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Bracciano: la Riva per tutti. Spiaggia accessibile

Dalla pagina Facebook del Comune

Da domani, sabato 1 agosto, sarà attiva la Spiaggia Accessibile sul Lungolago Argenti, davanti a Base Nisio!
Un servizio completamente gratuito pensato per garantire a tutti la possibilità di vivere il lago in sicurezza, comfort e autonomia.
La spiaggia pubblica è dotata di:
• rampa e pedana per l’accesso al lago;
• postazioni attrezzate;
• ombrelloni;
• lettini rialzati dedicati a persone con disabilità o con mobilità ridotta.
Orario: 10,00 -17,00
Un’iniziativa per rendere il nostro lago sempre più inclusivo e accessibile, per una Bracciano comunità solidale
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𝐈𝐥 𝐂𝐢𝐧𝐞-𝐓𝐞𝐚𝐭𝐫𝐨 𝐌𝐚𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨 𝐅𝐫𝐞𝐜𝐜𝐢𝐚 𝐬𝐚𝐫à 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐩𝐢ù 𝐚𝐥 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐭à

Comunicato stampa

La Giunta comunale ha approvato le linee guida che regolano, in via sperimentale, l’utilizzo delle giornate riservate al Comune di Ladispoli e alle realtà del territorio per l’organizzazione di iniziative istituzionali, culturali, educative, sociali e di interesse pubblico.
Le nuove disposizioni permetteranno a scuole, enti e associazioni di usufruire degli spazi, valorizzando il Cine-Teatro Massimo Freccia come punto di riferimento per la cultura e la vita della comunità.
“Il Massimo Freccia è già diventato un punto di riferimento per giovani e famiglie, di Ladispoli e non solo. Con questo provvedimento – dichiara il Sindaco Alessandro Grando – rendiamo il nostro Cine-Teatro ancora più aperto alla città.
Come Amministrazione comunale continueremo a lavorare per sostenere la cultura in tutte le sue forme, anche mettendo a disposizione spazi come questo, per dare la possibilità ad associazioni, giovani e meno giovani, di esprimere e dare forma alla propria creatività”.
Al seguente link è possibile consultare le linee guida e la relativa modulistica:

VIA FLAMINIA, TORQUATI (MUN.XV): “ANAS, RIPRESO SFALCIO DEL VERDE. FINO AL 2 AGOSTO CANTIERE NOTTURNO”

Comunicato stampa

“Come comunicato da Anas, sono in corso fino al 2 agosto, gli interventi di sfalcio e potatura della vegetazione lungo la via Flaminia. I lavori riguardano la potatura del verde cresciuto in corrispondenza degli spartitraffico e interessano nello specifico il tratto dal km 7+000 al km 17+000 di via Flaminia, in entrambe le carreggiate. Per consentire lavorazioni in sicurezza e arrecare meno disagi possibili alla cittadinanza, il cantiere si svolge nella fascia notturna che va dalle ore 21:00 alle ore 6:00 del giorno successivo.

Ringraziamo Anas per aver ricalendarizzato lo sfalcio, previsto inizialmente per il mese di giugno, che abbiamo sollecitato più volte per garantire maggior visibilità e dunque maggior sicurezza stradale. Allo stesso tempo auspichiamo che si arrivi ad interventi più frequenti con una programmazione puntuale e chiediamo di valutare la possibilità di estirpare in modo definitivo le piante di ailanto, infestante che cresce in modo incontrollato costringendo ad interventi onerosi e che per essere efficaci richiedono grande assiduità”.

Così in una nota il Presidente del Municipio XV, Daniele Torquati.

Consorzio per le Politiche Sociali dell’Etruria Meridionale: Cerveteri e Ladispoli insieme per superare ogni ostacolo e rilanciare il percorso

Comunicato stampa

I Sindaci Elena Gubetti e Alessandro Grando: “Il Consorzio è una grande opportunità, fondamentale e irrinunciabile per i nostri territori. Lavoriamo fianco a fianco, senza alcuna rivalità, per superare questa difficoltà e raggiungere l’obiettivo avviato due anni fa”

 “Il Consorzio per le Politiche Sociali dell’Etruria Meridionale è, senza dubbio, una grande opportunità, un’opportunità fondamentale e irrinunciabile per i nostri territori, per garantire servizi sociali di maggiore qualità, più equi, e per tutelare concretamente le famiglie fragili e i lavoratori del terzo settore.”

A dichiararlo sono congiuntamente i Sindaci di Cerveteri e Ladispoli, Elena Gubetti e Alessandro Grando, che ribadiscono la sintonia assoluta e la volontà condivisa di lavorare fianco a fianco.

