Si è riunito ieri mattina, 11 marzo, il tavolo interistituzionale costituito nel 2022 grazie a un progetto ideato dalla ASL RM 4, dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia e dall’Ordine degli Psicologi del Lazio. L’intuizione mette insieme le varie realtà territoriali della ASL, della Procura, gli psicologi, le Forze dell’Ordine, diverse realtà associative territoriali, tutti schierati con l’intento comune di contrastare la violenza di genere.
Presenti al tavolo, le più alte rappresentanze istituzionali locali, che hanno portato il loro contributo a sostegno di un impegno che perdura da oltre due anni e che sembra portare i suoi frutti. I numeri portati dal Procuratore di Civitavecchia Alberto Liguori tenderebbero a sconfortare: ci sono stati oltre 600 casi di violenza nello scorso anno 2024, per oltre 200 dei quali la Procura ha dovuto emettere misure cautelari dagli arresti in carcere, ai domiciliari, ai divieti di avvicinamento. La sindaca Gubetti ha provocatoriamente dimostrato come nessuno tra gli oltre 200 studenti presenti nell’aula magna del Mattei, sapesse che nel loro comune ci sono uno sportello di ascolto e un centro antiviolenza, aspetto ritenuto drammatico dal Procuratore che ha detto ai ragazzi: “La prima prevenzione siete voi”. Di alto profilo è stato anche l’intervento della direttrice generale della ASL RM4, Rosaria Marino, che ha ricordato la maggiore semplicità con cui è possibile sviluppare empatia istituzionale nei territori di provincia. Presenza consolidata al tavolo quella di Giovanni Furgiuele, che da anni testimonia la sua fattiva vicinanza ai temi trattati.
Sono stati lanciati imput di riflessione che saranno poi approfonditi dai vari profili professionali presenti, tra cui l’indispensabilità di occuparsi anche degli autori di violenza, e non solo delle vittime, così da poter abbattere la recidiva dei reati. Pratico e toccante è stato l’intervento del Sostituto Procuratore Martina Frattin che ha sostenuto l’indispensabilità dell’educazione in ogni rapporto, a scuola come in altri contesti di accrescimento e sviluppo, ricordando come purtroppo spesso l’educazione manchi nei contesti familiari. Racconta un caso pratico la PM, commuovendosi al suo epilogo; la sensibilità di un magistrato, ha ribadito il Procuratore, può farcelo sentire più vicino nella lotta a questa barbarie che è la violenza di genere. Il messaggio che è passato è che la prevenzione dà i suoi frutti quando la vittima si vuole bene, ovvero si confida e si affida. Quindi, sostiene in conclusione il dott. Liguori, di parlarne, parlarne, parlarne.
La virtuosità di un territorio è marcata anche da come le istituzioni che lo rappresentano siano in grado di coalizzarsi per sconfiggere i mali che lo affliggono e questo può renderci orgogliosi di appartenervi.
Anna Onelli e Gianluca Di Pietrantonio Redattori L’agone
Quattro attori, da tempo senza contratto, vengono convocati per un provino e si incontrano per la prima volta nella sala d’aspetto dì un importante regista. Qui accadrà l’imprevedibile. Un inspiegabile delitto trasformerà la loro esuberanza e stravaganza in seria preoccupazione. Tutti sospettati dovranno difendersi davanti ad un implacabile commissario. Chi sarà l’assassino?
Delitto a Teatro. Una splendida commedia brillante della compagnia Ottovolante che ci ha abituato a spettacoli molto ben costruiti ed interpretati.
Scritto da Daniela Lopis, con adattamento e regia di Marco Danè.
Teatro Charles de Foucauld, via delle Palme, Bracciano RM
Tutto pronto a Roma per gli “Stati Generali Confeuro sull’Agricoltura”, in programma il 7, 8 e 9 aprile all’Holiday Inn – Parco dei Medici. L’iniziativa, promossa dalla Confederazione degli Agricoltori Europei e del Mondo guidata da Andrea Tiso, riunirà per tre giorni rappresentanti istituzionali, tecnici, esperti e operatori del comparto primario per un confronto a tutto campo sulle sfide che attendono l’agricoltura italiana ed europea.
