuntamento della manifestazione vedrà protagonista sabato 13 giugno alle ore 21.00 uno degli artisti più amati dal pubblico italiano: Enzo Decaro, che presenterà una coinvolgente versione scenica de Il Gabbiano Jonathan Livingston, il celebre capolavoro di Richard Bach.

Accanto a lui saranno sul palco il pianista Riccardo Cimino e il sassofonista Thierry Valentini, chiamati a costruire un tessuto musicale e sonoro capace di amplificare la forza evocativa del racconto; uno spettacolo che supera i confini del semplice reading per trasformarsi in un vero e proprio viaggio emotivo, dove parola e musica si fondono in un’unica esperienza.

Pubblicato nel 1970 e divenuto un fenomeno editoriale internazionale, Il Gabbiano Jonathan Livingston continua a parlare a generazioni diverse grazie alla sua straordinaria capacità di affrontare temi universali. La storia del gabbiano Jonathan, che rifiuta di limitare il volo alla sola ricerca del cibo per inseguire invece la perfezione, la conoscenza e la libertà, diventa una potente metafora dell’esistenza umana. La sua scelta di allontanarsi dal conformismo dello stormo per seguire la propria vocazione rappresenta ancora oggi un invito a superare i limiti imposti dalle convenzioni e a ricercare la propria autenticità.

L’interpretazione di Enzo Decaro, intensa e al tempo stesso profondamente umana, restituisce tutta l’attualità del testo di Bach, trasformando il percorso del gabbiano in uno specchio nel quale ciascuno può riconoscere le proprie aspirazioni, le proprie paure e il desiderio di andare oltre ciò che appare possibile. Attraverso la dimensione musicale, la vicenda assume inoltre una forte valenza emotiva, accompagnando il pubblico verso quelle grandi domande esistenziali che il romanzo continua a suscitare: il significato della libertà, il rapporto con gli altri, il coraggio della differenza, la ricerca della propria natura più profonda.

Enzo Decaro, attore, autore, regista e sceneggiatore, ha attraversato oltre quarant’anni di spettacolo mantenendo intatta la capacità di emozionare e raccontare il presente. Fondatore dello storico trio La Smorfia insieme a Massimo Troisi e Lello Arena, Decaro ha costruito una carriera che spazia dal teatro al cinema, dalla televisione alla letteratura, fino ai progetti di divulgazione culturale e agli audiolibri che negli ultimi anni hanno conquistato migliaia di ascoltatori. Negli ultimi anni è tornato sul grande schermo con il film È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino, mentre più recentemente ha proseguito il suo percorso artistico soprattutto in teatro, portando in tournée spettacoli come L’Avaro Immaginario – In viaggio verso Molière da Napoli a Parigi, da lui scritto, diretto e interpretato, e numerosi progetti dedicati alla rilettura dei grandi classici e della tradizione letteraria e filosofica.

L’ingresso è libero e gratuito.

Enzo Decaro – voce recitante
Riccardo Cimino – pianoforte
Thierry Valentini – saxofono

Giardini del Torrione
Palazzo Baronale Orsini
Anguillara Sabazia (RM)

Atmosfere – Nel palazzo e nei giardini è un’iniziativa, finanziata dalla Regione Lazio e del Comune di Anguillara Sabazia nell’ambito dell’avviso pubblico per il sostegno a progetti di valorizzazione del patrimonio culturale attraverso lo spettacolo dal vivo della Regione Lazio. Partner: Pro loco di Anguillara Sabazia e Dmo Beltur Lakes of Rome.

UDI Cerveteri e Ladispoli: “80 anni di diritti delle donne: tra conquiste e nuove sfide” 

