Blog Pagina 52

TORQUATI (MUN.XV): “BENE INTERVENTO SU EX CINEMA DELLE MIMOSE, PROSEGUE LAVORO SU FRAGILITA’ E SICUREZZA TOMBA DI NERONE”

Comunicato stampa

“Questa mattina le Forze dell’Ordine, in particolare il Commissariato Flaminio Nuovo della Polizia di Stato e la Stazione dei Carabinieri di via Vibio Mariano, con il XV Gruppo Cassia della Polizia Locale di Roma Capitale, che ringrazio, supportati dagli Uffici municipali del Sociale e dalla Sala Operativa di Roma Capitale, sono intervenuti di nuovo a Tomba di Nerone per affrontare le criticità dovute allo stazionamento di alcune persone senza fissa dimora all’interno dell’area privata dell’ex Cinema delle Mimose, in via Vibio Mariano.

Un intervento deciso nel corso del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, convocato dalla Prefettura lo scorso 8 giugno, per cui ringrazio il Prefetto Giannini, che si è reso necessario per eliminare una situazione di degrado e per fornire la dovuta assistenza alle persone con fragilità sanitarie e sociali che avevano trovato ricovero nell’ex cinema.

Dopo la rimozione nel 2023 del chiosco abbandonato trasformato in un luogo di ricovero per i senza fissa dimora, e la chiusura a ottobre 2025 dell’area di via Cassia 724, soggetta da anni a gravi criticità per il decoro e la sicurezza pubblica, abbiamo lavorato, e proseguiremo ancora, per migliorare la vivibilità del quartiere, intervenendo con tutti gli strumenti necessari a tutela delle situazioni più complesse e di estrema fragilità.

excinemamimose 2

Un’azione che si muove inevitabilmente su un doppio binario: il monitoraggio attivo delle politiche sociali e le attività per il decoro e la sicurezza della zona e della Comunità che la vive. Ringrazio la proprietà dell’ex Cinema delle Mimose per la pronta e attiva collaborazione”.

Così in una nota il Presidente del Municipio XV, Daniele Torquati.

A Campo di Mare e Cerenova il progetto “Quartiere Pulito 2026”: pulizia e spazzamento intensivo di strade e marciapiedi

Riceviamo e pubblichiamo

Otto giornate di interventi su una singola zona alla volta dedicati allo spazzamento meccanico e manuale delle strade, alla rimozione di rifiuti abbandonati e alla pulizia di marciapiedi e cigli stradali

 “Spazzamento meccanico e manuale delle strade, rimozione di rifiuti abbandonati e successiva bonifica delle aree e pulizia di marciapiedi e cigli stradali che per otto mattinate vedranno impegnati a Cerenova e Campo di Mare il personale operativo della Rieco S.p.A., gestore del servizio di igiene urbana. Si tratta di ‘Quartiere Pulito 2026’, un progetto già promosso la scorsa estate e che prenderà il via sabato 20 giugno”.

A dichiararlo è Alessandro Gnazi, Assessore all’Ambiente, Rifiuti e Decoro Urbano del Comune di Cerveteri. Oltre a quello di sabato 20 giugno, gli altri interventi saranno eseguiti nelle date di lunedì 22 giugno, sabato 27 giugno, lunedì 29 giugno, sabato 4 luglio, lunedì 6 luglio, sabato 11 luglio, lunedì 13 luglio

“In queste giornate di ‘Quartiere Pulito 2026’ – ha aggiunto l’Assessore Gnazi – il personale sarà impegnato in un’azione intensiva di pulizia che riguarderà strade, piazze e marciapiedi di una singola parte di territorio alla volta. Anziché suddividersi nelle varie parti del territorio comunale dunque, gli operatori si concentreranno su una singola, proprio per effettuare un lavoro più completo, efficace ed anche maggiormente verificabile anche perché andremo ad indicare le vie interessate. Partiremo da Campo di Mare e proseguiremo poi con Cerenova. Nei giorni precedenti gli interventi, nelle vie interessate sarà posizionata l’apposita cartellonistica di divieto di sosta: rispettarla è chiaramente fondamentale. Solo se gli operatori troveranno strade libere da auto e mezzi parcheggiati, potranno realizzare un intervento davvero accurato e completo, pertanto è importante la collaborazione di tutti”.

quartiere pulito 2

“Rispetto allo scorso anno – aggiunge Gnazi – la differenza sostanziale è nel numero degli interventi: li abbiamo raddoppiati, proprio per garantire un lavoro più attento e capillare nelle singole zone”.

Le strade interessate dalla prima giornata di intervento sono: Via dei Giacinti (fino a Viale Adriatico), Lungomare dei Navigatori Etruschi (fino a viale Adriatico), via dei Gerani, via dei Platani, via del Gelsomino, via delle Ortensie, viale dei Cipressi, via delle Palme, via delle Margherite, via dei Glicini, via delle Acacie, viale Tirreno (fino a Via del Gelsomino), via del Biancospino, via degli Ontani, via degli Olmi, via del Faggio, via dei Ciclamini, viale Mediterraneo e viale Adriatico, fino a via delle Mimose.