Oltre ai dibattiti plenari e ai panel tematici, l’appuntamento ospiterà i meeting annuali di Caf e Patronato Labor, con focus dedicati al lavoro agricolo, alla formazione e alla sicurezza nelle imprese del settore. L’obiettivo è mettere in rete esperienze, idee e proposte per rilanciare un modello di sviluppo sostenibile, capace di coniugare produttività, tutela ambientale e coesione sociale.
Il momento centrale della manifestazione sarà martedì 8 aprile, con l’evento nazionale “Conta ogni goccia – insieme nell’anno che verrà”, dedicato al tema dell’acqua e alla gestione sostenibile delle risorse idriche. La mattinata si aprirà alle 10 con la sessione dell’Assemblea Nazionale Confeuro e l’intervento del presidente Andrea Tiso insieme ai membri del comitato di presidenza. Dalle 11.30 spazio al dialogo con un talk show in due parti: “Cambiamento climatico e impatto sulle aziende del settore primario” e “Educazione alimentare e tutela del Made in Italy”, introdotti da un contributo video della Consulta dei Giovani Confeuro.
L’incontro vedrà la partecipazione di numerosi rappresentanti del mondo politico, accademico e istituzionale: Giandiego Gatta, Maria Chiara Gadda e Giuseppe Castiglione, membri della Commissione Agricoltura della Camera; Antonello Aurigemma, presidente del Consiglio regionale del Lazio; Maria Cristina Rosaria Pisani, presidente del Consiglio Nazionale dei Giovani; e Luca Andreassi, professore associato all’Università di Tor Vergata ed esperto di energia e ambiente. A moderare sarà il giornalista Marco Montini.
La tre giorni di lavori si preannuncia come un’occasione di confronto ad ampio raggio sui grandi temi che attraversano oggi il mondo agricolo: la crisi idrica, la transizione ecologica, il ricambio generazionale e la competitività del Made in Italy agroalimentare. Gli Stati Generali Confeuro intendono così diventare un laboratorio di idee e di proposte concrete, aperto al dialogo tra istituzioni, imprese e cittadini per un futuro dell’agricoltura più sostenibile, innovativo e partecipato.
“Sono partiti ieri gli interventi sulla viabilità di viale Gemona del Friuli per la realizzazione di nuovi attraversamenti pedonali e in via della Stazione di Cesano per il rifacimento dei marciapiedi.
A Labaro, dopo il rilascio delle discipline di traffico e delle indagini trasportistiche eseguite dal Dipartimento Mobilità di Roma Capitale, e dopo aver condiviso il progetto con la Polizia Locale, i lavori riguarderanno la realizzazione di tre nuovi attraversamenti pedonali su viale Gemona del Friuli altezza via Lusevera, Via Arta Terme e altezza civico 20, nel tratto tra via Noviglio e via Brembate. Salvo imprevisti, i lavori per lo spartitraffico pedonale, il divieto di inversione e l’attraversamento all’altezza di via Lusevera si concluderanno entro la fine di aprile. A seguire, entro metà maggio, quelli all’altezza di via Arta Terme e del civico 20.
A Cesano invece i lavori prevedono il rifacimento dei marciapiedi su via della Stazione di Cesano nei tratti tra via Antonio Monaco e via di Ponte Trave e via della Stazione di Cesano lato civici pari, nel tratto tra via Dario Grixoni e via del Fosso dei Grossi, dove saranno ricavati anche dei nuovi posti auto a seguito del restringimento dell’ampio marciapiede esistente.”
Così in una nota l’Assessora ai Lavori Pubblici del Municipio XV, Luigia Chirizzi.
