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Il futuro ha radici antiche

Il convegno “Intelligenza artificiale Incontro o scontro” che si è svolto presso i locali dell’Archivio Storico, sabato 22 marzo, in collaborazione con L’Agone nuovo e con il Patrocinio del comune di Bracciano, è riuscito davvero a stimolare un dibattito tra il pubblico che si è protratto per più di due ore. Dopo una breve introduzione della giornalista de L’Agone, Paola Forte, che ha saputo governare l’intensa discussione fino alle conclusioni, l’ing. Luca Lestingi e il consulente informatico Marco La Posta, autori anche di due (un saggio e un romanzo) interessanti libri sull’argomento, hanno cercato di spiegare con competenza e passione, pregi e difetti, opportunità e pericoli, di qualcosa, a molti sconosciuta, che farà sempre più parte della nostra esistenza. Il sottotitolo del convegno è stato l’esatta fotografia di quello che è accaduto nell’elegante aula, alla presenza del sindaco di Bracciano Marco Crocicchi che, oltre al saluto dell’amministrazione comunale, ha voluto portare un contributo alla discussione: Incontro o scontro, senza punto interrogativo, perché uno non esclude l’altro, è così è stato. E allora nella mia mente son tornati i temi a me cari, quelli che cerco di contrastare anche attraverso le mie opere letterarie: quella tendenza ad avere paura del futuro, la pericolosa nostalgia del passato, quel “sono d’accordo con l’intelligenza artificiale ma”… mi ha ricordato: “non sono razzista ma…”, “non sono fascista ma…” “non sono omofobo ma…” ecco, è quel ma che mi preoccupa, ho come l’impressione che annulli la veridicità della frase precedente. Una mia paura? Perché quel ma potrebbe solo essere un piccolo dubbio, che è sempre il sale della vita? Può darsi ma… mi sono venuti in mente, senza tornare al periodo in cui Gutemberg, nella seconda metà del 1400, con l’invenzione della stampa mise in pericolo l’esistenza dei libri, così com’erano concepiti, procurando il panico tra i lettori dell’epoca, mi sono venuti in mente i divieti, a scuola, di usare la penna biro, invece del pennino e calamaio, veri strumenti educativi, i divieti di usare la calcolatrice, perché non allenava il cervello e si potrebbero fare mille altri esempi. Le nuove invenzioni hanno sempre portato timori ma occorre chiudere gli occhi è andare avanti perché ogni sviluppo tecnologico porterà a un uso buono e cattivo, basti pensare che quando l’uomo riuscì a costruire un aeroplano lo usò per conquistare, lanciando bombe a mano dall’alto, nuovi territori. Nell’acceso e interessante dibattito, c’è stato un tacito accordo sulla necessità di mettere dei paletti, di educare, ma anche qui mi sono chiesto: chi mette i paletti? Chi educa? Sono espressioni che a volte mi provocano un certo timore. Questo è stata l’importante conseguenza di questo interessante convegno: l’aver stimolato una pubblica discussione ma anche una serie di pensieri privati nella testa di ognuno di noi e siamo usciti con molti, nuovi dubbi ma… certamente più ricchi di prima.

Lorenzo Avincola

Regione Lazio. Sanità: ampliato l’ospedale di santo Spirito

definitivamente conclusi il rinnovamento e l’ampliamento del pronto soccorso dell’Ospedale Santo Spirito. Un’operazione strategica: 1200 mq per accogliere al meglio i pellegrini e i cittadini. Consegnati gli spazi della sala ortopedica e della sala visita protetta, nonché la sala d’attesa esterna (30 mq) e quella per la breve osservazione con 10 posti letto dotati di tende elettriche finalizzate a garantire la privacy dei pazienti. Attivate anche tre centrali di monitoraggio.

Così si è espresso il Presidente della Regione, Francesco Rocca: «Indispensabili lavori che rimarranno ben oltre il Giubileo, per garantire migliori servizi sanitari ai nostri cittadini e consentire agli operatori di lavorare in luoghi confortevoli e dotati di tecnologie all’avanguardia».

 

Ladispoli, un “territorio antico” di Arnaldo Gioacchini

Ladispoli ed il suo territorio una realtà che viene da un tempo molto lontano

Diciamo subito che Ladispoli ed il suo territorio, del quale andiamo a parlare, anche se di primo acchito non sembrerebbe affatto, fu abitata dall’uomo fin dal periodo del tardo neolitico (2.500/3.000 a.C.) una datazione che è avvenuta tramite il rinvenimento di varie punte di freccia ritrovate nella zona della palude di Torre Flavia ed i segni delle palafitte sul fiume Vaccina, ma non è così anche perché le recenti e molto approfondite ricerche storiche effettuate dal sottoscritto,

ci portano ad un grande studioso francese, archeologo e geologo di chiarissima fama, che ha scritto trattati e libri importantissimi a livello europeo, che di nome fa Jacques-Boucher de Perthes nel 1820 ritrovò nelle grotte di Palo (quindi in pieno territorio di Ladispoli) i resti di ossa di animali e di oggetti lavorati dall’uomo ma siamo in pieno Pleistocene Superiore quindi 115.000 anni fa c.a, grotte di Palo ove l’uomo preistorico si riparava dalle continue eruzioni del Vulcano Sabatino, che come tutti i laghi della nostra regione, era un vulcano il quale ha letteralmente scagliato le sue realtà laviche, più lontane, formando gli Scoglietti di Furbara.