“All’indomani dei passaggi nei rispettivi Consigli comunali – dove a Ladispoli si è registrata l’approvazione unanime mentre a Cerveteri c’è stato uno stop inatteso – vogliamo sgombrare il campo da qualsiasi equivoco o presunta rivalità, che non esiste in alcun modo. Al contrario, c’è la ferma e reciproca volontà di superare questa difficoltà lavorando insieme per il bene comune.”

Subito dopo la seduta, i due Sindaci si sono confrontati in un clima di totale collaborazione istituzionale: “Nonostante l’ottimo e grande lavoro fatto in questi due anni, siamo pronti a rimetterci in marcia. Per farlo al meglio, abbiamo concordato di ricevere e incontrare i consiglieri di entrambi i Consigli comunali già nella prossima settimana, avviando un nuovo tavolo di lavoro congiunto per esaminare i documenti, valutare eventuali modifiche e giungere quanto prima all’approvazione definitiva.”

“Il nostro traguardo rimane quello stabilito sin dal primo giorno – concludono i Sindaci Gubetti e Grando – ovvero dotare le nostre due città di uno strumento moderno ed efficiente che rivoluzioni in meglio i Servizi Sociali del comprensorio. Per raggiungere questo obiettivo, uniti e senza divisioni, rimaniamo a completa disposizione di tutti i consiglieri che vorranno prendere parte a questo nuovo percorso.”

La seduta tranquilla si spezza: il caso Negretti scuote il consiglio comunale

La seduta del consiglio comunale di ieri mattina era iniziata in modo tranquillo: opposizione assente, fatta eccezione per la consigliera Claudia Marini, e cinque punti all’ordine del giorno,

ordine del giorno oggi

dall’approvazione dell’assestamento di bilancio di previsione 2026-2028 e salvaguardia degli equilibri di bilancio,

aula da opposizionemax 1max e ida

all’approvazione del regolamento comunale per l’attivazione degli importanti  tirocini di inclusione sociale e poi alla modifica del regolamento per il funzionamento di Centri sociali diurni anziani comunali, la revisione diventa inevitabile: la scelta della Asl RM4 di sgomberare l’ospedale vecchio per far posto alla scuola infermieristica ha spostato un intero centro e aperto una serie di problemi che ora il Comune deve ricomporre.

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Ma la comunicazione del consigliere Mauro Negretti, presentata proprio al termine della seduta, ha improvvisamente cambiato il clima: l’atmosfera si è fatta pesante, quasi irrespirabile, e non per il caldo davvero eccessivo.  È l’aria che si respira quando si ascolta il racconto di chi viene colpito da una evidente ingiustizia  e il consigliere comunale, con delega alla sanità, Mauro Negretti  ha raccontato che dal primo luglio del 2026 è stato riassegnato ad altro incarico fuori dal presidio ospedaliero Padre Pio di Bracciano, il suo ruolo precedente per cui aveva vinto un regolare bando interno, la cui regolare scadenza, salvo rinnovo, sarebbe stata nel 2029 è stato cancellato in nome di una riorganizzazione.

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La conseguenza è stata un allontanamento dalle vicende gestionali del presidio ospedaliero, oltre a una più che sensibile diminuzione del trattamento economico e in sostanza  un vero e proprio dimensionamento. “Quali sono i motivi?” Si chiede il consigliere Negretti e l’amara risposta la lascia a Pier Paolo Pasolini: “Io so, ma non ho le prove” Dopo aver ribadito l’assoluta correttezza del suo agire sia in campo professionale che in campo politico, ha voluto, con forza, sottolineare il suo diritto a fare politica e l’impegno a continuare a farla, sempre con correttezza e lealtà, come ha sempre fatto, sempre da “civico” dal lontano 1994 (e qui risuonano ancora le parole del poeta friulano “Io so ma non ho le prove). Con voce ferma, anche se in alcuni passaggi accarezzata da una comprensibile emozione, il consigliere Mauro Negretti ha confermato che continuerà a svolgere il suo ruolo, il mandato voluto dai cittadini di Bracciano, con sempre più forza e determinazione chiudendo con una citazione dell’attivista e premio Nobel per la pace, la keniota Wangari Muta  Maathai: “Mi hanno sepolto ma quello che non sapevano è che io sono un seme”.

Dopo l’intervento del consigliere Negretti, accompagnato dall’ applauso spontaneo e sincero di tutti i presenti in aula, il sindaco Marco Crocicchi non si è limitato alla solidarietà. Ha riconosciuto, ringraziandolo, il lavoro svolto, nonostante condizioni tutt’altro che semplici, e ha messo sul tavolo un impegno concreto: azioni mirate per provare a rimediare a questa evidente ingiustizia.

