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Piano Urbano della Mobilità Sostenibile. Bracciano verso il futuro

“Ho scelto Bracciano per vivere la mia terza età e, con gli anni, ho imparato ad amarlo profondamente; ne scrivo perché mi sento di parte”.

Rileggendo il programma elettorale del 2021, dell’Amministrazione Crocicchi,  che condivido, mi sono soffermato in particolar modo “sulla tutela del territorio, sulla mobilità, la sostenibilità e la città resiliente”. Poiché si tratta di temi di scottante attualità, li riporto al centro del dibattito cittadino, affinché le promesse elettorali si traducano finalmente in realtà tangibili.

Disegnare la mobilità del futuro richiede una pianificazione strategica che metta a sistema carte, norme e investimenti finanziari. Ma per funzionare davvero deve essere calato nella realtà quotidiana di chi vive il territorio. Governare il cambiamento significa aprire spazi di ascolto e confronto con la cittadinanza, i commercianti e i pendolari. Solo percependo la mobilità come risorsa condivisa, il “nostro” paese potrà diventare un modello di sostenibilità alle porte della Capitale.

Bracciano è un territorio unico, ma anche profondamente complesso.

Con una estensione di 147 km², paragonabile a quella di Bologna o Torino, e una popolazione di appena 19.000 abitanti, il Comune si trova a dover gestire da un lato il nucleo storico e la fragilità naturalistica del bacino lacustre, dall’altro le frazioni e le aree rurali collegate da arterie stradali strette, dissestate e spesso intasate.

L’amministrazione Crocicchi ha saputo intercettare importanti fondi del PNRR per la rigenerazione urbana e la pedonalizzazione del “Lungolago Argenti”, promuovendo concretamente la sostenibilità e la resilienza del territorio. Un’opera che si propone come un vero e proprio “laboratorio” per dimostrare ai cittadini come sia possibile realizzare un nuovo modello di vivibilità.

Resta però molto da fare e la spesa corrente del Comune può coprire solo l’ordinaria manutenzione e minimi adeguamenti. Bracciano, sconta una cronica carenza di spazi di aggregazione e servizi essenziali. Mancano strutture culturali fondamentali, come un vero teatro cittadino e una sala cinematografica, oltre a un centro di aggregazione per i giovani e a un centro anziani adeguato e accogliente. A ciò si aggiungono: la necessità di edifici scolastici più moderni e dislocati fuori dal centro storico, di impianti sportivi polivalenti, di pos bancario a Bracciano Nuova, e per ultimo, pur registrando che la ferrovia rappresenta una spina dorsale fondamentale, l’anacronistica presenza del passaggio a livello in pieno centro che paralizza la viabilità e congestiona il traffico dividendo in due il cuore economico e sociale della città.

Mi domando, dunque,  quali siano le reali possibilità per Bracciano di attuare una svolta sostenibile, o quantomeno di gettarne le basi strutturali.

La strategia non può quindi puntare su grandi opere calate dall’alto, ma sul tatticismo urbano: interventi mirati, a basso costo e ad alto impatto.

Le direttrici strategiche:

  • Ciclovie: una rete di corridoi protetti nei tragitti casa-scuola e casa-lavoro, integrando il sistema trasporto regionale.
  • Percorsi ciclopedonali: servono per raggiungere l’Ospedale Padre Pio, i centri commerciali, i luoghi di culto, i luoghi ricreativi, per semplici passeggiate, footing o jogging.
  • Connessione Stazione – Lago: prevedere l’uso di corsie ciclabili leggere: (bike lanes – piste ciclabili – con segnaletica orizzontale) e postazioni di e-bike sharing – condivisione di biciclette elettriche – a pedalata assistita nei punti nodali: la stazione, i parcheggi di interscambio e il Lungolago.
  • Trasporto pubblico a chiamata (DRT): ottimizzare i costi di carburante e di personale è più efficiente un modello di Demand Responsive Transport, – trasporto a chiamata. Il mezzo parte solo su prenotazione, tramite app dedicata o numero verde. Servizi simili sono già adottati nel Lazio.
  • Parcheggi di interscambio periferici: intercettare le auto prima che intasino il nucleo storico o congestionino il lungolago. L’adozione di tariffe agevolate per la sosta, combinate con il ticket per il trasporto pubblico.

Sono piccole indicazioni che aprono la strada verso un orizzonte più ampio. “Preparare il terreno” significa dotarsi degli strumenti normativi adeguati.

Il primo passo concreto è la redazione del PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile), anche in forma semplificata o associata con i comuni limitrofi del Lago (Anguillara e Trevignano). Senza un PUMS approvato, sarà impossibile accedere ai fondi del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti o ai nuovi cicli di fondi europei.