Comunicato stampa

Appuntamento al Centro Arte e Cultura di Ladispoli venerdì 19 giugno
Ladispoli, 11 giu. – A ottant’anni dalla Costituzione e dalle prime grandi conquiste in materia di cittadinanza e partecipazione femminile, l’UDI (Unione Donne in Italia) Gruppo Nilde Iotti Cerveteri e Ladispoli, in collaborazione con Upter Ladispoli, organizza il convegno “80 anni di diritti delle donne: tra conquiste e nuove sfide”, in programma venerdì 19 giugno dalle 16.30 presso il Centro Arte e Cultura di Ladispoli (via Settevene Palo Nord, 21).
Il convegno vuole offrire uno spazio di riflessione e confronto sul percorso compiuto e sulle questioni ancora aperte. Attraverso il contributo di esperte e realtà del territorio, saranno affrontati temi centrali per l’attualità: la lotta alla violenza di genere, cosa pensano le giovani generazioni, le condizioni e i diritti delle donne migranti, nonché l’accesso alla salute e al benessere. Un’occasione per valorizzare i risultati raggiunti, analizzare le criticità esistenti e promuovere nuove strategie per una società più equa, inclusiva e rispettosa dei diritti di tutte le donne. Interverranno: Ileana Alese Cigliano (Centro Anti Violenza Le Farfalle Cerveteri), Mara Ghidorzi, Gender Expert e direzione scientifica La Libellula, Paola Capparucci, Gruppo Salute Donna S.I.M.M. (Società Italiana Medicina delle Migrazioni), esponenti del Gruppo UDI Nilde Iotti Cerveteri e Ladispoli.

Estrò Retrò – Esposizione di Arte Orafa 1900-1960 

Riceviamo e pubblichiamo

Siamo lieti di invitarVi nel cuore del centro storico di Bracciano dove, nel prestigioso Roberto Di Costanzo Atelier, arte orafa e bellezza si incontreranno in un viaggio attraverso sessant’anni di eleganza, creatività e design.

Via Giuseppe Palazzi 8, Bracciano

Sabato 20 giugno 2026
Opening | ore 17.00 – 21.00

Domenica 21 giugno 2026
10.00 – 13.00 | 16.00 – 20.00

In esposizione la rinomata collezione di gioielli vintage dell’antiquario Giuseppe De Salvo, pezzi iconici, disponibili per l’acquisizione, firmati da alcune delle più celebri maison e designer del Novecento tra cui Monet, Trifari, Elsa Schiaparelli, Christian Dior e molti altri che per l’occasione dialogheranno con le opere esposte.

Un appuntamento curato da Massimiliano Orrù Eventi, dedicato a collezionisti, appassionati, ed amanti del fascino senza tempo.

Tempo e psiche: come il cambiamento delle temperature può influire sui bambini. Intervista ad Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana  

Di Marialuisa Roscino

Per un bambino, la costanza delle abitudini che regola emozioni, si costruisce gradualmente, giorno dopo giorno attraverso la prevedibilità delle routine quotidiane: il parco nel pomeriggio, la corsa in bicicletta, il calcio, il gioco con i coetanei, il supporto affettivo ed educativo costante e fondamentale dei genitori, il tempo di gioco e di ascolto riflessivo con i nonni.

L’estate, a volte, a causa delle eccessive ondate di calore invece, si trasforma una sfida, a prova di clima e di umore per i più piccoli.

Le temperature estreme e l’afa opprimente non colpiscono solo il corpo, ma solitamente anche lo stato emotivo dei bambini, che possono perdere il sonno notturno e diventare irritabili e capricciosi.

“I bambini leggono il mondo attraverso il corpo e le azioni”, spiega in questa intervista Adelia Lucattini, psichiatra e psicoanalista, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA).

“Quando le temperature estreme costringono i bambini a rintanarsi in casa con le serrande abbassate, la perdita delle routine all’aperto crea un vuoto che i più piccoli non si sanno spiegare, traducendolo spesso in agitazione o apatia. Sentirsi intrappolati da un nemico invisibile, questo può generare un senso di impotenza che mette a dura prova l’intero nucleo familiare. La sfida centrale per genitori ed educatori – avverte  Lucattini – è oggi quella di saper trasformare il “tempo vuoto” della chiusura in casa in un’opportunità speciale: uno spazio protetto di ascolto, elaborazione e rassicurazione, di   maggiore qualità del tempo con i propri figli, anche durante le vacanze estive”.

Quali metodi pratici e “strategie”, i  genitori, con la rimodulazione della routine quotidiana, possono allora adottare in estate per proteggere il benessere emotivo dei bambini e costruire resilienza durante le emergenze climatiche come le ondate di calore, evitando in tal modo, anche l’ecoansia?  Lo vediamo in questa intervista di oggi con la dott.ssa Lucattini

 Dott.ssa Lucattini, perché ritiene sia importante proteggere i bambini dagli effetti dei cambiamenti climatici? Quali implicazioni psicologiche possono esserci?