 

Lorenzo Avincola redattore L’agone

𝗔𝗚𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢 – 𝗡𝗔𝗩𝗘𝗧𝗧𝗔 𝗔𝗖𝗖𝗘𝗦𝗦𝗜𝗕𝗜𝗟𝗘 𝗣𝗘𝗥 𝗜𝗟 𝗟𝗨𝗡𝗚𝗢𝗟𝗔𝗚𝗢 𝗔𝗥𝗚𝗘𝗡𝗧𝗜. 𝗗𝗘𝗦𝗧𝗜𝗡𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗟𝗔𝗚𝗢

Riceviamo e pubblichiamo

Per rendere il servizio ancora più comodo e vicino alle esigenze delle persone, abbiamo aggiunto 𝗣𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗣𝗮𝘀𝗾𝘂𝗮𝗹𝗲𝘁𝘁𝗶 come 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗼 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮 delle corse della navetta accessibile. La navetta è 𝗴𝗿𝗮𝘁𝘂𝗶𝘁𝗮 ed è dedicata alle 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗱𝗶𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ e alle 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗿𝗶𝗱𝗼𝘁𝘁𝗮. Venerdì, Sabato e Domenica il servizio collega: 𝗕𝗿𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗡𝘂𝗼𝘃𝗮 – 𝗣𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗣𝗮𝘀𝗾𝘂𝗮𝗹𝗲𝘁𝘁𝗶 – 𝗣𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮 𝗣𝗿𝗮𝘁𝗲𝗿𝗶𝗻𝗮 – 𝗕𝗮𝘀𝗲 𝗡𝗶𝘀𝗶𝗼 – 𝗟𝘂𝗻𝗴𝗼𝗹𝗮𝗴𝗼 𝗔𝗿𝗴𝗲𝗻𝘁𝗶 – 𝗩𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗦𝗽𝗼𝘀𝗲𝘁𝘁𝗮

Le corse partiranno, in base agli orari indicati, sia da 𝗕𝗿𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗡𝘂𝗼𝘃𝗮 sia da 𝗣𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗣𝗮𝘀𝗾𝘂𝗮𝗹𝗲𝘁𝘁𝗶, presso il 𝗰𝗮𝗽𝗼𝗹𝗶𝗻𝗲𝗮 𝗖𝗼𝘁𝗿𝗮𝗹/𝗖𝗶𝗹𝗶𝗮.

Si raccomanda di presentarsi alla fermata almeno 𝟱 𝗺𝗶𝗻𝘂𝘁𝗶 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮, per consentire la salita in sicurezza e l’eventuale sistemazione di 𝗰𝗮𝗿𝗿𝗼𝘇𝘇𝗶𝗻𝗲 𝗲 𝗮𝘂𝘀𝗶𝗹𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀. Un servizio in più per rendere il nostro lungolago sempre più 𝗮𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲, 𝗶𝗻𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝘃𝗼 𝗲 𝗳𝗿𝘂𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗱𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗲 𝗲 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶.

Quando la solitudine d’estate diventa pericolo

L’estate è la stagione della luce, delle vacanze, dei sorrisi. Ma dietro questa immagine collettiva di spensieratezza si nasconde un lato meno visibile: quello della solitudine, dell’emarginazione e della frustrazione sociale. Per molti, infatti, il periodo estivo non è sinonimo di riposo, ma di isolamento. Chi non può permettersi una vacanza, chi vive solo, chi non ha reti familiari o amicali solide, si ritrova improvvisamente a fare i conti con un vuoto che può diventare pericoloso.

Le statistiche lo confermano: secondo l’OMS e l’ISTAT, i suicidi e gli omicidi familiari tendono ad aumentare nei mesi estivi. Il caldo, la sospensione delle routine, la chiusura di servizi e centri di ascolto, la riduzione delle interazioni quotidiane creano un contesto in cui disagi psichici e fragilità di personalità possono esplodere. La criminologia parla di acting out, ovvero di comportamenti impulsivi e distruttivi che nascono da una tensione interna non più gestibile. In estate, questa tensione trova meno argini: la luce prolungata, il caldo, la perdita di sonno e l’aumento del consumo di alcol o sostanze riducono i freni inibitori e favoriscono il passaggio all’atto.

Dietro molti episodi di violenza o autolesionismo non c’è solo la malattia mentale, ma anche la disperazione sociale. L’impossibilità di partecipare al “rituale collettivo” delle vacanze, di sentirsi parte di un mondo che sembra vivere solo di leggerezza, può generare sentimenti di esclusione, rabbia e invidia. In chi è già fragile, questi vissuti possono trasformarsi in autoaggressività (suicidio) o eteroaggressività (omicidio), spesso all’interno delle mura domestiche, dove il disagio trova il suo sfogo più immediato.