Non sono quattro amici, ma molti di più quelli che si incontrano nel raffinato locale “Four friends” di Bracciano nella zona “Rinascente”. Un luogo dove la suddivisione degli spazi, tre interni ed uno esterno, permette di chiacchierare tranquillamente, gustando un caffè con un dolce della pasticceria interna, un aperitivo o un cocktail, un lunch o una cena.
Il nome non deriva dalla bella canzone di Gino Paoli, ma dalla scelta imprenditoriale proprio di quattro amici che, cinque anni fa, hanno fatto una scommessa: quella di far avere a Bracciano un locale elegante, ma senza esagerazione per non precludere nessuno, cioè raffinato senza la “puzza sotto il naso”, decidendo di aprire un punto di ristoro con una amplissima varietà di servizi, ma con delle precise scelte etiche miranti a donare sorrisi e tranquillità. Scelte etiche economicamente pesanti, ma certamente lodevoli, quali non avere rivendita di tabacchi, né televisori o videogiochi, preferendo la serenità di una buona musica in sottofondo, scelte che rendono questo bistrot un locale che non ha eguali nel territorio. Il locale è per chi ama stare in compagnia, senza il pericolo di essere disturbato dalla presenza di persone urlanti o nervose, qualunque ne sia il motivo, o comunque fuori di testa che non sanno divertirsi. Massimo Nervegna, uno dei 4 amici fondatori del locale, confessa che vanto della loro azione sono stati i complimenti ottenuti dalle due ultime amministrazioni comunali che hanno ringraziato “Four friends” per avere riqualificato, con la sua presenza, la zona della “Rinascente”, un quartiere dove prima di loro non c’era nulla, nessun punto di aggregazione o di incontro fra i cittadini. Con la presenza del locale, la zona si è invece rapidamente vivacizzata con la presenza di persone di tutte le età che si incontrano, prendono anche solo un caffè, un the, un dolce … e si confrontano tranquillamente. Ogni giorno oltre 1200 persone sostano nel locale per un drink, un pranzo, una cena o una pizza e, se si pensa che Bracciano ha una popolazione di 20000 persone, ci si rende conto che il 6% dei cittadini passano per questo luogo, che ormai possiamo definire essere chiaramente di tendenza. La stessa scelta di chiudere il locale alle 23.30, permette di evitare che si beva troppo e si perda il controllo infastidendo chi, poco distante dorme e il giorno dopo va a lavorare.
Come recita la home page del caffè bistrot: “il locale combina i migliori caffè, i dolci più raffinati, un menù esclusivo, piatti gourmet, cocktail e un servizio catering di eccellenza. Un luogo unico, in cui rilassarsi e godersi, con calma e tranquillità, cibo e bevande, dimenticandosi del tempo che passa” e Massimo, uno dei quattro amici fondatori del locale, gioca con un calembour sul nome del locale. Forse, mi dice, c’è una “u” di troppo nel nome del locale: non dovrebbe chiamarsi “four friends”, ma “for friends”, cioè non il luogo di quattro amici, ma il posto per gli amici.
Massimo mi rivela che, grazie alla serenità derivante dalla loro scelta etica, sono molte le famiglie ed i giovani che frequentano il locale e fra i giovani, sono molte le ragazze che, anche la sera, arrivano indisturbate e si siedono ai tavoli sentendosi, ed essendolo, protette e serene. Anzi, sempre più spesso, la presenza femminile ai tavoli è superiore a quella maschile o delle tavolate miste. Questa tranquillità e sicurezza, deriva anche dalla presenza frequente di avventori che lavorano nelle forze dell’ordine o dalle varie caserme della cittadina: la presenza usuale di divise dissuade chi non verrebbe per stare serenamente in compagnia. In particolare molti militari della “Folgore” sono affezionati clienti. Insomma, non c’è motivo di venire nel locale, se non per potere restare fra amici e mangiare come si deve.