 È importante proteggerli perché l’infanzia è una fase di grande vulnerabilità, anche di straordinaria plasticità. Il corpo e la mente del bambino sono in sviluppo: caldo estremo, eventi meteorologici violenti, inquinamento, perdita di routine, interruzione della scuola e stress familiare non sono solo “disagi estivi”, ma esperienze che possono incidere sul senso di sicurezza, sulla regolazione emotiva e sulla fiducia nell’ambiente. La letteratura più recente conferma che i bambini sono particolarmente esposti perché hanno una minore capacità biologica di adattarsi al caldo, dipendono dagli adulti per proteggersi e risentono molto della qualità dell’ambiente fisico e relazionale in cui vivono.

Il cambiamento climatico può influenzare lo sviluppo emotivo e psicologico a lungo termine attraverso due vie principali. La prima è diretta: ondate di calore, incendi, alluvioni o evacuazioni possono provocare paura intensa, disturbi del sonno, irritabilità, ansia, sintomi depressivi o post-traumatici. La seconda è indiretta e più silenziosa: il bambino percepisce l’ansia degli adulti, sente parlare di catastrofi, vede immagini allarmanti, avverte l’instabilità del mondo e può interiorizzare un sentimento di impotenza (International Journal of Behavioral Development, 2025).

Quali sono in particolare gli effetti psico-fisici che il caldo estremo può avere sui bambini durante l’estate?

 Il caldo estremo può avere effetti importanti sui bambini, soprattutto durante l’estate, quando aumentano l’esposizione al sole, l’attività all’aperto e il rischio di disidratazione. Sul piano fisico, i primi segnali sono spesso stanchezza insolita, sete intensa, mal di testa, nausea, crampi muscolari, vertigini, irritabilità, sudorazione abbondante e riduzione della pipì. Se non si interviene rapidamente, si può arrivare all’esaurimento da calore e, nei casi più gravi, al colpo di calore, che è un’emergenza medica. Il caldo estremo può far ammalare i bambini molto rapidamente e può provocare disidratazione, crampi, esaurimento da calore e colpo di calore.

Sul piano psicologico, il caldo intenso rende i bambini più vulnerabili a irritabilità, agitazione, pianto facile, oppositività, difficoltà di concentrazione e disturbi del sonno. Un bambino che dorme male, mangia meno, suda molto e si sente fisicamente affaticato può apparire “capriccioso”, ma in realtà sta esprimendo un disagio corporeo che non sa ancora mentalizzare o verbalizzare. Nei più piccoli questo può manifestarsi con regressioni, bisogno maggiore di vicinanza, difficoltà di separazione (Nature, Mental Health Research,2026).

Bisogna poi considerare i bambini più fragili: neonati, bambini molto piccoli, bambini con malattie respiratorie come l’asma, patologie neurologiche, disabilità, disturbi del neurosviluppo, problemi psichiatrici o condizioni socioeconomiche svantaggiate. L’OMS ricorda che lo stress da calore può aggravare patologie preesistenti, comprese asma e condizioni di salute mentale, e che il colpo di calore è una vera emergenza medica.

Quali sono i principali campanelli d’allarme, cui i genitori devono prestare attenzione  durante l’estate per i propri figli?

 I genitori dovrebbero osservare soprattutto i cambiamenti improvvisi nel comportamento e nel corpo del bambino. Lo stress termico, infatti, non si manifesta solo con sintomi fisici evidenti, ma spesso anche con segnali emotivi e comportamentali: un bambino che diventa improvvisamente irritabile, abbattuto, oppositivo, molto stanco o confuso può non essere “capriccioso”, ma in difficoltà per il caldo.