La psicologia della devianza insegna che la solitudine non è mai neutra: può diventare un fattore di rischio quando si accompagna a povertà relazionale, mancanza di scopi e percezione di inutilità. In estate, tutto questo si amplifica. La società rallenta, i servizi si riducono, le persone si allontanano. Chi resta indietro si sente invisibile, e l’invisibilità è uno dei più potenti generatori di dolore psichico.

La prevenzione passa da qui: dal riconoscimento della fragilità come parte della vita sociale. Servono reti di ascolto attive anche nei mesi estivi, campagne di sensibilizzazione che contrastino lo stigma e favoriscano la richiesta di aiuto. Serve, soprattutto, una cultura della prossimità, capace di vedere chi resta solo mentre gli altri partono.

Perché dietro ogni gesto estremo non c’è solo la follia di un individuo, ma spesso il silenzio di una comunità che non ha saputo — o voluto — ascoltare.

Gianluca Di Pietrantonio, criminologo forense

Psicopatologia da web. Il ruolo della prevenzione digitale nei bambini e negli adolescenti. Ne parliamo con Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA).

Lucattini: “Il consiglio ai genitori è quello di non usare mai lo schermo per calmare i figli poiché un effetto anestetico sulla mente. Noia, attesa e frustrazione sono esperienze necessarie. Se ogni emozione spiacevole viene immediatamente spenta dal dispositivo, il bambino sviluppa con maggiore difficoltà capacità interne di autoregolazione e introspezione”.

 Di Marialuisa Roscino

 ​Nell’era dell’iperconnessione permanente, smartphone, tablet e social media sono diventati parte integrante della quotidianità di bambini e adolescenti, ridefinendo i confini della crescita, delle relazioni e della percezione di sé. Ma qual è il reale impatto di questo “mondo virtuale” sulla mente in evoluzione delle nuove generazioni? ​Per comprendere i rischi e le opportunità di questo scenario, abbiamo rivolto alcune domande di riflessione alla Dott.ssa Adelia Lucattini, psichiatra e psicoanalista Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana (SPI).

Con la sua guida clinica e scientifica, in questa intervista di oggi, esploriamo l’aumento dei disturbi legati all’uso improprio della rete, le vulnerabilità neurobiologiche degli adolescenti, le dinamiche familiari alterate dall’isolamento digitale e le strategie più efficaci di prevenzione e intervento terapeutico.

Dott.ssa Lucattini, nella pratica clinica si osserva un aumento di disturbi legati direttamente all’uso improprio o eccessivo della rete tra bambini e adolescenti?

Sì, ormai da alcuni anni numerosi studi scientifici confermano un aumento delle situazioni in cui l’uso digitale partecipa al disagio psicologico di bambini e adolescenti. Non sempre ne è la causa diretta. Più spesso intercetta e amplifica vulnerabilità già presenti, come ansia, depressione, impulsività, solitudine, difficoltà scolastiche o fragilità dell’autostima.

È importante distinguere un uso frequente da un uso problematico, dall’ansia ossessiva alla dipendenza vera e propria. Il problema clinico compare quando l’adolescente perde il controllo, non riesce a interrompersi e continua nonostante le conseguenze sul sonno, sullo studio e sulle relazioni. La relazione può essere circolare. Chi soffre già di per sé (ansia, angoscia e depressione) cerca rifugio online e il rifugio digitale può progressivamente aggravare il disagio (Behavioral Sciences (Basel), 2025).

Quali sono le manifestazioni psicopatologiche più frequenti che si riscontrano oggi rispetto al passato?

Più frequentemente si osservano sono ansia, umore depresso, insonnia, irritabilità, inversione del ritmo sonno veglia, difficoltà di concentrazione, calo scolastico e progressivo isolamento.

Possono comparire controllo compulsivo delle notifiche, crisi di rabbia quando il dispositivo viene tolto, perdita di interesse per attività precedentemente amate e crescente dipendenza dal giudizio degli altri. Non si tratta sempre di nuove psicopatologie, disturbi psicologici o malattie mentali. Spesso sono conflitti propri dell’età evolutiva che il digitale rende più intensi e continui, difficili da comprendere e più difficili da gestire. Lo schermo può inoltre diventare uno strumento per evitare emozioni dolorose, frustrazioni o relazioni vissute come troppo impegnative e rappresentare un impedimento ad una normale crescita psicologica, emotiva e affettiva. Il digitale ha un forte impatto inconscio poiché isola la sensorialità e allontana da relazioni interpersonali profonde (International Journal of Behavioral Medicine, 2025).

Dal punto di vista psicoanalitico, perché la mente di un adolescente è così vulnerabile agli schermi e ai social media?