Lo stesso bravissimo e precisissimo studioso ritrovò nelle grotte di Torre in Pietra i resti dell’uomo preistorico più antichi mai ritrovati nel Lazio e qui siamo addirittura a 150.000 fa c.a. Mentre il nome attuale di Ladispoli (la cui origine è sicuramente più nota) deriva dal nome del principe Ladislao Odescalchi, proprietario dei pertinenti terreni locali, che ne volle l’inizio della sua costruzione verso la fine dell’anno Milleottocento dopo Cristo. Il termine di Ladispoli fa riferimento appunto al suo fondatore visto che il suo etimo proviene dal greco: Polis Ladislao – Città di Ladislao, ergo, in posposizione, Ladispoli. Per procedere con un certo ordine nella narrazione chi scrive ha pensato di iniziare con il raccontare, partendo da sud, quanto di storico archeologico è ancora sufficientemente visibile e visitabile: Le sue ville antico romane site sul suo litorale, un luogo molto ambito anche nell’antichità vuoi per la sua intriseca bellezza e salubrità, vuoi per la sua antica amena tranquillità nonostante la sempre vicinanza con Roma. Splendide ville costiere, delle quali Ladispoli conserva i resti archeologici e che hanno avuto una “vita” di almeno 500 anni visto e considerato che lo scrittore e poeta Rutilio Namaziano (considerato l’ultimo poeta della latinità pur essendo un francese che ritornava nella “ sua” Gallia) nella sua opera “De reditu suo” (Sul proprio ritorno) navigando, non lontano dalla costa su di una feluca, ormai era “caduto” l’Impero Romano d’Occidente e le vie stradali, che pure c’erano in abbondanza ed erano molto ben disegnate e costruite, risultavano “infestate” dai Goti e dai Visigoti durante il suo ritorno in patria ( che abbiamo detto essere la Gallia), siamo nel V secolo dopo la nascita di Cristo esattamente nel 416 p.C.n., le cita ancora ma tutte erano state costruite ben prima. Vado alla specifica narrazione: Gli antichi romani nobili e ricchi o semplicemente ricchi, amavano incredibilmente il mare e le sue rive ove si facevano costruire delle vere e proprie ville, alcune delle quali di dimensioni veramente inusitate e dotate di tutte le comodità all’epoca possibili ed abbellite in maniera sfarzosa chiamando all’uopo i migliori artisti ed artigiani, all’epoca disponibili sul mercato, cosa che è andata ad evidenziarsi, in modo incontrovertibile, attraverso i ritrovamenti archeologici. Queste ville marine erano, fra l’altro, spesso anche dotate di porti per l’attracco e di peschiere, andando così a proseguire la loro estensione strutturale nel salato elemento liquido. Fra le zone più appetite, in prossimità di Roma, vi fu quella di Alsium (dal greco als – sale -, fra l’altro per i Greci il sale era il simbolo dell’ospitalità; Alsium fondata addirittura dai “mitici” Pelasgi dal latino pelagus che significa mare – ndr) ed in proposito basta leggere (ovviamente in latino) Valerio Massimo e Marco Tullio Cicerone per sapere che qui erano situate le grandi sfarzose ville possedute da Gaio Giulio Cesare, Gneo Pompeo Magno, Eliogabalo (Marco Aurelio Antonino), Sallustio,Virginio Rufo, Marco Emilio Lepido Porcina ( costui console, ma oratore ignorante di leggi cfr. Cicerone), Murena, Dida, insomma un concentrato incredibile di personaggi (storicamente non tutti fortunati). Una realtà incontrovertibile se, pure ai nostri giorni, in meno di quattro chilometri lineari, si evidenziano i resti (sulla terraferma e sott’acqua) di ben quattro di queste antiche e sontuose ville antico romane: Quella imperiale “cosiddetta” di Pompeo a Marina di San Nicola, estesa per almeno 5 ettari, affatto tutti scavati, la quale possedeva anche un approdo tutto suo nonostante quello del vicino Alsium (posto, ovviamente sul mare, sotto l’attuale castello Odescalchi già di proprietà degli Orsini – vds Torre Flavia edificata da Flavio Orsini) fosse ancora in attività ed annoverava una calcolata schiera di almeno duecento schiavi dei quali alcuni piuttosto colti, (questi, in genere, provenienti dalla Grecia), quella della Posta Vecchia a Palo ed ancora verso nord quelle di piazza della Rugiada e poi quella di Torre Flavia sempre nel territorio di Ladispoli. Fra queste ville quella che ha restituito i maggiori reperti è sita sotto le fondamenta della Posta Vecchia edificio questo, voluto dagli Orsini/Odescalchi, fatto costruire nel diciassettesimo secolo ed usato, in varie riprese, come dogana, albergo, luogo di ristoro e stazione di posta dello Stato Pontificio. Nel 1918 la Posta Vecchia fu distrutta da un incendio e rimase abbandonata fino a quando, cinquanta anni dopo, il proprietario d’allora, il miliardario americano Paul Getty, decise di farla restaurare e fu proprio in quella occasione che, nei sotterranei, emersero i magnifici resti di una grande villa marittima romana di proprietà imperiale, come attestato da alcune scritte rinvenute in loco, con resti murari databili dal I sec. a.C. al II sec. p.C.n. e poi splendidi mosaici policromi e pavimenti musivi dai motivi floreali, stoviglie in ceramica italica ed africana, anfore vinarie, oggetti per il trucco e marmi provenienti dall’Africa, dalla Grecia e dall’Italia. Vi sono pure altri ambienti minori, non visitabili, a cui si accede, scendendo, tramite una piccola porta posta nelle cucine dell’attuale superstellato hotel. Sotto parte dei giardini sono state scoperte anche un’enorme cisterna per la raccolta delle acque piovane, un lungo corridoio ed alcune piccole stanze. Durante lo scavo della piscina sono stati ivi rinvenuti i resti di una piccola domus con tanto di atrio e stanze annesse, nello specifico si tratta della più antica casa repertata in zona che potrebbe addirittura appartenere all’insediamento urbano della “mitica” Alsium pelasgica. Ma vi sono ancora due ville antico romane pertinenti la zona dell’odierna Ladispoli, quella di Piazza della Rugiada con i suoi mosaici, i resti delle stanze e la sua bella cisterna e probabilmente altre strutture sepolte sotto le attuali abitazioni, fra l’altro sul lungomare sud di Marina di Palo si vedono ancora gli importanti resti di un antico mausoleo che era su due piani con scala esterna ed apparteneva alla famiglia degli Erenni e poi ancora, a nord di Ladispoli, la grande villa posta sotto Torre Flavia, ma ormai sommersa dalla forte ingressione marina (negli ultimi 2.000 anni il mare sul nostro litorale è “salito” verso la terraferma di 1,50/2,00 mt.) della quale però nelle foto di inizio ‘900 si vedono ancora le monumentali opere murarie in opera reticolata. Una villa anche questa talmente estesa che alcuni studiosi sostengono che la grande costruzione circolare ora sommersa (una peschiera o un delizioso triclinio marino?) posto un poco più avanti, verso Ladispoli, di Ezio alla Torretta, ove ora più o meno, inizia la spiaggia di Campo di Mare, fosse una sua importante pertinenza. Ci sono anche da segnalare, a poco più un centinaio di metri dal mare, i resti (siamo nell’area dell’attuale via Rapallo praticamente nel centro dell’attuale città) di una villa rustica antico romana, della quale è ancora ben visibile il suo bel cripto portico, questo sempre per dire, ulteriormente, quanto fosse appetita dai romani questa specifica zona costiera. Fra l’altro se si presta una certa attenzione alla stratigrafia della duna costiera, nella zona che precede il lungomare di Palo, si possono anche distinguere frammenti di terrecotte antico – romane ed etrusche ed anche di buccheri etruschi, oltre che resti di latercoli (mattoni antico romani). E poi entrando nell’entroterra va sicuramente citato l’ambito storico – archeologico delle Piane di Vaccina, sito nell’attuale quartiere “Miami”, ove non mancano affatto i ritrovamenti archeologici, infatti su di una collinetta posta sopra il fosso Vaccina si può ancora vedere la struttura di una grande cisterna romana che forse faceva parte di una villa rustica. Di rilevante ci sono anche dei ritrovamenti risalenti al periodo ostrogoto (siamo alla caduta dell’impero romano) con varie tombe a cappuccina, dei quali una appartenente ad una giovane seppellita con un anello d’oro e due spille (fibule) d’argento dorato a forma di cicala. A valle della suddetta cisterna, sempre sul fosso Vaccina, sono presenti i resti di un ponte antico romano chiamato Ponte dell’Incastro con vicino i resti di una strada in basoli di epoca antico romana. Superata l’attuale via Aurelia, sul rilievo sovrastante sempre il Vaccina, ci sono i resti archeologici di una necropoli etrusca di cui sono state riportate alla luce una sessantina di tombe, cosiddette a camera, risalenti al Settimo e Sesto secolo a.C. Sopra i resti della necropoli, in epoca romana, fu costruita una villa provvista anche di un, non grande, impianto termale del quale i resti sono ancora visibili. E visto che abbiamo parlato di questo fiume vale proprio la pena di citare due antichi autori i quali già scrissero del Vaccina (ovviamente come veniva nomato all’epoca) in due loro fondamentali opere e parlo di Publio Virgilio Marone e di Plinio il Vecchio. Scrive il mantovano (per l’esattezza nacque ad Andes, ora Pietole Vecchia, nel territorio di Mantova) Virgilio nella sua opera maggiore l’Eneide nel libro ottavo al verso 597 : “…. quadripedante putrem sonitu quatit ungula campum. est ingens gelidum lucus prope Caeritis amnem, religione patrum late sacer; …”. E Plinio il Vecchio (il comasco Gaio Plinio Secondo) anche lui nella sua opera più importante che è la Naturalis historiae cita il Vaccina nel libro terzo al verso 51 “… a populo Romano deducta Graviscae, Castrum Novum, Pyrgi, Caeretanus amnis et ipsum Caere intus …”, quindi, come è dato a vedere, quello che attualmente è citato come il fosso Vaccina era già un antico fiume molto noto. Fra l’altro, fra storia e leggenda, si narra che presso di esso sbarcò Enea (su questo sbarco c’è la certezza della citazione sempre di Virgilio, sempre nel libro ottavo dell’Eneide) che poi lo risalì per ricevere, nella zona cosiddetta delle Ferriere, le armi fatate donategli dalla madre Afrodite (e qui, per questa specifica, siamo un po’ nella leggenda). E sempre a proposito degli antichi ritrovamenti effettuati nel territorio dell’attuale Ladispoli va detto che in località Monteroni (siamo lungo l’antico tracciato della via Aurelia) presso l’omonimo “Castellaccio” sorgeva una grande necropoli etrusca risalente al VI e V secolo a.C., necropoli che continuò poi ad essere utilizzata anche durante il periodo romano. Fra l’altro degli scavi archeologici effettuati nel 1839, a seguito di un finanziamento effettuato in proposito dalla Duchessa di Sermoneta, appassionata archeofila, portarono alla scoperta di molte tombe orientalizzanti. Vi è poi da dire che, ad un “ tiro di biga”, nelle colline di Caere, l’odierna Cerveteri, (Caere per gli antico romani, Caisra per gli Etruschi, Agylla per i greci – ndr) vi erano, nella zona di Pian della Carlotta al Sasso, le antiche Aquae Caeretanae, terme rinomatissime fin dai tempi degli etruschi, che Celio Aureliano, medico antico romano specializzato in idroterapia, scrisse che erano le più calde di tutto il suolo italico, ed, a proposito di ciò, è noto come gli antico romani amassero il termalismo in tutte le sue accezioni. E sempre a proposito del territorio di Ladispoli va anche detto che sì è molto ricco di storia tardo antica ma anche medioevale e non si può dimenticare in proposito sia il castello Odescalchi ( già degli Orsini), splendido maniero posto sul mare, eretto in prossimità della Turris de Pulvereio risalente al 1132, la Torre Flavia (simbolo della città) voluta da Flavio Orsini verso la metà del Millecinquecento e costruita sui resti di una, succitata, villa antico romana ed ancora il notevolissimo “Castellaccio” di Monteroni edificato nel Millequattrocento lungo l’antico tracciato della Via Aurelia, splendido edificio medioevale provvisto di quattro torri angolari merlate che,per secoli, ha svolto la funzione di, molto frequentata, stazione di sosta che vide anche il passaggio e la presenza di importanti personaggi quali i poeti Belli e Pascarella, lo storico Canina ed il famoso viaggiatore e narratore del romanticismo, l’inglese George Dennis. Va sottolineato come Ladispoli sia conchiusa a sud ed a nord da due splendide realtà ambientali: A sud da quella rappresenta dall’oasi del Bosco di Palo ed a nord dall’oasi della Palude di Torre Flavia. L’oasi di Palo è estremamente interessante vuoi che per la sua flora, in parte importata proprio dal principe Odescalchi che era un appassionato ed un esperto in materia che per sua la abbondante fauna stanziale,sia diurna che notturna e sia terrestre che aerea la quale si avvale in determinati periodi dell’anno anche di molti uccelli che fanno sosta durante le loro periodiche migrazioni. A nord s’impone, alla massima attenzione ambientale, l’area, anche questa protetta come quella di Palo, della palude di Torre Flavia luogo molto ricco della tipica vegetazione mediterranea delle zone salmastre ed altrettanto ricco di volatili specializzati, che la hanno scelta pure per le loro nidificazioni, nonché anche di situazioni ittiche di tutto riguardo che ben si integrano con le varie realtà avicole ivi presenti rappresentandone pure una più che importante riserva di cibo. C’è poi un ambito tutto marino che va considerato nella importante giusta dimensione che gli appartiene uno è quello della antico romana Nave dei Doli con il recupero di essi effettuati, a 12 metri di profondità, a quasi un miglio di distanza, dal 1983 al 1985, di fronte a Torre Flavia, insieme ad altri reperti il tutto attualmente esposto al Museo del Mare e della Navigazione Antica del castello di Santa Severa; dolia, alcuni dei quali di oltre duemila litri, trasportanti vino appartenenti alla famiglia dei Pirani di Minturno come esplicitato da alcuni bolli rilevabili sulla “bocca” degli stessi. Sempre nel mare antistante Torre Flavia e sempre sott’acqua, in questo caso a livello ambientale, vi è da dire, che da pochi anni, a circa mezzo miglio dalla riva si sta formando una notevole barriera corallina che già ascende alla lunghezza di oltre un centinaio di metri, in proposito gli esperti dichiarano che ciò sta accadendo a causa dei mutamenti climatici che stanno aumentando la temperatura del mare.