Il locale offre una amplissima varietà di servizi, a partire dalla mattina alle 6.00 fino alla sera tardi non oltre le 23.30. Si inizia con caffetterie e pasticceria (i pasticcieri iniziano il loro lavoro dalle 4 del mattino per preparare, con farine selezionate e uova fresche, cosa non scontata, i gustosissimi dolci, a partire dai fragranti croissant) per chi si reca al lavoro presto. A pranzo il menu prevede cibo per un “light lunch”, preparato con cura e attenzione, avendo l’accortezza di variare la scelta nell’arco della settimana, per offrire, agli habitué, una giusta diversificazione; Nel pomeriggio l’offerta è basata su una abbondante selezione di the e alle 17.30 è il momento che è divenuto il cavallo di battaglia del locale: gli aperitivi basati sulla “pinsa”, come apericene, aperifish eccetera, fino al momento della cena con un menu molto ampio con carni selezionate.
Vale la pena aprire una piccola parentesi sulla “pinsa romana”, il cui nome deriva dal latino “pinsere”, che significa allungare o schiacciare (la pinsa non è rotonda, ma ha una forma allungata a ovale), che è simile alla pizza, ma più digeribile per via delle differenze tecniche sostanziali negli ingredienti e nelle fasi di preparazione. È composta da un mix di farine, fra cui quelle di soia e di riso, che permettono di eliminare l’uso di grassi animali, piuttosto pesanti per la digestione, rendendo la pinsa sana, gustosa, leggera e digeribile, oltre ad offrire un profilo nutrizionale più completo. La sua prima realizzazione, dovuta a Corrado Di Marco, esponente di una delle più antiche famiglie di panificatori romani, risale ai primi anni 2000 ed immediatamente si è diffusa a macchia d’olio, con velocità esponenziale, giungendo anche a Bracciano e divenendo il vanto dei “4 friends”.
A proposito della digeribilità della pinsa, Massimo si lascia andare al triste ricordo del lock down, quando il locale provvedeva a fornire cibo a domicilio. Per oltre quattro settimane, lui e varie altre persone, della ventina di impiegati (fra chef, pizzaioli, pasticcieri …), cui il locale fornisce lavoro a tempo indeterminato, mangiarono pinsa a pranzo e cena, ma senza avere alcuna conseguenza, grazie alla forte idratazione, all’uso del lievito selezionato ed alle oltre 72 ore di lievitazione che forniscono grande digeribilità alla pinsa, resa gustosa dalle varie possibilità di farcitura. Chi scrive ha avuto modo di assaporare e appurare l’effettiva “leggerezza” e digeribilità, oltre alla bontà, di questo prodotto.
Un riscontro molto positivo proviene dalle ormai note “serate a tema enogastronomico” con partner aziende vinicole toscane, più o meno conosciute, ma che propongono tutte vini di altissima qualità, eventi mensili apprezzatissimi che coniugano il bere alla buona cucina, curando con attenzione il corretto abbinamento fra cibo e vino.
La bravura dei maestri pasticcieri e degli chef è comunque disponibile non solo nel locale, ma anche per catering, matrimoni, feste private: una scelta che va dai semplici tramezzini, fino a cene eleganti per eventi speciali e il futuro prevede un aumento delle collaborazioni con altri partner e con ulteriori strutture e location per fornire pasticceria e specialità a chi voglia apprezzarle.
Se la qualità è elevata e riconosciuta, i prezzi sono accessibili grazie alla strategia di produrre direttamente dalle materie prime, abbattendo così i costi degli eventuali intermediari e contemporaneamente potere controllare direttamente e meglio la qualità. Tutto è come se fosse fatto in casa, ma da seri professionisti e con il massimo controllo sulla sicurezza delle materie prime utilizzate.
Dalla chiacchierata si comprende che i gestori hanno chiare le difficoltà che molte famiglie hanno fin dal periodo del CoViD e che le tensioni internazionali avranno ripercussioni sui prezzi: i dazi ridurranno o impediranno la richiesta dei prodotti italiani o più in generale europei all’estero ed i prezzi aumenteranno conseguentemente. Per questo motivo la loro azione è quella di ridurre quanto possibile i prezzi.