 L’adolescenza è una fase di costruzione, definizione e ampliamento dell’identità personale, crescita e cambiamenti del corpo, conoscenza della sessualità e trasformazione del rapporto con i genitori. Il ragazzo deve separarsi dalle immagini infantili di sé e costruire un’identità nuova. In questo processo lo sguardo dei coetanei diventa particolarmente importante.

I social offrono uno specchio sempre disponibile. Like, follower e commenti possono essere vissuti come misure del proprio valore personale. Quando l’autostima è ancora fragile e in divenire, il mancato riconoscimento online può essere percepito come una ferita narcisistica.

Lo schermo rafforza l’idealizzazione della propria immagine, proteggendosi dalla complessità e dall’incertezza della relazione reale. Questa protezione diventa rischiosa quando impedisce di sperimentare il confronto, l’attesa e la frustrazione (Scientific Reports, 2026).

Quali sono i meccanismi attraverso cui l’iperconnessione altera la percezione della realtà, può generare ansia e depressione negli adolescenti e nei bambini?

 I social espongono continuamente a immagini selezionate, corpi perfetti e idealizzati, successi personali mostrati come raggiungibili senza impegno e difficoltà. Fiabe raccontante dai moderni cantastorie che non vengono riconosciute dagli adolescenti che confrontano la propria vita reale con una rappresentazione costruita, cinematografica, della vita altrui, mostrata come autentica. Le menzogne anche se colorate, patinate e spumeggianti, generano sempre nei ragazzi una percezione  di falsificazione e tradimento del vero, purtroppo però accompagnati da una sensazione inadeguatezza e fallimento che, poiché non razionalizzabile, rimane a livello emotivo e inconscio. Per cui il fallimento è doppio per non riuscire a decifrare le proprie intuizioni e per la competizione con modelli irraggiungibili anche nelle più intense fantasie.

Inoltre, la necessità di essere sempre disponibili, il timore di essere esclusi e il dolore di non ricevere risposte possono generare un vero stress digitale. Le notifiche intermittenti mantengono inoltre una condizione di attesa e di eccitazione difficile da interrompere.

Dal punto di vista psicoanalitico, l’iperconnessione può ridurre lo spazio mentale necessario per pensare le emozioni. L’esperienza viene immediatamente agita, condivisa o controllata, invece di essere elaborata interiormente (Addictive Behaviors, 2026).

Nel caso dei bambini più piccoli, quali rischi comporta l’esposizione precoce a smartphone e tablet?

Nei primi anni il bambino impara a conoscere e vivere le emozioni attraverso la relazione con l’adulto. Il volto, la voce e la presenza del genitore aiutano a tollerare l’attesa, la noia, la frustrazione e l’angoscia.

Quando lo schermo viene utilizzato sistematicamente per calmare ogni pianto, il bambino può avere meno occasioni per sviluppare le risorse interne per modulare emozioni, pensieri e comportamenti. Il dispositivo può così di diventare un calmante esterno indispensabile.

Il rischio non dipende soltanto dalla durata dell’esposizione, ma da ciò che lo schermo sostituisce,  il contatto fisico affettuoso, le parole che consolano, le attenzioni che generano sicurezza interiore. Sono particolarmente importanti per lo sviluppo sano del bambino, il dialogo, il gioco simbolico, il movimento, l’esplorazione e la condivisione emotiva con l’adulto (Behavioral Science, 2026).

Come cambia al riguardo, la dinamica della relazione genitori-figli nell’era digitale e quali segnali d’allarme non dovrebbero mai essere sottovalutati?

Il conflitto sullo smartphone può diventare il luogo interiore e concreto, in cui si esprimono problemi più profondi, come il bisogno di autonomia dell’adolescente, l’ansia di controllo del genitore e la difficoltà reciproca nel riconoscere limiti e separazioni.

Anche l’esempio degli adulti è fondamentale. Quando il genitore controlla continuamente il telefono mentre i figli gli parlano, il bambino può sentirsi ignorato o meno importante del dispositivo.

I principali segnali di allarme sono isolamento, uso notturno, insonnia, irritabilità intensa, calo scolastico, perdita delle amicizie, abbandono dello sport, menzogne sull’utilizzo e incapacità di fermarsi. Autolesionismo, ideazione suicidaria e cyberbullismo richiedono sempre una valutazione specialistica tempestiva (Medical Internet Research, 2025).

Quando la situazione evolve in una vera e propria psicopatologia o in un ritiro sociale e al riguardo, qual è l’approccio terapeutico più efficace?

Quando compare una perdita persistente di controllo e l’attività digitale diventa prioritaria rispetto a tutto, scuola, sonno, relazioni e cura personale. Quando la vita scompare e resta soltanto il mondo virtuale.

La “terapia” non può limitarsi al sequestro dello smartphone. È necessario comprendere quale funzione psicologica svolga il dispositivo. Può servire a non sentire solitudine, vergogna, angoscia, vuoto o paura del giudizio.

Il trattamento psicoterapeutico integrato deve coinvolgere l’adolescente e la famiglia e ripristinare gradualmente la centratura di se stessi, il sonno, le relazioni, la frequenza scolastica, l’attività fisica. Gli interventi psicoanalitici strutturati hanno prove scientifiche consistenti. Un trattamento psicodinamico o psicoanalitico può lavorare sulle fragilità identitarie, narcisistiche e interpersonali che sostengono il ritiro (JMIR Mental Health, 2026).

Quali conseguenze in particolare può comportare l’accesso precoce sui dispositivi digitale sulle performance scolastiche?

 Numerosi studi scientifici dimostrano che l’accesso precoce e l’uso prolungato dei dispositivi digitali può essere associato a una riduzione delle capacità di attenzione, ritardo nel linguaggio, difficoltà in scrittura, calcolo e fluidità nella lettura. Inoltre, soprattutto negli adolescenti, sottrae tempo al sonno, e a tutte interazioni sociali e educative. Uno studio longitudinale su 6.281 bambini neozelandesi ha rilevato che una maggiore esposizione agli schermi tra i 2 e i 4 anni e mezzo è associata, negli anni successivi, a prestazioni inferiori nel linguaggio, nella scrittura, nel calcolo e nella fluidità alfabetica, oltre che a maggiori difficoltà nelle relazioni con i coetanei. Già oltre 1,5 ore al giorno a 2 anni si osservavano esiti peggiori a 4 anni e mezzo; oltre 2,5 ore al giorno aumentavano i problemi con i pari fino agli 8 anni. Le associazioni restavano significative anche considerando il contesto familiare e sociale, lo studio mostra una correlazione e non un rapporto causale (Developmental Psychology, 2026).

Quali consigli si sente di dare in merito, per un uso consapevole e sicuro del web e della tecnologia in termini preventivi ed efficaci, anche per non demonizzarla del tutto?

-Accompagnare, non soltanto controllare. I genitori è importante che si interessino alla vita digitale dei figli con curiosità e interesse, affinché il bambino possa raccontare ciò che fa e vede online senza temere rimproveri;

-Dare limiti chiari e prevedibili. Regole coerenti sugli orari aiutano a contenere l’impulsività e offrono quella funzione protettiva che bambini e adolescenti non sono ancora pienamente capaci di esercitare da soli;

-Proteggere il sonno e gli spazi familiari. È opportuno evitare dispositivi durante i pasti e prima di dormire e lasciare lo smartphone fuori dalla camera durante la notte;

-Non usare mai lo schermo per calmare i figli poiché un effetto anestetico sulla mente e blocca la crescita mentale.  Noia, attesa e frustrazione sono esperienze necessarie. Se ogni emozione spiacevole viene immediatamente spenta dal dispositivo, il bambino sviluppa con maggiore difficoltà capacità interne di autoregolazione;

-Proteggere la vita reale e le attività con amici e all’aria aperta. Il digitale è sano quando non sostituisce gioco, movimento, amicizie, studio e relazione affettiva. La qualità dell’equilibrio conta molto più della semplice contabilità regionalistica delle ore quotidiane da dedicare agli strumenti digitali. semplice numero di ore;

-Educare al pensiero critico, sempre, approfittando del modo digitale così familiare ai ragazzi. Occorre spiegare che immagini, corpi e vite mostrate online sono spesso selezionati o modificati, aiutando i ragazzi a non identificare il proprio valore con like e approvazione sociale;

-Essere un buon modello di riferimento. Un adulto capace di interrompere l’uso del telefono, ascoltare e tollerare il silenzio, che pratica sport, che scherza e gioca con i figli, mostra al di là delle parole, con “azioni parlati”, che la tecnologia è uno strumento utile (ad esempio in ambito scolastico e professionale) ma non un oggetto indispensabile a scopo ludico.

Il 6 agosto al TMF Teatro Maurizio Fiorani di Canale Monterano “MUSIKERIA”

Riceviamo e pubblichiamo

Il 6 agosto al TMF Teatro Maurizio Fiorani di Canale Monterano: MUSIKERIA, un viaggio sonoro unico che vede protagonisti due straordinari maestri della scena musicale.:

  • Stefano Indino Fisarmonicista  (Fisarmonica) Definire Stefano Indino un semplice fisarmonicista sarebbe riduttivo. È un vero virtuoso dello strumento, capace di far letteralmente “cantare” il mantice. Nelle sue mani, la fisarmonica spazia con disinvoltura tra la passionalità del tango, le melodie della tradizione popolare e le sofisticate sfumature della musica d’autore. La sua cifra stilistica è l’eleganza espressiva: ogni nota racchiude un’intensità emotiva travolgente, frutto di una sensibilità artistica rara e di prestigiose collaborazioni nel panorama nazionale.
  • UMBERTO VITIELLO (Percussioni, Voce e Chitarra) Umberto Vitiello è un artista poliedrico, un catalizzatore di energia pura sul palco. La sua forza risiede nella capacità di fondere il ritmo ancestrale delle percussioni con la melodia della chitarra e l’espressività della sua voce. Il suo approccio alla musica è viscerale e comunicativo: i suoi arrangiamenti ritmici non sono solo un accompagnamento, ma una narrazione dinamica che dialoga costantemente con il pubblico, portando sul palco una vitalità contagiosa e un groove inconfondibile.

Cosa succede quando due talenti così si incontrano? Nasce un dialogo intimo e potente. La precisione melodica della fisarmonica di Stefano si intreccia con il battito vibrante e la vocalità di Umberto, creando un’atmosfera acustica avvolgente, ricca di sfumature folk, world music e improvvisazione live.

E dopo il concerto? La serata continua in compagnia! Il biglietto include una “spaghettata” .. con penne all’arrabbiata e un buon bicchiere di vino, per condividere le emozioni del live a tavola.

Giovedì 6 Agosto – Ore 21:00 Teatro Maurizio Fiorani – Canale Monterano

É gradita la prenotazione ai numeri: 328 6748785 | 380 4620311 (potete lasciare un messaggio Whatsapp) Ti aspettiamo!

 Il paradosso del turismo italiano: un petrolio che non sappiamo estrarre

Il lago di Bracciano – Intervista ad Alberto Guidi

Il lago di Bracciano è uno dei luoghi più belli del Centro Italia: clima mite dodici mesi l’anno, acque pulite, natura rigogliosa, borghi ricchi di storia, gastronomia eccellente. Eppure, come accade in molte altre zone splendide del nostro Paese, il suo potenziale turistico rimane largamente inespresso. Il problema non è la mancanza di risorse, ma la mancanza di visione.

Il turismo italiano è “il petrolio del nostro Paese”. Una metafora potente: come gli arabi hanno costruito la loro ricchezza sul petrolio, così l’Italia potrebbe costruirla sul turismo. Con una differenza fondamentale: il petrolio finirà, il turismo. Non a caso molti Paesi arabi stanno già investendo massicciamente in cultura, musei, servizi, ospitalità, preparandosi al futuro. L’Italia, che possiede il più grande patrimonio culturale del mondo, un clima unico e una varietà paesaggistica irripetibile, continua invece a trattare il turismo come un fenomeno spontaneo, invece che come un settore strategico.

 

Il lago di Bracciano è un esempio perfetto di questo paradosso.

Il movimento turistico del lago è quasi interamente legato al fine settimana. Durante la settimana, circoli velici, camping, ristoranti e stabilimenti sono scarsamente frequentati. Poi arriva la domenica e tutto esplode: traffico, affollamento, servizi sotto pressione. In alcuni casi, per mantenere un livello di qualità accettabile, gli operatori sono costretti persino a mandare via i turisti.

Il turismo straniero, un tempo presente, oggi è quasi scomparso: solo passaggi veloci, nessuna permanenza significativa.

Questa dinamica non permette crescita, non crea ricchezza stabile, non sostiene l’occupazione. È un turismo “mordi e fuggi”, incapace di generare valore.

 

Il lago di Bracciano è diviso tra più comuni, ognuno con le proprie priorità, i propri interessi, le proprie logiche elettorali. Il risultato è che non esiste una strategia comune, non esiste un piano turistico integrato, non esiste una promozione internazionale coordinata.

Si organizzano sagre, eventi, manifestazioni: iniziative certamente utili e interessanti, ma concentrate nei weekend, incapaci di distribuire il turismo nel tempo e nello spazio. Il comprensorio non ragiona come un’unica destinazione, ma come un mosaico di piccoli orticelli.

Eppure basterebbe poco: una cabina di regia sovracomunale, una programmazione condivisa, una promozione unitaria all’estero, una rete di servizi coordinata.

Ad esempio il lago soffre di un grave deficit infrastrutturale di trasporto pubblico. La stazione ferroviaria non è vicina al lungolago, i collegamenti Cotral sono irregolari, il trasporto privato della ditta Schiaffino non copre le carenze della linea pubblica, le attese sono lunghe, le corse saltano. Per raggiungere Roma o Viterbo, un turista che non viva al centro di Bracciano o vicino la stazione di Anguillara Sabazia, deve spesso aspettare ore. Chi soggiorna in strutture a Trevignano Romano è spesso costretto a servirsi del taxi, ovviamente non economico.

È evidente che, con questi presupposti, molti visitatori preferiscano altre destinazioni più comode e meglio servite.

 

Una ciclabile intorno al lago, di cui si parla da oltre trent’anni, e che recentemente sembrava essere ad un passo dalla realizzazione, sarebbe un’attrazione turistica straordinaria: sport, natura, sostenibilità, turismo lento. Invece ne è stata realizzata solo una piccola porzione per pochi chilometri, esclusivamente nel comune di Trevignano, e poi abbandonata. La strada carrabile, che dovrebbe essere un percorso panoramico sicuro, tranquillo per turisti che vogliano apprezzare il lago e magari fermarsi per foto ricordo, è percorsa da auto che sfrecciano ad alta velocità, senza controlli adeguati.

 

La costiera romagnola è la dimostrazione che non serve avere il paesaggio più bello del mondo per attrarre turismo. Con organizzazione, gentilezza, servizi e visione d’insieme, la Romagna ha trasformato la costa più anonima d’Italia in un polo turistico internazionale.

Ora immaginiamo cosa potrebbe diventare il lago di Bracciano, o l’intera costiera tirrenica, o quella ionica, o l’Argentario, o la costiera amalfitana, se avessero la stessa capacità di programmazione. Viene la pelle d’oca.

 

Chi, come gli imprenditori che hanno rilanciato il Camping Smeraldo, avendo una pluriennale esperienza in gestione turistica nel sud Italia e nelle maggiori isole. conosce bene il valore del territorio e soffre nel vedere potenzialità enormi sprecate. Il campeggio era una struttura comatosa, riportata alla vita con lavoro, investimenti e visione. Eppure, senza un sistema territoriale forte, anche le realtà virtuose rischiano di essere penalizzate.

Quando le cose sono organizzate, quando chi lavora ha competenza ed empatia, tutti ne traggono beneficio: non solo gli operatori turistici, ma ristoranti, musei, negozi, artigiani, servizi. Forse è proprio questo il problema: c’è una miopia gestionale. Il turismo è una ricchezza diffusa, non un privilegio di pochi e purtroppo nessuno se ne prende carico. Ma il turismo è il petrolio dell’Italia. Gli arabi stanno già preparando il futuro, investendo in cultura e servizi perché sanno che il petrolio finirà. L’Italia, invece, possiede un patrimonio enorme e che non finirà nel tempo se curato. Clima, storia, arte, paesaggi attireranno sempre turisti, ma tutto è gestito senza una visione politica lungimirante.

 

Le attività turistiche attuali che vengono offerte dalle cittadine del lago sono belle, ma rivolte quasi esclusivamente ai residenti. Luoghi cinematografici non sono segnalati né pubblicizzati. Reperti storici dimenticati anche dai residenti, Il turismo straniero, quello che porta ricchezza vera, è quasi assente. Pochi gestori conoscono l’inglese e molti pensano allo straniero come qualcuno da spennare al volo, mai come qualcuno che potrebbe pubblicizzare gratuitamente il territorio, se trattato bene, e magari ritornare.

 

La speranza è nelle nuove generazioni di amministratori: i sindaci del lago e dintorni sono tutti giovani, hanno energia, hanno potenzialità. Se riusciranno a fare sistema avviano iniziative promozionali nel territorio nazionale e soprattutto quello internazionale, centro e nord Europa sarebbero il target migliore, il lago di Bracciano potrà diventare una delle mete più appetibili del turismo italiano e forse mondiale, con chiaro vantaggio per tutti.

Con il pensiero alto si raggiungono obiettivi elevati. Con il pensiero basso si resta piccoli e dimenticati.

 

Molti sognano un mondo migliore. Ma il mondo migliore esiste già: è davanti ai nostri occhi, nei luoghi che abitiamo, nelle bellezze che non sappiamo valorizzare, nella gentilezza di chi accoglie con un sorriso nel proprio negozio.

Il lago di Bracciano è uno di questi luoghi. Un patrimonio naturale e culturale che potrebbe generare ricchezza, lavoro, benessere. Un petrolio che non sappiamo estrarre.

 

La sfida è tutta qui: passare dalla bellezza alla visione, dalla potenzialità alla realtà, dall’orticello al comprensorio.

Solo così il lago potrà diventare ciò che merita di essere. Un luogo da vivere 12 mesi l’anno.

 

Riccardo Agresti