I segnali fisici più importanti sono: sete intensa, bocca secca, sudorazione eccessiva o, al contrario, pelle molto calda e asciutta, mal di testa, nausea, crampi, vertigini, sonnolenza, debolezza, riduzione della pipì, tachicardia, pallore o arrossamento intenso. Nei casi più seri possono comparire confusione, difficoltà a camminare, svenimento, febbre alta o alterazione dello stato di coscienza: questi sono segnali d’allarme e richiedono un intervento medico immediato. Il lavoro pubblicato nel 2026 su Scientific Reports conferma che lo stress da calore negli adolescenti può compromettere idratazione, lucidità cognitiva e salute generale.

Sul piano psicologico, invece, bisogna distinguere tra una normale preoccupazione per il clima, cambiamento percepito dai bambini ma anche argomento di informazione mediatica che fa da cassa di risonanza, e una vera sofferenza psicologica. Nei bambini più piccoli può comparire un bisogno eccessivo di rassicurazione, regressioni psicologiche (enuresi notturna) e somatizzazioni come mal di pancia o mal di testa senza causa organica diagnosticata.

 Quali strategie consiglia per proteggere non solo il corpo, ma anche l’equilibrio psicologico e il sonno dei più piccoli?

 Il primo punto è sostenere i genitori stessi, perché i bambini non affrontano il clima estremo da soli: lo affrontano attraverso la mente, il corpo e le emozioni degli adulti che si prendono cura di lui. Quando un genitore è molto spaventato, esausto, irritabile o sopraffatto, il bambino lo percepisce immediatamente. Per questo, proteggere la salute mentale dei bambini significa anche proteggere la capacità dei genitori di restare presenti, calmi, coerenti e affettivamente disponibili.

Il caldo estremo, le allerte meteo, gli incendi, la siccità o le immagini catastrofiche possono generare nei bambini un senso di insicurezza. I genitori possono aiutarli prima di tutto mantenendo routine prevedibili: orari regolari per dormire, mangiare, bere, riposare, giocare in luoghi freschi e sicuri. La prevedibilità è un potente regolatore emotivo per tutti i bambini.

Un altro punto fondamentale è aiutare il bambino a dare un nome alle emozioni, infatti, è indispensabile parlare del clima in modo realistico ma non terrorizzante. I bambini hanno bisogno di spiegazioni proporzionate all’età: non vanno ingannati, ma neppure esposti a un linguaggio catastrofico. Se il bambino sente che la sua paura è accolta, può regolarla meglio. Se invece viene minimizzata rischia di restare solo con un’angoscia senza parole. Non serve che un bambino veda continuamente video di disastri ambientali per diventare consapevole sul clima (Current psychology, 2026).

Quali metodi pratici, “strategie”, i  genitori, con la rimodulazione della routine domestica in estate attraverso il gioco, possono adottare per proteggere il benessere emotivo dei bambini e costruire resilienza durante le emergenze climatiche come le ondate di calore, evitando in tal modo, anche l’ecoansia?

 I genitori svolgono una fondamentale funzione di contenimento, raccolgono l’asia dei loro bambini, la comprendono, la rendono pensabile e la restituiscono in una forma tollerabile. Questo è particolarmente importante durante eventi climatici estremi, perché il bambino può vivere il caldo, il temporale violento, l’alluvione o l’evacuazione non solo come pericolo fisico, ma come rottura del senso di protezione ambientale. Quando l’adulto resta presente, calmo e organizzato, il bambino può ritrovare un senso di continuità: capisce che qualcosa di difficile sta accadendo, ma anche che esiste qualcuno capace di proteggerlo, spiegargli ciò che succede e guidarlo in azioni concrete. La sicurezza, per un bambino, non nasce dall’assenza di pericoli, ma dalla presenza di adulti affidabili che sanno trasformare l’allarme in cura, la paura in parola e l’attesa in attività condivise.

Durante le ondate di calore, i genitori possono aiutare i figli a mantenere normalità e sicurezza prima di tutto creando una routine prevedibile. Il bambino ha bisogno di sapere che cosa accadrà, quando si può uscire, quando si gioca, quando si dorme. La routine funziona come una cornice protettiva, riduce l’ansia e dà al bambino la sensazione che la vita quotidiana continui, pur con alcuni adattamenti necessari. Il bambino ha bisogno di essere intrattenuto, ma soprattutto di sentirsi accompagnato. Anche un’attività semplice, se condivisa con un adulto, ha un grande valore, calma, organizza il tempo, riduce la frustrazione e rafforza il legame (Journal of Child and Family Studies, 2026).