Le sfide sono politiche e culturali, prima ancora che economiche. Superiamo la frammentazione per un’integrazione totale: treni, bici, aree pedonali e bus a chiamata!

Il futuro si costruisce oggi con scelte coraggiose e programmazione precisa.

Franco Marzo

L’estate manzianese: quando gli eventi diventano comunità

C’è un modo per misurare la salute di un paese, ed è guardare a come si riempiono le sue piazze d’estate. A Manziana, negli ultimi mesi, questo è successo spesso e non per caso. Dietro ogni sagra, concerto o presentazione c’è una scelta precisa dell’Amministrazione comunale: usare la stagione estiva non solo per intrattenere, ma per restituire ai cittadini gli spazi del paese, uno dopo l’altro, come occasioni di incontro. In un paese di queste dimensioni, dove ci si conosce quasi tutti, ogni piazza restituita alla collettività non è solo un luogo in più da vivere, ma un tassello che rafforza il tessuto di relazioni che tiene insieme la comunità.

Le tradizioni non si toccano, ed è giusto così: Quadroni in Festa, la Sagra dell’Arrosticino e la Sagra de li Lombrichi restano gli appuntamenti che scandiscono l’estate manzianese da sempre, il punto fermo attorno a cui si riconosce una comunità. Ma quest’anno il cartellone ha aggiunto qualcosa di nuovo, che racconta bene la direzione intrapresa: la cultura come strumento per valorizzare i luoghi di incontro. È il caso di “Voci nel Borgo”, il concerto della Lake Jazz Orchestra che ha accompagnato l’inaugurazione del Lavatoio restaurato nel quartiere di Quadroni. Non un evento qualunque calato in Piazza Sciarra, ma la sua vera e propria consacrazione a nuovo spazio di comunità. Un luogo della memoria quotidiana: il lavatoio, dove si intrecciavano un tempo faccende domestiche e relazioni, che torna a vivere grazie alla musica e alla partecipazione di chi lo abita.

Lo stesso filo lega la rassegna “Storie dal Patrimonio”, le attività della Biblioteca comunale e l’inaugurazione del monumento dedicato a Gianni Rodari: iniziative diverse per linguaggio e pubblico, ma unite dall’idea che la cultura debba intrecciarsi alla vita di tutti i giorni, per bambini e adulti, per chi a Manziana è nato e per chi la sceglie come meta turistica per l’estate.

Se c’è un elemento che accomuna tutti questi momenti è la collaborazione; tra istituzioni, associazioni e volontari che, insieme, rendono possibile ciò che nessuno costruirebbe da solo. È questo lavoro condiviso, spesso invisibile, a fare la differenza; perché un paese non si tiene insieme con i calendari degli eventi, ma con le persone che scelgono, anno dopo anno, di ritrovarsi.

Francesco De Gregori e il valore del dubbio: perché la sua posizione aiuta a crescere

«Se avessi potuto scegliere tra la vita e la morte, avrei scelto l’America», cantava De Gregori nel 1976. Era la voce di Buffalo Bill, cacciatore del Far West, e l’autore alludeva al disincanto politico degli anni Settanta. I cantautori hanno sempre usato le storie per dire ciò che pensano: Bennato ironizzava che sono solo canzonette, Guccini ci ricordava che però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni. Siamo sempre nell’affannosa ricerca di quello che Franco Battiato chiamava un centro di gravità permanente.

La polemica che ha investito De Gregori nelle ultime settimane è sembrata, a molti, il gesto di un uomo che si ritrae un attimo prima che il mondo gli chieda di esporsi ancora. Come se avesse avvertito la vertigine dell’oggi e avesse scelto di fermarsi sulla soglia, in una sorta di resa alla complessità del presente.

Ma interpretare così la sua posizione significa non aver capito il suo messaggio. La storia musicale di De Gregori non è mai stata una marcia verso il consenso: è stata una sottrazione continua alle semplificazioni mentre oggi viviamo in un tempo che non tollera il dubbio: pretende schieramenti immediati, indignazioni lampo, certezze usa e getta. Chi non si adegua viene sospettato, processato, etichettato.

Il paradosso è evidente: celebriamo il dubbio come valore morale, salvo poi condannare chi lo esercita davvero. Finché un artista mette in discussione le certezze dentro una canzone, lo applaudiamo; se lo fa in un’intervista, diventa un problema. All’improvviso si pretende che parli solo da artista militante, non da cittadino che si pone domande. Eppure ci aveva avvisato: guarda che non sono io. Ascoltare, però, costa fatica.