Non c’è che dire, l’idea dei quattro giovani amici è stata una idea vincente, fuori dagli schemi perché non c’è nulla in giro che offra servizi simili e di simile qualità. Una idea imprenditoriale che stimola le persone ad uscire ed incontrarsi in un luogo accogliente, elegante e di qualità.
Il turismo enogastronomico in Italia continua a crescere, affermandosi come un settore chiave per l’economia nazionale, nonostante il calo registrato dal turismo domestico tradizionale nell’ultima stagione. Negli ultimi tre anni, il 70% degli italiani ha scelto almeno una volta una vacanza all’insegna del buon cibo e del vino, con un incremento del 12% rispetto al 2023 e del 49% rispetto al 2016. Un dato che conferma il legame sempre più forte tra gli italiani e il viaggio alla scoperta delle eccellenze agroalimentari del territorio.
Sono questi alcuni dei dati emersi dalla settima edizione del «Rapporto sul turismo enogastronomico Italiano», documento di riferimento per il settore realizzato da Roberta Garibaldi, docente all’Università di Bergamo e presidente dell’Associazione italiana turismo enogastronomico. Questo trend positivo si traduce in un valore economico di 40,1 miliardi di euro per il settore, con un notevole potenziale di crescita e un ruolo non trascurabile nell’occupazione e nella distribuzione del reddito. Secondo l’analisi della Dott.ssa Garibaldi, il vino è percepito come il prodotto agroalimentare più rappresentativo dell’Italia, raccogliendo il 38,1% delle preferenze. Seguono, l’olio extravergine di oliva (24%), la pizza (22%), la pasta (15%) e i formaggi (11%). Il turismo enogastronomico offre anche una soluzione all’overtourism, promuovendo destinazioni meno conosciute e contribuendo alla valorizzazione di borghi e aree rurali.
Un territorio come quello sabatino, con il suo suggestivo contesto naturale, i borghi medievali, le aziende agricole e la ricca tradizione enogastronomica, rappresenta una destinazione ideale per chi ricerca questo tipo di viaggio. Tuttavia, per sfruttare appieno queste potenzialità, sono necessarie azioni mirate. Il rapporto evidenzia in particolare l’urgenza di modifiche normative, investimenti pubblici in infrastrutture, formazione e comunicazione dedicate, e innovazione. Questi interventi sono fondamentali per trasformare un settore già solido in un motore di sviluppo territoriale.
Domenica 30 marzo 2025, le strade di Bracciano si sono animate grazie a un evento straordinario che ha riunito appassionati e collezionisti di Fiat Barchetta provenienti da tutta Italia. Circa una trentina di equipaggi sono arrivati a bordo delle loro Fiat Barchetta, contribuendo a rendere l’evento ancora più spettacolare. Il raduno, organizzato in collaborazione con Legendary Classic Cars di Bracciano e il Barchetta Social Club, ha offerto un’occasione unica per celebrare il fascino di questa iconica vettura sportiva e condividere momenti di autentica passione automobilistica.
La giornata è iniziata con una conferenza a Bracciano Nuova, presso il Centro Civico, ricca di curiosità e approfondimenti storici sulla Fiat Barchetta, tenuta dagli esperti di Legendary Classic Cars e del Barchetta Social Club. Un pubblico numeroso e partecipe ha assistito all’incontro, apprezzando aneddoti, dettagli tecnici e il valore storico di questa elegante roadster italiana.
Dopo la conferenza, le Fiat Barchetta hanno dato vita a una sfilata per le vie del quartiere, con i tettucci rigorosamente aperti e i clacson che suonavano in segno di festa. Il corteo ha poi attraversato il centro di Bracciano, attirando l’attenzione e la curiosità di residenti e turisti, per poi proseguire verso il lago, dove i partecipanti hanno potuto godere di uno splendido panorama e di un momento di condivisione tra appassionati e della visita al Museo Storico Aeronautica Militare di Vigna di Valle.