Arnaldo Gioacchini
Membro del Comitato Tecnico Scientifico dell’Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale; Delegato del Sindaco di Ladispoli alla Valorizzazione Storica ed Archeologica della Città.

Fosse Ardeatine: azione Roma ricorda i patrioti caduti nell’occupazione tedesca

Appuntamento alle ore 11.00 in viale Castrense, all’altezza del civico 60.

“In occasione dell’ottantunesimo anniversario della strage delle Fosse Ardeatine, una delegazione di Azione Roma deporrà, domani, lunedì 24 marzo, una corona di fiori sotto la targa in ricordo dei patrioti del Partito d’Azione caduti durante l’occupazione tedesca. Parteciperanno Alessio D’Amato, consigliere regionale e segretario romano di Azione, Flavia De Gregorio e Antonio De Santis, consiglieri di Azione in Assemblea Capitolina, Antonello Chiappetta, segretario di Azione del VII Municipio e Giovanni Cutolo, membro della direzione romana. I martiri ricordati sulla targa sono: Pilo Albertelli, Bruno Annarumi, Manlio Bordoni, Antonio Gallarello, Giorgio Giorgi, Pietro Lungaro, Benedetto Pittorri, Umberto Rossi, Felice Salemme, Luigi Selva. Ricordare questi nomi è fondamentale per conservare la memoria e l’insegnamento di chi ha dato la vita per la nostra libertà”. Lo rende noto Azione Roma.

 

Il più giovane martire delle fosse Ardeatine, Michele di Veroli di 15 anni. Santa Marinella gli dedica una via e un albero d’ulivo

Da una ricerca nell’Archivio Storico del Senato – racconta il prof. Livio Spinelli – risulta che Rosario Bentivegna frequentava fin da piccolo Santa Marinella e Santa Severa. Santa Marinella era anche il luogo di vacanze prediletto da un bambino, Michele di Veroli, in anni spensierati, ignaro del suo tragico futuro, come si legge in un libro di Silvio Caratelli.

Ricordo quando a S.Marinella una troupe della TV tedesca intervistò Silvio, che conosceva Michele e suo padre, tanto che da Sindaco il primo atto che fece fu quello di intitolare una Via al povero Michele. Silvio era stato uno dei primi a individuare la grotta fatta saltare dai nazisti per nascondere i corpi dei caduti.