Quali consigli si sente di dare ai genitori?

 -Proteggere i bambini dal caldo. Evitare le uscite nelle ore centrali della giornata, scegliere ambienti freschi, ombreggiati o climatizzati, usare abiti leggeri, cappellino e crema solare;

-Proporre cibi freschi e leggeri, e farli bere spesso. Preferire frutta, verdura, yogurt, cereali, pasta o riso freddi, pesce, legumi e piccoli pasti digeribili;

-Mantenere abitudini prevedibili e rispettare i loro tempi. Avere orari regolari per sonno, pasti, riposo, gioco e uscite, così da aiutarli a sentirsi protetti anche quando il caldo modifica le abitudini;

-Intrattenerli in casa con attività tranquille. Proporre giochi d’acqua controllati, letture, disegni, costruzioni, puzzle, musica, piccoli percorsi motori in una stanza fresca;

-Accogliere le emozioni senza spaventarli. Spiegare il caldo con parole semplici, rassicurare, nominare le paure e trasformarle in azioni concrete: riposare, stare al fresco, uscire nelle ore più adatte;

-Osservare i segnali di malessere. In caso di stanchezza insolita, mal di testa, nausea, irritabilità, sonnolenza, poca pipì, pelle molto calda o confusione, contattare subito il pediatra.

 

Valencia – La Città delle Arti e delle Scienze

La Città delle Arti e delle Scienze dove l’architettura insegna a sognare

C’è un momento, a Valencia, in cui il passato e il futuro si incontrano in silenzio. Accade nel letto di un fiume, dove l’acqua ferma riflette strutture bianche che sembrano ossature di creature marine emerse dal Mediterraneo, ali di uccelli pietrificati in volo, occhi spalancati verso il cielo. È la Ciutat de les Arts i les Ciències, e per capirla davvero occorre prima capire da dove viene.

 

Una ferita che divenne visione

Il 14 ottobre 1957, il Turia straripò e sommerse Valencia sotto metri d’acqua. Fu una catastrofe che lasciò la città segnata nel profondo. La risposta fu radicale: deviare il fiume, allontanarlo per sempre dal cuore urbano. Il letto prosciugato rimase per decenni come una cicatrice aperta, un vuoto lungo quasi dieci chilometri nel tessuto della città.

Negli anni Ottanta, la Generalitat Valenciana prese una decisione che avrebbe cambiato tutto: trasformare quel vuoto in un gesto. Non un parco qualunque, non un quartiere residenziale, un manifesto. Il vecchio letto del Turia diventò prima il Jardín del Turia, il polmone verde della città, e nella sua parte orientale, più tardi, il cantiere di qualcosa di mai visto prima.

Il progetto fu affidato a due architetti di genio e temperamento opposto: Santiago Calatrava, ingegnere e architetto nato a Valencia, capace di far sembrare il cemento armato leggero come piuma; e Félix Candela, maestro spagnolo delle strutture sottili, esule in Messico per decenni, tornato alla fine della vita a firmare una delle sue opere più poetiche. Tra il 1998 e il 2009, il complesso prese forma. Valencia non era più la stessa.

 

Gli edifici — un bestiario di pietra e luce

Calatrava ha sempre detto di ispirarsi alla natura: alle costole degli animali, alle conchiglie, agli occhi, alle ali. Camminare tra gli edifici della Ciutat significa capire cosa intendesse.

L’Hemisfèric è il primo a catturare lo sguardo: un occhio gigante che si apre sull’acqua, con la palpebra, una struttura mobile in lamelle metalliche, che si riflette nello specchio del lago artificiale raddoppiando la propria forma. All’interno, una cupola emisferica ospita uno dei cinema IMAX e planetari più suggestivi d’Europa. La notte, proiettato verso il cielo, sembra un osservatorio uscito da un romanzo di Jules Verne.

Il Museu de les Ciències Príncipe Felipe è forse l’edificio più audace: lungo 241 metri, con una struttura che evoca uno scheletro di dinosauro o la carcassa bianchissima di una balena spiaggiata. All’interno tutto è pensato per essere toccato, smontato, capito: un museo interattivo dove la scienza non si osserva, ma si sperimenta, adatto ai bambini quanto agli adulti che non hanno mai smesso di fare domande.