L’evento si inserisce nell’ambito delle iniziative promosse dal Consiglio di Quartiere Bracciano Nuova, con l’obiettivo di favorire l’integrazione, lo sviluppo sociale e culturale e il dialogo con il mondo dell’associazionismo locale. In questo contesto, il raduno delle Fiat Barchetta ha rappresentato un’occasione preziosa per unire passione automobilistica e spirito di comunità, rendendo la giornata indimenticabile per tutti i partecipanti, residenti e non.
L’evento è stato organizzato dal Consiglio di Quartiere Bracciano Nuova, con il patrocinio del Comune di Bracciano. Il Presidente del Consiglio di Quartiere, Daniele Perugini, ha coordinato l’iniziativa, mentre tra i relatori si annoverano il Presidente di Legendary Classic Cars Bracciano, Carmine Fallarino, e il Presidente del Barchetta Social Club, Pasquale Serino. All’evento ha preso parte anche l’Assessore al Turismo e alle attività produttive, Maddalena Coletta, sottolineando l’importanza della manifestazione per la comunità locale.
L’evento ha visto anche la presenza de L’agone, che ha seguito con attenzione il raduno e ne ha documentato i momenti salienti.
Un ringraziamento speciale va a tutti coloro che hanno contribuito all’organizzazione e a tutti i partecipanti che, con il loro entusiasmo, hanno reso l’evento un successo. Alla prossima edizione!
Paola Forte
Redattrice L’agone
Proroga di 45 giorni, responsabilità ignorate e fondi insufficienti: il Comune non ci sta.
La Regione Lazio è stata costretta a fare marcia indietro: la gestione della discarica di Cupinoro non può essere abbandonata senza conseguenze. Dopo settimane di scontro con il Comune di Bracciano e una diffida ufficiale, la giunta Rocca ha concesso una proroga di 45 giorni per il monitoraggio del sito. Ma la partita non è chiusa. La Regione ha preso tempo ma non ha ancora risolto il nodo centrale: chi deve occuparsi di Cupinoro? Secondo le delibere regionali e le sentenze della Corte dei Conti, la responsabilità è della Regione. Ma da dicembre 2024, con la Delibera DGR 1168, la giunta Rocca tenta di scaricare tutto su Bracciano.
CUPINORO, UNA STORIA DI RIFIUTI E PROMESSE INFRANTE
Cupinoro ha funzionato tra il 1991 e il 2016, servendo 25 Comuni e accumulando milioni di metri cubi di rifiuti. Nel 2017, la Regione aveva previsto che avrebbe garantito la gestione della discarica fino all’individuazione di un nuovo soggetto gestore tramite gara pubblica. Le delibere DGR 45/2017, DGR 16/2018 e DGR 685/2019 confermavano questo impegno, istituendo una gestione commissariale e un Commissario ad acta per il capping e il postmortem. Poi, a fine 2024, il dietrofront: la Regione dichiara conclusa la gestione e ordina al Comune di Bracciano di prendersi in carico il sito. Una decisione senza fondamento giuridico secondo il Sindaco Marco Crocicchi, che ha presentato ricorso al TAR.
IL GOVERNO REGIONALE SCARICA LA DISCARICA
L’Assessore regionale Ghera ha annunciato lo stanziamento di 450mila euro l’anno per i prossimi tre anni per chiudere la partita. Un impegno che, considerando il comportamento della Regione negli ultimi anni, non offre alcuna garanzia sul futuro. Secondo le stime, per garantire la sicurezza ambientale e la gestione post-mortem del sito sarebbero necessari oltre 10 milioni di euro per i prossimi 30 anni. Ma la questione non è solo economica. “La Regione doveva vigilare e attivare le fideiussioni obbligatorie per legge, che coprivano i costi della gestione post-mortem qualora i gestori fallissero (come è avvenuto). Non l’ha fatto. Ora cerca di scrollarsi di dosso il problema, ma le responsabilità restano”, spiega il Sindaco Crocicchi.