Apertura della stagione 2026 dell’Arena Palma di Trevignano Romano

Comunicato stampa

L’attesa è finita, riapre l’Arena Palma.

La nostra terrazza sospesa tra il lago e il cielo torna ad accendersi: un luogo che sa d’estate, di chiacchiere e risate, di cinema, musica e incontri.

Oltre due mesi di programmazione, dal 25 giugno al 30 agosto, tra i film più belli dell’anno, grandi classici e tanti appuntamenti speciali.

Ad inaugurare la stagione, giovedì 25 giugno, sarà Gabriele Mainetti, ospite per la prima volta dell’Arena Palma, per celebrare insieme al pubblico i dieci anni di Lo Chiamavano Jeeg Robot. Prima della proiezione apriamo le danze con il concerto Funk dei Bagnomaria.

Proseguono anche i nostri Giovedì del Cult: dopo Lo Chiamavano Jeeg Robot sarà la volta di Bianca di Nanni Moretti, di un omaggio a Marjane Satrapi con Persepolis, del Rocky Horror Picture Show e della celebrazione dei 30 anni di Romeo + Giulietta di William Shakespeare.

1

Come sempre ci verranno a trovare alcuni dei protagonisti del mondo del cinema: Daniele Vicari e Gabriel Montesi presenteranno Ammazzare Stanca (3 luglio), Francesco Cordio e Filippo Tantillo per Ritorno al Tratturo (8 luglio), Margherita Spampinato sarà con noi per Gioia Mia (29 luglio) e Rocco Papaleo presenterà Il Bene Comune (1 agosto).

Da segnare in agenda la data di domenica 5 luglio con il concerto del grande Maestro Cesare Dell’Anna e la presentazione del documentario Giro di Banda insieme al regista Daniele Cini all’interno della rassegna Incontri. Cinema e Musica dal Mondo.

Continua inoltre la preziosa collaborazione con l’Orchestra Roma Sinfonietta, che porterà all’Arena due appuntamenti imperdibili per gli amanti della musica lirica e classica.

Tra gli eventi speciali della stagione, il 9 luglio l’Arena ospiterà Gioia Costa per la presentazione di Erano Donne. Al tramonto, prima della proiezione, parole, letture e suggestioni sonore daranno voce a cinque figure femminili straordinarie – Colette, Cristina di Belgiojoso, Paolina Borghese, Giovanna d’Arco e Caterina da Genova – unite dal coraggio di sfidare il proprio tempo in nome della libertà.

Naturalmente non mancheranno alcuni dei film più amati della stagione appena conclusa e le uscite più attese dell’estate: tanti appuntamenti per grandi e bambini.

3

Come sempre, l’Arena aprirà alle 19.30 per un drink al tramonto affacciato sul lago, aspettando che il sole lasci spazio alle stelle, tra musica e relax.

E naturalmente non manca il cibo. Per la stagione 2026 si rinnova e si rafforza la collaborazione con il Panificio Culetti, che accompagnerà l’intera stagione dell’Arena. Non mancheranno inoltre alcuni appuntamenti speciali insieme a produttori, artigiani e protagonisti della cultura gastronomica locale.

Queste sono solo le prime settimane di programmazione. Il resto dell’estate lo sveleremo poco alla volta, tra nuovi film, ospiti e qualche sorpresa. Ci vediamo all’Arena!

Esami di maturità: “Sì, ma senza panico!”. Come gestire e superare con efficacia l’ansia da prestazione. Intervento di Adelia Lucattini, ordinario della Società Psicoanalitica Italiana

Lucattini: “Oggi i ragazzi affrontano la Maturità immersi in una cultura esasperata della performance e della competizione, dove il voto finale rischia erroneamente di sovrapporsi al valore della persona”. Lanciando il suo augurio ai Maturandi, la psicoanalista avverte: “Ricordate che il voto non coincide con il vostro valore. La Maturità valuta la preparazione in generale e il percorso scolastico ma non è un giudizio sulla persona nella sua totalità”.

di Marialuisa Roscino

Nelle settimane che precedono le prove di Maturità, nei ragazzi può subentrare a volte, un’emotività eccessiva che si traduce poi in ansia da prestazione. “Le tecnologie sono utili se restano strumenti; diventano dannose quando prendono il posto del pensiero, del silenzio, dell’attesa e della fiducia. Imparare a governare lo smartphone, i social e l’ansia da connessione è già una forma di maturità” – evidenzia Lucattini -. Tra la paura della “pagina bianca”, il timore del giudizio della commissione e il carico di aspettative personali e familiari, il rischio di un blocco emotivo può così farsi sentire. E allora, come affrontarlo e superarlo con efficacia? Ne parliamo oggi in questa intervista con la Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association.