Ricordo i concerti dei cantautori: alla mia età li ho visti quasi tutti. Al pubblico dava fastidio quando un autore parlava tra una canzone e l’altra; al primo accenno partivano i fischi, perché, si diceva, un artista è lì per cantare, non per fare una conferenza stampa. De André lo ripeteva: spiegare una canzone la impoverisce, perché il brano è già tutto ciò che ha da dire.

Quando De Gregori si è chiesto quali titoli abbia un uomo di spettacolo per impartire lezioni, molti si sono scandalizzati, ma quella domanda ne apriva un’altra: è davvero compito dell’artista trasformarsi sul palco in un attivista, nel portavoce di un’idea?

Senza considerare, aggiungo, che esprimere reiterati slogan politici può aiutare una nobile causa, ma anche migliorare una carriera, soprattutto oggi, dove ogni parola deve essere un segnale, ogni silenzio un sospetto, ogni uscita dal coro una colpa. Il dubbio non è più considerato un atto di onestà intellettuale, ma una mancanza di coraggio, ma chi produce cultura, dovrebbe sapere che è proprio il dubbio a distinguere l’arte dalla militanza, il pensiero dalla propaganda.

De Gregori rinuncia al ruolo di maestro ma questo non vuol dire che si disinteressa della realtà: ci comunica che la responsabilità di una figura pubblica non è solo denuncia, ma anche riflessione. Non si può chiedere a un artista di essere impegnato e poi punirlo quando non coincide con l’impegno che vogliamo. Ci ha voluto ricordare che la cultura deve produrre complessità, sviluppare domande, proporre una visione.

E in un’epoca in cui vince chi fa più baccano, scegliere di non gridare, da parte di un autore che ha narrato che la storia siamo noi in venti album di canzoni, è una forma rara di coraggio. Forse il più grande atto politico che un artista possa compiere oggi.

Lorenzo Avincola

Torna il Festival Porta d’Oriente, sostenuto dal contributo della Città Metropolitana

Comunicato stampa

Civitavecchia, 30 luglio 2026 — Il Festival Porta d’Oriente, dedicato alla cultura giapponese, si conferma anche per il 2026. Il progetto del Comune di Civitavecchia è stato ammesso a finanziamento nel bando della Città Metropolitana di Roma Capitale per la realizzazione di iniziative a favore dello sviluppo culturale, sociale ed economico del territorio (decreto del Sindaco metropolitano n. 102 del 4 giugno 2026, determinazione dirigenziale R.U. n. 2596 del 10 giugno 2026). Alla città è andato un contributo di 20.000 euro, il massimo previsto dal bando per i Comuni della fascia demografica di Civitavecchia, a fronte di un progetto da 25.000 euro complessivi.
Il festival nasce da un episodio autentico della storia cittadina. Il 18 ottobre 1615 il samurai Hasekura Tsunenaga, ambasciatore inviato in Europa, sbarcò a Civitavecchia, allora porto dello Stato Pontificio, prima di proseguire verso Roma dove fu ricevuto da papa Paolo V. Fu il primo giapponese a mettere piede in città, e a quello sbarco è dedicata la statua di viale Guglielmo Marconi, vicino a Porta Livorno.
Il programma unisce storia, arte e laboratori: dall’origami al kintsugi, la riparazione delle ceramiche con l’oro, dal kimono alla cerimonia del tè, con mercatini dell’artigianato, cucina giapponese, sake e musica tradizionale.
“È un appuntamento che si conferma e cresce di anno in anno, nei contenuti e nella partecipazione,” spiega l’assessora alla Cultura Stefania Tinti, “e che quest’anno la Città Metropolitana ha sostenuto con il contributo massimo del bando. È soprattutto il frutto del lavoro dell’ufficio Cultura, che ha costruito un progetto solido: ci tengo a dirlo. Portiamo avanti una pagina di storia poco conosciuta e insieme la nostra identità di città di porto, da sempre luogo d’incontro tra mondi diversi.”
Il bando finanzia iniziative che contribuiscono allo sviluppo culturale, sociale ed economico dei Comuni del territorio metropolitano. Date, sedi e modalità di partecipazione saranno comunicate nelle prossime settimane.

Il canto lento dei luoghi

Mi rivolgo a voi con una voce che non è soltanto la mia. È la voce delle acque che si allargano nel lago di Bracciano, dei venti che scendono dalle colline di Trevignano, dei boschi che respirano tra Manziana e Canale Monterano. È la voce delle pietre antiche di Cerveteri, delle onde che si infrangono a Ladispoli, dei sentieri che si arrampicano verso Oriolo e Vejano. È la voce di un territorio che, questo mese, chiede di essere ascoltato.