Di fronte a un impegno così limitato nel tempo, c’è da fidarsi di una Regione che ha già dimostrato di non rispettare gli impegni presi? “Siamo contrari alle soluzioni tampone. Il nostro dovere è tutelare il comune e il territorio non solo nell’immediato ma guardando al futuro!” risponde Crocicchi.
PROCURA E PREFETTURA INFORMATE: BRACCIANO NON CEDE
Di fronte alla possibilità di un abbandono della discarica, il Comune di Bracciano ha inviato un esposto alla Procura della Repubblica e alla Prefettura, chiedendo di valutare la condotta della Regione.
“Se la Regione non rispetterà gli impegni, ci troveremo di fronte a un disastro ambientale annunciato. Il sito ha bisogno di monitoraggio continuo, la gestione del percolato è un’operazione delicata. Non possiamo permettere che si interrompa tutto da un giorno all’altro”, afferma il Sindaco. Nel frattempo, il primo cittadino si è recato personalmente a Cupinoro con la Municipale e Carabinieri per verificare la continuità della gestione da parte della ditta incaricata dalla Regione.
COSA SUCCEDERÀ DOPO LA PROROGA?
La proroga di 45 giorni non risolve nulla. Se la Regione non cambierà rotta, ad aprile la discarica potrebbe restare senza gestione, aprendo due scenari possibili:
Emergenza ambientale, con interruzione delle attività di monitoraggio e gestione.
Contenzioso legale ancora più lungo, con il Comune costretto a impugnare ogni nuovo atto regionale.
Bracciano ha ottenuto un tavolo tecnico urgente presso la Prefettura, con Regione, ARPA Lazio, Ministero dell’Ambiente, Città Metropolitana e Università Agraria di Bracciano, proprietaria del sito. La soluzione deve essere trovata ora, prima che la situazione precipiti.
Inizia come pasticcere al Cannavacciuolo Café&Bistrot di Novara dove ricopre anche il ruolo di Sous-Chef di Cucina e collabora al traguardo della prima Stella Michelin, successivamente Pastry-chef a Villa Crespi e quindi Corporate Pastry-chef del Gruppo, cui è affidata la gestione creativa e organizzativa delle pasticcerie di tutte le strutture: è Pierfederico Pascale, che martedì 1° aprile ha tenuto una lezione agli studenti dell’Alberghiero di Ladispoli, grazie ad un’iniziativa coordinata dal Prof. Domenico Falzarano e dal Prof. Marco Erra, Docenti di Enogastronomia dell’Istituto di via Federici.
“Senza la collaborazione non si può raggiungere nessun obiettivo”, questa la filosofia alla base del successo di Pascale che esorta tutti gli appassionati e i professionisti del settore ad avere il coraggio di evolversi ma con la maturità e la consapevolezza adeguate, rischiando anche di sbagliare, perché: “ogni cosa servirà ad arrivare esattamente lì, dove doveva”.
Quali gli elementi imprescindibili per raggiungere i propri obiettivi? Innanzitutto – ha sottolineato Pascale – i risultati arrivano con il tempo, dunque la pazienza è indispensabile, ma altri ingredienti sono la costanza, l’umiltà, la disponibilità a fare sacrifici e, soprattutto, il coraggio. “Cerco di portare molta cucina nella pasticceria – spiega ancora Pascale – tanto è vero che credo di uscire dallo stereotipo di pasticcere e mi piace definirmi più un “cuoco dolce” che contamina la pasticceria”. Di fronte ad un’attentissima platea di allievi in divisa, Pierfederico Pascale ha preparato un dessert dedicato all’apicoltura e basato sul miele. “Con il primo stadio di fermentazione, l’idromele, – ha spiegato – ho voluto fare un cocktail che prende proprio il suo nome Idrotonic, dona freschezza al dessert e pulisce il palato. Si passa poi al secondo stadio di fermentazione, ovvero l’aceto di miele, lavorato a gel e ridotto per donare quel tocco di acidità mancante a far salivare il palato. Infine, a chiudere il cerchio, un tocco di freddo, ma grasso. Un gelato fior di latte e miele per mantenere la persistenza del gusto, una volta terminato il dessert”. La passione per l’apicoltura, in Pascale, è profonda: “si stima che le api contribuiscano alla sopravvivenza di oltre l’80% delle specie vegetali presenti sulla terra,garantendo la biodiversità, fondamentale per l’alimentazione della popolazione umana e animale di tutto il mondo – ricorda Pascale – se le api sparissero, le conseguenze sulla produzione alimentare mondiale sarebbero devastanti, perché molte piante non verrebbero impollinate e non potrebbero più diffondersi, crescere e prosperare. Ognuno può contribuire a migliorare la vita delle api semplicemente tenendo qualche fiore o pianta sul davanzale della finestra, sul terrazzo o in giardino, – osserva ancora Pascale – organizzando il proprio spazio verde per offrire sostentamento alle api anche quando l’ambiente circostante non offre molte possibilità. Un modo semplice e piacevole per contribuire alla salvaguardia della biodiversità del nostro pianeta”. Una giornata memorabile, quella trascorsa oggi nella Sala Nica dell’Istituto, che ha entusiasmato docenti e allievi. Un ringraziamento speciale al Pastry-chef Pierfederico Pascale è giunto dalla Preside Prof.ssa Loredana Saetta e dalla Vicepreside dell’Alberghiero Prof.ssa Anna Capodacqua.
Una vacanza da sogno “alla solitaria” che si è trasformata in un incubo vero e proprio. É il caso successo lo scorso 23 marzo di Gran Patterson, il turista scozzese estratto vivo dalle macerie della palazzina dove alloggiava al civico 43 in via Vitellia a Roma, crollata probabilmente per una fuga di gas il giorno prima della partenza dell’uomo. Patterson era arrivato in Italia una settimana prima ed era rimasto affascinato dalle bellezze italiane, tanto da dichiarare sui social il suo apprezzamento «Questa dovrebbe essere una buona settimana – scriveva qualche giorno fa, scherzando – se non vengo ucciso in qualche modo…Dato che sono solo, mi siederò in un posto diverso ogni giorno». Una frase ironica o un presentemente, quale che fosse stato il motivo, purtroppo è andata proprio così. Una vacanza bellissima, posti in cui si è recato anche per un pasto come la trattoria vicino al suo alloggio e poi il crollo della palazzina, dove sembra che in quel momento fosse l’unico a stare in casa. Partteson apprezzava moltissimo la città, certo non avrebbe mai immaginato di morirci. Si è spento ieri mattina all’età di 54 anni.
I carabinieri e i vigili del fuoco lo hanno estratto vivo dalle macerie quel giorno, ma le sue ferite erano molto gravi. Entrambe le forze armate hanno lavorato a mani nude per estrarlo e affidarlo alle cure del 118. Quindi la corsa all’ospedale Sant’Eugenio dove è stato ricoverato con fratture agli arti e ustioni su oltre il 70% del corpo. Ferite che hanno causato un’infezione da shock settivo avvenuto la sera prima. I medici lo hanno reintubato, ma senza successo.
Per l’indagine in corso, coordinata dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo, si ipotizza il reato di disastro e omicidio colposo. A breve verrà eseguita sul corpo di Patterson l’autopsia, mentre carabinieri e vigili del fuoco continuano a indagare sulle cause che possano aver causato l’esplosione. La Procura ha incaricato un ingegnere per una consulenza tecnica dell’area che resta sotto sequestro. Si cercano ancora possibili inneschi o bombole del gas sepolte sotto le macerie.