Dott.ssa Lucattini, quali sono secondo Lei i principali fattori e meccanismi psicologici che alimentano l’ansia da prestazione e lo stress da esame nei ragazzi che affrontano la Maturità?

L’ansia dei maturandi non nasce soltanto dalla quantità di studio o dalla paura di non ricordare. Naturalmente questi aspetti contano, ma l’esame di Maturità mobilita qualcosa di più profondo, è una prova simbolica, in cui l’adolescente sente di essere guardato, valutato e, in qualche modo, “misurato” nel proprio valore.

La Maturità riattiva il rapporto con il giudizio: il giudizio degli insegnanti, dei genitori, dei compagni, ma soprattutto quello interno, troppo spesso severo. In molti ragazzi si accende una voce interiore esigente, severa e giudicante. È questa pressione interna, più ancora della prova in sé, a trasformare l’esame in una minaccia.

La Maturità è anche una separazione. Finisce la scuola come luogo conosciuto, con i suoi ritmi, i suoi spazi, la classe, i professori, le amicizie quotidiane. Il ragazzo non teme solo l’esame: teme ciò che viene dopo. L’università, il lavoro, la scelta, l’autonomia. L’ansia allora diventa il segnale di un passaggio evolutivo, qualcosa si chiude e qualcosa di nuovo deve ancora prendere forma.

C’è poi un altro aspetto narcisistico importante, molti studenti vivono il voto come se coincidesse con il proprio valore. Un risultato non pienamente soddisfacente può essere percepito non come una valutazione scolastica, ma come una ferita personale, è fondamentale aiutare i ragazzi a distinguere il rendimento dal valore di sé. Per questo è importante trasmettere un messaggio positivo e non superficiale che l’ansia non va negata bensì compresa. Il coraggio non consiste nel presentarsi all’esame senza paura, ma nel riuscire a pensare, parlare e restare presenti anche mentre si prova paura. La Maturità, se contenuta emotivamente e non caricata di aspettative eccessive, può diventare un’esperienza trasformativa, non soltanto una prova da superare, ma un’occasione per scoprire di poter reggere il giudizio, tollerare l’incertezza.

Può spiegare come l’uso smisurato  dei dispositivi digitali e dei social network durante il ripasso può influire sui livelli di ansia dei maturandi e sulla loro capacità di concentrazione e memoria a lungo termine?

 Le nuove tecnologie sono ormai parte integrante della vita degli adolescenti e non possono essere considerate soltanto un pericolo. Possono aiutare nello studio, offrire strumenti di ricerca, facilitare il ripasso, sostenere l’organizzazione e rendere più accessibili contenuti complessi. Tuttavia, nel periodo della Maturità, il loro uso può diventare ambivalente: da strumento di aiuto può trasformarsi in un fattore di dispersione, dipendenza e aumento dell’ansia.

Lo smartphone non è solo un oggetto tecnologico, ma spesso diventa un oggetto psichico: rassicura, distrae, consola, riempie il vuoto, attenua l’attesa. Il problema nasce quando il ragazzo non lo utilizza più soltanto per cercare informazioni, ma per sedare l’angoscia. Controllare continuamente messaggi, notifiche, gruppi di classe, video e social può diventare un modo per non restare solo con la propria paura dell’esame.

In questo senso, la tecnologia può interferire con una funzione fondamentale della Maturità, la capacità di raccogliersi, pensare, tollerare l’incertezza e sostenere il proprio tempo interno. L’esame richiede concentrazione, memoria, continuità dell’attenzione, capacità di collegare concetti e di esporli davanti a una commissione. L’uso frammentato e compulsivo dei dispositivi, invece, abitua la mente a passare rapidamente da uno stimolo all’altro, rendendo più difficile la profondità del pensiero.

C’è poi il tema del confronto. I social amplificano l’ansia prestazionale perché espongono continuamente ai risultati, ai metodi di studio, alle apparenti sicurezze degli altri. L’adolescente rischia così di spostare il centro da sé agli altri, dal proprio percorso al confronto continuo.

Anche il sonno è decisivo. Studiare fino a tardi con il telefono accanto, addormentarsi dopo video, chat o notifiche, controllare lo smartphone appena svegli significa non permettere alla mente di riposare e di consolidare ciò che ha appreso. Nei giorni della Maturità, proteggere il sonno è una vera misura di salute mentale e anche di efficacia nello studio.

Per questo non bisogna demonizzare la tecnologia, ma restituirle un limite. Il limite non è una punizione, è una forma di protezione dell’Io. Spegnere il telefono per alcune ore è un atto di libertà, non di rinuncia. Le tecnologie sono utili se restano strumenti; diventano dannose quando prendono il posto del pensiero, del silenzio, dell’attesa e della fiducia. Il messaggio da dare ai ragazzi è positivo: possono usare il digitale con intelligenza, senza esserne dominati. Imparare a governare lo smartphone, i social e l’ansia da connessione è già una forma di maturità (Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking, 2026).

Dott.ssa Lucattini, l’esame di Maturità viene vissuto dai ragazzi non solo come un test accademico, ma come la fine di un’era protetta. In che misura, l’ansia attuale è in realtà legata alla paura del futuro, delle scelte universitarie o lavorative, e come si gestisce questo senso di vertigine?

La prima postura mentale è non combattere l’ansia come se fosse un nemico. L’ansia va ascoltata, compresa e trasformata. In una certa misura, è il segnale che lo studente sta attraversando un passaggio importante: non soltanto una prova scolastica, ma una soglia evolutiva. La Maturità chiude un tempo protetto e conosciuto, quello della scuola superiore, e apre a una fase più autonoma della vita. L’ansia da esame nasce spesso dal conflitto tra il desiderio di riuscire e la paura di fallire, tra l’Io che cerca di organizzarsi e un Super-Io interno che giudica, pretende, confronta, rimprovera. È molto utile aiutarli a dare un nome alla paura: paura di deludere, di non essere abbastanza preparati, di non ricordare, di non piacere alla commissione, di non corrispondere alle aspettative dei genitori o alle proprie.

Una  gestione efficace delle emozioni comincia dalla realtà. Serve un programma e dei tempi di studio possibili, non onnipotenti. Meglio suddividere il lavoro in blocchi brevi e regolari, alternando ripasso, scrittura, esposizione orale e pause. Ripetere ad alta voce è molto importante, perché l’orale non richiede solo memoria, ma capacità di trasformare il sapere in parola. Parlare davanti a un familiare, a un amico o anche da soli aiuta a rendere meno persecutoria la scena dell’esame.

Un’altra strategia fondamentale è proteggere la salute fisica, pensare sempre che abbiamo anche un corpo. Il corpo dell’adolescente, sotto stress, parla: insonnia, mal di testa, tachicardia, nausea, irritabilità, fame nervosa o chiusura dell’appetito sono segnali da non banalizzare. Dormire, mangiare con regolarità, camminare, respirare lentamente, interrompere lo studio quando la mente è satura non sono perdite di tempo, ma strumenti di regolazione emotiva. Un Io stanco pensa peggio; un Io sostenuto riesce a ricordare, collegare e parlare meglio.

È utile anche ridurre i comportamenti di controllo compulsivo: confrontarsi continuamente con i compagni, cercare conferme sui gruppi, controllare programmi, previsioni, voti e simulazioni può dare un sollievo momentaneo, ma spesso aumenta l’angoscia. La Maturità non è una gara narcisistica con gli altri, ma un momento in cui ciascuno porta il proprio cammino. La commissione non valuta una macchina della memoria, ma una persona che ragiona, collega, si orienta.

Sentire l’ansia non significa essere deboli, ma avere un grande investimento emotivo nella Maturità. Attraversarla permette di scoprire che si può restare presenti anche sotto pressione. In questo senso la Maturità diventa davvero una prova di crescita, non perché bisogna essere perfetti, ma perché si impara a sostenere il giudizio senza perdere il contatto con la realtà (School Psychology, 2026).

 In che modo i genitori possono essere vicini ai propri figli in questo momento delicato?

 La Maturità riattiva anche nei genitori molte emozioni profonde, il ricordo della propria adolescenza, le aspettative non realizzate, il desiderio di riscatto, la paura che il figlio soffra o fallisca, ma anche l’angoscia della separazione. Il rischio è che la normale ansia degli adulti venga inconsciamente proiettata sui figli, così figli finiscono così per portare non solo la propria ansia, ma anche quella dei genitori.

È importante che i genitori comunichino un messaggio chiaro e assertivo che hanno fiducia nel percorso dei loro figli, l’esame è importante, ma non definisce chi sono, né il loro valore. Questa fiducia ha un effetto profondamente rassicurante, perché permette loro di separare il proprio valore dal voto e affrontare la prova con maggiore libertà interiore.

La funzione genitoriale, in questo momento, è una funzione importantissima di aiutare il figlio a pensare quando l’ansia confonde, a riposare quando il corpo è saturo, a ridimensionare quando la paura diventa catastrofica. Non servono genitori perfetti, servono genitori presenti, capaci di non invadere e di non ritirarsi.

La Maturità è una prova anche per la famiglia, per i figli che imparano a sostenere il giudizio; per i genitori, che imparano a lasciar crescere. Quando l’amore non viene confuso con l’aspettativa, e la fiducia non viene sostituita dal controllo, l’esame può diventare non solo un traguardo scolastico, ma un passaggio evolutivo condiviso (Journal of Health Promotion and Education, 2024).

 Quale augurio e quali consigli si sente di dare ai ragazzi che affrontano gli esami di Maturità?

-Ricordate che il voto non coincide con il vostro valore. La Maturità valuta una preparazione e un percorso scolastico, non la persona nella sua interezza;

-Imparate ad ascoltare l’ansia senza timore. L’ansia non è un fallimento, riconoscerla aiuta a trasformarla in attenzione, energia e presenza per superare la prova.

-Studiate con metodo. Serve organizzare il tempo, ripassare con regolarità, fare pause e imparare a esporre con chiarezza;

-Proteggete il sonno, il corpo e i ritmi quotidiani. Dormire, mangiare, camminare, fare sport sono parte dello studio. Mens sana in corpore sano;

-Usate la tecnologia con saggezza, ma non fatevi usare da essa. Nei giorni dell’esame ottimizzate il tempo a vostra disposizione;

-Non trasformate l’esame in una gara con gli altri. Ogni studente arriva alla Maturità con la propria storia, il confronto continuo alimenta l’ansia mentre concentrarsi su di sé la riduce.

-Pensate che la Commissione è lì per ascoltarvi; l’esame è un’occasione pensare, collegare, riflettere e crescere.

UDI Cerveteri e Ladispoli: appuntamento venerdì su 80 anni di diritti delle donne e nuove sfide

Comunicato stampa

Al Centro Arte e Cultura di Ladispoli dalle 16.30
Ladispoli, 17 giu. – Un appuntamento per fare il punto sul cammino per la conquista di parità di genere, a ottant’anni dalla Costituzione, che ha posto le basi per una reale uguaglianza di diritti tra uomo e donna. Lo promuove, per venerdì 19 giugno alle 16.30 presso il Centro Arte e Cultura di Ladispoli (via Settevene Palo Nord, 21), l’UDI (Unione Donne in Italia) Gruppo Nilde Iotti Cerveteri e Ladispoli, in collaborazione con Upter Ladispoli.
Il convegno “80 anni di diritti delle donne: tra conquiste e nuove sfide” vuole offrire uno spazio di riflessione e confronto non solo sul percorso compiuto, ma anche e soprattutto sulle questioni ancora aperte come il contrasto alla violenza di genere, il rapporto delle giovani generazioni con la parità e la sessualità, le condizioni e i diritti delle donne migranti, nonché l’accesso alla salute e al benessere.
Interverranno: Ileana Alese Cigliano (Centro Anti Violenza Le Farfalle Cerveteri) che parlerà anche della realtà del territorio, Mara Ghidorzi, Gender Expert e direzione scientifica Fondazione Libellula, che opera con aziende, scuola e ambiti sociali con progetti mirati all’implementazione dell’equità, dell’inclusività e della sicurezza, Paola Capparucci, ginecologa ed epidemiologa, del Gruppo Salute Donna S.I.M.M. (Società Italiana Medicina delle Migrazioni) che parlerà anche dell’accesso al diritto alla salute delle donne migranti. Inoltre, esponenti del Gruppo UDI Nilde Iotti Cerveteri e Ladispoli illustreranno alcune azioni di sensibilizzazione e educazione alla parità di genere svolte sul territorio.
Il convegno è aperto a tutte e tutti. Vi aspettiamo!

A Testa di Lepre la Festa dell’Agricoltura si tinge di arte: in scena “La Spiga: frutto della terra tra pane e spiritualità” di e con Agostino De Angelis

Comunicato stampa

Un viaggio millenario che unisce il lavoro dei campi, la sacralità della terra e l’espressione artistica più profonda. All’interno della suggestiva cornice della Festa dell’Agricoltura che si terrà dal 19 al 21 giugno a Testa di Lepre, il 20 giugno alle ore 18:00 si realizzerà in un palcoscenico a cielo aperto lo spettacolo teatrale “La Spiga: frutto della terra tra pane e spiritualità” per la regia e adattamento di Agostino De Angelis.

L’evento, ad ingresso libero, promosso e organizzato dalla Pro Loco di Testa di Lepre in stretta sinergia con l’Associazione Culturale ArcheoTheatron, porta la firma del regista e attore Agostino De Angelis, noto per la sua capacità di valorizzare i siti storici e le tradizioni del territorio attraverso il teatro di narrazione e la messa in scena.

Lo spettacolo non è una semplice rappresentazione, ma un vero e proprio percorso antropologico e spirituale. Al centro della narrazione c’è la spiga di grano, simbolo universale di rinascita, elemento base del sostentamento umano (il pane) e fulcro di antichi rituali legati alla fertilità e al divino.

“Il grano non è solo cibo per il corpo, ma è da sempre un legame invisibile tra l’uomo, la terra e il cielo”, spiega il regista. “Attraverso i testi scelti per questo adattamento, vogliamo restituire dignità e poesia al lavoro della terra, riscoprendo la sacralità di gesti che oggi rischiamo di dare per scontati.”