Parlo io, il territorio. E non lo faccio per nostalgia o per vanità, ma perché ogni giorno vivo del vostro passo, del vostro sguardo, del vostro lavoro. Vivo del turismo che arriva, che torna, che scopre e riscopre. Vivo degli amministratori che cercano equilibrio, dei commercianti che aprono le serrande all’alba, dei piccoli imprenditori che credono che qui, tra lago e mare, tra Roma e Tuscia, si possa ancora costruire futuro.

Io vi vedo. Vi ascolto. E ora tocca a me parlare.

Le mie acque conoscono la pazienza: sanno che ogni onda nasce da un respiro lento. I miei boschi conoscono la cura: ogni foglia cresce perché nessuno ha avuto fretta. I miei siti archeologici custodiscono la memoria: non chiedono applausi, ma rispetto. Le mie strade di campagna, i vicoli dei borghi, le piazze che si aprono all’improvviso tra le case raccontano storie che non si possono consumare in un weekend distratto.

Per questo, a chi viene e a chi accoglie, chiedo una cosa sola: rispetto. Rispetto per l’ambiente, certo, per la fauna che si muove silenziosa, per le biodiversità che fanno di me un mosaico unico. Ma rispetto anche per i ritmi che mi appartengono, più lenti, più giusti, più umani. Per le tradizioni che non sono folclore, ma identità. Per le culture locali che non sono ostacolo, ma ricchezza. Per i racconti antichi che non sono passato, ma radici.

Il turismo non è soltanto business. È un incontro. È un patto. È la possibilità di rigenerarsi insieme: chi arriva e chi resta, chi osserva e chi custodisce. È scambio, è simbiosi, è equilibrio. È la promessa che ciò che si ammira non verrà consumato, ma compreso.

In questo numero, saranno le vostre voci – quelle degli intervistati, dei lavoratori del turismo, dei cittadini – a comporre il coro. Ma io sarò la voce solista. Non per sovrastare, ma per armonizzare. Per ricordare che ogni scelta, ogni progetto, ogni passo deve partire da qui: dal rispetto che mi è dovuto come si deve a un familiare. A un padre, a una madre, a un fratello. A qualcuno che si ama e che si vuole proteggere.

Io sono il territorio. E vi chiedo di continuare a camminare con me, non sopra di me. Di ascoltarmi, non solo di guardarmi. Di farmi vivere, non solo di usarne i confini.

Perché insieme possiamo fare del turismo non un passaggio, ma un ritorno. Non un consumo, ma una cura. Non un affare, ma un equilibrio ritrovato.

Ludovica Di Pietrantonio, direttore L’agone

TORREVALDALIGA NORD, PD CIVITAVECCHIA: «ORA BASTA ANNUNCI. SERVONO AREE, TEMPI E GARANZIE PER IL TERRITORIO»

Comunicato stampa

Prendiamo atto delle parole del ministro Urso e della vicepresidente Angelilli sulla riconversione di Torrevaldaliga Nord.

Se davvero si apre una nuova fase, allora questa fase deve avere contenuti precisi: aree disponibili, tempi certi, bonifiche, investimenti e garanzie occupazionali.

Perché il punto è sempre lo stesso: senza la disponibilità concreta delle aree Enel, ogni progetto rischia di restare fermo sulla carta.

In questi mesi sono state presentate molte proposte per il futuro dell’ex centrale. Si parla di logistica, industria, economia circolare, innovazione, energia, lavoro. Ma Civitavecchia e il comprensorio non possono vivere di annunci.

Questo territorio ha già pagato un prezzo altissimo sul piano ambientale, sociale ed economico. Ora ha diritto a sapere con chiarezza quali aree saranno liberate, quali resteranno nella disponibilità di Enel, con quali tempi e con quali impegni pubblici.

Per questo chiediamo che il prossimo tavolo non sia l’ennesimo passaggio interlocutorio. Serve un cronoprogramma pubblico e verificabile.

Servono tre cose semplici.

La prima: una mappa chiara delle aree disponibili, di quelle vincolate e di quelle che Enel intende trattenere.

La seconda: sopralluoghi con i tecnici dei Comuni e del territorio, perché non si può decidere il futuro di Torrevaldaliga Nord senza conoscere davvero lo stato dei luoghi.

La terza: un accordo istituzionale serio, che tenga insieme Governo, Regione, Enel, Autorità portuale, Comuni, imprese e parti sociali, con impegni precisi su tempi, investimenti e lavoro.

La priorità resta restituire al territorio le aree necessarie alla riconversione. Ma va detto con chiarezza: se parti strategiche dovessero restare indisponibili perché trattenute da Enel, questo ulteriore peso non può cadere ancora una volta su Civitavecchia. Anche il tema delle compensazioni economiche e territoriali dovrà entrare nella discussione.