L’ attentato dei Gap a via Rasella, fu il più sanguinoso e clamoroso attentato urbano antitedesco in tutta l’Europa occidentale, causando la morte di trentatré soldati altoatesini e due civili italiani. A seguito della rappresaglia tedesca furono uccisi 335 prigionieri completamente estranei all’azione gappista. Rosario Bentivegna – come scrive Michela Ponzani – nel 1937, durante le vacanze a Santa Severa, se ne stava spesso a “chiacchierare di massimi sistemi” col suo amico Luciano Vella, eminente dirigente del Partito comunista italiano e combattente dei Gap centrali.  Fu in quell’estate a Santa Severa che la fiducia di Rosario nel fascismo comincia a incrinarsi, tanto da finire qualche anno dopo a ritrovarsi nelle file dei Gap.

Mio Zio, Egidio Cristini, “il poeta muratore” di S.Marinella, in ricordo dei suoi amici caduti alle ardeatine: Antonio Margioni e Alfredo Chiricozzi di Civitavecchia. incise su disco e poi recitò in TV questo pometto intitolato Il massacro dei 320 che inizia con questi versi:

Padre celeste di bontà d’amore,

dona forza a mia musa, gran sovrano;

d’un fatto sento lacerarmi il core,

e mentre scrivo mi trema la mano,

 

Via Romagna, Tasso, principale

il ventitrè marzo fu la ricorrenza.

Di tempi molto critici, o normale,

Angelo Joppi che innocente

ebbi giorni novanta di tortura;

trenta giorni legato a braccia tese,

fregiato in faccia d’orrenda figura;

il sangue dalle ferite che buttava

col da mangiare suo si mescolava.

 

Interrogato Joppi non parlava,

un occhio li cavorno, poco vede,

e l’unghia dalle piedi li tirava,

ma sempre al buon Gesù teneva fede;

un martello pesante si pigliava,

l’infransero i ginocchi, delle piede;

quasi alla morte ne siamo vicini,

fatta fu nelle fosse Ardeatini.

 

Nelle foto: Michele di Veroli al Mausoleo delle Ardeatine, Via Michele di Veroli e Targa. Il Poeta Egidio Cristini sulla spiaggia di Santa Marinella.

Grottaferrata in festa : inaugurata la storica fiera nazionale

Grottaferrata si è vestita a festa per l’inaugurazione della 425esima edizione della Fiera Nazionale un evento che celebra le tradizioni , l’artigianato e l’enogastronomia del territorio.
La cerimonia di apertura ha visto la partecipazione di numerose autorità locali , rappresentanti delle istituzioni e un folto pubblico , tutti desiderosi di dare il via a questa manifestazione ricca di storia e di cultura. Ha partecipato alla cerimonia di apertura il Vice Sindaco metropolitano, Pierluigi Sanna, assieme al Sindaco Mirko Di Bernardo, alla Consigliera delegata alla fiera Veronica Pavani, ai Sindaci dei Castelli romani e alle altre autorità politiche, civili e militari del territorio.
I numeri della Fiera, quest’anno rientrata nella completa gestione pubblica da parte del Comune, sono notevoli: un’area di 10 mila metri quadrati coperti, con 140 stand, quasi il doppio dello scorso anno, un’area ristorativa di 700 metri quadri con 35 banchi per le eccellenze enogastronomiche provenienti da tutte le regioni italiane e la particolare Casa delle Farfalle – la Butterfly Eden organizzata in collaborazione con l’Università La Sapienza – un padiglione di oltre 300 mq che ospita anche la realtà aumentata del progetto internazionale Divertor Tokamak Test, dedicato all’energia pulita da fusione.
“Con Città metropolitana e con il Sindaco Roberto Gualtieri vogliamo portare qui l’abbraccio e la riconoscenza per questa secolare occasione che continua a celebrare il fondamentale lavoro di agricoltori e artigiani che da queste terre e da tutta Italia svolgono ancora oggi un compito fondamentale, traendo dalla terra, con sforzo e fatica, i prodotti migliori per il nostro sostentamento, cibi unici e salutari che tutto il mondo ci chiede. L’ente metropolitano sostiene iniziative come questa, giusto momento di celebrazione di un lavoro straordinario, molto diverso da come si svolgeva anni fa, ma ancora oggi fondamentale. Cambiano le tecnologie ma cambiano anche le condizioni ambientali e il contesto in cui si lavora: scarsità di risorse idriche, cambiamento climatico e tutto quello che ne consegue. Per questo non è solo oggi ma sempre, con una prospettiva strategica per il futuro di questi settori, e con azioni ad ampio raggio che portiamo avanti progetti e finanziamenti, dalla forestazione alle iniziative per la valorizzazione delle eccellenze, delle tipicità e delle tradizioni,  al sostegno al turismo artistico ed enogastronomico diffuso in tutta l’area metropolitana come in questa splendida cornice dei Castelli, che torniamo ad essere al fianco delle comunità locali e dei produttori che portano alle nuove generazioni tradizioni secolari che devono e possono, con il sostegno di tutti, avere un futuro”.

Sfide e prospettive dell’Intelligenza Artificiale: il confronto a Bracciano

Sabato 22 marzo 2025, presso la Sala Conferenze dell’Archivio Storico di Bracciano, si è tenuto un interessante incontro pubblico dal titolo “Intelligenza Artificiale: Incontro o Scontro?”, organizzato dall’Ing. Luca Lestingi, con il patrocinio del Comune di Bracciano e in collaborazione con L’Agone nuovo.

A moderare l’evento è stata Paola Forte, redattrice de L’Agone nuovo, che ha aperto il dibattito ponendo interrogativi cruciali: fino a che punto l’intelligenza artificiale può migliorare la nostra vita? Dove invece rischiamo di perdere il controllo? Quali sono le implicazioni etiche e sociali di questa rivoluzione tecnologica? Dopo aver introdotto il tema la moderatrice ha ringraziato le istituzioni presenti per il loro supporto, tra cui il sindaco Marco Crocicchi, il vice sindaco e assessora alla cultura e all’innovazione Biancamaria Alberi, il consigliere comunale Mauro Negretti e il presidente de L’Agone nuovo, Giovanni Furgiuele.

Sfide e prospettive dell'Intelligenza Artificiale: il confronto a BraccianoIl Consigliere comunale ha espresso il proprio interesse nell’approfondire l’uso dell’intelligenza artificiale, sottolineando la necessità di esplorare sia le potenzialità che i rischi senza pregiudizi. Il Sindaco ha inquadrato la questione all’interno della cosiddetta quarta rivoluzione industriale, evidenziando come questa evoluzione tecnologica sollevi interrogativi che richiedono un confronto ampio e approfondito.

Gli interventi dei relatori

Sfide e prospettive dell'Intelligenza Artificiale: il confronto a BraccianoA causa di un improvviso imprevisto familiare, Fabio Marzocca, ingegnere e autore del saggio Frontiere etiche dell’Intelligenza Artificiale, non ha potuto partecipare all’evento. Il suo intervento avrebbe offerto un contributo di grande valore etico e filosofico.

Sfide e prospettive dell'Intelligenza Artificiale: il confronto a BraccianoLuca Lestingi, esperto ingegnere della sicurezza e protezione civile, nonché geologo, esperto di tecnologia, che ha fornito una panoramica tecnica e storica sull’evoluzione dell’intelligenza artificiale, illustrandone il funzionamento e le principali preoccupazioni legate alla sua diffusione. Ha inoltre presentato il suo libro “Intelligenza Artificiale: Opportunità e Rischi”, in cui approfondisce i vantaggi e le criticità dell’intelligenza artificiale nell’era moderna.