A dare vita a questo racconto saranno i giovani e talentuosi attori dell’Academy for Theater, Cinema and Cultural Heritage, Riccardo Frontoni, Stefano Ercolani, Catja Cuordileone, Nerina Piras, che interpreteranno testi poetici, storici e letterari capaci di emozionare il pubblico e farlo riflettere sul legame indissolubile tra uomo e natura.

L’esperienza visiva e sensoriale sarà ulteriormente arricchita dalla partecipazione di Antica Danza del Ventre Zakiyyeh Nur. Le coreografie, ispirate ai ritmi ancestrali e ai culti della fertilità della terra, si intrecceranno con la parola recitata, creando un’atmosfera magica e suggestiva, capace di riportare lo spettatore alle origini della civiltà contadina.

Un appuntamento imperdibile per gli amanti della cultura, della storia locale e del teatro, perfettamente integrato in una manifestazione che celebra le radici e le eccellenze del nostro territorio promosso da Regione Lazio, Arsial, con il patrocinio del Comune di Fiumicino e Unpli.

agostino de angelis attore e regista

Settimo Torneo Nadia Ouedraogo: Oriolo Romano ricorda il suo sorriso con una giornata di sport, solidarietà e comunità

Oriolo Romano ha vissuto una domenica di sole che sembrava fatta apposta per lei. Per Nadia Ouedraogo, la ragazza del Burkina Faso promessa della pallavolo e luce contagiosa per chiunque l’avesse incontrata. Nadia se n’è andata nel giugno del 2017, a soli sedici anni appena compiuti, travolta da un’auto mentre era scesa da una vettura ferma per una gomma bucata. Una tragedia improvvisa, ingiusta come tutte le tragedie che coinvolgono i giovani, una tragedia che ha lasciato un vuoto profondo non solo nella sua grande famiglia ma anche nel paese e nel mondo sportivo che la stava vedendo crescere.

Da allora, però, Oriolo Romano ha scelto di non lasciare che quel vuoto diventasse silenzio. Ha scelto di trasformarlo in memoria viva.

Domenica 14 giugno si è svolto il settimo Torneo Nadia Ouedraogo, un appuntamento che negli anni è diventato un rito collettivo, interrotto soltanto nel periodo del Covid. Un torneo di pallavolo su erba, maschile e femminile, organizzato con dedizione oltre che dalla famiglia, dalla Polisportiva e dagli amici più cari di Nadia: Sara, Severino, Ilaria e Denise. Una squadra di affetti che, anno dopo anno, tiene accesa la fiamma del ricordo.

Il campo sportivo comunale, messo a disposizione dal Sindaco, si è trasformato in un mosaico di colori, risate, abbracci e sana competizione. Ben 18 squadre femminili e 18 maschili, per un totale di circa 120 partecipanti, giovani provenienti principalmente dal circondario, ma anche dal viterbese, hanno dato vita a una giornata intensa, allegra, piena di energia. Una giornata che sembrava respirare con la stessa vitalità che Nadia portava in campo.

Il torneo ha visto sfide combattute, ma sempre corrette, nel vero spirito dello sport che Nadia amava. Ai vincitori sono stati consegnati premi offerti dagli sponsor: buoni ristorante, pizzeria, gelateria e gadget vari, doni semplici, ma sentiti, donati col cuore, simbolo di una comunità che partecipa, sostiene, si riconosce.

Come ogni anno, l’intero ricavato sarà donato ad un’Associazione di volontariato, perché il Torneo non è solo un evento sportivo: è un gesto di solidarietà, un modo per trasformare il dolore in aiuto concreto, proprio come Nadia avrebbe voluto.

A fine giornata, mentre il sole calava sul prato e le squadre si salutavano stanche ma sorridenti, era impossibile non sentire che qualcosa, qualcuno, fosse ancora lì. Nadia, con il suo talento, la sua dolcezza, la sua storia di rinascita e di integrazione, continua a unire le persone. Continua a far giocare, a far incontrare, a far bene.

E forse è proprio questo il senso più profondo del Torneo: non lasciare che la tragedia sia l’ultima parola, ma permettere alla vita di continuare a parlare attraverso lo sport, l’amicizia e la generosità.

Oriolo Romano lo fa da otto anni. E continuerà a farlo. Per Nadia. Con Nadia.

 

Riccardo Agresti e Denise Setaro

I LIONS DONANO LA BANDIERA ITALIANA ED EUROPEA ALL’OSPEDALE PADRE PIO.

Comunicato stampa

Il mattino dell’11 giugno il Lions Club Bracciano Anguillara Sabazia Monti Sabatini ha donato la Bandiera italiana ed europea all’Ospedale Padre Pio con una cerimonia semplice, ma come sempre significativa e commovente.

Il personale del nosocomio preposto ha manovrato le cordicelle e le bandiere sono saliti sugli alti pennoni come voler toccare i cieli dove regnano i Valori eterni che rappresentano in terra.