Il Governo e la Regione non possono limitarsi a prendere atto o ad annunciare aperture. La vicepresidente Angelilli è Commissario straordinario del Governo per la reindustrializzazione dell’area. I ministri competenti hanno responsabilità dirette. Il centrodestra governa a Roma e alla Regione Lazio: ha tutti gli strumenti per incidere.

Per questo chiediamo anche ai rappresentanti del territorio in Parlamento e in Regione di dire chiaramente quanto pesano. Non bastano fotografie, comunicati e rassicurazioni. Servono risultati.

Lo schema visto finora non è più accettabile: Enel decide, il Governo rinvia, la Regione annuncia, i territori pagano.

Torrevaldaliga Nord non è un dossier tecnico da chiudere dentro un ministero. È il futuro del lavoro, dell’ambiente, del porto, della logistica e dell’identità produttiva di un intero comprensorio.

Civitavecchia, Tarquinia, Santa Marinella, Tolfa, Allumiere e Monte Romano devono essere protagoniste, non spettatrici, della più grande partita industriale dei prossimi anni.

Civitavecchia e tutti i comuni del comprensorio hanno già dato molto all’Italia.

Adesso è l’Italia che deve dimostrare di non essersene dimenticata.

Partito Democratico — Circolo di Civitavecchia

Nasce “Il Cammino di Francesco – Il Cammino della Luce”