Sfide e prospettive dell'Intelligenza Artificiale: il confronto a BraccianoMarco La Posta, per molti anni consulente informatico, ha arricchito il dibattito parlando del suo romanzo “Terminale U99”. Il libro, di genere fantascientifico, affronta il tema della resistenza umana, individuale e collettiva, contro le derive incontrollate di società autocratiche fondate sul controllo ossessivo dell’intelligenza artificiale, sollevando importanti riflessioni etiche e sociali. In particolare, il concetto di Point Zero, presente nel romanzo, rappresenta un focolaio di resistenza contro l’uso pervasivo della tecnologia, immaginando scenari futuri in cui le paure legate all’IA si concretizzano sia dal punto di vista sociale che politico.

Sfide e prospettive dell'Intelligenza Artificiale: il confronto a BraccianoI relatori si sono alternati nei loro interventi, offrendo diversi punti di vista sul tema. Il confronto ha spaziato dalla dimensione più tecnica e funzionale, alle implicazioni etiche e sociali, mettendo in luce sia le opportunità offerte da questa rivoluzione tecnologica, sia i rischi legati a un utilizzo poco consapevole o incontrollato.

Nel dibattito è intervenuta anche la moderatrice Paola Forte, grafologa , che ha posto una riflessione sul ruolo della scrittura nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Ha sottolineato come delegare sempre più compiti all’IA, inclusa la scrittura, possa ridurre la nostra autonomia di pensiero.
“Se iniziassimo a demandare tutto, persino la scrittura, all’intelligenza artificiale,
rischiamo di non essere più liberi e autonomi. Il cervello è un organo che va continuamente allenato: se smettessimo di scrivere, potremmo arrivare al paradosso di non saperlo più fare, perdendo una delle capacità fondamentali della nostra identità umana”, ha affermato.

Un futuro da gestire con consapevolezza

Il dibattito ha visto un forte coinvolgimento del pubblico, segno di quanto il tema sia attuale e sentito. I relatori hanno sottolineato l’importanza delle regole normative e di educare all’uso consapevole dell’intelligenza artificiale, soprattutto le nuove generazioni, che spesso ne fanno uso senza comprenderne i reali meccanismi e implicazioni.

È emerso un approccio costruttivo: l’obiettivo non deve essere demonizzare la tecnologia, ma imparare a gestirla e governarla, evitando di subirne passivamente gli effetti. Come sottolineato nel corso dell’incontro, la rivoluzione dell’intelligenza artificiale è ormai inarrestabile: il modo in cui sapremo affrontarla determinerà il nostro futuro.

Durante il dibattito l’assessora Alberi ha voluto evidenziare il contributo che queste tecnologie potranno offrire al miglioramento dei processi operativi della pubblica amministrazione con benefici importanti per i cittadini.

Sfide e prospettive dell'Intelligenza Artificiale: il confronto a BraccianoIl sindaco Marco Crocicchi, in conclusione del dibattito, ha espresso la sua attenzione riguardo alla rapida evoluzione tecnologica, soprattutto nell’ambito dell’intelligenza artificiale, che sta modificando profondamente diversi settori. Ha sottolineato che, a differenza delle precedenti rivoluzioni industriali, questa nuova era non riguarda solo la sostituzione di mansioni fisiche o di calcolo, ma coinvolge direttamente l’intelligenza umana, con un impatto che potrebbe essere radicale. Ha ribadito che, pur riconoscendo il grande potenziale di queste innovazioni, la regolamentazione e il controllo sono caratteristiche essenziali per evitare che la velocità del progresso ci sfugga di mano e per garantire che i benefici siano gestiti in modo equo e sicuro per tutti.

Nel corso dell’incontro sono stati affrontati temi cruciali come le prospettive future, le implicazioni etiche, il delicato equilibrio tra libertà e il controllo, e gli strumenti necessari per gestire consapevolmente l’IA, come l’educazione e la sensibilizzazione. È stato ribadito che, pur riconoscendo il grande potenziale di queste innovazioni, è essenziale affrontarle con responsabilità, evitando di subirne passivamente gli effetti.

L’evento si è concluso con un caloroso applauso, segno dell’interesse del pubblico e della necessità di proseguire il confronto su un tema tanto attuale quanto complesso.

Giovanni Furgiuele presidente L’Agone nuovo

Foto dell’evento in galleria

 

CNDDU celebra con iniziative la Giornata internazionale della Meteorologia

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende celebrare la Giornata Internazionale della Meteorologia, che ricorre il 23 marzo 2025, con un messaggio rivolto a tutte le scuole italiane affinché venga valorizzato il ruolo della meteorologia nella salvaguardia dell’ambiente e nella tutela dei diritti umani.

Quest’anno il tema scelto dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) pone l’accento sulle sfide climatiche globali e sull’importanza di un’educazione consapevole sui fenomeni atmosferici. La meteorologia, infatti, non è solo una scienza che studia il clima e il tempo atmosferico, ma è anche uno strumento essenziale per prevenire disastri naturali, garantire la sicurezza alimentare e proteggere le comunità più vulnerabili.

Negli ultimi decenni, la meteorologia ha subito una profonda trasformazione, sia in termini di precisione delle previsioni che di comprensione dei fenomeni atmosferici. L’Italia, con la sua posizione geografica complessa e la sua vulnerabilità ai cambiamenti climatici, rappresenta un caso di studio particolarmente interessante. Ma quali sono le principali evoluzioni della meteorologia e come stanno influenzando il nostro Paese e il mondo intero?

Uno degli sviluppi più rilevanti nella meteorologia moderna è l’integrazione di tecnologie avanzate, tra cui intelligenza artificiale, machine learning e supercomputer. Oggi, i modelli meteorologici sono in grado di elaborare quantità immense di dati in tempi record, migliorando sensibilmente l’accuratezza delle previsioni.

In Italia, il Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (ECMWF), con sede a Bologna, gioca un ruolo chiave nella modellistica atmosferica globale. I supercomputer installati nella nuova sede sono in grado di simulare scenari atmosferici con una risoluzione senza precedenti, consentendo una previsione più dettagliata di eventi estremi.

L’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteorologici estremi è una delle maggiori sfide per la meteorologia contemporanea. Ondate di calore sempre più intense, precipitazioni violente e lunghi periodi di siccità stanno mettendo a dura prova la resilienza ambientale ed economica delle regioni italiane e del mondo intero.

In Italia, il cambiamento climatico sta esacerbando fenomeni come le alluvioni lampo, particolarmente frequenti nelle regioni del Nord, e le ondate di calore nel Centro-Sud. Questi eventi impongono una ridefinizione delle strategie di adattamento e mitigazione, con la necessità di investire in infrastrutture resilienti e sistemi di allerta avanzati.

Oltre a influenzare le attività agricole, i trasporti e la gestione delle risorse idriche, la meteorologia ha un impatto crescente sulla sicurezza e sulla pianificazione urbana. Le città italiane stanno adottando strumenti di previsione sempre più sofisticati per ridurre i danni causati da eventi atmosferici estremi, migliorando la gestione delle emergenze.

Allo stesso tempo, la meteorologia gioca un ruolo centrale nel settore energetico: la crescita delle fonti rinnovabili, come eolico e solare, richiede previsioni meteorologiche estremamente precise per ottimizzare la produzione e la distribuzione dell’energia.

La meteorologia non è più soltanto una scienza predittiva, ma uno strumento essenziale per affrontare le sfide imposte dal cambiamento climatico. L’evoluzione delle tecnologie di previsione, l’analisi dei dati climatici e l’adozione di strategie di adattamento sono elementi chiave per il futuro dell’Italia e del mondo. La capacità di comprendere e anticipare i fenomeni atmosferici non solo migliorerà la qualità della vita, ma sarà determinante per la sostenibilità del nostro pianeta.

Pertanto in un periodo storico in cui il cambiamento climatico rappresenta una delle principali emergenze globali, è fondamentale che il mondo della scuola promuova una cultura della sostenibilità e della responsabilità ecologica. Per questo motivo, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani invita gli istituti scolastici di ogni ordine e grado a organizzare iniziative didattiche volte a sensibilizzare gli studenti sul legame tra condizioni climatiche, equilibri ecosistemici e diritti umani.

Si suggeriscono le seguenti attività:

Conferenze e dibattiti con esperti del settore, meteorologi e climatologi per approfondire le cause e le conseguenze del cambiamento climatico.

Laboratori interattivi per l’analisi dei dati meteorologici e la comprensione dei fenomeni atmosferici.

Progetti interdisciplinari che coinvolgano scienze, geografia, educazione civica e discipline umanistiche per una visione integrata della problematica.

Campagne di sensibilizzazione sui social media e all’interno delle comunità scolastiche per diffondere buone pratiche ambientali.

Iniziative di cittadinanza attiva, come la piantumazione di alberi o il monitoraggio della qualità dell’aria, per rendere gli studenti protagonisti di azioni concrete a favore dell’ambiente.

L’educazione alla meteorologia e al clima deve diventare un punto cardine della formazione dei giovani, affinché possano sviluppare una maggiore consapevolezza dell’impatto delle proprie azioni sul pianeta e contribuire alla costruzione di una società più equa e sostenibile.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani si impegna a supportare le scuole con materiali informativi e risorse didattiche utili per la realizzazione di queste attività.

Confidiamo nella partecipazione attiva delle istituzioni scolastiche e degli studenti, certi che solo attraverso la conoscenza e l’impegno condiviso sarà possibile affrontare con successo le sfide del futuro. #OltreLeNuvole

prof. Romano Pesavento

Presidente CNDDU

Biogas Italy 2025, il CIB traccia la strada per il futuro del settore

Nella prima giornata di Biogas Italy, l’evento annuale che riunisce imprese, agricoltori, industrie e istituzioni italiane ed europee, il CIB-Consorzio Italiano Biogas ha presentato al The Mall di Milano, il suo manifesto programmatico al 2030.

Oggi il settore del biogas e del biometano si trova di fronte a una fase cruciale per il suo sviluppo che vede, da una parte, la necessità di accelerare con gli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) entro il 30 giugno 2026, dall’altra, l’urgenza di avere un piano di sviluppo a lungo termine, che guardi oltre il PNRR. Il manifesto programmatico pone lo sguardo al 2032 e alla valorizzazione del biometano come risorsa centrale per tutti i settori di utilizzo e, con una serie di proposte mirate, punta a raggiungere tutto il potenziale di produzione dal settore agricolo del biogas e biometano; un sistema flessibile per le connessioni alla rete del gas, con una maggiore interoperabilità tra le reti di distribuzione e trasporto, e a una valorizzazione della programmabilità degli impianti che producono energia elettrica e termica da biogas

Il settore sta dimostrando un dinamismo straordinario, ma è essenziale lavorare affinché i cantieri riferiti alla misura biometano PNRR che in questi mesi si sono aperti e quelli che si apriranno a breve possano concludersi nei giusti tempi”, dichiara il Presidente del CIB Piero Gattoni, che continua: “La proposta che abbiamo immaginato per garantire la stabilità del nostro settore va nella direzione di garantire a tutti, anche a quelli che hanno partecipato al quinto e ultimo bando del GSE, di poter accedere alla misura del PNRR, evitando così di disperdere risorse preziose. Una riflessione sulla scadenza del piano è resa necessaria per le tante richieste arrivate dal mondo produttivo che dimostrano la positività della direzione intrapresa. Questo segnale potrebbe essere un volano positivo per gli investimenti che però dovrà essere accompagnato dalla definizione di un quadro normativo post-PNRR che favorisca lo sviluppo del biometano e del biogas nella traiettoria delineata dal PNIEC: 5 miliardi di mc al 2030. Il 2025 deve essere davvero l’anno del fare: è il messaggio che lanciamo qui da Biogas Italy“.

I temi al centro di Biogas Italy 2025

Uno dei temi principali che ha aperto la giornata è stato il ruolo fondamentale dell’agricoltura nella sfida alla decarbonizzazioneMaria Michela Morese, Energy Team Leader and Senior Natural Resources Officer, FAO, intervenendo in collegamento, ha approfondito l’impatto delle crisi globali sulla sicurezza alimentare, mettendo in luce l’importanza delle tecnologie innovative per sostenere l’agricoltura. Sul punto, è intervenuta anche Diana Lenzi, Presidente della Fondazione Farming for Future, che ha illustrato le azioni strategiche per rafforzare la sovranità nazionale nel settore agricolo, con particolare attenzione alla diffusione delle tecnologie e al loro accesso da parte delle aziende agricole. Un tema ripreso durante il dialogo con i ricercatori universitari e le testimonianze dirette di diverse aziende agricole italiane, socie del CIB, che hanno raccontato sfide e opportunità della transizione tecnologica.

A chiudere i lavori della giornata  gli interventi del Presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, e del Presidente di ANB, Nicola Gherardi, insieme al Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Maurizio Leo, che ha commentato la recente decisione dell’Agenzia delle Entrate sulla tassazione della produzione di biogas, una questione che le aziende agricole attendevano da anni: “Con l’Agenzia delle Entrate abbiamo voluto fare chiarezza e dopo una serie di approfondimenti abbiamo definitivamente chiarito che la quota incentivo della tariffa omnicomprensiva non deve essere assorbita dalla tassazione. E questa è la linea direttrice che vogliamo imprimere a tutta la nostra riforma fiscale e ridurre la pressione fiscale”.

Il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, è intervenuto con un videomessaggio sottolineando il ruolo strategico del settore agricolo nella produzione energetica: “Il biogas rappresenta una grande opportunità per il settore primario e l’Italia è considerata un pilastro del sistema europeo. Abbiamo finanziato 22.000 imprese con il PNRR che guardano al Biogas come un’opportunità. Il settore dell’agricoltura è un settore che dà tanto ma che deve avere redditualità. Le linee guida della politica agroalimentare guardano all’Italia e da essa traggono ispirazione. Siamo consapevoli dell’importanza dell’Europa, ma anche del fatto che senza l’Italia l’Europa non può avanzare: è un percorso da compiere insieme”.

Nei lavori del pomeriggio si sono susseguiti i dialoghi tra istituzioni e operatori tecnici da cui è emerso che il sistema sta dimostrando reattività e capacità progettuale. Attualmente il settore produce circa 750 milioni di Smc/anno di biometano grazie al DM biometano 2018 e con i primi quattro bandi Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sul biometano raggiunge 1,8 miliardi di Smc/anno, per un obiettivo finale di 2,8 miliardi di Smc/anno al fronte del pieno dispiegamento del PNRR.

Questi risultati alimentano le stime ottimistiche del CIB, che prevede di raggiungere il target del PNEE di 2.3 miliardi di Smc di biometano entro il 2026. Inoltre, le stime portano a ritenere che dei 700 impianti di biometano alla fine del PNRR, circa 300 deriverebbero da conversioni (il 42% del totale), ponendo nuove sfide per lo sviluppo del sistema di rete di trasporto. Senza contare le opportunità legate allo sviluppo del settore del biogas agricolo che oggi vede all’attivo più di 1800 impianti, in attesa dei risultati del bando del GSE sul decreto FER2.

A tal proposito, il Presidente del GSE, Paolo Arrigoni, dal palco di Biogas Italy ha dichiarato: “L’agricoltura è sempre più protagonista del percorso di transizione. L’ultimo bando biometano ha registrato una partecipazione importante: più di 300 domande che ci fanno ben sperare sul raggiungimento degli obiettivi definiti con il PNRR, oltre che ad avvicinarci sempre di più ai target previsti al 2030 con il PNIEC. Per questo, c’è il massimo impegno per completare tutti i progetti in cantiere e non lasciare indietro nessuno. Sempre in ottica di sviluppo di nuovi impianti a biogas vi sono anche buoni risultati del primo bando del DM FER 2”. In seguito, Arrigoni ha aggiunto che: “A completare il quadro delle regole che promuovono lo sviluppo del settore saranno approvate al più presto le regole operative per il decreto pratiche ecologiche per avere il primo bando entro maggio, così come le misure per dare attuazione alla norma contenuta nel DL Agricoltura per l’autoconsumo di biometano e consentire al settore agricolo di essere in prima linea nella decarbonizzazione dei settori Hard-to-Abate”.

Su quest’ultimo punto, ha commentato il Presidente Gattoni: “Le modifiche al DM Biometano 2022 rappresentano un passo importante per valorizzare il contributo del biometano agricolo alla transizione energetica del Paese, rafforzando il ruolo delle aziende agricole che diventano alleate preziose nel percorso di decarbonizzazione dei settori hard-to-abate.”. La visione del Consorzio portata oggi a Biogas Italy è ampia e le priorità per l’anno sono molte, come aggiunge Gattoni: “Sul fronte della sostenibilità, accogliamo con favore la recente proroga per la certificazione degli impianti biogas, ma restano ancora aperte criticità operative che vanno risolte rapidamente per garantire agli operatori tempi idonei di adeguamento. Infine, è necessario chiarire le norme sull’uso dei sottoprodotti agroindustriali per consentire una valorizzazione efficace del digestato, promuovendo così un modello davvero circolare di sviluppo delle bioenergie. Interventi tempestivi che guardano al futuro del settore e che permetteranno al Paese di raggiungere gli obiettivi di transizione”.

Giovanni Perrella, del Dipartimento Energia del MASE, ha evidenziato le sfide che il settore dovrà affrontare nel periodo post-PNRR, sottolineando l’impegno dell’Italia tra i principali Paesi europei per il raggiungimento dell’obiettivo di 35 miliardi di Smc di biometano entro il 2030. Ha inoltre espresso apprezzamento per il lavoro svolto dalle aziende agricole nell’implementare la sostenibilità anche negli impianti biogas esistenti, riconoscendo lo sforzo del settore nel rispettare la normativa europea. In chiusura, ha annunciato che il MASE è al lavoro sulla riforma dei costi di allacciamento.

Sono inoltre intervenuti ad arricchire il dialogo istituzionale Emilio Gatto, Direttore Economia Montana e Foreste del MASAF; Gervasio Ciaccia, Responsabile Unità GAT – Generazione e Assetti per la Transizione energetica della Direzione Mercati Energia, ARERA e Franco Cotana, AD di RSE. Presenti al tavolo di confronto anche Gaetano Mazzitelli, Chief Commercial & Regulatory Officer Snam; Pier Lorenzo Dell’Orco, Ad Italgas Reti; Andrea Qualiano, Head of Green Gas Origination & Gas Supply Portfolio Decarbonization di Edison; Emanuele Fontana, Coordinatore Agricoltura Crédit Agricole Italia.

A portare la voce della politica l’On. Marco Osnato (Fratelli d’Italia) e l’On. Luca Squeri (Forza Italia). Al termine, il videomessaggio del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin che ha sottolineato: “Il biometano è fondamentale per ridurre la dipendenza energetica del Paese e diffondere un nuovo modello di agricoltura sostenibile. Nel PNIEC sono previsti target di incremento della produzione di biometano per circa 5 miliardi di Smc, pari a circa il 10% della stima del consumo interno di gas al 2030. Il settore agricolo è un grande alleato per raggiungere i target energetici e climatici. Lo sviluppo biogas e biometano possono aiutare il Paese a vincere la sfida energetica, mantenendo al contempo alti standard ambientali.”

Presentati i dati del Report YouTrend sull’accettabilità sociale degli impianti biogas e biometano sui territori

Al centro della seconda giornata di lavori la presentazione del sondaggio realizzato dal CIB in collaborazione con YouTrend sulla percezione del settore e sul livello di conoscenza e fiducia nella filiera del biogas e del biometano nei territori.

I dati illustrati da Lorenzo Pregliasco (YouTrend) evidenziano un orientamento positivo tra gli intervistati: circa il 70% ne ha sentito parlare, segno che il tema è ormai entrato a pieno titolo nel dibattito pubblica. Si pongono ora nuove sfide che dovranno coinvolgere associazioni di settore, mondo dell’informazione e istituzioni, che dovranno garantire un’informazione trasparente e corretta, affinché cittadini e amministrazioni locali possano prendere le decisioni più adatte al proprio territorio. Il CIB è in prima linea su questo fronte.

L’indagine mostra che, tra i cittadini informati sul settore del biogas, il livello di accettazione degli impianti cresce significativamente. Oltre il 60% degli intervistati pensa che il biogas abbia un impatto positivo sullo sviluppo economico e sociale dell’agricoltura e del Paese, riconoscendone in particolare il contributo alla riduzione delle emissioni e alla valorizzazione dei sottoprodotti agricoli. Inoltre, il 47% sottolinea l’importanza dell’uso del digestato tra i benefici per il territorio.

L’interesse per il biogas è particolarmente alto tra i giovani: il 40% degli under 35 apprezza l’aumento della circolarità nella produzione agricola, grazie alla valorizzazione degli scarti agroindustriali, mentre il 34% evidenzia il ruolo del biogas nella produzione di energia sostenibile, fondamentale per la transizione energetica del Paese.

A discutere i dati presentati da YouTrend un panel variegato di rappresentanti. La responsabile transizione energetica dell’ANCI, Giada Maio, ha evidenziato la necessità di un’alleanza tra tutti i livelli di governo e un maggiore rapporto con cittadinanza e imprese private, mentre Stefano Ciafani, Presidente di Legambiente, ha ricordato la collaborazione tra l’associazione ambientalista e il CIB con la campagna nazionale per la valorizzazione del biometano. Attilio Piattelli, Presidente del Coordinamento FREE, ha sottolineato i benefici di una produzione energetica rinnovabile e sostenibile, soprattutto in un’ottica di risparmio dei costi sulla bolletta dei cittadini. Al dibattito hanno partecipato anche Mirco Garuti (CRPA) e Valeria Ruggeri, dell’Azienda Agricola Malgherosse.

Il Presidente del CIB, Piero Gattoni, a commento dei dati presentati da YouTrend ha sottolineato: “I dati della ricerca presentata oggi a Biogas Italy confermano che il biogas e il biometano rappresentano una soluzione strategica per la transizione ecologica e la sicurezza energetica del Paese. Tuttavia, le sfide non mancano: è fondamentale continuare a lavorare per diffondere una corretta informazione sul settore e contrastare preconcetti che ne limitano lo sviluppo. Per questo, come CIB, siamo impegnati direttamente sui territori, aprendo le porte delle aziende agricole per mostrare concretamente il valore della filiera e il ruolo degli agricoltori nella produzione di energia rinnovabile e sostenibile. Proprio attraverso il dialogo con cittadini, amministrazioni locali e stakeholder vogliamo far emergere il contributo positivo del biogas per l’ambiente e l’economia. In questo, è fondamentale il percorso che stiamo facendo con le associazioni ambientaliste, come Legambiente, per rafforzare la diffusione di informazioni corrette e promuovere un modello agricolo sempre più circolare.

Il dibattito della mattinata si è sviluppato anche attorno alla nuova agenda politica della Commissione europea. Le misure avanzate da Bruxelles nei primi mesi dell’anno, con l’obiettivo di rilanciare l’agricoltura, hanno rappresentato il filo conduttore degli interventi. Gli europarlamentari Annalisa Corrado (Partito Democratico) e Carlo Fidanza (Fratelli d’Italia) hanno sottolineato la centralità del biogas e del biometano nelle nuove politiche green europee, evidenziando le azioni necessarie per raggiungere l’obiettivo dei 35 miliardi di metri cubi di biometano entro il 2030. Inoltre, secondo Harmen Dekker, Direttore di EBA, l’Associazione europea del biogas, la produzione di biometano potrebbe coprire l’85% della domanda di combustibili gassosi entro il 2040, fornendo una risposta chiara alle sfide di sicurezza energetica e climatica, di sostenibilità e minori costi dell’energia. Per il futuro, infine, l’importanza di stabilire obiettivi chiari per il biogas, sottolineando anche la necessità di pratiche agricole sostenibili per l’uso del digestato.

Sul tema del digestato, è intervenuto anche Alessandro Beduschi, l’Assessore all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste Regione Lombardia: “La Lombardia è in prima linea nella battaglia per il riconoscimento del digestato come fertilizzante, una misura necessaria per valorizzare il ruolo strategico del biogas, una tecnologia fondamentale per garantire alle aziende agricole strumenti concreti per gestire in modo sostenibile i reflui zootecnici, trasformandoli in una risorsa preziosa per la fertilità dei suoli e la riduzione dell’uso di fertilizzanti chimici. Il biogas rappresenta una soluzione ideale e già disponibile per coniugare sostenibilità ambientale e competitività del settore agricolo”.

La sostenibilità è stata tra i temi chiave del confronto, grazie anche all’intervento da Bruxelles di Gregorio Dávila Díaz, della DG Agri della Commissione Europea, che ha delineato le strategie della Commissione. In particolare, l’importanza della sostenibilità, evidenziando come il biometano contribuisca alla riduzione delle emissioni di gas serra e alla transizione verso un’economia circolare.

Inoltre, sono intervenuti Massimiliano Giansanti, Presidente Confagricoltura e Presidente Copa-Cogeca, Luigi Scordamaglia, Presidente Eat Europe, che hanno rilanciato le sfide che l’agricoltura dovrà affrontare nei prossimi anni; mentre il Presidente di CIA, Cristiano Fini, ha posto l’accento sul ruolo sempre più rilevante dell’agricoltura nei territori.

Sul ruolo strategico del territorio si è espresso anche l’Assessore all’Ambiente e Clima della Regione Lombardia, Giorgio Maione, che ha dichiarato: “In Lombardia si genera oltre un terzo della produzione elettrica nazionale dal biogas e molti impianti sono in fase di conversione a biometano. Per questo abbiamo deciso di semplificare la norma regionale, semplificando le procedure per la conversione di impianti a biogas esistenti a biometano e favorendo l’utilizzo di effluenti zootecnici. Così si fa economia circolare, creando opportunità per le imprese generando anche un vantaggio per l’ambiente”.

Il Presidente del CIB, Piero Gattoni, nel tracciare  un bilancio positivo dell’ edizione 2025 di Biogas Italy ha commentato: “L’iniziativa conferma anche quest’anno il suo ruolo di piattaforma di confronto e di partecipazione, dimostrando la vitalità di un settore sempre più strategico per la transizione ecologica e la sicurezza energetica del Paese. In queste due giornate, abbiamo tracciato il percorso svolto nel corso di questi ultimi anni, proponendo anche  le azioni da compiere per affrontare le sfide del prossimo futuro, a partire dal PNRR, guardando a una programmazione di lungo periodo. Un nuovo impegno volto a valorizzare le potenzialità della filiera del biogas e del biometano agricolo, consolidando il ruolo dell’Italia come esempio di innovazione nel contesto europeo”.

II Symposium di Ruminantia: la filiera si unisce ed è pronta all’azione

Un confronto stimolante, vivace e fortemente partecipato, quello che si è tenuto lo scorso giovedì 13 marzo, presso la sala Stradivari di Cremonafiere, in occasione del secondo Symposium di Ruminantia.

Oltre 150 i presenti provenienti non solo dalla filiera lattiero-casearia e della carne, ma anche da tutto l’universo che gravita attorno a queste attività: esponenti della politica, del mondo della ricerca, allevatori, industria della trasformazione, religiosi, studenti ed esperti in marketing e comunicazione.

Una fucina di ideescambi di opinioni ed un aperto dibattito, attentamente condotto dal direttore dr. Alessandro Fantini, con l’intento di dare a tutti la possibilità di esprimere il proprio punto di vista sugli argomenti proposti nel lancio dell’evento (QUI). Proprio con questa finalità, e considerando le oggettive difficoltà di consentire ad ognuno un intervento strutturato, oltre al dibattito ci si è avvalsi anche della metodica “Tag Cloud“, attraverso la quale ogni partecipante ha potuto comunicare una o più parole chiavi sulle possibili strategie da intraprendere. I concetti espressi con maggior frequenza, rappresentati graficamente tramite caratteri di dimensioni superiori, hanno evidenziato una generale convinzione della necessità di aprire le porte delle aziende, mostrando con trasparenza e verità cosa succede al loro interno, nonché lavorare sulla comunicazione e formazione degli operatori sia del comparto che, soprattutto, esterni, coinvolgendo, ad esempio, sempre di più i rappresentati del mondo medico, del mondo scolastico e del mondo della comunicazione generalista, in quanto prime e principali interfacce nel dialogo con l’intera popolazione.

La platea intera ha mostrato un elevato livello di consapevolezza delle criticità del comparto agro-zootecnico, ma soprattutto un fortissimo desiderio di gestire le produzioni animali nella maniera più trasparente, veritiera e scientifica possibile.

Dai rappresentanti del mondo allevatoriale è arrivata l’esplicita richiesta di intervento da parte del mondo della ricerca di trovare insieme le soluzioni migliori in materia di benessere animale e salubrità delle produzioni, sottolineando la completa disponibilità ad intraprendere azioni differenti ed innovative, purché supportate da evidenze scientifiche e indicazioni pratiche per la loro realizzazione.

Politica, scienza, industria e comunicazione si sono manifestate disponibili e concordi, adesso non resta che avviare concretamente i lavori, di cui noi vi terremo costantemente aggiornati!