E’ ormai una  tradizione questa cerimonia. I Lions sono diventati nel tempo i  custodi delle bandiere del Padre Pio che, anche in un ambiente di dolore  suscitano conforto  e sentimenti di unione e fratellanza.

Un appello ai Responsabili  ed ai cittadini: le bandiere devono essere collocati nel loro ordine, avere i tessuti sempre compatti e resistenti ed i colori  sempre  visibili ed originali.

Presenti i Soci Bruno Riscaldati, Maria Elisa Pezone  e Gabriele Brenca oltre alla Dott.ssa Maria Ribaudi dell’Ospedale.

 Bruno Riscaldati.

 

pio2

Eurispes, criminalità giovanile: l’85,5% degli italiani indica la famiglia come fattore decisivo. Serve una nuova strategia educativa.

Comunicato stampa

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, alla luce dei risultati dell’indagine Eurispes “La criminalità giovanile. Fra rappresentazione e realtà”, ritiene che il fenomeno della devianza giovanile imponga una riflessione che superi tanto la lettura emergenziale quanto quella esclusivamente repressiva.

L’indagine, realizzata con il contributo del Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale della Polizia Criminale, evidenzia come le segnalazioni di giovani tra i 14 e i 24 anni denunciati o arrestati, dopo una progressiva diminuzione registrata tra il 2015 e il 2020, abbiano ripreso a crescere nel periodo successivo alla pandemia, con un incremento complessivo del 2,54% tra il 2024 e il 2025. Particolarmente significativa appare la crescita delle segnalazioni nella fascia adolescenziale 14-17 anni, che conferma quanto l’emergenza pandemica abbia inciso sui percorsi di sviluppo emotivo, relazionale e sociale dei più giovani.

L’indagine restituisce inoltre un dato di straordinaria rilevanza culturale: l’85,5% degli italiani ritiene che l’assenza o la distrazione della famiglia rappresenti uno dei principali fattori che favoriscono i comportamenti violenti tra i giovani. Seguono il contesto sociale degradato (77,4%), un’educazione ritenuta eccessivamente permissiva (75,3%), la perdita di autorevolezza delle istituzioni (73,1%), l’esclusione sociale (70,9%) e il fallimento educativo della scuola (69,2%). Parallelamente, tra le cause della criminalità giovanile vengono indicate l’inadeguatezza della famiglia (19%), la mancanza di una cultura della legalità (18,9%), la carenza di opportunità lavorative (13%), il disagio economico (12,2%) e l’influenza esercitata dal mondo digitale (9,4%).

Il rapporto documenta inoltre un fenomeno particolarmente allarmante: il furto continua a rappresentare il reato maggiormente diffuso tra gli adolescenti e i giovani, mentre cresce il ricorso alle armi da taglio e ad altri strumenti offensivi, con 9.762 segnalazioni nel 2025 rispetto alle 6.640 del 2015. A ciò si aggiunge la preoccupante spettacolarizzazione degli atti illeciti attraverso i social network, dove furti, aggressioni e atti vandalici vengono filmati e diffusi per ottenere approvazione e visibilità.

Questi numeri descrivono la dimensione del fenomeno; tuttavia essi non ne esauriscono il significato. La devianza non nasce improvvisamente nel momento in cui viene commesso un reato. Essa prende forma molto prima, quando si affievoliscono le relazioni significative, quando il bisogno di riconoscimento non trova risposte autentiche, quando il senso di appartenenza viene sostituito dalla ricerca di consenso immediato e quando il limite cessa di essere percepito come condizione della libertà per diventare un ostacolo da aggirare.

Il dato relativo alla famiglia non può essere interpretato come una semplice attribuzione di responsabilità ai genitori. Esso rappresenta piuttosto il segnale di un progressivo indebolimento della funzione educativa esercitata dall’intera comunità sociale. Nessuna famiglia educa da sola. Ogni processo di crescita si sviluppa all’interno di un ecosistema nel quale scuola, istituzioni, territorio, mondo dell’associazionismo, cultura, sport e comunicazione concorrono alla formazione della coscienza civile delle giovani generazioni.

L’incremento delle segnalazioni registrato dopo la pandemia conferma quanto i processi di costruzione dell’identità siano profondamente influenzati dalla qualità delle esperienze relazionali. L’interruzione della quotidianità scolastica, la riduzione degli spazi di socializzazione e il progressivo trasferimento delle relazioni negli ambienti digitali hanno lasciato molti giovani privi di quei contesti nei quali si apprendono cooperazione, fiducia reciproca, gestione del conflitto e responsabilità verso gli altri.

In questo scenario assume particolare rilievo il fenomeno della spettacolarizzazione della violenza attraverso i social network. Il gesto trasgressivo non viene più vissuto soltanto come violazione della norma, ma come strumento di visibilità, appartenenza e affermazione identitaria. La logica algoritmica, che premia l’impatto emotivo e la viralità, rischia di trasformare il consenso digitale in una forma distorta di riconoscimento sociale, alimentando dinamiche emulative e progressivi processi di desensibilizzazione rispetto alla sofferenza altrui.

La scuola continua a rappresentare il principale presidio costituzionale di uguaglianza sostanziale e inclusione sociale. Tuttavia, attribuirle da sola il compito di contrastare la criminalità giovanile significherebbe ignorare che l’educazione è un processo diffuso, fondato sulla corresponsabilità tra tutte le agenzie formative. Solo una comunità educante coesa può ricostruire quei legami di fiducia che consentono ai giovani di riconoscere nella legalità non un’imposizione esterna, ma un valore interiorizzato.

In tale prospettiva, la disciplina dei Diritti Umani assume un ruolo strategico. Educare ai diritti significa educare al riconoscimento dell’altro, alla responsabilità personale, alla gestione non violenta dei conflitti, alla cittadinanza democratica, alla partecipazione attiva e alla consapevolezza che ogni diritto trova il proprio fondamento nel rispetto della dignità della persona.

Per queste ragioni, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge un appello al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché promuova un Piano Nazionale per le Comunità Educanti e la Cultura dei Diritti Umani, ispirato alle più efficaci esperienze sviluppate nei sistemi educativi dell’Unione europea. Il Piano dovrebbe trasformare progressivamente ogni istituzione scolastica in un Centro permanente di prevenzione educativa, aperto al territorio e capace di coordinare stabilmente famiglie, enti locali, servizi sociali e sanitari, università, associazioni, realtà sportive, magistratura minorile e Forze dell’Ordine.

Contestualmente, il Coordinamento propone l’introduzione strutturale dell’educazione socio-emotiva, della mediazione dei conflitti, della giustizia riparativa, dell’educazione all’affettività, della cittadinanza digitale critica e del service learning, unitamente all’istituzione della figura del Tutor per la Comunità Educante e di un Osservatorio Nazionale sul Benessere Relazionale e sulla Prevenzione della Devianza Giovanile, affinché la scuola possa intercettare precocemente le fragilità e trasformarle in percorsi di crescita personale e civica.

Le esperienze europee dimostrano che la sicurezza si costruisce innanzitutto investendo nella qualità delle relazioni educative. La scuola italiana può raccogliere questa sfida, facendo della cultura dei diritti umani il fondamento di una nuova politica di prevenzione: non limitata a reprimere il disagio quando si manifesta, ma capace di prevenirlo attraverso l’educazione, la partecipazione e la corresponsabilità. Solo così sarà possibile trasformare la prevenzione della criminalità giovanile in un autentico progetto di crescita democratica del Paese.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

Accademia Arti e Mestieri, successo per il workshop barista: formazione e inclusione per i giovani di Ladispoli

Comunicato stampa

Continua il percorso dell’Accademia Arti e Mestieri, promossa dalla cooperativa Stellantia in collaborazione con il Comune di Ladispoli. Una giornata di formazione aperta a tutti, con la Deseo Academy che ha accolto con entusiasmo, curiosità e voglia di imparare ragazzi di tutte le età.

Workshop: Formazione Barista

Ieri mattina il formatore Luca Cellizza ha accompagnato i partecipanti del progetto “Arte e Mestieri” in un percorso dedicato alla scoperta del mondo del caffè e delle competenze fondamentali della professione del barista.

Un’esperienza fatta di ascolto, condivisione ed esercitazioni pratiche, resa possibile grazie al progetto promosso da Riccardo Rosolino, consigliere comunale delegato alle Politiche Giovanili, e Biagio Camicia, delegato alla Formazione, e ospitata presso la Deseo Academy.

Ogni tecnica è stata osservata con attenzione, ogni gesto affinato passo dopo passo. Una giornata che ha avuto un significato speciale, all’insegna dell’inclusione, della crescita personale e della soddisfazione di mettersi in gioco.

Dalla teoria alla pratica, con il costante supporto del formatore, i ragazzi hanno vissuto un’esperienza di apprendimento autentica, dimostrando come passione, impegno e opportunità possano trasformarsi in percorsi concreti di crescita e valorizzazione delle proprie capacità.

 

All’iniziativa hanno partecipato anche l’assessore al Turismo Marco Porro e il sindaco Alessandro Grando, che hanno voluto portare il loro saluto ai partecipanti e sottolineare l’importanza di progetti capaci di offrire ai giovani occasioni di formazione e inserimento nel mondo del lavoro.

Tutte le foto qui: Continua il percorso dell’Accademia… – Città di Ladispoli | Facebook https://www.facebook.com/100064467864946/posts/pfbid0qDZhxUDnVCDPKNkD8vpSu69P8o3D8dKkNkgo2YVaVQrBtyBPA3mYgPkvVPK5KRvAl/

 

Ufficio Stampa
Comune di Ladispoli
Tel: +39 06 992311
Web: https://www.comune.ladispoli.rm.it/
Signature Logo