Comunicato stampa

Si è svolta oggi, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio, la conferenza stampa di presentazione del “Cammino di Francesco – Il Cammino della Luce”, introdotta e moderata dal vicesegretario generale della Presidente del Consiglio dei ministri Marco Villani. Sono intervenuti: il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, il sottosegretario alla cultura Pietro Cannella, il presidente del Comitato Nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi Davide Rondoni, Padre Francesco Piloni OFM Assisi, componente del Comitato d’indirizzo dell’Associazione Vie e Cammini di Francesco.
A pochi giorni dalla visita di Papa Leone ad Assisi, in occasione del GO! Franciscan Youth Meeting, è stato presentato oggi il Cammino di Francesco, un progetto che rappresenta la sintesi unitaria dei numerosi cammini e degli itinerari ispirati al passaggio di San Francesco e che ripercorrono la storia dell’Ordine Francescano. L’iniziativa nasce tra i grandi progetti del Comitato Nazionale con l’obiettivo di valorizzare e mettere in rete un patrimonio diffuso di percorsi, offrendo una visione organica e condivisa dell’eredità francescana. Vanta un’estensione totale di 1.546 km, comprensivo delle diverse direttrici, bretelle e varianti, che tocca le Regioni Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Toscana e Umbria. I percorsi e le varie tratte, interamente percorribili a piedi, sono stati individuati sulla base di una validazione storico-critica effettuata dal Comitato  Nazionale per l’ottavo centenario della morte di San Francesco e hanno tutti come meta finale Assisi.
La presenza del Cammino di Francesco su Italia.it rappresenta il risultato del percorso di valorizzazione promosso dal Ministero del Turismo in collaborazione con l’Associazione Vie e Cammini di Francesco. L’inserimento nella piattaforma ufficiale del turismo italiano ne consolida il posizionamento come prodotto turistico di rilievo nazionale, rafforzandone la promozione sui mercati globali. Attraverso il sito e l’app ufficiale di Italia.it, i viaggiatori possono accedere a mappe, itinerari e contenuti dedicati a supporto dell’esperienza di viaggio.
_“Con la nascita del “Cammino di Francesco” l’Italia si arricchisce di un grande itinerario spirituale che si snoda per oltre mille chilometri, attraverso i luoghi e i valori che hanno reso San Francesco figura di riferimento mondiale. Lo facciamo nell’anno delle celebrazioni per l’ottavo centenario dalla sua morte e della candidatura del presepe a patrimonio dell’umanità e in occasione della visita del Papa ad Assisi per l’incontro con i giovani, il prossimo 6 agosto. È l’Italia che si fa cammino. È l’anima della Nazione che si racconta al mondo attraverso Francesco. Il turismo spirituale è per noi una grande opportunità. È turismo lento, diffuso, sostenibile, in continua crescita, il più ricercato dai viaggiatori. Porta le persone nei borghi, nelle aree interne, nelle comunità. Destagionalizza, genera lavoro, tiene vivi i territori. Per questo il Ministero del turismo si impegnerà sempre più nella proposta etica dei cammini spirituali. Al nostro fianco Andrea Bocelli che ha donato la voce allo spot istituzionale del Ministero del turismo per il lancio mondiale del Cammino di Francesco”._ Così *il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi.*
*Il sottosegretario alla Cultura Pietro Cannella* ha dichiarato: _”Promuovere il ‘Cammino di Francesco’ rappresenta un investimento sulla cultura, sul turismo lento, sulla sostenibilità e sullo sviluppo dei territori. San Francesco d’Assisi è Patrono d’Italia non solo per la grandezza della sua testimonianza religiosa, ma perché incarna valori che appartengono all’identità più profonda del nostro Paese. Il suo amore per il creato, la vicinanza agli ultimi, il dialogo con chi è diverso e la scelta della pace come via di convivenza continuano a parlare anche alla società contemporanea. È questo il significato più autentico di questo progetto: unire luoghi, istituzioni e persone attorno a un patrimonio comune, facendo della cultura uno strumento di coesione nazionale e di dialogo internazionale”._
_“Dopo un lavoro paziente di cui ringrazio tutti prende avvio uno dei grandi progetti su cui come Presidente ho impegnato il Comitato Nazionale per gli Ottocento anni dalla morte di san Francesco. Armonizzare la proposta del Cammino di Francesco è non solo un atto di rispetto verso tutti coloro che vi sono coinvolti – specie i camminatori- ma soprattutto verso il Santo e Patrono. Meglio avere patroni in cielo che padroni sulla terra per camminare più liberi e in pace ”._ Così *Davide Rondoni, presidente dell’Associazione del Cammino di Francesco.*
*Padre Francesco Piloni OFM Assisi, componente del Comitato d’indirizzo dell’Associazione Vie e Cammini di Francesco*, ha dichiarato: _“Il Cammino di Francesco non è un semplice itinerario geografico, ma un’esperienza di profonda trasformazione interiore che, passo dopo passo, lavora dentro le persone e ne cambia lo sguardo, svelando un orizzonte inaspettato. Mettersi oggi sui passi di San Francesco apre ad accogliere tre grandi doni:
• Il dono spirituale: Uno spazio intimo e libero per fare silenzio, ascoltare sé stessi e il Vangelo, sperimentando un’essenzialità che alleggerisce non solo lo zaino, ma anche l’anima. Davvero chi cerca sé stesso incontra Dio!
• Il dono ambientale: Un’immersione totale nella meraviglia del creato, che non è più solo un paesaggio da attraversare, ma un richiamo vivo a custodire la casa comune con rispetto.
• Il dono culturale: L’incontro lento e autentico con un inestimabile patrimonio di arte, storia e relazioni umane, custodito dalle comunità locali e dai borghi.
Vivere in questo mondo “come pellegrini e forestieri” imparando ad attraversare il tempo e lo spazio lasciando, lungo la strada, tracce incancellabili di bellezza, giustizia, verità e fraternità”._
*Il vicesegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Marco Villani* ha dichiarato: _“Ho la fortuna di ricoprire il ruolo di Segretario del Comitato nazionale per le celebrazioni dell’ottavo centenario della morte di San Francesco fortemente voluto e sostenuto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Tra le iniziative più significative promosse dal Comitato, oltre ad aver auspicato e promosso il ritorno del 4 ottobre quale festa nazionale dopo quasi mezzo secolo, c’è il Cammino di Francesco, un patrimonio spirituale, culturale e umano che continua a trasmettere il messaggio del Santo attraverso il pellegrinaggio terreno, il viaggio, l’incontro e la fraternità. Nella profonda umiltà del Santo leggo un’esplosione di gioia e un insegnamento ancora attuale per chi è chiamato a servire il bene comune: quando l’impegno nelle istituzioni è guidato dal senso di responsabilità, dalla preghiera e dall’attenzione verso altri, diventa parte di un disegno più grande, una testimonianza fattiva capace di generare valore per le comunità e per le generazioni future; questo è l’impegno dei servitori dell’attuale Governo”.
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TPL: PD, “Con il federalismo fiscale il Governo dà il colpo di grazia al trasporto pubblico locale. Pronti a fare muro per difendere il diritto alla mobilità”