L’Umbracle è il respiro vegetale del complesso: una lunga galleria a volta aperta, con arcate bianche che ricordano le nervature di una foglia, sotto cui crescono piante mediterranee, palme, aranci, rosmarino, lavanda, e camminano i visitatori che cercano un momento di quiete. Custodisce anche installazioni di arte contemporanea che dialogano con il verde. È uno dei luoghi più fotografati della città, e anche uno dei meno affollati: spesso ci si ritrova quasi soli, in un silenzio di foglie e luce filtrata.

Il Palau de les Arts Reina Sofía è la creatura più enigmatica del complesso: alto settantacinque metri, con una doppia cupola rivestita di ceramica bianca che a seconda della luce sembra un elmo medievale, un’astronave pronta al decollo o una conchiglia di dimensioni impossibili. Dentro, quattro sale ospitano opera lirica, concerti sinfonici, danza. Calatrava immaginò un edificio che fosse esso stesso uno strumento: la sua acustica è tra le migliori d’Europa e il solo ingresso nell’atrio, con le sue proporzioni solenni e silenziose, prepara all’ascolto.

L’Àgora, l’edificio più recente, è una grande vela, o forse un baccello, o un seme, di acciaio e vetro colorato, pensato per accogliere eventi sportivi, congressi, mostre. Quando è illuminata di sera, la sua struttura traslucida filtra la luce in modi imprevedibili.

Infine c’è lui: l’Oceanogràfic, firmato da Félix Candela, il più grande acquario d’Europa. Le sue coperture a forma di petali di cemento, strutture iperboloidi sottilissime, quasi impossibili da realizzare, galleggiano sull’acqua come fiori aperti. All’interno si attraversano i principali ecosistemi marini del pianeta: l’Artico, il Mediterraneo, i tropici, gli abissi. I tunnel sottomarini permettono di camminare letteralmente sotto banchi di squali e razze. I beluga si avvicinano al vetro con una curiosità che disarma. Le meduse pulsano in vasche illuminate che sembrano lampade di sogno.

 

Come viverla

Il modo peggiore di visitare la Ciutat de les Arts i les Ciències è quello frettoloso: arrivare, fotografare, partire. Il modo migliore è lasciarle il tempo che merita.

Al tramonto, gli edifici bianchi si trasformano: la luce radente del Mediterraneo li tinge di oro e arancio, i riflessi sull’acqua si moltiplicano e tremolano, e per qualche minuto il complesso sembra davvero un organismo vivente che respira. È il momento più bello per fotografare e per stare semplicemente fermi a guardare.

Di notte, l’illuminazione artificiale fa emergere dall’oscurità profili che di giorno si perdono nella luce piena. Il Palau de les Arts illuminato, in particolare, ha qualcosa di sospeso e irreale, una creatura marina risalita dalle profondità, avvolta in un alone bianco.

La domenica mattina il complesso appartiene ai valenciani: runner, famiglie in bicicletta, ragazzi con gli skateboard, coppie che passeggiano. È uno dei pochi momenti in cui si capisce davvero che questo non è un luogo per i turisti, è un luogo della città.

Vale la pena dedicare almeno mezza giornata all’Oceanogràfic, che spesso viene visitato di fretta. I delfini si esibiscono in sessioni regolari, ma la vera esperienza è nei tunnel: camminare sotto l’oceano, con i pesci che passano sopra la testa, è qualcosa che rimane.

Per chi ama l’opera o la musica classica, assistere a uno spettacolo al Palau de les Arts è un’esperienza che va oltre il concerto: la sala, l’acustica, l’architettura, tutto concorre a rendere la serata memorabile. La programmazione include ogni anno titoli del grande repertorio e produzioni contemporanee di livello internazionale.

Una curiosità che pochi conoscono: Calatrava progettò l’Hemisfèric affinché la sua forma, riflessa nell’acqua del lago, componesse un’ellisse perfetta. È un dettaglio invisibile se si cammina distrattamente, ma evidente se ci si ferma sul bordo del canale e si guarda in basso. L’occhio che si riflette diventa un’iride completa.

La costruzione del complesso fu oggetto di polemiche vivaci, con costi lievitati ben oltre le previsioni iniziali e ritardi che si accumularono per anni. Eppure, come spesso accade con le opere visionarie, quello che sembrava uno spreco si è rivelato nel tempo un investimento in identità: la Ciutat è oggi l’immagine più riconoscibile di Valencia nel mondo, e il motore di un turismo culturale che ha trasformato l’economia della città.

 

Una Valencia che non dimentica

La cosa più bella della Ciutat de les Arts i les Ciències non è nessuno dei suoi edifici singolarmente. È il fatto che sorge dove un tempo scorreva un fiume che aveva appena distrutto la città, che la ferita dell’alluvione sia diventata prima un giardino e poi un capolavoro architettonico racconta qualcosa di essenziale sul carattere di Valencia: quella Valentia, quel coraggio, che i soldati romani avevano visto giusto nell’iscrivere nel suo nome.

 

Approfondimenti

Valencia

Jardì del Tùria

Il Santo Calice: il Graal

L’Orxata

La Paella valenciana

Il Tribunal de las aguas

 

Riccardo Agresti

Un pomeriggio particolare al Castello di Santa Severa: in scena “Donne: il Tempo e la Voce” di e con Agostino De Angelis

Comunicato stampa

Un viaggio immersivo nella storia si terrà sabato 13 giugno 2026, alle ore 16:30 nel Borgo e Castello di Santa Severadove l’Associazione Culturale ArchéoTheatron con la sua project manager Desirée Arlotta, presenta la performance teatrale itinerante “Donne: il Tempo e la Voce” ideata dall’attore e regista Agostino De Angelis.

L’evento, a ingresso gratuito, si inserisce all’interno del programma degli Eventi Estivi del Castello di Santa Severa promossi da Regione Lazio e LazioCrea.

La peculiarità dell’evento risiede nella sua formula d’impatto emotivo e a impatto ambientale zero dove gli spazi e scorci del Borgo si faranno palcoscenico naturale per dare voce alle grandi figure femminili e maschili del passato e del presente.  Gli attori si muoveranno in costume lungo gli spazi esterni del Borgo, mescolandosi ai visitatori. Niente microfoni, niente scenografie artificiali o strutture impattanti: solo la potenza della voce umana, la fisicità del gesto e la suggestione degli abiti. Una scelta che tutela l’integrità del sito e, al contempo, offre al pubblico un’esperienza intima, autentica e fortemente evocativa.

Il percorso culturale diffuso esplorerà la storia attraverso gli occhi di donne e uomini di epoche diverse, accomunati da destini intensi, fatti di passioni, tragedie, vittorie e cadute. Tra i personaggi che prenderanno vita tra le mura del castello figurano icone del mito e della storia come: Elena di Troia, Clitennestra, Cassandra ed Ecuba, Santa Severa legata indissolubilmente al luogo e della quale quest’anno ricorre il Dies Natalis, la scienziata Ipazia e la figura etrusca di Larthia, la divinità marina Leucotea e la nobile romana Lucrezia, l’ironia e la forza di Lisistrata e Mirandolina, il cinismo di Ulisse, l’innocenza di Polidoro, il furioso Oreste e il riscatto di Edipo.

Interpreti gli attori dell’Academy for Theater, Cinema and Cultural HeritageRiccardo Frontoni, Monia Marchi, Alessandra De Antoniis, Riccardo Dominici, Luisa De Antoniis, Barbara Moriglia, Stefano Ercolani, Marta Soracco, Catja Cuordileone, Filippo Soracco, Nerina Piras e Rossella Travagliati, Elsie Papi, Patrizia Paoletti, Gigliola Ricci, Alessandra Magrelli, Bruno Frosi con la partecipazione di Antica Danza de Ventre Zakiyyeh Nur.

“Il tema che unisce queste figure, così distanti nel tempo, è la Resistenza all’Oggettivazione” spiega il regista. “Che sia attraverso il silenzio dignitoso di Andromaca, il grido inascoltato di Cassandra, il martirio di Santa Severa o il cinismo contro cui si scontrano, ognuno di questi personaggi rifiuta di essere un semplice ‘vuoto a perdere’ della storia.”

In un’epoca segnata dall’appiattimento culturale e da rigurgiti discriminatori, lo spettacolo rivendica il ruolo del teatro e dell’arte come strumenti di riflessione sociale. L’obiettivo è profondo: valorizzare il dialogo intergenerazionale, riscoprire la figura materna nella crescita comunitaria e promuovere la lotta per le pari opportunità.

Il format, ideato originariamente da Agostino De Angelis negli anni ’90 e oggi diventato un vero e proprio modello di valorizzazione turistico-culturale, punta a far rivivere la memoria storica dell’uomo direttamente nei luoghi in cui la storia ha lasciato il segno.

Il Flash Mob per la Pace, un respiro per il Mondo: Bracciano celebra la giornata internazionale dello Yoga diffondendo un messaggio di Pace

Riceviamo e pubblichiamo

Il 21 giugno 2026 alle 19.00 Piazza IV Novembre smette di essere solo una piazza e diventa il cuore pulsante di un messaggio universale.

In occasione della Giornata Internazionale dello Yoga, ci uniamo per dare vita a un grande Flash Mob per la Pace nel Mondo. Ogni asana sarà un gesto di solidarietà, ogni respiro un augurio di armonia che supera i confini. Perché la pace globale non è un’idea astratta: inizia dentro ognuno di noi, trova ritmo nel nostro respiro e si riflette nel modo in cui ci connettiamo con gli altri.

L’evento vede unite associazioni, scuole e insegnanti del territorio in un grande momento di condivisione, benessere e partecipazione aperto a tutta la cittadinanza.

A promuovere l’iniziativa saranno A.M.O. Armonia in Movimento, Università Popolare del Lago di Bracciano, Centro Haga APS, Spazio Manipura e YogaDharma Bracciano, realtà che da anni operano sul territorio diffondendo la cultura del benessere e della crescita personale attraverso lo yoga, disciplina millenaria riconosciuta in tutto il mondo per i suoi benefici sul piano fisico, mentale ed emotivo.

La Giornata Internazionale dello Yoga rappresenta molto più di una semplice ricorrenza: lo yoga è infatti una pratica trasformativa che integra corpo, mente, spirito e anima, offrendo un approccio olistico alla salute e contribuendo a costruire relazioni più armoniose e una maggiore pace interiore.  Famiglie, curiosi e praticanti di ogni livello potranno avvicinarsi allo yoga in un clima accogliente e inclusivo. Sulla piazza, un gazebo ospiterà gli insegnanti appartenenti alle associazioni partecipanti, si potranno fare domande e lasciarsi incuriosire dalla vastità del Mondo Yoga.

Alle 19:00 tutti gli insegnanti saliranno simbolicamente sullo stesso “tappetino” per condurre una grande lezione collettiva aperta a tutti. Un’esperienza condivisa che unirà bambini, ragazzi, adulti e senior in una pratica comune fatta di asana, respiro e consapevolezza.  Perché lo yoga non conosce barriere né limiti di età: è un linguaggio universale che parla di ascolto, inclusione e armonia. Un unico mantra, un unico respiro, un unico messaggio di pace.  La partecipazione è libera e aperta a tutti, anche a chi non ha mai praticato yoga.  Porta con te la tua curiosità e la voglia di condividere un’esperienza speciale all’insegna della pace e dell’unione

TOR DI QUINTO, TORQUATI (MUN.XV): “GRAZIE A POLIZIA LOCALE XV PER INTERVENTI CONTRASTO ILLEGALITA’ ”

Comunicato stampa

“Ringrazio il XV Gruppo Cassia della Polizia Locale di Roma Capitale che, su delega dell’Autorità Giudiziaria, è intervenuta nell’area di Tor di Quinto, su un terreno di proprietà privata, con il sequestro di una vasta area interessata da irregolarità urbanistiche, edilizie e ambientali.

Il contrasto all’illegalità resta tra le priorità del nostro territorio; interventi di questa natura, che quotidianamente vengono svolti, rappresentano segnali concreti di attenzione verso la tutela dell’ambiente, il rispetto delle regole e la salvaguardia della qualità della vita dei cittadini”.

Così in una nota il Presidente del Municipio XV, Daniele Torquati.