Comunicato stampa

«Ad aprile la maggioranza che sostiene l’esecutivo aveva già votato in Parlamento contro la mozione unitaria che avevamo costruito insieme alle altre forze progressiste per chiedere di rafforzare strutturalmente il finanziamento del trasporto pubblico locale e garantire finalmente risorse certe e adeguate. Oggi, facendo venir meno il vincolo di destinazione delle risorse garantito dal Fondo nazionale per il trasporto pubblico locale, il Governo Meloni sferra il colpo di grazia al diritto alla mobilità.
È una scelta incomprensibile e pericolosa. Il TPL è già alle prese con un sottofinanziamento strutturale, aggravato dall’aumento dei costi, dall’inflazione e dagli investimenti necessari per la transizione ecologica e digitale. Privarlo anche della certezza delle risorse significa mettere a rischio la programmazione dei servizi, il necessario rinnovo dei contratti, gli interventi per la sicurezza, gli investimenti e la continuità del trasporto pubblico in tutto il territorio nazionale.
Le criticità sono evidenti: senza un vincolo di destinazione le risorse potranno essere utilizzate per finalità diverse dal trasporto pubblico; non sono ancora stati definiti i livelli adeguati di servizio e i fabbisogni standard; viene meno una garanzia essenziale per assicurare un’offerta uniforme sul territorio nazionale, con il concreto rischio di aumentare le disuguaglianze tra territori e compromettere il diritto alla mobilità. Non è un rischio teorico: è già accaduto in passato, quando l’assenza di un vincolo di destinazione ha consentito che oltre 1,3 miliardi di euro destinati al trasporto pubblico locale fossero utilizzati per altre finalità.
Non è solo un allarme dell’opposizione ma una preoccupazione condivisa da imprese del settore, organizzazioni sindacali, Regioni e Comuni, che da tempo chiedono risorse certe, adeguate e stabili per garantire il futuro del trasporto pubblico locale. Il Governo ha scelto invece di abbandonare gli enti territoriali e scaricare su di loro il costo di una crisi che deve essere affrontata con una politica e una visione nazionale oggi totalmente assente.
Per questo come Partito Democratico siamo pronti a dare battaglia in Parlamento e in tutte le sedi istituzionali per fermare questa scelta assurda e sbagliata e difendere il diritto alla mobilità di tutti i cittadini.»
Dichiarano in una nota Andrea Casu deputato Pd e Vice Presidente commissione trasporti della Camera insieme ad Antonio Misiani senatore e responsabile economia, finanze, imprese e infrastrutture del Partito Democratico

Carovana del Cuore. Biolghini: “educhiamo i giovani a processi affettivi, promuovendo l’intelligenza emotiva come strumento straordinario di sviluppo”

Comunicato stampa

Questa mattina la Consigliera Delegata alle politiche sociali, pari opportunità e cultura della Città metropolitana di Roma Capitale, Tiziana Biolghini, in qualità di delegata del Sindaco di Roma Capitale, Roberto Gualtieri, ha preso parte alla conferenza stampa di presentazione dell’edizione 2026 della campagna nazionale di sensibilizzazione “La Carovana del Cuore” promossa dalla Fondazione “Patrizio Paoletti”.
L’iniziativa avviata nella giornata di oggi, si concluderà il 20 novembre, in occasione della Giornata Mondiale dell’Infanzia e rappresenta un percorso di sensibilizzazione dedicato ai temi della salute globale, coinvolgendo cittadini, istituzioni, realtà territoriali e volontari.
“I dati sulla salute mentale sono drammatici.
Una situazione che è stata messa in luce già negli anni del Covid. Secondo le statistiche raccolte dalla fondazione il 25% degli adolescenti vive forme di depressione, a cui è doveroso aggiungere il 23% di chi vive forme di dipendenza che vanno oltre quelle da sostanze.
L’iniziativa lanciata dalla Fondazione Paoletti è fondamentale per il nostro territorio perché va a toccare tutte le fasce d’età, da quelle più anziane ai giovani. Negli ultimi 30 anni, durante il mio lavoro nel sociale ho visto la nascita di molte iniziative su queste tematiche. È in questo percorso storico che si inserisce quella della Carovana che mette in campo strumenti scientifici per stimolare processi positivi a favore della popolazione, anche e soprattutto educando i giovani all’affettività, promuovendo l’intelligenza emotiva come strumento straordinario di sviluppo. La Fondazione inoltre si confronta con le persone tramite un rapporto alla pari. Perché la Responsabilità nel costruire un futuro migliore deve essere condivisa con chi ci si trova davanti.
Come istituzioni possiamo muoverci su due questioni, nel sostegno a queste realtà: valorizzare l’invecchiamento attivo e mantenere aperto il confronto con gli adolescenti promuovendo in Italia una legge piena sull’ integrazione socio sanitaria. E con il Sindaco Roberto Gualtieri continueremo questo percorso nel costante supporto di queste realtà.”
Così la Consigliera delegata Tiziana Biolghini.
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SANTA MARINELLA JAZZ BLUES FESTIVAL: LA MUSICA COME VETRINA DEL TERRITORIO, ALEXANDERPLATZ JAZZ CLUB PORTA QUARANT’ANNI DI JAZZ ROMANO SUL LITORALE

Comunicato stampa

Santa Marinella si candida a nuova tappa dell’estate musicale laziale, trasformando il proprio litorale in un palcoscenico capace di attrarre pubblico, visitatori e attenzione mediatica ben oltre i confini cittadini. Dal 7 al 9 agosto, a partire dalle ore 21:00, il Porticciolo ospita il Santa Marinella Jazz Blues Festival, frutto della partnership tra la città e Alexanderplatz Jazz Club, storico tempio del jazz capitolino attivo da oltre quarant’anni: tre serate che uniscono grande musica e valorizzazione di uno dei luoghi più suggestivi del litorale, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare l’identità turistica della città attraverso un’offerta culturale di qualità. La manifestazione gode del patrocinio del Comune di Santa Marinella – Città Metropolitana di Roma – e della Regione Lazio.

Una collaborazione che porta a Santa Marinella l’esperienza di un club storico

Alexanderplatz Jazz Club non è un semplice organizzatore esterno, ma il partner che mette a disposizione della città la propria rete di artisti, il proprio nome riconosciuto a livello nazionale e internazionale, e quattro decenni di programmazione jazz ininterrotta a Roma. È questa collaborazione a rendere possibile un cartellone capace di intercettare pubblici diversi in tre serate consecutive, moltiplicando le occasioni di presenza turistica nel cuore dell’agosto marinese.

Venerdì 7 agosto – Doctor 3. Ad aprire il festival sarà un nome che porta con sé una platea internazionale: il trio Doctor 3, che dal 1997 riunisce Danilo Rea, Enzo Pietropaoli e Fabrizio Sferra. Rea ha condiviso il palco con Chet Baker, Lee Konitz e Michel Petrucciani e ha accompagnato al pianoforte voci come Mina e Gino Paoli; il trio, più volte premiato da Musica Jazz come miglior gruppo e miglior disco italiano dell’anno, ha portato il jazz italiano dall’Europa alla Cina — una risonanza che la rete di Alexanderplatz porta ora a Santa Marinella.

Sabato 8 agosto – Red Cats Big Band. Il Porticciolo diventa una sala da ballo a cielo aperto con la Red Cats Big Band diretta da Red Pellini e Giorgio Cùscito, sodalizio nato nel 1989 che ha esportato lo swing italiano nei principali festival nazionali e internazionali. Il repertorio anni Venti-Quaranta sarà arricchito dalla partecipazione speciale di Max Paiella, protagonista amatissimo delle serate swing capitoline: un formato pensato per un pubblico trasversale, ideale per l’indotto turistico serale.

Domenica 9 agosto – Califano Latino, omaggio al grande Franco. Chiude il festival un tributo che parla direttamente all’identità popolare romana: la Valter Paiola Orchestra Latina, undici elementi guidati da Valter Paiola — per anni percussionista nella band di Califano — rilegge in chiave latina e sudamericana brani come “Tutto il resto è noia”, “Minuetto”, “La musica è finita” e “Semo gente de borgata”.

La direzione artistica del festival, firmata Alexanderplatz, è di Eugenio Rubei; la curatela è di Alessandra de Luca Manuti.

Le dichiarazioni

«Santa Marinella ha il mare, e il mare è sempre stato la casa naturale del jazz: uno spazio aperto, libero, dove tutto può ancora essere inventato. Portare qui i Doctor 3, i Red Cats e un tributo a Califano significa raccontare tre modi diversi di essere romani e di essere popolari, senza mai scendere a compromessi con la qualità. È il senso stesso del nostro lavoro da oltre quarant’anni: portare il jazz fuori dalle sale, in mezzo alla gente, e farlo restare grande», dichiara Eugenio Rubei, direttore artistico di Alexanderplatz.

«Costruire il programma di questo festival è stato un lavoro di ascolto, prima ancora che di scelta: trovare tre serate che parlassero linguaggi diversi – il jazz più puro, lo swing, la canzone d’autore – e farle dialogare tra loro sotto lo stesso cielo. Santa Marinella merita una proposta musicale di questo livello, e io credo che il pubblico lo sentirà fin dalla prima nota», dichiara Alessandra de Luca Manuti, curatrice del Santa Marinella Jazz Blues Festival.

Un’occasione per il territorio

L’iniziativa si inserisce nel più ampio disegno di promozione turistica della città, reso possibile dalla sinergia tra l’amministrazione comunale e un partner culturale di caratura nazionale come Alexanderplatz Jazz Club. Tra i referenti istituzionali dell’iniziativa il Sindaco di Santa Marinella Alessio Manuelli e la Consigliera delegata alla Cultura Giovanna Caratelli. Il festival si svolge presso il Porticciolo di Santa Marinella, con inizio concerti alle ore 21:00.

La foto del Festival di Santa Marinella promosso durante il Caracalla Festival Jazz&Image: